Naturopatia, nutrizionismo e uso pseudomedico dei rimedi.
Uno dei più evidenti equivoci di fondo su cui si reggono le Scuole di naturopatia e le medicine non convenzionali in genere è che esse da un lato rifiutano l’approccio allopatico della medicina occidentale (richiamando all’opposto tradizioni di cura esoteriche o orientali non scientifiche ); dall’altra, esse non riescono a fare a meno di fondare diagnosi e terapia su schemi e protocolli tipicamente medico-allopatici.
Si pensi all’assurdità, per esempio, di insegnare omeopatia, astrologia e persino tecniche che insegnano a vedere gli angeli, come il Theta Healing (si vedano i corsi della “Scuola” Mirdad di Torino), e poi concepire la figura del naturopata come quella di un terapeuta con solide basi di medicina , biologia e chimica.
Si pensi, sempre per analizzare il fenomeno del Theta healing, che questa farneticante “tecnica di guarigione” prevede tra i suoi assunti l’esistenza di ben dodici filamenti di DNA, contri i soli due che la scienza moderna ha ovviamente identificato. Da un lato, quindi, si richiamano principi o basi, o anche solamente termini, presi in prestito da rigorose discipline scientifiche, dall’altra questi vengono sfruttati per inventarsi di sana pianta allucinanti farneticazioni.
Il problema è che il richiamo a principi, metodi e tecniche scientifiche richiede anche l’adesione coerente ad essi: se si lavora sul DNA, si lavora su dati e procedure che la scienza biologica ha elaborato. Altrimenti, si fa altro, e allora, per correttezza e coerenza, non si richiama la biologia come scienza di riferimento.
Così, per quanto riguarda, per esempio, la somministrazione di rimedi in omeopatia o fitoterapia: se essa si fonda, come nella medicina occidentale, sull’azione di principi attivi e di processi biochimici sui tessuti umani, allora siamo nel campo della medicina, e quindi la somministrazione di queste cure è di spettanza del medico. Altrimenti, si prescinde (per quanto ciò possa essere possibile), dalla componente di attivazione del metabolismo tramite i processi biochimici, e ci si richiama a tradizioni, voci, credenze popolari o inesistenti “studi e ricerche”, le quali proverebbero l’efficacia di questi rimedi al di là degli aspetti biochimici. Ma allora, fermo restando l’obbligo morale, per ogni terapeuta e ricercatore, di attivarsi per cercare di dimostrare metodologia, epistemologia e modalità di azione del rimedio, non si capisce perchè chi utilizza questo tipo di rimedi, fondati su energie sconosciute, debba vantare una formazione in scienza occidentale, nè perchè le scuole che insegnino l’uso di questo secondo tipo di rimedi debbano inserire materie com medicina e biochimica tra quelle di insegnamento.
La risposta non può essere cercata nè nella logica, nè nella scienza, ma solo nella necessità del pensiero infantile di credere nella magia. Nessuno, a tutt’oggi, dei sostenitori dell’uso di rimedi alternativi, ha mai fornito la dimostrazione delle proprie affermazioni velleitarie, nè dell’efficacia scientifica di questi rimedi, nè è mai stato in grado di ribattere anche solo alle semplici argomentazioni sopra enunciate.
Ciò che è più grave, lo ripetiamo, è che questa visione infantile e irrazionale della realtà non è confinata all’ambito della legittima e insopprimibile credenza individuale, ma viene elevata al rango di scienza, approfittando dell’ignoranza propria e altrui, e specialmente viene insegnata e diffusa a scopi terapeutici, illudendo la parte più sprovveduta (che è anche la parte maggioritaria) della popolazione, circa l’efficacia di questi rimedi.
Come sempre, l’Istituto Superiore di Counseling ad indirizzo naturopatico sarebbe ben lieto di orgnizzare un dibattito con chiunque voglia confrontarsi su questi temi, alla sola condizione che esso si fondi sul confronto razionale, su dati e fatti documentabili, e non su dogmi e credenze prive di fondamento. A tutt’oggi, nessuno ha aderito al nostro invito.
