Scuole di Counseling: esercizio abusivo della professione di psicologo e abuso della credulità popolare?
Scuole di Counseling: esercizio abusivo della professione di psicologo e abuso della credulità popolare?
L’Università Popolare di Scienze della Salute Psicologiche e Sociali (Uni.Psi) organizza e riconosce privatamente Scuole e corsi di counseling in diversi indirizzi, tutti caratterizzati dall’assoluto rispetto delle competenze di altre professioni (psicologiche e mediche, in particolare) e sulla base di un proprio autonomo e preciso Codice deontologico, di un metodo anch’esso autonomo, e di contenuti illustrati nel materiale didattico delle nostre scuole, costituito di alcune decine di manuali e testi specifici che definiscono e illustrano il counseling psicobiologico e la sua sostanziale differenza di scopi e contenuti con quello psicologico tradizionale.
Purtroppo, l’ immagine di serietà e correttezza costruite nel corso degli anni, senza pubblicità, ma solo tramite il riconoscimento della qualità eccellente delle nostre scuole di formazione, è continuamente minacciata da forme di pubblicità e da organizzazioni sulla serietà delle quali nutriamo forti dubbi.
Non bastavano le scuole di Counseling psicoarcheologico (!!!) o il Counseling psicosintetico New Age, che insegna a conciliare principi sparsi di psicologia con l’astrologia, i fiori di Bach e i segni zodiacali; ora le scuole di counseling hanno scoperto la formula degli “accreditamenti” e dei riferimenti a riconoscimenti, affiliazioni e patrocini di enti inesistenti, inutili, ininfluenti ai fini dello svolgimento corretto della professione, ma solo specchietti per le allodole per illudere circa una definizione e un riconoscimento più o meno legislativo della professione di counselor, che non esiste.
Siamo costretti a tutelare il prestigio e l’autorevolezza della nostra associazione con gli strumenti dialettici e comunicativi a nostra disposizione, rispondendo a pubblicità che riteniamo ingannevoli con evidenti provocazioni, per esempio, “accreditando” anche noi le nostre scuole, ma specificando contestualmente come tale accreditamento sia solo una formula vuota che noi riempiamo di seri contenuti mentre altri usano per nascondere la loro povertà professionale e culturale.
Riportiamo la mail inviataci da un visitatore del nostro sito, la quale pone alcune questioni sulle quali stiamo indagando, e rispetto alle quali chiediamo la collaborazione dei nostri soci e allievi ai fini di chiarire le forti perplessità che sorgono da esse.
Alla ricerca di una Scuola seria che potesse spiegarmi che cosa mai fosse il Counseling, in che cosa si distinguesse dalla psicologia e quali contributi alla mia cultura personale potesse fornirmi, mi sono imbattuto in un articolo tratto dal vostro sito www.naturopatiatorino.org. Ho così scoperto, grazie a voi, che la formazione di counseling tradizionale è stata oggetto di alcune sentenze di condanna, di primo e di secondo grado, secondo le quali ”l’insegnamento dell’uso degli strumenti a persone estranee equivale in tutto e per tutto a facilitare l’esercizio abusivo della professione”,(http://altrapsicologia.com/doppio-colpo-di-mazza-e-17-000-euro-di-multa-per-i-formatori-di-counselor/2012/07/).
Digitando “Elenco Scuole di counseling” su Google, mi ha colpito l’elenco di riferimenti alle “Scuole accreditate” in diverse Regioni italiane da parte di una associazione privata di nome “Assocounseling”. Fermo restando che tale accreditamento sembra configurare a prima vista una sorta di riconoscimento legislativo della professione, rilevo che la sentenza della Corte costituzionale n° 230 del 2011 (http://www.respamm.it/giurisprudenza_rc/viewdec_s.php?id=%AC%8Bq%DB%A6%AC%10tWR!%C7lQ%92v%A2dB%E6t%8F%3AF%85%3FDd5%F1%B9%F8&srcnov=23) esclude in maniera definitiva la potestà regionale nel creare, regolamentare e disciplinare l’esercizio di nuove professioni, come è appunto il Counseling.
Poiché l’Assocounseling, ente privato, e non pubblico, dichiara di “accreditare” alcune scuole, ho cercato sul loro sito da quale fonte e da quale autorità pubblica tale associazione derivasse tale potere di accreditamento. Mi sono imbattuto nella prolissa illustrazione della definizione di “accreditamento” tratta da wikipedia”, ma non sono riuscito a trovare alcuna giustificazione (un atto regionale specifico) al fatto che tale associazione si arroghi il diritto di pubblicizzare l’accreditamento da essa concesso ad alcune scuole, in alcune regioni italiane. Non rimane che pensare che tale associazione accrediti altre associazioni sulla base di suoi criteri. Ma perché usare il termine accreditamento, illustrare il fatto che tale accreditamento proviene da una autorità autorizzata per legge a concederlo secondo criteri pubblici, e non privati, e poi contraddirsi pubblicizzando elenchi di scuole, divisi per regioni, ai quali essa concede tale accreditamento? Io leggo una evidente strategia pubblicitaria ingannevole e piuttosto squallida, ma vorrei il vostro parere.
Incuriosito dalla enorme discrepanza tra proclami e affermazioni di conformità a leggi, regolamenti, norme europee, regolamentazione della materia, e il fatto che manchi qualsiasi riferimenti utile alle fonti, scopro che questa associazione fa parte della EAC (European Association for Counseling), di cui però manca qualsiasi altra specificazione atta a identificarne l’esistenza reale.
Seguo le indicazioni del sito di Assocounseling (“Per maggiori informazioni è possibile visitare il sito web ufficiale dell’EAC: www.eac.eu.com.), e scopro che il sito in questione esiste, ma è solo una facciata molto ben confezionata, ma priva totalmente di contenuti. Su Google, mi aspetto di trovare riferimenti a questa associazione, della quale nessuno indica neppure la sede, ma che non è sicuramente italiana. La sorpresa nasce dal fatto che non esiste su Google alcun riferimento al sito e a questa organizzazione, che non sia quello di siti italiani di scuole di counseling italiane. Strano, perché è ad essa che le scuole di counseling fanno riferimento dal punto di vista della regolamentazione della professione, e sembra strano che si tengano Convegni per celebrare il ventesimo anniversario dalla fondazione di un ente di cui nessuno sa indicare altro se non il nome e, appunto, la data di fondazione. Compare, però, un sito (www.eacnet.org) al quale Google sembra fare riferimento, ma questo, addirittura, non esiste proprio.
Se si trattasse di una organizzazione e di un sito di facciata, verrebbe da pensare che tale operazione nasconda un disegno imprenditoriale (per usare un eufemismo) perlomeno ingannevole. Ora, se le associazioni di counseling che dichiarano di riferirsi ai criteri stabiliti dall’EAC per la regolamentazione dell’attività professionale a livello europeo non sanno che tale organizzazione non esiste, e quindi non conoscono i suoi scopi e i criteri di cui sopra, mi sembra che dimostrino una superficialità e una mancanza di professionalità colpevole e gravissima. Se lo sanno, e tacciono per scopi pubblicitari e di interesse commerciale, è ancora peggio.
(Tra l’altro, il fatto che alcune organizzazioni di counseling abbiano intentato una causa legale, più di una volta, nei confronti dell’Ordine degli psicologi, per rivendicare il diritto dei loro associati a svolgere, sostanzialmente, la stessa professione di psicologi, senza averne titolo nè abilitazione, mi sembra che corrobori la mia idea che dietro alla formazione in Counseling esistano interessi economici di non poco conto, e che siano essi a muovere tutta la baracca).
Resta il fatto che questa EAC deve essere stata fondata da qualcuno, e il dubbio che essa sia stata inventata di sana pianta per “accreditare” le scuole di counseling tramite il riferimento a un ipotetico “ente europeo di regolamentazione” è un dubbio che mi attanaglia.
Ma nel mondo del Counseling scopro, oltre a sentenze di condanna nei confronti di associazioni di counseling, anche l’esistenza di un altro ente apparentemente fantasma, la Faip, cui molte scuole fanno riferimento come ente apparentemente abilitato a fornire riconoscimenti o accreditamenti. Leggo sul sito http://altrapsicologia.com/ci-sei-o-ci-faip/2012/01/ la risposta del Presidente dell’Ordine degli psicologi della Lombardia, Mauro Grimoldi al rappresentante della FAIP. A parte ogni considerazione relativa al fatto che il counseling, così come concepito da queste organizzazioni, si configura semplicemente come una materia più o meno di fantasia, utile per guadagnare denaro erogando corsi di psicologia a persone che non sono psicologi, si consideri il seguente passaggio:
“Sulla Faip, infine, l’ultima considerazione. Nasce quando la Psicoterapia è già una professione normata e riconosciuta, per cui il suo esercizio svincolato dalla laurea in medicina o in psicologia, oltre ad essere un atto contrario alla pubblica fede e al diritto costituzionale alla salute, non è più consentito.
Essa è un’associazione che “accredita” in maniera autoreferenziale e unilaterale le scuole di counseling, eppure l’acronimo FAIP significa “Federazione delle Associazioni di Psicoterapia”. Basta una visita al sito per capire che l’interesse principale della FAIP non è certo la Psicoterapia.
Esiste un’altra associazione, la FIAP, anagramma di Faip, che davvero si occupa esclusivamente di Psicoterapia… come dire: è abbastanza per confondere la buona fede del comune cittadino? Per tranquillità di coscienza abbiamo a suo tempo segnalato l’anomalia all’antitrust, che ha risposto di non poterci fare niente.
Certo però la trasparenza è un’altra cosa”.
Incuriosito ancora una volta, scopro che questa FAIP, Federazione delle associazioni italiane di psicoterapia, usa questa denominazione come pura facciata per “accreditare”, ancora una volta, associazioni di vario tipo, ma che nulla hanno a che fare con scuole o associazioni italiane di psicoterapia. Tant’è vero che, cliccando sul sito sul link che dovrebbe condurre all’elenco di tali associazioni, compaiono delle belle immagini di paesaggi naturali, e nient’altro (http://www.faipnet.com/default.asp?sec=135).
Ecco, è proprio la trasparenza che non riesco a leggere nella pubblicità di queste scuole di counseling, a differenza di quella provocatoria, ma sicuramente onesta, delle vostre scuole.
In definitiva, mi chiedo e vi chiedo: è possibile che dietro alla formazione di Counseling esista soltanto un insieme confuso di personaggi che si accreditano a vicenda e mirano solo a insinuarsi tra le maglie della legge per convincere sprovveduti cittadini come me ad acquistare i loro costosissimi corsi di formazione? Che dietro il counseling non esista un metodo e contenuti autonomi, tranne che in quello da voi insegnato?
Lettera firmata
Anche noi abbiamo fatto approfondite ricerche, e siamo riusciti, con molta difficoltà, a scoprire alcuni riferimenti relativi a questo EAC, con sede in Inghilterra, ma senza un vero e proprio sito ufficiale consultabile. In effetti, quando digitando su Google “EAC European Association for Counseling” non compare neppure un solo sito ufficiale di questa organizzazione, e neppure alcun riferimento ad essa, se non quello dell’Assocounseling, viene spontaneo pensare che questa organizzazione europea di europeo abbia ben poco, ma anche di quelle che sono le caratteristiche di una organizzazione che dovrebbe rappresentare il counseling a livello europeo. Tutto quello che siamo riusciti a trovare ( http://eacnews.net/) è un sito pubblicitario e non istituzionale, dal quale non è possibile ricavare nulla circa scopi, criteri, standard formativi, limiti di competenza del counseling, per cui ci viene da pensare che , così come concepito, esso sia un fenomeno di facciata, privo di contenuti coerenti, di un metodo autonomo e fondato su basi scientifiche, ma piuttosto un modo per dare lavoro a psicologi disoccupati, a formatori di varia provenienza, in modo che possano vendere corsi di formazione che facciano riferimento a principi e strumenti sparsi ricavati dalla professione di psicologo.
Ci stupisce molto il fatto che non sia possibile reperire in alcun modo l’elenco delle Associazioni di Counseling “accreditate” da questo ente poco chiaro e cristallino. Si aggiunga che alla nostra mail di richiesta relativa ai referenti di questa associazione in Italia non ci è mai stata data risposta. Ce n’è abbastanza per sospettare, ci pare legittimamente, che dietro questa operazione non ci sia la tutela della salute dei cittadini, ma un sistema ben organizzato per costruire una facciata di autorevolezza e rispettabilità a una professione che non esiste, se non camuffando sotto altre spoglie l’attività istituzionale di psicologo.
La solita Assocounseling si premura di far sapere che gli standard formativi della EAC, cui le scuole di counseling “accreditate” dovrebbero attenersi, prevedono una formazione teorico/pratica non inferiore a 950 ore. Ma ci sembra molto strano che tali standard non siano leggibili sul web se non tramite il sito di una associazione italiana. Insomma, anche a noi, al di là della mancanza di trasparenza, non sembra che il counseling possa essere rappresentato da organizzazioni di questo tipo. Anche perchè, dalle informazioni che qualunque cittadino può ricavare circa il Counseling, non si riesce assolutamente a comprendere in che cosa esso si distingua dall’assistenza e dal sostegno psicologico.
In base a quali criteri, a quali accordi a livello europeo, e tra chi, questa organizzazione si arroga il diritto di fissare le linee guida del Counseling?
Se si tratta di nuova professione, solo i governi dei Paesi europei possono, tramite le loro istituzioni statali competenti, fissare in maniera chiara, con apposita legge istitutiva della professione, i cosiddetti standard formativi. Altrimenti, si tratta solo di squallidi tentativi di vendere corsi millantando riconoscimenti e “accreditamenti” privi di valore. Ma questo è solo il nostro parere.
Guido A. Morina
