Mirtillo rosso e naturopatia: come trasformare un rimedio praticamente inutile in una sorta di farmaco.
La rivista “Medicina funzionale” edita dall’azienda Named riporta un articolo interessantissimo (almeno per chi ami indagare le profondità abissali dell’ignoranza umana) relativo alle proprietà terapeutiche del mirtillo rosso (vaccinimum vitis idaea). A pagina 31 dell’unico numero del 2010, un medico chirurgo, che si spaccia per fitoterapeuta (dimenticando che questo titolo non può essere abbinato a quello legale di medico, non essendo stato conseguito a seguito di percorso accademico) elenca, a mo’ di riassuntino, le proprietà e le caratteristiche biochimiche di questa pianta, attingendo a mani basse da manuali di biochimica e farmacognosia, spesso vecchi di decine di anni. Per nessuna delle decine di applicazioni cliniche che tale medico attribuisce a questa pianta esiste il benché minimo riferimento a ricerche e sperimentazioni cliniche sull’uomo, che ne diano dimostrazione. Si parla di generici effetti, di possibili azioni su certe patologie, di esperienze personali, ma mai si riporta ciò che un medico dovrebbe riportare, e a cui dovrebbe attenersi scrupolosamente: la dimostrazione supportata scientificamente da numerose ricerche e sperimentazioni cliniche dell’attività terapeutica di questa pianta, confrontata, anche dal punto di vista degli effetti indesiderati, con placebo e con i farmaci utili per le varie patologie. Il pressapochismo, la superficialità, la banalità di tali affermazioni continuano a trovare spazio in riviste del settore, edite da aziende di produzione e commercializzazione di rimedi naturali, senza che i medici “fitoterapeuti” pretendano che tali rimedi siano posti in vendita solo dopo aver dimostrato l’efficacia che viene così propagandata, approfittando dell’ignoranza del pubblico dei consumatori e del prestigio che il titolo di medico, chissà perché, continua ad avere.
