Naturopatia e Counseling in naturopatia: dall’abuso di esercizio della professione medica alla relazione d’aiuto professionale – Scuola Superiore di Counseling in naturopatia.
Per approfondimenti, si veda il sito della nostra casa editrice: www.ebookcounselingnaturopatia.it).
Che cos’è la naturopatia
Il principio fondamentale che unisce il counseling come relazione di aiuto alla naturopatia è quello secondo cui la salute richiede una partecipazione attiva del cliente, la sua consapevolezza e volontà di ricercare salute e benessere per mezzo delle proprie risorse cognitive, la sua capacità di cambiare gli aspetti “disfunzionali” della sua vita, con l’aiuto e la consulenza del naturopata. Quella che la nostra Scuola definisce e studia come “naturopatia”, non è la semplice raccolta di tutte le discipline di cura delle malattie di origine orientale, o legate ad antiche tradizioni superate, come è stata commercialmente intesa, ma è un insieme coerente e aggiornato di discipline fondate su basi scientifiche aventi per oggetto la valutazione a fini terapeutici di tutti i fattori che contribuiscono a determinare lo stato di salute della persona, con particolare riferimento alla gestione della vita quotidiana in termini di alimentazione, attività fisica, atteggiamento mentale, attività di relazione con gli altri e con l’ambiente. L’ottica è quindi psicosociale e non certo medica, con esclusione cioè di ogni valutazione ed intervento che possa configurarsi come terapia volta alla cura di patologie.
Che cosa non è la naturopatia
È estranea alla naturopatia, e al counseling, quindi, l’idea per cui la cura della persona possa prescindere dalla partecipazione attiva del cliente e debba passare tramite la somministrazione di sostanze e rimedi, per quanto naturali, aventi lo scopo di agire direttamente o indirettamente sulla sua condizione patologica. Allo stesso modo non appartiene alla competenza del naturopata la cura tramite interventi di manipolazione e massaggio che la legge, tra l’altro, vieta espressamente a chiunque non sia medico, estetista o fisioterapista.La naturopatia, come noto, non esiste come professione autonoma riconosciuta, ed è attualmente insegnata in scuole che prevedono una inutile formazione triennale o quadriennale, fondata sull’equivoco di fornire nozioni teoriche per la cura di malattie anziché strumenti e strategie per la cura del benessere delle persone. La naturopatia, infatti, non e’ una professione paramedica e non si occupa della cura di malattie. Purtroppo, il significato della naturopatia è stato stravolto a causa di prevalenti interessi commerciali, i quali hanno “consegnato” questa disciplina alla impostazione della medicina convenzionale e alla sudditanza rispetto al potere esclusivo della classe medica. Tanto è vero che la Scuola Superiore di Counseling in Naturopatia è l’unica che non prevede la partecipazione di medici all’interno del Comitato direttivo e del corpo docente, proprio perché la sua visione della vita e della salute si pone in antitesi a quella della “crociata contro il male” portata avanti dalla medicina (si veda in proposito “Il modello medico del Dr. House” nella sezione “articoli”).
Poiché la cura delle malattie richiede conoscenze approfondite che solo il percorso di studi universitario in medicina può fornire, le scuole di naturopatia tradizionali hanno adottato la strategia di recuperare i concetti nebulosi e obsoleti di “diatesi, costituzioni, terreni e squilibri energetici”, per offrire a chiunque, senza dover rispondere a nessuno del proprio operato, e senza dover sottostare al faticoso percorso didattico e formativo della medicina, l’illusione di poter curare le malattie in maniera alternativa, camuffandone la diagnosi sotto quella, non contestabile e insindacabile, di “squilibrio energetico”, e la terapia sotto quella di cure inutili abbandonate dalla scienza e dalla stessa medicina per manifesta inutilità. Ma la naturopatia non è nata per sostituirsi o affiancarsi alla medicina nella cura delle malattie. Essa ha ragione di esistere solo nell’ottica della cura della salute. Per di più, le scuole di naturopatia illudono da decenni i loro allievi prospettando riconoscimenti ufficiali e prospettive lavorative inesistenti e che, se mai ci saranno, richiederanno ben altre competenze rispetto a quelle superficiali da esse fornite.Le scuole di naturopatia, nella quasi totalità, presentano tale disciplina come una sorta di “scienza paramedica” da affiancare a da porre sotto tutela della medicina convenzionale. La dimostrazione è data dal fatto che in esse, da un lato si insegnano materie di competenza medica o paramedica, come anatomia, fisiologia e patologia, scienza dell’alimentazione, tecniche di massaggio, manipolazioni di ogni tipo, fitoterapia medica, farmacologia, omeopatia; dall’altro lato, ogni scuola pretende di formare naturopati sulla base di programmi che prevedono lo studio teorico di innumerevoli materie e discipline, la maggior parte delle quali perfettamente inutile: a nessun potenziale cliente interessa conoscere i propri “squilibri” o le “manifestazioni energetiche della forza vitale”, le fantasiose e inesistenti “diatesi”, o le “costituzioni iridee o di terreno” e le altre tecniche diagnostiche o terapeutiche già ampiamente sconfessate dalla scienza e dalla storia. La formazione attualmente offerta dalle scuole esistenti sul mercato è in realtà frutto di una strategia commerciale di marketing, ed è limitata fondamentalmente a una serie di conferenze su decine di argomenti e discipline diverse e disparate che non hanno nulla a che vedere con la naturopatia e con la cura della persona. Esse forniscono una semplice panoramica superficiale su tecniche, filosofie, discipline e sistemi di cura la maggior parte dei quali non ha alcun fondamento clinico e scientifico, oppure che meriterebbero una formazione autonoma più approfondita, in una assurda mescolanza di pratiche magiche, esoteriche e new age insieme a nozioni mediche e biochimiche legate a un approccio allopatico alla malattia. Queste scuole, a differenza della Scuola Superiore di Counseling in naturopatia, hanno quindi lo scopo di venire incontro alle esigenze di coloro che intendono soddisfare solo una curiosità e un interesse personale, e non certo acquisire conoscenze utili per la loro attività professionale.
Il counseling ad indirizzo naturopatico.
Il termine counseling indica un’attività professionale che tende ad orientare, sostenere e sviluppare le potenzialità del cliente promuovendone atteggiamenti attivi, propositivi e stimolando le capacità di scelta.Si tratta di un’attività di competenza relazionale che utilizza strumenti cognitivi di comunicazione per agevolare l’autoconoscenza di se stessi attraverso la consapevolezza e lo sviluppo ottimale delle risorse personali, allo scopo di migliorare il proprio stile di vita in maniera più soddisfacente e creativo». Il counselor può indicare le opzioni di cui il cliente dispone, aiutarlo ed assisterlo nel perseguimento dell’obiettivo scelto. Il counselor può aiutare il cliente a esaminare dettagliatamente le situazioni o i comportamenti che si sono rivelati problematici e trovare un punto piccolo ma cruciale da cui sia possibile originare qualche cambiamento. Qualunque approccio usi il counselor [...] lo scopo fondamentale è l’autonomia del cliente: che possa fare le sue scelte, prendere le sue decisioni e porle in essere»[…] il superamento del problema, la vera trasformazione, comunque, spetta solamente al cliente: il counselor può solo guidarlo, con empatia e rispetto, a ritrovare la libertà di essere se stesso” (Carl Rogers)Il counselor ad indirizzo strettamente psicologico non pratica la psicoterapia e non prescrive né somministra farmaci o rimedi, se pur naturali, di qualsiasi genere. Il counselor in naturopatia, invece, unisce le due competenze, di counselor e di naturopata, estendendo l’ambito di intervento dal solo colloquio, test e tecniche di counseling, all’indicazione di supporti al percorso di guarigione, quali tecniche di respirazione, di rilassamento, di visualizzazione e, in genere, di programmazione neurolinguistica, oltre a rimedi di origine minerale e vegetale, rigorosamente naturali e non di origine animale, che si inseriscono nella sua attività di consulenza relativa all’alimentazione. Tali rimedi, a differenza della pratica naturopatica, costituiscono solo un supporto alla cura, e mai la cura stessa.
Chi è il Counselor ad indirizzo naturopatico
L’attività del counselor è una attività di consulenza, assolutamente autonoma rispetto a quella medica o psicoterapeutica, il cui principale obiettivo è il recupero e il mantenimento di un’ottimale condizione di salute psicofisica. Gli strumenti di cui si avvale il counselor sono il colloquio, la somministrazione di test e di tecniche specifiche volte all’esplorazione analitica e sintetica delle modalità di organizzazione mentale del cliente, cioè la struttura e la dinamica dei processi psichici funzionali all’adattamento alla vita quotidiana. (vai all’articolo: “Dall’ingenuità dell’omeopatia alla maturità del Counseling”.
Il presupposto teorico, in breve, consiste nella constatazione che ognuno di noi tende naturalmente a ricercare un equilibrio omeostatico con l’ambiente esterno e interno, e nel far ciò adotta più o meno consapevolmente continui accorgimenti e adattamenti che lo aiutano a mantenere la coerenza di sé e la sua capacità relazionale. Spesso questa necessità di adattamento richiede la soppressione di naturali e fisiologiche esigenze biologiche, affettive, mentali e spirituali, e a organizzare inconsapevolmente la nostra vita intorno a schemi inadeguati che si consolidano e non permettono più l’adattamento alle mutevoli situazioni della vita. (vai all’articolo:”Forza vitale e forza di base nel counseling ad indirizzo naturopatico”).
Il counselor interviene quindi in queste situazioni, non patologiche, allo scopo di esplorare l’ambiente interno ed esterno della persona, alla ricerca della definizione di quella che è la struttura della personalità individuale secondo l’ottica naturopatica del rispetto per le esigenze naturali della persona e del suo ambiente di vita.. In questo modo, lasciando ad altre figure professionali la cura di eventuali situazioni patologiche, il counselor non effettua diagnosi legate agli aspetti negativi (squilibri, disfunzioni, deficit, ecc), ma aiuta la persona ad individuare, in positivo, le caratteristiche fondamentali e le esigenze della sua organizzazione psicofisica, unica e non classificabile all’interno di categorie predefinite. L’analisi esplorativa delle abitudini e dello stile di vita della persona è quindi effettuata facendo affidamento sugli strumenti del colloquio di counseling, che ha lo scopo di individuare e far emergere e rendere consapevole alla persona le caratteristiche e le modalità con cui egli organizza la sua vita, allo scopo di costruire insieme un programma di cambiamento graduale e volto alla cura della salute, mai della malattia.(Vai all’articolo: Alcune considerazioni su pensiero e metodo scientifico).
Il counselor, quindi, si avvale principalmente della sua capacità (che la Scuola ha proprio lo scopo di sviluppare) di relazione empatica, di comprensione degli schemi logici intorno ai quali si organizza la vita psichica della persona, di individuazione delle connessioni nascoste, dei segnali, degli indizi che possano far luce sulla personalità del cliente. Si tratta di un’ attività esplorativa che non richiede l’uso di schemi o protocolli diagnostici e terapeutici già predisposti, né di strumenti di analisi di tipo medico o paramedico, ma di risorse e capacità umane il cui sviluppo richiede applicazione, studio, esperienza, e non certo la semplice acquisizione di banali tecniche pseudoscientifiche. L’esito finale della consulenza consiste nella predisposizione di un programma di riorganizzazione e di cambiamento degli aspetti che si è ritenuto insieme di correggere, attraverso una fase di disintossicazione e di depurazione che, a partire dall’alimentazione e al riequilibrio intestinale e di efficienza psicofisica, può avvalersi del supporto di integratori naturali alimentari e nutrizionali e fitoterapici.