Omeopatia: inutile o dannosa? Uni.Psi
Continuamente assordati da proclami trionfalistici circa la straordinaria cavalcata dell’omeopatia verso la sua diffusione nel mondo, quasi si trattasse di un pericoloso virus, vorremmo fare osservare come il suo goffo e quasi patetico tentativo di legittimarsi agli occhi della comunità scientifica è caratterizzato da una anomalia che sarebbe ora di mettere in evidenza e di denunciare, specialmente da parte di alcuni medici ingenuamente possibilisti e permissivi verso l’uso indiscriminato di questa pratica magica.
Si consideri, infatti, che nel tentativo di fornire prove di efficacia secondo il metodo scientifico, gli omeopati continuano a proporre studi più o meno scorrettamente condotti, ma tutti viziati da una anomalia di fondo: la mancanza di effetti collaterali delle cure omeopatiche. E’ molto sospetto che si possa mettere a confronto l’efficacia scientificamente dimostrata di un farmaco tradizionale e di uno omeopatico quando il primo, a seconda delle dosi e delle modalità di somministrazione, produce sempre effetti indesiderati, quasi tutti perfettamente misurabili, mentre il farmaco omeopatico non li produce mai. Non è possibile, se vogliamo attenerci a ciò che si conosce dei principi di base della scienza, accettare il fatto che un farmaco produca solo effetti positivi, oppure non produca nulla.
Il confronto, infatti, diventa quello tra un rimedio scientificamente valutabile e uno di tipo magico: il farmaco convenzionale, infatti, se somministrato in quantità o con posologia scorretta, e specialmente se in dosi crescenti, produce sempre effetti indesiderati anche gravi. il rimedio omeopatico, invece, non produce effetti indesiderati indipendentemente dalla diluizione o dal tipo di sostanza somministrata. Se l’omeopata sbaglia ad applicare il suo rituale magico, e somministra un rimedio anzichè un altro, a una diluizione molto superiore o inferiore a quella “prescritta”, le conseguenze della sua azione non implicano mai effetti indesiderati documentati sul paziente (come al solito, ci sarà sempre qualche omeopata documentatissimo su sperimentazioni condotte in qualche Università delle isole Samoa o da qualche loro illustre collega che dimostra il contrario: dati, però, non ce ne sono mai). Poichè gli omeopati si sono recentemente appassionati alla fisica quantistica (pur senza capirne assolutamente nulla) sarebbe utile che ci spiegassero dove va a finire l’informazione omeopatica quando non cura la malattia, e quali effetti produce. Se non sono in grado di farlo, ammettano di agire come bambini: se la magia funziona, bene, si gioca. Se non funziona, non succede niente.
Se, come gli omeopati sognano nelle loro fantasie ad occhi aperti, i rimedi omeopatici agissero solo in positivo, senza mai produrre effetti indesiderati (e, a sentir loro, praticamente senza mai fallire una cura: non risulta che mai gli omeopati abbiano illustrato i risultati di sperimentazioni che dimostrano l’inefficacia dei loro rimedi. Straordinario! Funzionano SEMPRE!), le leggi della termodinamica e tutti i principi su cui si basa la visione del mondo che anche gli omeopati sono costretti a condividere sarebbero stravolti dalle fondamenta. In effetti, se gli omeopati fossero persone serie, anziché cercare in giro per il mondo colleghi che, di solito su commissione delle case farmaceutiche omeopatiche, dimostrano l’efficacia di un rimedio omeopatico in condizioni poco controllate, o con risultati poco chiari e significativi, potrebbero fornirci la seguente dimostrazione. Essi potrebbero testare, in situazioni controllate e in confronto con un farmaco, il corrispondente omeopatico in diversi dosaggi e modalità di somministrazione, alla ricerca di possibili effetti collaterali. Visto che sono così bravi a dimostrare l’efficacia dei loro rimedi su alcuni topi di laboratorio, chissà se riusciranno mai a dimostrare che il farmaco omeopatico produce effetti collaterali, sia che agisca effettivamente sulla malattia, sia che si dimostri inefficace? Il farmaco tradizionale permette molto facilmente di fare questa verifica.
Naturalmente, suggeriamo noi stessi, ai fantasiosi, ma mai abbastanza, omeopati, la possibilità di ingannare ancora una volta il prossimo dopo aver ingannato se stessi. Basta arroccarsi sulla solita considerazione che l’azione del farmaco omeopatico non segue le regole scientifiche, ma regole omeopatiche, tutte da svelare.
Ma allora chiediamo: che significato ha continuare a produrre confronti sperimentali tra farmaco tradizionale ed omeopatico, se questo confronto non è possibile? Forse, il confronto è utile quando offre risultati apparentemente positivi in favore dell’omeoapatia.
Mi convinco sempre più che, se a fronte di così tante critiche argomentate all’omeopatia, la quale continua a restare una pratica molto minoritaria, nessuna di esse possa mai essere presa in considerazione dagli omeopati, per cui tutte le critiche, secondo loro sono sempre infondate, non resta che rassegnarsi: o quasi tutto il mondo, che da due secoli non usa l’omeopatia, è composto di ignoranti e minorati mentali, come dovrei dedurre dalle loro affermazioni, oppure gli omeopati sono semplicemente affetti da un deficit dei loro processi cognitivi, che non sono in grado di riconoscere.
dr. Marco De Benedetti
