Mais Ogm cancerogeno: sempre nuove bufale dal falso mondo delle medicine alternative. UNIPSI.
Contro la stupidità,
neanche egli Dei possono nulla.
Schiller
Invitiamo i nostri lettori a un nuovo esercizio di logica applicata all’uso distorto dell’informazione scientifica da parte di molti esponenti del mondo delle medicine alternative.
Dopo lo straordinario martellamento pubblicitario, senza dubbio pilotato da interessi commerciali “alternativi”, relativo a un unico studio che pretendeva di dimostrare la cancerogenicità di una varietà di mais geneticamente modificato, non è seguita, come sempre accade in queste situazioni, una altrettanto intensa campagna pubblicitaria tesa a informare il pubblico circa l’uso distorto dell’informazione da parte di pseudo scienziati e di personaggi che ruotano intorno al mondo delle medicine alternative per portare acqua al mulino dell’economia e della medicina alternativa.
Lo studio francese in questione, infatti, è stato unanimemente considerato dalla comunità scientifica come condotto in maniera scorretta anche sotto il profilo metodologico. Ancora una volta, in pratica, si trattava di una bufala, spacciata come dato scientifico incontrovertibile, proprio come quello relativo all’efficacia dell’omeopatia o di altre cure “alternative”.
L’esercizio di logica cui vorremmo sottoporre i nostri lettori, però, si riferisce a una profonda implicazione che deriva da questo episodio.
Si consideri, infatti, come e quanto sia diffusa, a tutti i livelli, l’idea che in un modo o nell’altro gli alimenti geneticamente modificati debbano a tutti i costi presentare prima o poi effetti indesiderati se non persino mortali. La giustificazione che si adduce a sostegno di questa idea è ragionevole e plausibile, in quanto si riferisce al fatto che la manipolazione artificiale di un organismo vivente è operazione troppo complessa per l’infinità di variabili che intervengono nel processo, per poter fornire sufficienti garanzie per la salute dei consumatori. In altri termini, poiché non si sa con precisione sui quali processi biochimici si interviene nè quali modificazioni possano derivare, magari a lungo termine, dalle manipolazioni genetiche, si ritiene che sarebbe opportuno non immettere sul mercato prodotti destinati al consumo, dei quali non si conosce in maniera assolutamente certa innocuità.
Se questo ragionamento segue un filo logico corretto, invitiamo il lettore a confrontarlo con il ragionamento che sostiene, all’opposto, l’opportunità, se non la necessità, di introdurre i farmaci omeopatici in tutte le terapie per i quali essi sono indicati. È sorprendente, cioè, a nostro parere, come in questo caso i sostenitori “alternativi” delle medicine alternative (in gran parte gli stessi che vorrebbero mettere al bando gli OGM per i motivi di cui sopra), di fronte a prodotti ideologicamente connotati come i farmaci omeopatici, dimentichino che su di essi, molto più che sugli OGM, non esiste alcuna prova scientifica non soltanto riguardo la loro efficacia, ma specialmente riguardo alla loro modalità di funzionamento.
In altre parole, come per gli OGM, anche per i farmaci omeopatici nessuno è in grado di descrivere esattamente da quali processi fisici o biochimici possa dipendere la loro utilità terapeutica e tanto meno quali siano esattamente di effetti sulla fisiologia umana che questi farmaci producono, dal momento che l'”informazione energetica” che essi trasmettono non è dimostrabile, verificabile né misurabile.
In conclusione, siamo costretti a constatare che, secondo la mentalità diffusa tra i saccenti sostenitori di tutto ciò che è alternativo, gli OGM farebbero sempre male e sarebbero sempre comunque portatori di effetti negativi, persino mortali (anche se essi non sono mai stati riscontrati) perché sicuramente questi effetti si dimostreranno in futuro. Per quanto riguarda i farmaci omeopatici, invece, del cui funzionamento si sa ancora meno e su cui sono state effettuate sperimentazioni cliniche in misura molto più ridotta che sugli OGM, essi invece farebbero sempre bene, sarebbero sempre efficaci, “funzionerebbero” sempre, e comunque, nel caso in cui non funzionassero, non si sa perché, ma non produrrebbero mai effetti negativi.
A volere credere a tutti i costi in ciò che ci fa comodo credere, per qualsiasi motivo, si finisce col dedicare tutta la propria vita a sacrificare il suo significato sull’altare della stupidità.
