
La consuetudine commerciale delle Scuole di naturopatia tradizionale di organizzare corsi di durata triennale per il conseguimento del diploma in naturopatia o simili non risponde a precise esigenze didattiche e formative, ma solo all’intento di far apparire questi corsi il più possibile simili a quelli universitari, coi quali, invece, non hanno niente in comune. Lo scopo è evidentemente quello di illudere gli aspiranti naturopati circa l’esistenza di un percorso formativo simile, analogo o assimilabile in qualche modo a quello di un corso universitario, in modo da rivestire i corsi di naturopatia, che di per sé non possono offrire alcuno sbocco serio, di una veste formale di ufficialità puramente ingannevole.
Per coloro che non lo sapessero, i corsi di laurea triennali previsti dal nuovo ordinamento sono istituiti dal Ministero dell’Istruzione secondo la precisa normativa in materia, che si applica anche alle Università private riconosciute e parificate, tra le quali non esistono scuole in discipline bionaturali. Questo perché l’insegnamento universitario è costituito di un percorso complesso e articolato, fondato sul sistema dei crediti formativi, per nulla paragonabile a quelli improvvisati dalle scuole di naturopatia.
Si consideri, per esempio, che per il conseguimento della laurea triennale in psicologia sono richiesti 180 crediti (oltre al superamento di un test di ingresso, che nessuna scuola di naturopatia, naturalmente, prevede). Di questi, 160 sono quelli legati agli esami (circa venti). Si noti come un esame da quattro crediti richiede la frequenza di ben 32 ore frontali di lezione. Ciò significa che, per arrivare a 160 crediti, il numero di ore di lezioni frontali è di ben 1280, cui si aggiungono le 250-300 ore di tirocinio più un numero imprecisato ma consistente per la redazione della tesi di laurea. Come si vede, ci si avvicina alle 2000 ore in tre anni.
A seguito di un attento esame dei programmi di insegnamento delle più diffuse (e meno serie) scuole di naturopatia, a partire dal 1999 fino al 2009, chiunque può osservare come tutti sono stati modificati sostanzialmente ogni anno: molte scuole insegnavano ancora, all’epoca, omeopatia (alcune ancora oggi), per poi abbandonarla completamente; alcune insegnavano medicina tradizionale cinese, oppure farmacologia, per poi abbandonarle al loro destino o riducendole a vaghi cenni; altre hanno dedicato un solo weekend ai fiori di Bach, per poi portarne il carico didattico a sei l’anno successivo, e ridurlo ulteriormente l’anno dopo. Moltissime materie sono nate e scomparse nel giro di un anno, a seconda della moda del momento. Il numero di ore complessive è stato portato a 1200 senza che fosse stato modificato il numero dei weekend di frequenza, i quali restano ancora oggi poco più di una ventina in tre anni, con un numero di ore di lezioni frontali che non supera, in effetti, le 400 ore. Alcune scuole non prevedono né esami, né tesi finale, ma tutte, comunque, non prevedono il superamento di esami che per numero, impegno, serietà, capacità di verifica e controllo dell’apprendimento siano neppure lontanamente paragonabili a quelli universitari. Altre pretenderebbero di formare professionisti nella relazione col cliente semplicemente tramite la trasmissione di alcune dispense per corrispondenza.
Si pensi a quale può essere la preparazione di un laureato di un percorso triennale e lo si confronti con quello di un “diplomato” in naturopatia: il primo ha superato un difficile test di ingresso, ha seguito lezioni per oltre 1200 ore effettive, ha seguito un percorso didattico ben definito e approvato dal Ministero competente, ha studiato su ponderosi manuali, ha letto molte decine di libri specialistici, ha dovuto superare esami di fronte a una commissione vera e propria (costituita e operativa secondo precise disposizioni di legge), ha effettuato un tirocinio presso enti pubblici e privati per 250 ore distribuite in sei mesi, ha dedicato alcuni mesi del suo tempo libero alla redazione di una tesi, secondo regole molto precise.
Il naturopata, invece, come quello di Riza, per fare l’esempio di uno di quelli a nostro parere meno qualificati, ha seguito delle conferenze su ben trentasette materie diverse di personaggi privi di competenze in naturopatia (medici, farmacisti, psicoterapeuti, erboristi, massaggiatori, naturopati di Riza), ha letto alcune dispense sotto forma di infantili storie a fumetti che illustrano il lavoro dei medici e non quello dei naturopati, non ha sostenuto esami, se non un colloquio, in seguito al quale, come ha affermato in nostra presenza il direttore della scuola Conforto: “noi non abbiamo mai bocciato nessuno”.
È impensabile che una disciplina fondata su basi così confuse, contradditorie e superficiali, possa ambire a un riconoscimento, se non quello che può concedere il Club di Topolino o l’Accademia dei maghi e guaritori guatemaltechi.
Il nostro Istituto cerca di far comprendere come l’attività di naturopata (noi preferiamo chiamarla di consulenza della salute, per evitare di confonderla con quella di maghi e ciarlatani), non possa essere costruita su un pezzo di carta e da una serie di promesse, ma solo sulla effettiva preparazione. Noi non forniamo diplomi ben confezionati con l’aggiunta di improbabili collegamenti con scuole e università straniere, patrocini di enti pubblici o privati, possibilità di iscrizione a ridicole associazioni o federazioni di naturopati. In mancanza di precise direttive di legge circa la professione di consulente della salute o di naturopata, noi forniamo ciò che è indispensabile per lo svolgimento concreto dell’attività (che peraltro esiste ed è praticata da alcuni professionisti seri), e cioè la capacità di padroneggiare la relazione col cliente sulla base dell’acquisizione di competenze serie fornite da professionisti del settore, e non pezzi di carta rilasciati da organizzazioni che continuano a illudere i loro clienti con mirabolanti promesse.
Per questo motivo, la nostra Scuola per consulenti in naturopatia offre un bagaglio di nozioni e di competenze teorico-pratiche superiore a quello delle altre scuole in un solo anno intensivo (escludendo dall’insegnamento le materie stupide o inutili), offrendo la possibilità di proseguire gli studi per Health Counselor attraverso un programma articolato in altri tre livelli.
Le nostre lezioni frontali sono tenute da professionisti che praticano effettivamente e quotidianamente l’attività di consulenti; i nostri corsi hanno un numero di allievi talmente limitato da consentire un apprendimento esperienziale e interattivo che nessuna partecipazione a conferenze potrà mai fornire; tra una lezione e l’altra l’allievo deve approfondire quanto esposto a lezione sia sulle dispense sia su articoli scientifici e testi indicati e discussi a lezione, elaborando una breve relazione critica da esporre nella lezione successiva, in modo da acquisire confidenza nell’esposizione delle sue idee e nel rapporto con gli altri; dovrà acquisire una buona dimestichezza nell’analisi di casi reali, dimostrando di saper gestire la relazione terapeutica con il solo ausilio di un computer e delle competenze acquisite; è invitato a seguire convegni, seminari e conferenze sui temi esposti a lezione; deve redigere una tesi secondo gli stessi criteri seguiti per una tesi di livello universitario, in cui egli espone le sue riflessioni critiche su quanto ha appreso. Tutto questo, senza promettere una qualche parificazione con studi universitari o parauniversitari puramente illusoria, ma con il solo intento di fornire una preparazione valida.
La scuola triennale per Counselor Psicobiologico, in seguito, permette di effettuare un tirocinio pratico, fondato sull’analisi e sulla discussione supervisionata di casi reali, che le altre Scuole non possono offrire perché prive di insegnanti validi che svolgano effettivamente questa professione, e perché non sanno neppure in che cosa consista l’attività di naturopata, tutti presi a proclamare le virtù terapeutiche dei fiori di Bach. Alcune offrono persino la possibilità di fare tirocinio presso centri estetici o erboristerie di ex allievi, come se si potesse diventare consulenti della salute stando dietro al banco di un erboristeria (l’erborista non può, nella maniera più assoluta, fornire consigli e suggerimenti terapeutici), oppure praticando (gratis) massaggi in un centro estetico, o prescivendo diete o rimedi che configurano il reato di esercizio abusivo della professione medica.
Ricordiamo che i nostri docenti sono professionisti che operano quotidianamente come consulenti in naturopatia, sono laureati presso Università italiane, non vantano titoli abusivi, finti, rilasciati per corrispondenza da inesistenti università straniere, ecc. e il loro mestiere è quello di consulenti della salute, non di erboristi, medici o farmacisti.
Non c’è altro modo per imparare la professione di consulente della salute che quello di apprenderne i principi, le regole, l’arte, da chi pratica la professione. Controllate attentamente quale sia, invece, la professione dei docenti delle altre scuole: medici, farmacisti, biologhe, che a tempo perso si dedicano a insegnare naturopatia, senza conoscerla. Oppure massaggiatori, erboristi, o guaritori di ogni tipo, che non praticano l’attività di consulenti in naturopatia, ma il loro mestiere, che con la naturopatia ha poco a che fare.
Insomma, cerchiamo di far comprendere, una volta per tutte, che l’attività di consulente in naturopatia è e deve essere considerata una professione, anche se non riconosciuta ufficialmente. Come tale, può essere praticata solo da professionisti, non da dilettanti. Se qualcuno pensa di poter continuare a fare il proprio lavoro di impiegato, di mamma e casalinga, di farmacista, di agente immobiliare, sperando di poter diventare un professionista della salute dedicando a questa attività il proprio tempo libero, è bene che si rivolga alle scuola di naturopatia esistenti, se vuole buttare via il suo tempo, il suo denaro e le sue legittime speranze.
Se invece intende fare di questa passione o del suo interesse una professione, o vuole mettersi in gioco in prima persona per nobili motivi di ricerca di crescita personale, è il benvenuto tra noi. Sappia però che la sua scelta coraggiosa richiede, da subito, un impegno notevole, un bagaglio culturale di altissimo livello, da aggiornare e coltivare, tramite studi universitari o di livello equivalente, ma anche attraverso lo studio autonomo e individuale. Non si può pensare di essere consulenti della salute se non si ha una cultura di base di livello superiore, se non si leggono e si studiano parecchie decine di libri all’anno, se non si ha confidenza con la ricerca e le pubblicazioni scientifiche, se non si fa di questa professione la ragione della propria vita.