Il business della naturopatia sta esaurendosi. Scuola Superiore di Counseling in naturopatia.
Scuole e corsi di Naturopatia tradizionale per diventare naturopati… o ciarlatani?
Naturopatia, esercizio abusivo della professione medica e abuso della credulità popolare. La nostra opinione alla luce della legislazione vigente.
L’università la Sapienza di Roma ha inserito tra le sue proposte formative relative al corrente anno accademico un Master annuale in Naturopatia, riservato, come si conviene per una Istituzione universitaria, ai soli laureati in discipline diverse, tra cui anche l’ingegneria. E’ evidente per chiunque che si tratta di uno dei tanti Master con i quali le Università cercano di concedere un minimo spazio di insegnamento a qualche ricercatore, approfittando della possibilità offerta dalla Riforma universitaria di moltiplicare quasi infinitamente corsi di laurea e postlaurea recuperando nel contempo qualche risorsa per rimpinguare le esangui casse universitarie.E’ altresì evidente che non si tratta di un corso volto alla formazione di naturopati, ma solo di una serie di lezioni che illustrano la storia e le caratteristiche delle medicine e delle terapie alternative in genere, senza alcuna intenzione, nè il minimo accenno, all’efficacia clinica delle medesime nè al loro riconoscimento normativo. Insomma, si tratta di uno dei tanti Master che vengono ormai proposti su svariati argomenti, quali potrebbero essere l’astrologia o la religione degli antichi pellerossa.
Quello che è interessantissimo è osservare come l’Università La Sapienza non ha ritenuto la Naturopatia degna di essere insegnata in più di un anno accademico, cioè in poche decine di ore di lezione, confermando con ciò quanto da noi affermato a più riprese da anni, e cioè che essa, di per sè, è solo un insieme di tecniche e sistemi di cura sparsi e per lo più inutili.
Non stupisce che tale notizia abbia fatto sobbalzare sulla sedia i titolari delle scuole di naturopatia commerciale, i quali si sono visti squalificare tutt’a un tratto i loro corsi triennali, attraverso i quali speravano di illudere i loro clienti circa il livello parauniversitario dei corsi da essi proposti. Come sempre divertente è poi l’opinione in proposito dell’istituto Rudy Lanza, il quale crede ancora di poter fornire di sè un’immagine di autorevolezza, di prestigio e di importanza a livello istituzionale che non ha mai avuto. Esso, infatti, espone la sua contrarietà all’iniziativa dell’Università La Sapienza, forte anche del supporto della sua federazione (il cui Presidente è sempre lo stesso Rudy Lanza, e cui aderiscono poche decine di suoi allievi) e di altre non citate e quindi probabilmente ininfluenti associazioni, come se la sua opinione avesse mai avuto il minimo interesse a livello istituzionale. E’ sempre curioso osservare la testardaggine con cui questa Scuola cerca di presentarsi al pubblico come se le sue opinioni pesassero persino sulle scelte del Ministero dell’Istruzione, quando in realtà esse contano come il leggendario due di picche. Ancora più curiosa è la testardaggine con cui, forse convinti che i potenziali allievi siano dei perfetti imbecilli, questo Istituto si stupisce del fatto che i suoi naturopati, che hanno frequentato ben cinque o sei weekend su argomenti sanitari, non siano parificati, nell’accesso al Master, agli studenti in medicina o ad altri laureati in università vere ( e non la sua “libera Università”) ( si veda in proposito: http://www.naturopatia.it/).
Ci auguriamo infatti che siano sempre meno coloro che, illusi dalle promesse di queste Scuole, credano davvero che assistere ad alcune ore di lezione in cui un anonimo medico o farmacista sintetizza i contenuti che nelle Università vere richiedono molti anni di studio (anatomia, fisiologia, patologia medica, farmacologia e biochimica), si aspettino davvero di poter essere considerati degni di partecipare a un Master postlauream e che le loro competenze siano anche solo lontanamente assimilabili a quelle dei laureati veri, in percorsi di formazione universitaria veri, in università vere.
La considerazione che possiamo trarre è che si tratta dell’ennesima conferma di quanto da sempre sostenuto dal nostro Istituto, e cioè che la naturopatia, di per sè, non esiste come disciplina autonoma, che quella che è abitualmente insegnata è solo un insieme di nozioni di medicina o relative a tecniche di fantasia, e che i principi generali e i pochi strumenti scientificamente supportati a disposizione dei naturopati possono essere appresi in poche ore di lezione. Piuttosto, noi sosteniamo che la cura della salute richiede la capacità di gestire una relazione umana, e non il semplice apprendimento menemonico di poche nozioni di medicina e farmacia, per cui lo studio intensivo e l’applicazione pratica supervisionata dei principi del counseling applicati alla parte sana della naturopatia, possono essere la risposta alla diffusa esigenza di conoscenza in tema di salute.
Non possiamo però non osservare un fatto assolutamente evidente, e cioè che, a partire dal piano della visibilità, la naturopatia commerciale, da tempo in precarie condizioni di salute, sta ora imboccando il lento declino che conduce alla sua scomparsa. Si noti, infatti, come ogni anno la presenza delle scuole di Naturopatia si riduce sui mezzi di comunicazione e specialmente sotto il profilo pubblicitario. Da tempo il volto sorridente di Rudy Lanza non campeggia più sulle fiancate dei tram di Torino, i suoi corsi in tecnica craniosacrale per l’anno corrente, che si avvia alla fine, sono ancora alla ricerca di un numero minimo di partecipanti; i corsi per “bionaturopati” della Amy University sembrano svaniti nel nulla, la scuola Mirdad non pubblicizza più i suoi corsi di naturopatia come “parauniversitari” (sicuramente molto “para”, e poco universitari); la scuola del Dr. Sanfo si presenta ora, con legittimo orgoglio, come Università Popolare legalmente riconosciuta. In questo modo, i corsi di naturopatia possono affiancarsi a quelli rivolti a tutti, tenuti da questa bella istituzione non accademica, l’Università Popolare, che offre, nel ventaglio delle sue proposte culturali, lezioni di ” Giardini e balconi in fiore”, o il più impegnativo corso di “criminologia” (si veda Torino Sette 1038, p.86), rendendo implicitamente evidente il fatto che i suoi corsi sono “popolari” e non accademici, non rilasciano titoli di livello universitario e tantomeno permettono il riconoscimento della professione di naturopata. L’inserto di Torino Sette dedicato specificamente ai Corsi e alle scuole piemontesi ha visto per la prima volta la totale assenza di pubblicità delle succitate Scuole, che negli anni scorsi facevano a gara per accaparrarsi, a suon di migliaia di euro, spazi pubblicitari sempre più grandi. Persino la fiera del Sana, grande vetrina nazionale del naturale, ha visto la partecipazione del mondo della naturopatia in tono nettamente minore, per usare un eufemismo.
Prendiamo questi fatti, oggettivi e incontestabili, come la dimostrazione della perdita di interesse, dopo la sbornia degli anni scorsi, per materie e discipline che, come la naturopatia tradizionale e commerciale, avrebbero senso solo come curiosità pseudoculturali, se non si presentassero come strumenti per entrare nella “professione del futuro” pretendendo parecchie migliaia di euro per frequentare le stesse lezioni teoriche che, come accennavamo, l’Università Popolare offre, per tutti i suoi corsi, a tutti, a “100 euro tutto compreso”.