Corsi di Counseling “accreditati”: facciamo chiarezza? Uni.Psi. Torino
Corsi di counseling “accreditati”?
Molti soci della nostra Università Popolare e lettori del nostro sito ci chiedono come mai i titoli rilasciati dalla nostra Università Popolare di Scienze della Salute Psicologiche e Sociali (Uni.Psi) siano dichiarati espressamente come privi di valore legale, ma solo certificazioni private delle conoscenze e competenze acquisite dagli allievi, quando è possibile conseguire titoli “accreditati”, che attribuirebbero a chi li consegue la dignità e il prestigio di un riconoscimento professionale ufficiale e disciplinato dalla legge.
E’ sorprendente come ci siano così tante persone, compresi alcuni psicologi e psicoterapeuti, che credano davvero che l’attività di counseling sia praticabile legittimamanete e in regola con la legislazione vigente solo se il relativo titolo è stato conseguito a seguito di corsi “accreditati” da alcune organizzazioni, e non altre. Insomma, ci sarebbero in Italia Counselor di serie “A” e altri di serie “B”.
La sorpresa svanisce se si analizza la strategia pubblicitaria della maggior parte delle scuole di counseling, le quali, nella stragrande maggioranza, dedicano quasi tutto lo spazio dei loro siti a fornire rassicurazioni circa “accreditamenti”, riconoscimenti, affiliazioni, patrocini, promesse di sbocchi lavorativi; difficilissimo leggere di che cosa effettivamente si occupino, quali siano i contenuti della disciplina, e in che cosa si distinguano da quelli di competenza psicologica.
Per quale motivo una associazione privata, che intende rappresentare altre associazioni che condividano principi, criteri, scopi e contenuti dovrebbe mai usare, per pubblicizzare sul sito le associazioni “associate”, il termine “accreditamento”?
E per quale motivo dovrebbe usare questo termine suggestivo ma ingannevole, anzichè quello di attestazione o certificazione privata, per attribuire valore ai corsi organizzati dalle scuole ad essa aderenti?
Una associazione, o una scuola, la quale si riconosca in tali criteri, e aderisca a un’altra associazione, non riceve alcun accreditamento, ma si associa, molto semplicemente. Il fatto è che, nel linguaggio comune e nell’immaginario popolare, il termine “accreditamento” richiama una qualche forma non meglio definita di riconoscimento pubblico da parte di una autorità abilitata dalla legge a concedere tale forma autorevole di riconoscimento e di garanzia. Poichè, per evitare i rigori della legge, le organizzazioni che pubblicizzano tali “corsi accreditati” sono costrette a dichiarare che tale accreditamento si riferisce a quello concesso privatamente dalla sola e dalla stessa organizzazione, sulla base di suoi criteri assolutamente privati e privi di ogni riconoscimento legislativo, ci sembra molto fuorviante, ingannevole, e anche piuttosto squallido, continuare a usare il termine “accreditamento” per promuovere l’attività di formazione di alcune scuole, e cioè utilizzando termini ed affermazioni perlomeno inappropriate, ma tendenti a dare una immagine di tali corsi e associazioni non corrispondente alla realtà dei fatti.
Se poi si considera che l’attività di formazione di counseling tradizionale è stata più volte giudicata dalla giurisprudenza come illegale, in quanto viola la competenza della professione (questa sì, regolamentata) degli psicologi, il quadro si fa ancora più chiaro, in senso negativo.
Si aggiunga che tali organizzazioni tendono a pubblicizzarsi anche facendo riferimento a un Ente europeo, l’EAC, del quale si trovano solo dopo molte ricerche alcune tracce, ma di cui non si conosce atto costitutivo, statuto o riferimenti a scopi sociali, ecc., e che quindi fa pensare che esista una organizzazione di persone, alcune ignoranti e in buona fede, altre forse in perfetta mala fede, che specula sull’interesse verso i temi psicologici per vendere corsi “accreditati” a persone che meriterebbero la massima trasparenza nella comunicazione.
