Iridologia e “cronorischio”. Cronaca dell’invenzione di una tecnica diagnostica che mortifica l’intelligenza.
Iridologia e CRONORISCHIO: cronaca dell’invenzione di una tecnica diagnostica che mortifica l’intelligenza.
(Dal libro: “Iridologia dinamica” di Guido Alberto Morina, disponibile sul sito: http://www.ebookcounselingnaturopatia.it/products-page/ebook-morina-editore/iridologia-dinamica/).
Per chiunque ami le teorie bizzarre, fondate sull’abbandono di ogni strumento logico e razionale, una considerazione a parte merita quella che è stata salutata come una delle più grandi scoperte nel campo dei sistemi diagnostici alternativi, e cioè la teoria ormai leggendaria del cronorischio, inserita all’interno di una disciplina priva di ogni fondamento scientifico come l’iridologia.
E’ alla classe dei medici, o meglio, di quella piccola parte dei medici che si sono votati allo studio delle discipline (non mediche) bionaturali, che dobbiamo questa grande rivoluzione in campo iridologico. In particolare, il merito è tutto di un medico italiano, il dott. Lo Rito, il quale è riuscito a passare alla storia dell’iridologia grazie a una straordinaria scoperta: il cronorischio. Dall’alto della sua specializzazione in odontoiatria, il dentista in questione appare quindi la persona più adatta per rivelare al mondo come leggere nella storia della salute delle persone non attraverso l’analisi della dentatura, come sarebbe stato più ovvio ma anche più banale, ma tramite l’osservazione dell’iride.
L’autore definisce cronorischio “la condizione (potenziale e attuale) di maggior pericolo (rischio o carico di rischio) per la salute, in seguito al verificarsi di anomalie quantitative e/o temporali nell’economia delle funzioni biologiche” (Lo Rito, 1993, p.13). Ho sempre pensato che ciò che risponde a sani criteri di logica e di buon senso non necessiti di definizioni astruse e incomprensibili per essere spiegato. Questa definizione ne è la dimostrazione.
Attraverso questa “cosa” che aspira ad essere considerata una tecnica diagnostica, si potrebbe in pratica determinare con buona approssimazione, (anno, più, anno meno), il momento della vita di una persona in cui si è verificato un evento traumatico non meglio specificabile, semplicemente grazie all’osservazione di una interruzione nel collaretto (una struttura sottile che circonda la pupilla, peraltro non necessariamente presente in tutte le iridi), il quale, per qualche oscuro motivo, costituirebbe quindi una sorta di orologio della nostra storia biologica.
In estrema sintesi, la circonferenza del collaretto rappresenterebbe un arco di vita di sessant’anni esatti, anni che si snoderebbero in senso antiorario su entrambe le iridi, partendo da ore 12 con la nascita e attribuendo quindi ad ogni sei gradi della circonferenza il valore di un anno di età.
Il cronorischio ricorda molto da vicino due tecniche diagnostiche piuttosto originali, ma aventi lo stesso scopo e significato: la lettura della mano e il test della cronologia degli eventi traumatici in chinesiologia applicata (o tecnica dell’arco temporale).
Circa la prima tecnica, mi riferisco al gioco, che per molti è una vera professione, dell’analisi a scopo predittivo dei segni e delle caratteristiche morfologiche della mano. Lo abbiamo fatto tutti, almeno da bambini, e molti maghi lo fanno ancora oggi con ottimi risultati remunerativi.
In pratica a tutti noi sarà capitato di osservare sulla nostra mano quella che qualcuno ci diceva essere la “linea della vita” e osservare soddisfatti la sua notevole lunghezza, oppure un po’ allarmati una sua brusca interruzione (in questi casi, non si sa perché, c’era sempre qualcuno che ci confortava facendoci osservare, a mò di magra consolazione, la contemporanea presenza di una linea dell’amore straordinariamente bella). Mi chiedo quale maggiore e più serio fondamento scientifico di questa pratica magica abbia la straordinaria trovata di Lo Rito.
Quanto alla chinesiologia (si veda in proposito l’articolo dedicato ad essa), questa complicatissima disciplina magica permette di ottenere, come una macchina della verità (ma a quanto pare, visto che è utilizzata anche da alcuni medici a scopo diagnostico, con maggiore affidabilità di essa), qualsiasi tipo di risposta. In particolare, anche secondo questa disciplina la vita della persona si snoda in senso antiorario in un arco che dura sessant’anni. E’ sufficiente farle seguire con gli occhi il nostro dito, che traccia un cerchio immaginario davanti agli occhi della persona e contemporaneamente chiederle di fare resistenza alla nostra spinta sul suo braccio disteso (la tecnica non è così semplice come la sto facendo apparire, ma il significato è quello). Se ad un certo punto della circonferenza immaginaria tracciata dal nostro dito il muscolo cede, allora in quel punto della vita della persona abbiamo individuato il trauma.
Come è evidente, non c’è alcun motivo per dedicare tempo e spazio a questa pratica magica che vanta una casistica clinica e un fondamento scientifico non superiori ad altre pratiche come la lettura dei fondi di caffè o dei visceri di animali sacrificati.
Come ho più volte affermato, io penso che chiunque abbia il diritto di ideare e utilizzare un proprio sistema “diagnostico”di interpretazione della realtà, che può ben fondarsi su una visione esoterica e per nulla scientifica della vita e del suo significato. Penso però che non sia corretto, sotto nessun profilo, divulgarla come sistema diagnostico di competenza medica fino a che non sia fornita la prova sperimentale di una sua efficacia e affidabilità pari a quella degli altri strumenti di diagnostica medica. Tant’è vero che ciò è quanto impone anche l’art. 53 del codice deontologico medico in materia di divulgazione di scoperte scientifiche. Se quindi dedico questo breve accenno al cronorischio, è solo perché questo sistema è certamente di grande attrattiva e suggestione per coloro che si avvicinano alla pratica dell’iridologia, ma rischia spesso di essere utilizzato come un vero strumento diagnostico clinico potendo produrre sotto questa veste più danni che benefici.
In realtà, io penso che esso rappresenti il classico esempio di come tecniche e discipline non convenzionali vengano utilizzate in piena ed evidente contraddizione rispetto ai principi su cui esse si fondano, e cioè attribuendo a teorie che avrebbero un loro significato e una certa validità solo se collocate in un contesto analogico e non scientifico, privo di per sé di un legame di consequenzialità e di rapporto causa-effetto rispetto alle patologie, una veste pseudoscientifica per adattarle alle esigenze diagnostiche mediche.
Quale sia il motivo per cui il nostro individualissimo orologio biologico debba essere rappresentato lungo la circonferenza del collaretto, in senso antiorario su entrambe le iridi, su un periodo di sessant’anni esatti, non ci è dato di sapere. Se il collaretto esprime la capacità di replicazione cellulare del nostro DNA, è evidente che, proprio perché questa è assolutamente individuale, non potrà essere rappresentata da un orologio di sessant’anni per tutti, né esiste il motivo scientifico, razionale, esoterico, per cui la natura debba esprimersi in forma a noi comoda, comprensibile e corrispondente a schemi che l’essere umano ha creato (la rappresentazione del tempo in forma circolare è solo una nostra convenzione, così come il suo senso, orario e antiorario, e la sua suddivisione). E’ sorprendente pensare, a distanza di alcuni secoli dalla morte di Galilei e Newton, che qualcuno possa sostenere ancora che il libro della natura sia stato scritto da Dio e che esso possa essere svelato da pochi uomini eletti.
A proposito dell’idea galileiana del libro della natura scritto in caratteri matematici, già alcuni secoli fa il grande fisico Maxwell si chiedeva, certo con una punta di preoccupazione:
“Forse il libro della natura, come lo si è chiamato, è stato compilato ordinatamente pagina per pagina. Se è così, allora le parti introduttive senza dubbio chiariranno quelle che seguono, e i metodi che sono esposti nei primi capitoli possono essere presupposti nella lettura ulteriore e servire da introduzione alle parti più avanzate.
Ma se la natura non è un libro, se essa è solo una rivista, allora non c’è nulla di più stupido che credere che una parte possa davvero gettar luce su un’altra” (citato in: Fisher, 1997, p.210).
Ma è ancora più sorprendente il fatto che qualcuno pensi che Dio, nel costruire queste leggi, si sia rifatto al nostro sistema di classificazione del tempo e che quindi le leggi della natura seguano le regole scritte dagli uomini per tentare di spiegarla, e non viceversa. Il tempo, quindi, secondo questa teoria, può essere rappresentato con un movimento circolare in senso antiorario (eppure è strano, perché ciò che per un osservatore va in senso antiorario, per chi si pone nella visuale dell’osservato, va in senso opposto, cioè orario. Perché, dovendo individuare la presenza di traumi sull’iride di una persona non adottiamo il suo punto di vista?).
La suddivisione del tempo lungo questa circonferenza è stata stabilita dal Lo Rito (e non dalla realtà delle osservazioni scientifiche) in maniera assolutamente arbitraria, facendo cioè riferimento allo strumento più comune utilizzato nel mondo occidentale per la misurazione del tempo, cioè il quadrante di un orologio meccanico. Mi stupisco, ogni volta che mi trovo ad affrontare l’argomento, di come qualcuno abbia potuto pensare seriamente che gli eventi più importanti della vita di una persona siano scritti su un supporto così banale come il quadrante di un orologio trasferito sull’iride per il solo fatto che entrambi sono di forma circolare. Sulla base di questo sistema diagnostico i minuti, sessanta, sono sostituiti dagli anni, con una straordinaria coerenza e precisione che si ispira alla visione del mondo come di un perfetto meccanismo d’orologio che tanto piaceva alla scienza meccanicista di alcuni secoli fa e che oggi non ha più senso, superata dalle acquisizioni della fisica moderna.
Sessanta anni, dicevamo, e non quarantasette e ventisei giorni, per esempio, perché chi da lassù ci governa ha pensato bene di non renderci la vita troppo difficile. Quindi, mostrando ignoranza o disprezzo per tutte le teorie sull’età biologica e l’invecchiamento, che sono concordi nell’affermare che ognuno di noi ha una sua particolare età biologica, e che la durata della nostra vita non è totalmente predeterminata dai geni, il dott. Lo Rito ci informa che il momento in cui nella nostra vita si sono verificati eventi traumatici è già stato scritto sul nostro collaretto secondo un sistema di valutazione della durata della nostra vita che è uguale per tutti, indistintamente, gli esseri umani.
Dal momento che molti, compreso il sottoscritto, vorrebbero vivere una vita più lunga dei sessant’anni, il dott. Lo Rito ci rassicura: niente paura, arrivati al capolinea il giro ricomincia, e quindi dobbiamo immaginare una seconda fase di altri sessant’anni che si sovrappone alla prima, sempre sul collaretto.
Ora, a prescindere dal fatto che informare una persona di ciò che è avvenuto nel suo passato, anche se questa informazione proviene da un medico ed è rivestita di una patina pseudoscientifica, mi ricorda pericolosamente certe pratiche magiche da cartomanti televisivi, è chiaro che alcune domande sorgono spontanee: “ma quale evento è più traumatico della morte?”, oppure, “che accade se in una persona di quarant’anni l’iridologo specializzato in cronorischio legge una interruzione evidente intorno ai quarantadue anni?”.
Come dicevo, anche la kinesiologia si è posta il problema e il dott. Stegagno, infatti, nell’illustrare la sua tecnica di lettura del futuro attraverso il cedimento della forza muscolare, si premura di informarci che solo individui particolarmente dotati di elevatissime qualità morali dovrebbero dedicarsi a queste tecniche (Stegagno, 2002, p.116 e segg.)
Insomma, ciò che di straordinario presenta questa scoperta, non è tanto, a mio parere, il fatto che essa consenta finalmente a chiunque di squarciare il velo di mistero che ha sempre circondato la data della nostra morte, ma il fatto che a qualche essere umano alle soglie del terzo millennio possa essere venuto in mente che dopo milioni di anni di evoluzione la natura abbia accettato di esprimersi secondo i nostri parametri attuali (e del mondo occidentale: i Papua della Nuova Guinea sono esseri umani come noi ma non hanno la rappresentazione del tempo che noi utilizziamo, suddiviso in anni secondo il quadrante di un orologio).
Ma torniamo solo brevemente al fondamento teorico di questa tecnica: prima di tutto, se ognuno di noi riuscisse a ricostruire gli eventi della sua vita ricollegandoli ad anni precisi, si renderebbe conto che non esiste nessun anno della vita che non sia stato caratterizzato da uno o più eventi traumatici o che non abbia in qualche modo influito sul suo corso successivo.
In secondo luogo, tra le tante incongruenze, c’è anche il fatto che non si capisce perché la natura ci abbia dato questa straordinaria possibilità, ma l’abbia resa inutilizzabile per i soggetti, pur vivi e vegeti, privi di collaretto, o con un collaretto troppo evanescente o coperto da sovrapigmentazioni. Possibile che la ricerca scientifica non ci abbia ancora illuminato su questo punto?
Del resto, di quale utilità può essere, se non per scopi di pura ricerca di conferma della validità dell’analisi iridologica, rilevare che un soggetto è stato operato di ernia discale a livello di L4-L5 all’età di diciotto anni? Forse che il soggetto non se ne era accorto? L’iridologia ha un senso se permette di intervenire sulla salute della persona, quindi in prevenzione, o in senso psicosomatico, se ci permette di portare alla luce, insieme al colloquio e ad altre tecniche, disturbi dell’equilibrio psicofisico che abbiano condizionato la sua vita: dire al cliente che siamo stati così bravi da rilevare la data indicativa in cui si è verificato un evento traumatico, oppure quella in cui gli è stata asportata la cistifellea non è né serio né utile, mentre avrebbe più senso lavorare insieme per portare alla luce della consapevolezza il trauma cui tale situazione era legata.
Oltre a tutto, il cronorischio non permette neppure, come nell’esempio che ho appena portato, di rilevare con precisione il tipo di trauma, per cui qualunque persona dotata di un iridoscopio e con quattro nozioni di iridologia potrebbe sicuramente effettuare una diagnosi relativa agli eventi traumatici della vita di una persona, riferendosi a un evento importante, ma non meglio identificato, verificatosi in un breve arco di tempo non esattamente specificato. E’ evidente che in questo modo, a posteriori, qualcosa si azzecca sempre.
In conclusione, penso di essere l’unica persona al mondo che ritiene, pur nel rispetto per le idee altrui, che l’idea del cronorischio sia, per usare un eufemismo, una assurdità e una stupidaggine colossale.
A mio parere, se questa “scoperta” fosse stata ideata e divulgata da qualunque altro professionista non medico, essa avrebbe prodotto la sua immediata radiazione dal suo eventuale albo di appartenenza, o lo avrebbe comunque esposto al ludibrio di colleghi e di chiunque ne fosse venuto a conoscenza. Nonostante a mio parere appaia quindi solo una strampalata teoria che permette tutt’al più di passare una serata di pioggia con gli amici in maniera diversa dal solito, penso che, diffusa in ambienti new age e non certo scientifici, abbia comunque una forte presa su chiunque abbia rinunciato a cercare prima di tutto nel buon senso il fondamento della propria attività professionale. Continuo a stupirmi del fatto che un medico possa impunemente divulgare simili assurdità, in veste di medico e di ricercatore scientifico, senza che l’Ordine cui appartiene senta il bisogno di intervenire, a tutela della dignità, del prestigio e della serietà della professione.
In ogni caso, il fatto che la comunità scientifica, ma anche quella esoterica internazionale, non abbia gridato al miracolo di fronte a questa straordinaria scoperta, è la dimostrazione che o esiste un complotto internazionale teso a non far conoscere al mondo gli straordinari sviluppi che potrebbero nascere da questa idea, o che essa non merita neppure di essere presa in considerazione. Se io le dedico questo spazio, è perché ritengo che in mano alle poche centinaia (fortunatamente non sono di più) di iridologi che utilizzano questo sistema “diagnostico” essa può fare più male che bene. Nella sua applicazione pratica, infatti, essa è di una semplicità talmente disarmante che anche un bambino può individuare con una semplice lente di ingrandimento una interruzione dell’iride e ricollegarla all’età del soggetto. Il che autorizza qualunque ciarlatano a pontificare sui traumi passati e futuri della vita delle persone.
