Counseling e rischi per la salute dei cittadini. Uni.Psi.
La professione di Consulente della salute, così come prevista dalla proposta formativa dell’Università Popolare di Scienze della Salute Psicologiche e Sociali (Uni.Psi) è l’unica a porsi coerentemente in linea con una attività professionale di consulenza che abbia per oggetto la cura della qualità della vita e non di disturbi o patologie, di competenza tipicamente ed esclusivamente sanitaria.
L’Università Popolare di Scienze della Salute Psicologiche e Sociali (Uni.Psi), nella persona del suo Presidente, dr. Guido A. Morina, ha aderito all’iniziativa e sottoscritto l’appello diffuso dall’Ordine degli Psicologi a tutela del diritto alla salute consapevole dei cittadini, e che mira a impedire l’approvazione del disegno di legge (DDL) n. 3270, recante “Disposizioni in materia di professioni non organizzate in ordini o collegi”. Il testo é ora all’esame della 10ma Commissione permanente del Senato della Repubblica, in attesa dell’approvazione definitiva. Alla luce del Ddl n. 3270/2012 chiunque eserciti una qualsiasi attività non organizzata in Ordini o Collegi può costituire «associazioni a carattere professionale di natura privatistica, fondate su base volontaria», ciascuna dotata di una propria struttura, di propri requisiti di ammissione e di un proprio codice deontologico.
È immediatamente evidente come questa eventuale legge metterebbe seriamente a rischio – soprattutto nel campo delle professioni che si pongono una finalità sanitaria, come quella di psicologo – i princìpi fondamentali della qualità essenziale del servizio e della tutela dovuta ai cittadini.
Il rischio è anche quello che, con questo escamotage, si legittimi e autorizzi l’uso indiscriminato e irresponsabile di strumenti e sistemi di cura alternativi, da parte di persone prive delle necessarie competenze in ambito sanitario, medico e psicologico, come biologi nutrizionisti, naturopati, operatori olistici, massaggiatori e guaritori in genere. Tra questi personaggi rientrano anche i counselor, formati in Scuole private che insegnano a persone prive delle necessarie competenze psicologiche ad esercitare una attività di sostegno tipicamente psicologica. come alcune sentenze penali hanno già dichiarato.
Operare in ambito sanitario richiede infatti una formazione impegnativa e specifica che, in tutti i Paesi del mondo, è garantita dalle istituzioni statali, da rigorosi percorsi accademici e da abilitazioni che garantiscano, da parte dello Stato, la competenza a prendersi cura del prossimo sotto il profilo sanitario, medico e psicologico.
Il Counseling è una disciplina che viene abitualmente praticata e insegnata come una forma di psicoterapia breve, che dovrebbe andare a fornire sostegno psicologico, capacità di gestione di disturbi legati allo stress, alla gestione degli stati emotivi e dell’umore e ad alterazioni psicologiche, tutti compiti che sono prerogativa assoluta della categoria professionale degli psicologi. Questo tipo di attività, praticamente sovrapponibile a quella psicologica e psicoterapeutica, è quella che viene insegnata abitualmente dalle scuole tradizionali di counseling, configurando non solo una violazione di specifiche disposizioni di legge, ma ponendo a rischio la salute dei cittadini che hanno diritto a cure di personale competente e abilitato e non di sedicenti counselor nel ruolo di psicologi.
Il Counseling che è proposto dall’Università Popolare di Scienze della Salute Psicologiche e Sociali (Uni.Psi) secondo lo specifico indirizzo autonomo della psicobiologia, si pone totalmente al di fuori dell’ambito sanitario e ha lo scopo di fornire una assistenza alla persona che investe ogni aspetto legato alla qualità della vita, senza alcuna attività di diagnosi o di terapia di tipo medico o psicologico.
