Naturopatia e medicina tra scienza e fede. Università Popolare di Scienze della Salute Psicologiche e Sociali (Uni.Psi).
Riportiamo l’Introduzione dell’Ebook: “Medicine tra scienza e fede”, uno strumento utile, se non indispensabile, per comprendere le basi teoriche, filosofiche, religiose e scientifiche, su cui si reggono naturopatia e medicine alternative.(per scaricare l’Ebook, si veda: http://www.ebookcounselingnaturopatia.it/.
Introduzione
L’affermazione, ormai condivisa su scala mondiale, secondo la quale il pensiero e il metodo scientifico costituirebbero gli strumenti maggiormente efficaci, fino a prova contraria, per una conoscenza utile e condivisa della realtà, ha una sua ragione di essere in quanto strettamente collegata con lo sviluppo della civiltà occidentale europea, il quale a sua volta affonda le sue radici nel Cristianesimo medievale. Per quale motivo gli aspetti più rappresentativi della modernità e della globalizzazione, e cioè il sistema politico democratico, quello economico capitalistico e il pensiero scientifico hanno tutti trovato terreno fertile nel mondo occidentale, e non presso civiltà di ben più lontana tradizione storica e culturale, come quella cinese o Indiana?
La risposta sembra da ricercare nella storia dell’Occidente medievale europeo e cioè nel periodo storico che va dalla caduta dell’Impero Romano d’Occidente all’inizio dell’era moderna (convenzionalmente coincidente con la scoperta dell’America e quindi a cavallo tra quindicesimo e sedicesimo secolo).
Più precisamente, la nascita dei fondamenti e dei principi su cui si fonda la civiltà occidentale è da ricercare nella sua matrice teologica cattolica. Il mito della creazione, condiviso dalle altre religioni monoteistiche, riconosce infatti l’uomo come creato a immagine e somiglianza di Dio. Questo fatto, in sé privo di particolari significati, ne assume invece uno di straordinaria portata storica ed euristica se pensiamo che questo parallelismo porta con sé la seguente inferenza: poiché Dio ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza, non può che essere razionale, in quanto ha fatto dono della razionalità all’uomo, permettendogli di ampliare la propria conoscenza a partire dall’interpretazione delle Sacre Scritture. Quindi, anche le leggi che governano la natura devono essere razionali, cioè corrispondenti alla modalità di pensiero di Dio e degli uomini. A questo punto, però, si attua la separazione con gli altri monoteismi: se è vero che le religioni monoteistiche condividono il mito della creazione del mondo da parte di un unico Dio, è altrettanto vero che solo la religione cristiana attribuisce all’uomo il diritto e la possibilità di interpretare e arricchire le informazioni contenute nella rivelazione divina, la quale, dunque, non è definitivamente compiuta, ma “inesauribile”.
La scienza, dunque, non poteva non nascere all’interno della civiltà occidentale, nella quale il dogma del libero arbitrio apre all’uomo la possibilità di conoscenza e costringe anche la dottrina cattolica ad adattarsi alle scoperte scientifiche. Al di fuori della mentalità e della cultura cristiana occidentale, infatti, il ripudio, l’indifferenza e il disprezzo per ogni attività di ricerca che possa in qualche modo mettere il dubbio il dogma e il culto del passato, poteva soltanto condurre a un sempre più inutile tentativo di vivere nel passato e nella ripetizione di antichi quanto confortevoli rituali.
Uno degli aspetti più interessanti che riguarda questo legame tra scienza e fede sta nel fatto che la religione cristiana elimina, quasi improvvisamente, l’idea del fato dalla nostra vita, riportando l’uomo al centro dell’universo: quest’ultimo non è più vittima inconsapevole delle circostanze, la sua esistenza terrena non è condizionata dalla predestinazione e dal “charma” (dottrine proprie invece delle principali religioni orientali) e quindi la vita terrena è fondamentalmente dipendente dalla responsabilità individuale.
Si aggiunga, inoltre, come l’avvento del Cristianesimo segna una rottura precisa con la concezione del tempo preesistente. Si inizia a separare il tempo prima e dopo la nascita di Cristo, e si inizia a introdurre il concetto (che richiederà molti secoli e il pensiero di Newton, in particolare, per affermarsi) di un tempo lineare. A differenza della concezione statica del tempo ciclico orientale, in cui tutto è trasformazione, ma senza una direzione, un inizio e una fine, senza un’obiettivo e uno scopo, il Cristianesimo impone una visione della vita come avente uno scopo preciso, non più limitatamente al singolo individuo (il charma, la reincarnazione), ma all’intera comunità umana.
La vita, infatti, inizia con un atto di creazione che è realizzato da un essere superiore ma non estraneo e imperscrutabile nella sua organizzazione di pensiero, perché secondo la religione cristiana esso ci ha creati a sua immagine e somiglianza. L’atto della creazione non si esaurisce con essa, ma prosegue col compito assegnato all’uomo di assoggettare la natura, il che presuppone la necessità di esplorarla e di impararne i segreti. Niente di tutto questo, invece, o non certo in egual misura, nelle religioni monoteistiche legate alla lettera delle Scritture, e neppure nel Taoismo e nell’Induismo, che ammettono una creazione, ma ad opera di entità che nulla hanno a che fare con l’uomo, e che ha lo scopo di ricreare se stessa ciclicamente. Nel Cristianesimo, invece, esiste una fine dei tempi, con una resurrezione e l’accoglienza di tutti gli uomini nel regno di Dio (altro aspetto fondamentalmente estraneo alle altre religioni).
In conclusione, le grandi teorizzazioni e la costruzione di straordinari impianti filosofico-religiosi propri delle filosofie orientali sono rimasti confinati al loro ambiente e alla loro epoca di elaborazione e diffusione, senza mai riuscire a produrre un significativo contributo a favore del progresso della civiltà di appartenenza e tantomeno a quella umana nel suo complesso. Chiusa nella perpetuazione e nella ripetizione dei suoi rituali, ostile a una visione della vita come orientata all’affermazione di valori attraverso la modificazione dello status quo, la civiltà orientale, a differenza di quella cristiana occidentale, si è opposta, (e in parte lo fa ancora oggi), all’introduzione dei principi di democrazia, di rispetto per i diritti umani, di libertà, i quali sono indissolubilmente legati a una razionalità scientifica che riconosce nella critica e nella falsificazione delle ipotesi il fondamento del progresso umano, e non certo nel mantenimento privo di ogni valore euristico di antiche e obsolete visioni della realtà.
Il libro si compone di due parti. Nella prima si propone una sintesi dei diversi significati, in termini teologici, psicosociali e antropologici delle religioni monoteiste poste a confronto con quelle orientali. L’analisi condurrà verso una panoramica il cui scopo è quello di evidenziare gli aspetti fondamentali e distintivi delle diverse religioni in relazione al loro rapporto con la realtà della vita quotidiana.
Nella seconda parte si cercherà di proporre un punto di vista originale circa la stretta e sorprendente connessione tra la matrice teologica e l’orientamento filosofico delle diverse religioni rispetto alla filosofia e la pratica moderna delle medicine alternative, evidenziando in queste ultime la loro dipendenza da una mentalità ancorata a una visione religiosa della vita umana e sociale, che fa di esse, più che sistemi di cura della salute, semplici movimenti religiosi, sette o culti, che si moltiplicano e si diversificano all’interno del processo di globalizzazione.
Guido A. Morina
