Corsi di iridologia: scuole per diventare iridologi o ciarlatani? Bufale e superstizione.
Diventare iridologi o ciarlatani? Quanti altri secoli dovranno trascorrere prima che i suoi seguaci si convincano che si tratta di una affascinante quanto inutile, o pericolosa, superstizione?“Metodo diagnostico che consiste nel riconoscere le malattie attraverso l’osservazione degli occhi, e in particolare dell’iride del paziente; è una pratica del tutto magica, appartenente alle medicine di origine orientale” .
L’iridologia è nata e si è sviluppata come uno sterile metodo di indagine delle patologie attraverso l’osservazione di una piccola parte del corpo umano, l’iride, appunto, in un’ epoca in cui la diagnostica medica non permetteva certo la rapida e non invasiva individuazione di segni patologici come ai nostri giorni.
L’iridologia tradizionale si fonda su alcuni presupposti di base mai dimostrati e sulla perpetuazione di alcuni errori metodologici che non sono mai presi in considerazione solo per ignoranza, e non certo in mala fede. Vediamo di sintetizzarli:
1. L’iride riproduce, se pur nella sua forma circolare, la mappa del corpo umano, con i suoi organi interni e alcune sue funzioni fisiologiche (dico alcune perché il sistema muscolo scheletrico, per esempio, è praticamente trascurato nell’iride).
2. Una malattia, un trauma che abbiano interessato un organo o una parte specifica del corpo possono essere rappresentati sull’iride nel punto esatto indicato dalle mappe settoriali.
3. L’esame iridologico permette l’individuazione della predisposizione a contrarre malattie.
4. Se pur non fondata su evidenze scientifiche, l’iridologia è uno strumento affidabile per la mole di dati raccolti in oltre un secolo e la sostanziale concordanza di essi.
Partiamo da questo ultimo punto. L’errore di fondo, che permette ancora oggi di affermare ed insegnare una serie di assurdità scientifiche senza fornirne la prova, è quello di dare per scontata la validità di una certa affermazione, o in questo caso di un intero sistema di diagnosi, sulla base del peso di una pretesa evidenza. Evidenza di che? Non solo in ambito scientifico, ma in tutti i casi in cui si voglia dimostrare una certa ipotesi con serietà, la raccolta e la gestione dei dati è di fondamentale importanza ai fini del riconoscimento della validità di quanto affermato.
Ora, in campo iridologico, se si eccettuano gli archivi personali costituiti di appunti e fotografie dei singoli iridologi, non esiste alcuna seria raccolta di dati relativa alle affermazioni circa la corrispondenza di segni e relative patologie. Una ricerca seria deve essere effettuata su un campione rappresentativo e numericamente significativo di popolazione, secondo criteri che non si possono improvvisare e sotto controlli e verifiche in ogni fase del programma stesso.
Non è questa la sede per illustrare il complesso metodo statistico-scientifico necessario per la validazione scientifica dei risultati di una ricerca, ma ritengo necessario dare almeno alcuni chiarimenti al riguardo. Se si pretende di dimostrare, per esempio, la possibilità di individuare attraverso l’esame dell’iride la presenza attuale o pregressa di una certa patologia, occorre osservare, in maniera controllata, un numero considerevole di soggetti della cui storia anamnestica e di vita l’iridologo non deve sapere assolutamente niente, e accertare quanti casi di questa malattia ha riscontrato rispetto a quelli evidenziati clinicamente. Oppure, l’iridologo deve essere messo di fronte a un certo numero di persone delle quali la metà sono affette da una precisa patologia, e deve essere in grado di individuarle con sufficiente precisione. Naturalmente, questi stessi test devono essere effettuati da più iridologi sullo stesso campione, separatamente, e confrontati. E’ quanto è stato fatto recentemente su 78 persone delle quali la metà era affetta da litiasi biliare conclamata, posti di fronte all’esame iridologico condotto separatamente da cinque iridologi diversi. Il risultato è stato una percentuale di correttezza nell’individuazione pari al 51%, più o meno la stessa che avrebbe potuto ottenere chiunque semplicemente con un sistema diagnostico più semplice, come il classico “testa o croce” effettuato con una monetina. Il bello è che non c’era neppure concordanza tra i risultati ottenuti da ogni iridologo, per cui la percentuale del 51% nasce da un mix di risultati completamente divergenti tra loro (Brancato, Pandolfi, 2005, p.134 e segg.).
L’iridologia si fonda su una serie di equivoci, il primo dei quali consiste nel fatto che essa rifiuta (o meglio è costretta a rifiutare dalla realtà dei fatti) la qualifica di metodo diagnostico medico-scientifico, ma aspira, tramite una minoranza di iridologi di formazione medica, ad essere comunque considerata un metodo diagnostico applicabile, purché da medici, in ambito medico.
In secondo luogo, essa è percepita dai cittadini-utenti, e dagli stessi allievi delle scuole di naturopatia o iridologia, come un metodo diagnostico avente per oggetto l’individuazione di stati patologici secondo un semplice e semplicistico rapporto di causa-effetto tra segni e malattie o predisposizione alle stesse, laddove gli stessi iridologi si mostrano sempre particolarmente prudenti in proposito, e utilizzano giri di parole per non sbilanciarsi apertamente circa la capacità diagnostica di questa tecnica.
Eppure, l’equivoco sta nel fatto che, secondo la mia esperienza, sicuramente sovrapponibile a quella di chiunque pratichi professionalmente l’iridologia, ciò che gli allievi dei corsi di iridologia vogliono imparare, e ciò che interessa a chi si sottopone a un esame dell’iride (per quanto emerge dalle loro domande), non è mai la possibilità di valutare la condizione psicofisica, la forza vitale del soggetto, la sua capacità di autoguarigione, ma solo e semplicemente quali malattie ha contratto in passato, quali siano presenti allo stato acuto, e quali potrà contrarre secondo la sua predisposizione costituzionale ereditaria.
Tutto ciò non solo e non tanto in seguito all’osservazione della complessità dei segni, ma grazie al collegamento con l’appartenenza a categorie o sottocategorie iridologiche che facciano sentire l’esaminato come appartenente a una precisa tipologia caratterizzata da specifici elementi di differenziazione rispetto ad altre. E’ insito in ognuno di noi quel misto di curiosità infantile e di ricerca di conferme e certezze di fronte alle difficoltà della vita, che ci spinge a ricercare in ogni occasione l’appartenenza a una certa categoria precostituita alla quale possano essere ricondotte caratteristiche comuni che costituiscano dei punti fermi, delle certezze.
Se una persona, per esempio, soffre di artrosi, ma l’esame iridologico ha messo in evidenza che appartiene a una costituzione predisposta proprio a questa malattia, ecco che essa gli sembra più sopportabile, perché egli non è più solo con essa, ma parte di un gruppo che è accomunato da questa malattia e col quale può condividere questo disagio. Quanti sanno sottrarsi al gioco, più o meno serio, di confrontare l’appartenenza a determinati segni zodiacali, ogni qual volta si forma un gruppo sufficientemente affiatato? L’essere umano ha la tendenza a cercare l’integrazione in un gruppo o una categoria perché ad essa viene attribuito per convenzione un certo significato, in modo da superare la difficoltà di porsi nei rapporti con l’esterno per quello che si è, mentre è molto più facile e comodo ripartire questa responsabilità tra tanti appartenenti allo stesso gruppo, pur se unito solo da elementi spesso stupidi e insignificanti.
Si formano così gruppi che si distinguono per il solo fatto di possedere una motocicletta o un’autovettura di una certa marca, o per il fatto di “tifare” per una certa squadra sportiva, o persino per il solo fatto di avere gli stessi gusti o preferenze culinarie. Tutto ciò rientra nell’ordine naturale delle cose, se limitato al campo peraltro vastissimo delle relazioni umane e sociali: i clubs, le associazioni, le corporazioni, le federazioni, esistono da quando sono nate le prime tribù, centinaia di migliaia di anni fa, ed esisteranno sempre, almeno fin quando esisteranno differenze tra gli esseri umani.
Quello che a mio parere non ha nessun senso è il fatto di trasportare questa mentalità classificatoria nel campo della cura della salute e del benessere dove il rispetto per la nostra individualità deve essere assoluto.
L’iridologia viene per lo più insegnata, almeno in Italia, al di fuori di qualsiasi struttura e di riconoscimento pubblico e statale, attraverso seminari di pochi weekend, in cui gli organizzatori, tutti legati o appartenenti all’ambiente medico o medico-farmaceutico, si trovano nell’imbarazzo di dover accettare tra gli allievi anche e specialmente naturopati o terapisti non medici, pur di raggiungere un numero minimo di partecipanti al corso stesso. I risultati si pongono in perfetto equilibrio tra il ridicolo e il patetico, quando il programma del corso rivolto anche, e specialmente, a professionisti non medici, riporta testualmente le seguenti affermazioni:
“pur non essendo l’iridologia una forma di diagnosi medica, è opportuno che venga praticata da medici, per evitare che operatori non medici possano abusare della buona fede del pubblico, ritardando il ricorso alla medicina convenzionale nel momento in cui non riescono a riconoscere la gravità del caso” .
Certo, affermazioni del genere denotano una certa attitudine alla schizofrenia: come è possibile proporre un corso professionale rivolto anche a professionisti non medici, raccomandandosi al tempo stesso che essi non pratichino mai ciò che viene loro insegnato nel corso stesso? Come è possibile chiedere la partecipazione a un corso a professionisti non medici, accusandoli esplicitamente di disonestà, in quanto essi abuserebbero della buona fede altrui? Come è possibile che ciò che non ha i requisiti per essere considerato uno strumento medico debba essere utilizzato solo da medici? Come è possibile che se l’iridologia non ha lo scopo né può aiutare a riconoscere la presenza o la possibilità di insorgenza di una malattia, essa però possa portare a una valutazione di tipo diagnostico purché effettuata da un medico? Come è possibile che l’iridologia abbia una tale misconosciuta capacità diagnostica e predittiva da rendere necessario non ritardare eventuali accertamenti diagnostici (fondati su una prima osservazione secondo questo metodo, che come si afferma espressamente, non è diagnostico)? E infine: come è possibile occuparsi seriamente di una disciplina che si fonda sul riferimento ad oltre quattrocento mappe tutte diverse che pretendono di descrivere le corrispondenze iridologiche ?
Che in iridologia le contraddizioni e le affermazioni prive di fondamento siano all’ordine del giorno, è un fatto talmente ovvio che anche il dott. Ratti, considerato forse il più eminente “studioso” italiano di iridologia (si pensi di che levatura sono gli altri!), è costretto ad ammettere, per esempio, che “ molti autori danno una grande importanza alle deformazioni pupillari, affermando che segnalano cedimenti psichici e/o fisici molto gravi: colpi apoplettici, paralisi, suicidi, ecc. All’inizio, per mancanza di esperienza, accettai incondizionatamente queste asserzioni, che oggi considero perlomeno esagerate; quindi mi discosto da ciò che automaticamente si è sempre ripetuto per non contraddire i propri maestri. Con l’esperienza, dovuta all’età e alla lunga pratica, sostengo che nello studio dell’iride ci voglia meno fantasia e più senso pratico. Non va dimenticato che tutti i segni dell’iride sono segni di predisposizione, segnali di allarme, e non indicazione di malattie in atto, intese nel senso della medicina classica”(Ratti, 1996, p.46).
Proviamo ad analizzare questo passo illuminante: il dott. Ratti parla di “asserzioni esagerate”.
Ora, in campo scientifico, non esiste nulla di esagerato: le manifestazioni della realtà sono quelle che sono, e non possono essere considerate “esagerate”, perché solo le affermazioni e le asserzioni non scientifiche possono esserlo.
Quindi implicitamente il dott. Ratti ammette che molti degli autori che hanno costruito e diffuso questa disciplina hanno fatto solo asserzioni che hanno il valore di opinione e interpretazione soggettiva, negando implicitamente, ma inequivocabilmente, ogni valore scientifico, e quindi pratico, a tutta la costruzione dell’iridologia “diagnostica” che ancora oggi viene studiata e tramandata.
Ma questa è l’opinione del dott. Ratti. Altri iridologi, formatisi in “scuole” diverse, o che semplicemente non abbiano letto la sua affermazione sopra riportata, o che non si siano mai resi conto che le considerazioni che li guidano nell’esame iridologico sono fondate su semplici supposizioni “esagerate”, possono legittimamente continuare a diagnosticare predisposizioni al suicidio sulla base delle “asserzioni” di molti iridologi, presentate e tramandate come verità scientifiche.
Quanto al fatto che i segni iridei siano solo segnali di allarme, si tratta di un’ affermazione troppo generica e non scientifica, in quanto un segnale di allarme è tale se indica non solo il tipo di problema, ma specialmente se esso è in atto oppure entro quanto tempo esso si possa manifestare. Parlare invece di generica predisposizione a contrarre una patologia, cioè dal momento attuale fino a quello della morte del paziente, mi sembra francamente ridicolo, oltre che inutile. E’un po’ come se la spia della riserva di carburante di un’ automobile possa accendersi indicando soltanto che quest’ultima potrebbe fermarsi da quel momento fino alla percorrenza di un chilometraggio qualsiasi, non specificato. Oltretutto, mentre la spia del carburante indica che con certezza, prima o poi, quest’ultimo si esaurirà, nessun iridologo sarà mai in grado di garantire che la malattia di cui ha previsto la predisposizione possa mai effettivamente manifestarsi. Di conseguenza, le affermazioni degli iridologi, come quelle riportate, mi sembrano drammaticamente troppo simili a quelle di astrologi e ciarlatani, e mi fanno sentire, come mi capita regolarmente quando mi imbatto nelle diagnosi dei terapisti alternativi, come vittima di una ben organizzata presa in giro.
Mi chiedo poi quali siano i criteri clinici e deontologici in base ai quali un iridologo possa comunicare a un paziente la sua “predisposizione” a colpi apoplettici o al suicidio. Personalmente, se mi fosse diagnosticata tale predisposizione, non mi sentirei affatto tranquillo.
Per finire, se è vero che come afferma il dott. Ratti i segni dell’iride non sono indicativi di una malattia in atto, intesa nel senso della medicina classica, mi chiedo come mai i suoi libri siano in realtà un compendio di anatomia, fisiologia a patologia medica classica, cui si aggiungono i collegamenti tra le diverse patologie e i segni iridei.
Che oggi in Italia l’iridologia sia gestita dalla classe medica, che a rigore, non può utilizzarla in quanto priva delle necessarie conferme scientifiche, è un fatto. Le associazioni iridologiche italiane sono tutte presiedute da medici, e solo i medici, praticamente, possono entrare nel comitato direttivo. E’ ciò che vale per la DO.RI.MO, per esempio, diretta da un medico che preferisce specificare di svolgere il ruolo di Presidente “scientifico”(ma non è escluso nella maniera più assoluta, in tutto il mondo, che l’iridologia sia uno strumento scientifico?).
E’ il caso dell’ASSIRI, diretta dal dr. Ratti e con un direttivo e un corpo docente composto quasi esclusivamente di medici (o di altre figure professionali, purché di nazionalità straniera). Per ultimo, ”The italian society of iridologists”, bizzarro e anomalo esempio di associazione tutta italiana ma con denominazione inglese, il cui Presidente è un medico con specializzazione in neonatologia, e tra i cui docenti troviamo ortopedici e chirurghi plastici. Continua ad essere molto misterioso il motivo per cui un medico che dedica a tempo pieno la sua attività professionale occupandosi, per esempio, di otturazioni e protesi dentarie oppure di fratture e problemi posturali, sia per questo solo fatto più idoneo ad occuparsi di una disciplina non scientifica come lo studio dell’iride, in cui la conoscenza delle scienze umane è certamente di maggiore aiuto, in un’ ottica di azione terapeutica non medica ma rivolta al riequilibrio psicosomatico.
Nonostante quindi il fatto che molti iridologi vantino, a loro dire, l’osservazione di centinaia di migliaia di iridi, non esiste, a tutt’oggi, nessuno studio serio, pubblicato su una seria rivista scientifica, che abbia raccolto anche solo in parte questi dati, evidenziando la loro correttezza nell’individuazione delle patologie. Oltretutto, si continua a perpetuare l’equivoco per cui da un lato si afferma che l’iridologia non è un metodo diagnostico, ma dall’altro lato tutte queste osservazioni sono poi finalizzate all’individuazione di uno stato patologico più o meno specifico, e non certo a mettere in evidenza la forza vitale o l’equilibrio psicofisico del soggetto.
A sostegno di quanto affermo posso ricordare, tra i tanti esempi che potrei fare, quello di un convegno della più importante associazione di studi iridologici italiana , durante il quale uno dei relatori, naturalmente un medico, ha dedicato il suo intervento alla tiroide e relative patologie, e ai suoi rapporti con l’iride. L’intervento è consistito in una esposizione necessariamente sintetica ed elementare dell’anatomia, fisiologia e patologia di questa importante ghiandola, esposizione assolutamente di tipo medico accademico (ai medici presenti, questa prima parte dell’esposizione doveva sembrare assolutamente inutile; ai naturopati o altri terapisti non medici, non interessava niente perché non è sulle patologie che si incentra il loro lavoro).
La seconda parte è consistita nella visione di decine e decine di diapositive in cui era evidente la presenza di certi segni in corrispondenza della zona riflessa dell’iride che rappresentava la tiroide (secondo la mappa utilizzata da quel medico, perché altre individuano la localizzazione della tiroide in una sede diversa), e l’ultima parte in alcuni consigli di fitoterapia per combattere allopaticamente le malattie della tiroide.
A prescindere dal fatto che un modo di insegnare l’iridologia di questo tipo non è utile per nessuno, né per il medico che ha ben altri strumenti più efficaci e affidabili per la diagnosi e la cura delle malattie della tiroide, né per il naturopata o terapista “alternativo” che in quanto tale prescinde totalmente da valutazioni diagnostiche mediche e non si occupa di malattie, quello che mi ha stupito è stato il fatto che né il relatore, né nessuno dei numerosi partecipanti al corso ha sentito la necessità di evidenziare la corrispondenza tra le iridi che venivano mostrate e l’effettiva presenza conclamata con diagnosi medica di una patologia della tiroide nei soggetti esaminati.
Né tantomeno, fidandoci dell’assoluta buona fede del relatore, e quindi pur accettando per fede l’affermazione che tutte le iridi mostrate erano di persone affette da patologie tiroidee, questi dati sono stati confrontati con quelli di persone le cui iridi mostravano gli stessi segni patologici, ma che non soffrivano di questa malattia, e ancora di coloro che pur affetti da malattie della tiroide non presentavano tali segni.
Accanto al cronorischio (si veda l’articolo successivo), esistono poi tanti modi di interpretare i segni iridei quanti sono gli iridologi che si occupano professionalmente di iridologia; si pensi al collegamento con le diatesi e alle logge energetiche della medicina tradizionale cinese o ai chakra indiani; oppure al collegamento con i fiori di Bach, utili più del prezzemolo per insaporire ogni strampalata teoria alternativa.
Vorrei soffermarmi però un po’ più diffusamente su alcuni sviluppi particolarmente grotteschi dell’iridologia. Mi riferisco, per esempio, al sistema diagnostico-iridologico di Harri Wolf, fondato su una classificazione della personalità degli esseri umani ricollegata alle caratteristiche strutturali dell’iride. Questo psicologo e iridologo americano, su invito dell’Associazione iridologica italiana, ha recentemente esposto la propria interpretazione delle costituzioni iridee attraverso una sua personalissima classificazione in quattro tipi: l’iride tipo gioiello, il fiore, il flusso e l’estremista . Confesso un certo imbarazzo nell’esporre quelle che considero manifestazioni non patologiche di anomalie del funzionamento mentale. Mi stupisce però il fatto che tutti i medici presenti al convegno iridologico abbiano preferito profondersi in lodi e apprezzamenti nei confronti di questo simpatico personaggio, senza mai rivelare, come mi sarei aspettato, che eravamo tutti vittime di “Candid Camera”. Risparmio al lettore l’ennesima elencazione di caratteristiche caratteriali e psicologiche legate ai modelli elaborati da Wolf, di una tale complessità astrusa e artificiosa che non penso possano essere di nessuna utilità se non per il suo stesso ideatore. Mi stupisce soltanto come la più importante associazione iridologica sia totalmente priva di linee guida relative agli stessi fondamenti della sua disciplina e accetti quindi qualunque modo di interpretare l’iride, purché venga da un medico, o perlomeno da un iridologo straniero.
Eppure pochi anni dopo, non contenta, la stessa associazione invita un’ altra star, naturalmente straniera (forse all’estero le iridi si vedono con più chiarezza), l’heilpraktiker tedesco Sigolt Wenske, chiamato a spiegare “come determinare e attribuire con certezza la costituzione iridea” e “i segni iridologici per differenziare le patologie del tratto intestinale” .
E’ chiaro che questi sono i temi che interessano all’iridologo, e in genere al medico alternativo: cosa importa conoscere la condizione individuale e unica di salute e benessere di un individuo? All’iridologo interessa specialmente essere certo di averlo inserito nella casella giusta, perché nonostante la loro professione di fede nell’unicità dell’essere umano, i medici alternativi e chi li imita, come i vari terapeuti alternativi, restano condizionati da una formazione medica che impone una classificazione nosografica dei sintomi il più possibile rigorosa. Poco importa il fatto che le caselle facciano parte di un gioco le cui regole abbiamo inventato noi e che non hanno rispondenza con la realtà. Quello che importa è “attribuire con certezza” la costituzione, così come il protagonista di un libro chiamato Bibbia, all’inizio dei tempi, attribuì con certezza il ruolo di acque alle acque e di cielo al cielo, e classificò la vita suddividendola tra vita vegetale, animale e umana.
Si pensi anche solo per un attimo alla gratificante sensazione di potere che deriva dal fatto di poter conoscere, con certezza, la costituzione iridea di una persona, l’entusiasmante senso di superiorità che si manifesta con la possibilità, preclusa ai non iridologi, di poter catalogare le persone attribuendo loro un’etichetta. Si pensi al privilegio di un potere che ci permette anche di effettuare diagnosi senza timore di contestazioni, né da parte di altri iridologi, che magari si riferiscono a mappe e sistemi diagnostici diversi, né da parte di medici, che non conoscono questo metodo diagnostico.
Grazie all’osservazione dell’iride, l’iridologo sa con certezza chi siamo veramente (anche se solo dal punto di vista della predisposizione a contrarre malattie), perché grazie alle rivelazioni degli iridologi che lo hanno preceduto ha potuto conoscere gli intimi segreti della natura e della vita.
La certezza è l’obiettivo finale dell’iridologo, non la salute del suo cliente. La possibilità di individuare con certezza le costituzioni gli dà quello straordinario senso di dominio sulla realtà che la scienza ha sempre solo ricercato; una volta individuata con certezza la costituzione iridea, allora l’iridologo saprà come comportarsi in base alle istruzioni fornitegli da altri iridologi, i quali hanno già capito perfettamente come funziona il mondo, perché lo hanno già classificato. Cosa importa all’iridologo, una volta che conosce la costituzione del suo cliente (con certezza, per carità, grazie alla conoscenza soprannaturale di Sigoldt Wenske), indagare sugli aspetti legati alla sua vita, le sue abitudini, i suoi conflitti interiori, le sue relazioni con gli altri? Se questi danno luogo a manifestazioni patologiche, può sempre dirottarlo a uno specialista medico; altrimenti non spetta certo a lui indagare sulla possibile coincidenza o discordanza tra i segni dell’iride e la sua condizione di salute e di benessere, ma solo sugli aspetti riconducibili alla malattia.
Trascurando elegantemente il fatto che la maggior parte degli iridologi (probabilmente anche all’interno della stessa associazione di cui stiamo parlando) non sono medici e quindi per legge non possono esercitare un’ attività preclusa a chi non sia medico come la diagnosi di malattie, quanto fin qui esposto ci sembra confermare che i concetti di vitalismo, di attivazione della capacità di autoguarigione del corpo, di olismo, di unità in tutte le manifestazioni del creato, di equilibrio tra i diversi livelli di cui l’essere umano è composto, di valutazione e riattivazione naturale della salute psicofisica dell’essere umano, sono solo parole utilizzate a mò di paravento per nascondere quella che è la vera intenzione di ogni buon iridologo: individuare con certezza le costituzioni. Personalmente, mi sorge spontaneo chiedermi che senso abbia individuare con certezza cose che non esistono con altrettanta certezza, oggettivamente e scientificamente, se non nella mente di chi le ha inventate, cioè procedere a una classificazione dell’essere umano e non a una sua analisi olistica, allo scopo di ricollegare poi la costituzione esattamente individuata a una patologia (ma questa operazione non è punibile come esercizio abusivo della professione medica, se svolta da un iridologo non medico?).
Glissando in scioltezza i principi delle medicine e delle discipline bionaturali, che hanno una visione dell’essere umano, della salute e della vita completamente diversa da quella della medicina scientifica allopatica, era davvero indispensabile che un naturopata tedesco illuminasse le decine di iridologi italiani non medici presenti al convegno circa la possibilità di differenziare le patologie intestinali grazie ai segni dell’iride? Ma a quale scopo, se il medico non usa ufficialmente l’esame iridologico, perché il suo codice deontologico glielo vieta, e chi non è medico non può fare diagnosi mediche (e se è un vero terapista non convenzionale, non è neppure minimamente interessato a formularle).
