L’omeopatia: meno efficace di una passeggiata nel verde?-Uni.Psi
L’omeopatia: meno efficace di una passeggiata nel verde?-Uni.Psi
L’omeopatia si sta affermando sempre di più come una filosofia di vita, uno stile di tendenza sostanzialmente slegato dalla sua originaria finalità terapeutica. Essa permette di adottare un pensiero magico confortante, rassicurante e regressivo allo stadio infantile di cui molti sentono il bisogno in periodi di incertezza come quello attuale, con la sicurezza di potersi rivolgere sempre alla medicina allopatica, quando il disturbo si rivela serio. Essa riesce a sopravvivere grazie al fatto di affiancarsi alla medicina allopatica, senza la quale saremmo completamente impotenti di fronte alla malattia, nella cura di quei disturbi la cui remissione sarebbe spontanea, o data dall’intervento di fattori diversi da quelli dell’effetto della cura omeopatica.
Da due secoli gli omeopati si ostinano a proclamare, inascoltati, l’efficacia persino scientificamente dimostrata della loro pseudoscienza. Inutilmente. La spiegazione non lascia alternative: la prima è che la piccola comunità dei sostenitori dell’omeopatia, una minoranza, non riesce da ben due secoli a far capire al resto del mondo la verità che essi possiedono (con la conseguenza che il resto del mondo è costituito da una progenie di idioti incestuosi affetti da una strana malattia, l’avversione alla bufala omeopatica, che si trasmettono da due secoli). L’altra è che l’omeopatia non sia una scienza né una forma di cura, ma solo una bella e affascinante teoria, piena di risvolti magici, ma nulla più, almeno alla luce delle conoscenze attuali. Quindi, sarebbe utile che la si smettesse di considerarla una forma di medicina e di dirottare verso le sue inutili cure i miliardi che la parte più sprovveduta e indifesa della popolazione spende nell’illusione della sua efficacia.
Come abbiamo osservato in altre occasioni, riteniamo inutile cercare di convincere una tribù di talebani circa l’opportunità di riconoscere parità di diritti e di dignità alle loro donne. Quindi, non ci rivolgiamo agli omeopati, ma alle persone di buon senso. Quello che vorremmo far osservare è un altro aspetto che dovremmo prendere in considerazione: l’efficacia pratica della cura.
L’unico modo serio di parlare di omeopatia è quello di valutare la sua efficacia rispetto ad altre forme di cura, meno costose, e altrettanto utili per la cura degli stessi disturbi.
Fino a che l’omeopatia non sia in grado di dimostrare la sua efficacia, infatti, ci sentiamo autorizzati a pensare che essa venga proposta soltanto per interessi economici, (si parla di miliardi di euro) che essa muove, tra mercato omeopatico e indotto, fatto di corsi, seminari e di visite tutte a pagamento negli studi privati degli omeopati.
Non esiste alcuna prova, infatti, che essa sia più efficace delle cure che da sempre proponiamo, e cioè la lettura e la fruizione artistica di opere che aprono la mente e innalzino lo spirito, una sana attività fisica, oppure di una semplice passeggiata all’aria aperta, o una spensierata chiacchierata con un amico. Si osserverà che queste forme di cura non costano nulla, sono sicuramente benefiche quanto l’omeopatia e sono alla portata di tutti. Come chiunque, anche i non addetti ai lavori possono verificare quale sia l’efficacia terapeutica di una passeggiata nel verde (http://www.mind.org.uk/). Al contrario, non esiste a tutt’oggi una sola malattia che risulti essere curata nel mondo con la stessa efficacia dall’omeopatia anziché dalla medicina convenzionale. Perché, se non si riesce a dimostrare che essa sia più efficace di una passeggiata nel verde, dovremmo continuare a finanziare l’assurdo mercato messo in piedi dagli omeopati?
Paola Di Gennaro
