Scuole di naturopatia riconosciute? Impossibile: il parere del legale. – Scuola Superiore di Counseling in naturopatia
Dal forum di naturopatia della Scuola Superiore di Counseling in naturopatia:
“Esistono Scuole di naturopatia riconosciute?”
“Quali sono le Scuole di naturopatia accreditate preso il Ministero?”
“La naturopatia è una professione legalmente riconosciuta?”
Per approfondimenti sulla scelta della Scuola di naturopatia:
http://www.youtube.com/watch?v=ufcFvzasQVw&feature=relmfu
Attraverso il forum della Scuola superiore di Counseling in Naturopatia, al quale presto la mia consulenza per le questioni di carattere legale, rilevo come, nonostante l’opera meritoria della Scuola Superiore di Counseling in naturopatia a del suo direttore, Dr. Guido A. Morina, nella difficile operazione di illustrare quali siano i reali sbocchi lavorativi e le concrete opportunità di lavoro per i naturopati, il sito di questa scuola, con la quale sono orgoglioso di collaborare per quanto è di mia competenza, è letteralmente invaso di continue richieste relative all’esistenza di Scuole di naturopatia riconosciute, di diplomi o persino di lauree in naturopatia riconosciute. L’uso, o l’abuso di termini quali “Università popolare ” o di “Libera Università” , le promesse di accreditamenti o accordi di collaborazione con Università straniere (di solito fittizie, o vere e proprie truffe) possono effettivamente far pensare che esistano misteriosi percorsi attraverso i quali giungere a fregiarsi di un titolo legale ai fini dell’esercizio di una professione che, come tutte quelle non riconosciute, può invece essere esercitata liberamente, purché il suo esercizio non comporti la violazione di qualche disposizione di legge. In qualità di avvocato, vorrei allora contribuire a fare chiarezza in materia sottolineando quanto segue.
La tendenza, non solo a livello di Unione europea, ma di tutti i paesi industrializzati del mondo, in tema di regolamentazione di professioni in materia di salute, è quella di consentire l’esercizio delle relative professioni, siano esse ad oggi regolamentate o meno, ai soli professionisti che abbiano conseguito un titolo di laurea specifico, o una specializzazione universitaria post lauream. Fermo restando che la competenza alla cura della salute (sotto ogni forma, compresa la prevenzione e l’uso di terapie non convenzionali) è competenza esclusiva dei laureati in medicina o psicologia regolarmente abilitati e iscritti ai relativi albi, tutte le professioni che richiedono una relazione d’aiuto o l’utilizzo di tecniche, competenze, strumenti di cura rivolti alla salute devono e dovranno esserre effettuate soltanto da personale regolarmente abilitato, a seguito del conseguimento di relativo titolo di laurea.
Si tratta di ciò che è accaduto per la regolamentazione di professioni sanitarie per le quali non era richiesta una laurea, e che invece, oggi, possono essere esercitate soltanto da coloro che, a seguiito di ingresso in facoltà a numero chiuso, abbiano conseguito il titolo di laurea relativo: per esempio, infermiere, logopediste, fisioterapisti, igienisti dentali, tecnici di radiologia o di laboratorio e simili. Quindi, è assoltamente illusorio e falso prospettare la possibilità che una qualche legge possa mai regolamentare, al di fuori di un percorso accademico stabilito dal Ministeri competenti, l’esercizio della naturopatia. A prescindere dalla considerazione che questa disciplina, in realtà, sembra solo un insieme confuso di altre discipline, resta il fatto che i pilastri sui cui essa si regge sono sostanzialmente la cura della salute attraverso l’alimentazione, la dietetica e l’integrazione nutrizionale, e la somministrazione di erbe o preparati erboristici o fitoterapici per la cura di malattie e disturbi. Ricordo che la cura di qualsiasi patologia è di competenza medica, e solo un medico sarà mai autorizzato a utilizzare questo tipo di strumenti terapeutici. Ma quello che qui mi preme far rilevare è che, contrariamente a quanto le scuole di naturopatia inducono a credere, queste materie sono già, da alcuni anni, oggetto di regolamentazione da parte della legge, attraverso l’istituzione dei percorsi universitari dei corsi di laurea in dietistica o le scuole di specializzazione universitaria in Scienza dell’alimentazione, per quanto riguarda questa materia, e la laurea in Scienze e Tecnologie erboristiche, la quale , all’interno della facoltà di farmacia, sostituisce integralmente i percorsi di studio delle vecchie scuole di erboristeria. Quindi, il naturopata che si occupasse di somministrare, prescrivere, suggerire, programmi dietetici, integratori alimentari, preparati erboristici o fitoterapici, commetterebbe il reato di esercizio abusivo di queste professioni, già regolamentate per legge.
Analogo discorso vale per le tecniche di massaggio: da alcuni anni la relativa competenza è stata affidata, per legge, ai soli fisioterapisti e terapisti della riabilitazione. Ciò significa che è illusorio prospettare la possibilità futura di percorsi facilitati in questo settore, perchè una eventuale legge riconoscerà soltanto la possibilità per i fisioterapisti di specializzarsi nelle diverse tecniche di manipolazione (a cominciare dall’osteopatia), e non certo a persone che provengano da percorsi privati, non regolamentati.
La conclusione è che le principali attività che, secondo le interessate scuole di naturopatia, dovrebbero costituire il bagaglio professionale dei naturopati, sono già state affidate, per legge, ad altre categorie: medici, psicoterapeuti, personale sanitario abilitato e specializzato (dietisti, fisioterapisti, tecnici di preparazioni erboristiche, ecc). Restano fuori soltanto le pratiche da ciarlatani, le quali, è ovvio, saranno regolamentate per legge soltanto quando la stessa legge riconoscerà il fondamento scientifico di astrologia e lettura dei tarocchi.
Mi rendo perfettamente conto del fatto che la passione e l’entusiasmo per metodi di cura dolci, naturali, che recuperano in qualche modo il lato umano della relazione terapeutica, i quali caratterizzano coloro che vorrebbero intraprendere l’attività professionale di naturopati, può portare molti a voler credere che la possibilità di “riconoscimento” della naturopatia sia un dato reale, o realistico. Niente di più falso: spiace dover ricordare che una legge come quella che i naturopati vorrebbero deve necessariamente trovare il consenso della classe medica, anche perché è questa, che piaccia o no, l’interlocutore principale dell’ipotetico naturopata. Ora, parliamoci chiaro: dalla lettura dei siti, dei testi, dei manuali e dall’esperienza riportatami dai naturopati, è assolutamente impossibile che possa esistere una possibilità di dialogo e di confronto tra la scienza medica e la naturopatia, così come è concepita: naturopatia astrologica, uso di oroscopi, pendolini, energie vitali e astrali, iridologia, pratiche magiche, sono tutti aspetti della naturopatia che impediscono di poter colloquiare con la classe medica. Nessun medico serio, almeno per rispetto per la propria dignità di professionista e di persona razionale, accetterebbe mai di cooperare a fianco di personaggi privi di solide basi scientifiche e che propongano la cura con colori, cristalli o sulla base di rivelazioni angeliche.
A scanso di equivoci, è forse opportuno far osservare che, in ogni caso, qualunque disciplina bionaturale o medicina non convenzionale, compresa la naturopatia, dovesse mai essere oggetto di regolamentazione legislativa, un principio di parsimonia vigente anche nel mondo del diritto esigerebbe di affidarne le relative competenze alle categorie già esistenti nel settore, e non certo di costituirne una nuova. Ma se anche ciò avvenisse, si consideri che la tendenza di tutte le legislazioni del mondo in tema di regolamentazione della professioni è quella di attribuire l’esercizio di esse solo ed esclusivamente a personale che abbia conseguito un titolo di laurea e la necessaria abilitazione. Non esiste nessuna possibilità realistica che una ipotetica legge riconosca una professione in ambito sanitario senza pretendere un titolo di laurea, e tantomeno tale legge riconoscerebbe titoli pregressi, conseguiti privatamente, senza alcun controllo e garanzia circa il percorso didattico e formativo, come è il caso della naturopatia.
Riassumendo: la diagnosi e la cura di patologie, disturbi, squilibri e di qualunque alterazione dello stato di salute, nonchè la prevenzione e il mantenimento del benessere e della salute in senso psicofisico è di competenza esclisiva di medici e psicologi o psicoterapeuti regolarmente abilitati. Nulla che abbia a che fare con la cura della salute e del benessere può quindi appartenere alla competenza di altre figure professionali, compresi i naturopati. Non si vede perché, a livello internazionale, si dovrebbe prendere in considerazione di regolamentare l’esercizio della professione di naturopata, dal momento che tutte quelle che vengono indicate come sue possibili competenze sono in realtà perfettamente esercitabili da professionisti già esistenti, cioè i medici. Quindi, è molto più probabile che, se mai sarò approvata una legge di regolamentazione di queste discipline, esse verranno affidate a medici o personale paramedico già esistente, a seguito dell’istituzione di specifici percorsi di formazione riservati solo a personale laureato in queste discipline già esistenti.
Di conseguenza, qualsiasi utilizzo di sistemi diagnostici o di di cura, di tecniche, di strumenti che non siano supportati da sufficienti evidenze scientifiche, e quindi appartengano alla categoria delle cosiddette discipline bionaturali o medicine non convenzionali, è consentito solo ed esclusivamente a professionisti medici regolarmente abilitati, non certo a naturopati o altre categorie. Poichè una ipotetica legge di regolamentazione delle discipline non convenzionali e della naturopatia dovrà necessariamente trovare l’approvazione della classe medica, è assolutamente impossibile, è chiaro, che quest’ultima rinunci a esercitare il suo prestigio e il suo potere per delegare ad altri l’esercizio di competenze che potrebbero facilmente essere esercitate dai suoi associati.
A titolo di opinione personale, osservo che le proposte di legge in materia di medicine non convenzionali sono quasi tutte caratterizzate dal fatto di essere proposte da medici o appartenenti ad associazioni di categoria di medici, farmacisti, e specialmente di case farmaceutiche, per cui l’interesse per la regolamentazione di queste discipline, in realtà, tende a riconoscerne la possibilità e la legittimità dell’esercizio ai soli medici, e l’interesse sottostante è sempre quello delle aziende farmaceutiche che, in regime di spietata concorrenza, cercano di incrementare i loro profitti, legittimamente, ottenendo il riconoscimento della qualità di farmaci (con tutte le ricadute intuibili per gli interessi commerciali di queste aziende e dell’indotto), dei rimedi omeopatici, antroposofici, o legati a tradizioni di paesi stranieri.
Resta fuori da questo discorso l’interessante settore della consulenza, o Counseling. In questo campo, una regolamentazione potrebbe essere utile, ma non richiederebbe necessariamente l’istituzione di un percorso di laurea specifico, date le carattetistiche intrinseche dell’attività di consulenza, la quale implica principalmente la padronanza di ampie conoscenze interdisciplinari. Ma questa non è più materia di mia competenza, e quindi concludo ricordando ai lettori che possono rivolgermi domande e richieste di chiarimenti di tipo legale unilizzando l’indirizzo mail di questo sito e specificando che la richiesta è rivolta alla mia attenzione.
Avv. Emanuele Siniscalco
naturopatiatorino@libero.it
