Naturopatia commerciale: naturalmente creduloni- Dr. Bongiorno- UNIPSI
- Ricetta di oggi: il piccione superstizioso.
- Materiale occorrente: un piccione, dei semi, una mangiatoia.
- Tempo occorrente: 10 minuti.
Prendere un piccione e, mentre fa le sue cose da piccione ( becchettarsi le piume, girare il collo, ruotare intorno, aprire le ali, … ), ad intervalli casuali, far cadere un po’ di cibo nella mangiatoia. In quell’istante, il “rilevatore di causalità” dell’uccello dirà: “Ollallà, sono arrivati dei prelibati semi. Non è che, per caso, sono stato io, con i miei comportamenti a farli comparire?”.
Dopo un breve periodo di tempo, l’animale svilupperà movimenti stereotipati, meccanici ripetitivi, volti a riprodurre l’azione compiuta poco prima del ricevimento del cibo. Se, per esempio, poco prima di ottenerlo, l’animale avesse girato il capo per pulirsi le piume delle ali, in seguito tenderà a ripetere tale azione. Se, il cibo-premio è elargito con relativa frequenza, è probabile che, la pulizia delle ali sia seguita, per puro caso, dalla somministrazione di cibo. A quel punto, nuovamente, il rilevatore di cause “lampeggerà”, segnalando una relazione di causa-effetto tra l’azione appena compiuta e l’arrivo del cibo.
Avete, così, creato un esemplare di piccione superstizioso, convinto che il becchettarsi le ali produca l’arrivo del cibo.
Certo, noi siamo diversi dai piccioni… molto più evoluti: siamo peggio! La nostra complessità comportamentale dà vita a relazioni ancor più fantastiche: danze e riti propiziatori, sacrifici animali ed umani, grandiosi monumenti, sacerdoti al governo dei deliri.
Vi è capitato di scendere dal letto e, dopo aver indossato prima la ciabatta sinistra e poi quella destra, di godere, in seguito, di una giornata straordinariamente fortunata? E decidere, così, il mattino seguente, di rifare gli stessi gesti? Vi è mai successo di “sentirvi obbligati” ad indossare abbigliamento di uno specifico colore come “buon augurio” ? Od ancora, di recarvi a scuola per un esame, camminando in equilibrio sul cordolo del marciapiede e, ripetere l’esperienza, qualora la prova sia andata bene?
In tutti questi casi stiamo, semplicemente e naturalmente, creando dei rapporti di causa-effetto. Sono reali? Esiste effettivamente una correlazione tra i due eventi? No, la relazione tra pulizia delle ali e l’arrivo del cibo è solo nella testa del piccione. Così come, l’ordine delle ciabatte, i colori dell’abbigliamento e l’equilibrio sui cordoli, sono rapporti di causa-effetto interamente inventati dalle nostre menti: queste correlazioni esistono solo nella nostra testa.
Come mai, pur affermando di non credere alle superstizioni, cerchiamo di evitare che un gatto nero ci attraversi la strada, facciamo gli scongiuri toccando ferro o leggiamo l’oroscopo sul giornale? Come mai in tutte le culture del mondo le persone hanno sviluppato una serie di credenze relative all’esistenza di entità che violano alcune fondamentali proprietà del mondo fisico biologico (fantasmi, spiriti, zombi,… ) ?
La risposta è nella nostra biologica inclinazione alla ricerca dei rapporti di causa-effetto, la necessità di soddisfare il bisogno d’individuare l’agente che ha prodotto l’evento, cerchiamo continuamente scopi, intenzioni ed obiettivi.
Quando l’uomo viveva in ambienti selvaggi, possedere un “rilevatore di cause” costantemente acceso, era un vantaggio: vedere, in un ramo spezzato, la presenza di un animale pericoloso, poteva evitare di diventare un comodo pasto. Questo atteggiamento, però, si è così tanto sviluppato da indurci a percepire la presenza di cause/agenti animati, anche dove non esistono, spingendoci ad rilevare tracce di scopi ed intenzioni anche in oggetti privi di qualsiasi volontà. Può una roccia avere un obiettivo?
Viviamo, attribuendo costantemente “cause” rispetto alle esperienze che si presentano, in un rapporto, spesso, di mera contiguità temporale: ho il raffreddore, prendo della vitamina C, mi passa raffreddore… Ma siamo proprio sicuri che sia stata l’assunzione delle pastiglie a ridarci la salute?
Nell’ambito dell’evoluzione delle credenze, le osservazioni più interessanti sullo sviluppo cognitivo infantile mettono in luce che, i bambini, tendono a spiegare gli eventi del mondo come prodotti da qualcuno piuttosto che da qualcosa e, prediligono le spiegazioni funzionaliste degli eventi, cioè tendono a concepire gli oggetti del mondo naturale come “costruiti per uno scopo”. Ma, la Natura non ha Funzione. L’erba non è nata per essere brucata o ricoprire i campi da calcio. La pioggia non esiste con lo scopo di bagnare l’orto. Gli alberi non crescono per far più ombra. Le striature solcate dei meloni non sono l’indicazione per il taglio delle fette. L’intero ecosistema non si è evoluto per alimentarci e curarci. Minerali, vegetali, animali: esistono, nulla di più.
Questa caratteristica cognitiva infantile, evolve nell’adulto, diminuendo lentamente con l’aumentare delle conoscenze, ma non scompare del tutto: ambiente, condizioni di stress o malattie, possono riportarla in primo piano e farci precipitare nelle più torbide superstizioni.
Sembra che siamo nati per credere.
Quasi tutti crediamo che, anche semplici oggetti posseggano una qualche “essenza” che li contraddistingue o caratterizza. Un quadro dipinto da Leonardo da Vinci, le calze indossate da Marilyn Monroe, la racchetta da tennis di Bjorn Borg, il primo esemplare di IPhone, hanno un valore incomparabile rispetto ad esatte copie. Attribuiamo valori agli oggetti in funzione della loro storia, del luogo e tempo in cui sono stati inventati, del nome del creatore o semplici possessori.
Lì, da qualche parte, dentro la chitarra di Elvis Presley c’è una qualche cosa, che non possiamo né vedere né sentire, che la rende differente, suonerà e apparirà come altre, ma l’essenza di Elvis è lì, donando valore immenso all’oggetto.
Lì, da qualche parte, dentro quella Pianta cresciuta sui pendii dell’Himalaya, c’è una qualche cosa, che non possiamo né vedere né gustare, che la rende differente, nutrirà come altre, ma l’essenza di un luogo lontano, puro ed incontaminato, si tradurrà in maggior valore.
Percepiamo impalpabili essenze che oltrepassano le nostre terrene conoscenze. Energie non misurabili, non captabili, non udibili, non vedibili, non gustabili, ma certe e presenti… nelle nostre menti. Energie che possiedono una funzione, uno scopo, una volontà, presenti all’interno di un Disegno della Natura, di un Progetto Divino. Così, anche una “normale” bacca può trasformarsi in “esclusiva”, “portentosa”, “ineguagliabile”, “divina” …. “vitale” …semplicemente perché Noi Crediamo che possegga un essenza prodigiosa. Ma è solo una convinzione, nata nelle nostre menti, inventata, ci comportiamo come il Piccione Superstizioso.
Percepiamo e attribuiamo essenze anche a concetti sfuggenti come il tempo: descriviamo gli anni personalizzandoli. Ci sono gli anni buoni, cattivi, stressanti… tutti rigorosamente separati da un “botto”, istante discreto di continuità.
Nella visione antropocentrica, dove la Natura è al servizio dell’essere umano, l’unico grande compito dell’uomo è scoprire la funzione delle singole creature. Ogni essere, anche inorganico, nasconde uno scopo, una intenzione, che, a seconda della cultura locale può essere anima, spirito, dio, ecc…
Centinaia di guru, capi tribù, illuminati, maestri, sacerdoti, medici alternativi sono alla costante ricerca di ciò che si cela dietro la banale superfice di un fiore, di una foglia, di un minerale, di una bacca… Uno sforzo importante, un percorso impegnativo, frutto di conoscenze di pochi eletti. La loro passione, dedizione alla scoperta delle miracolose essenze, regalano all’umanità la possibilità della Salute Eterna. E, come in ogni storia degna di un supereroe, ogni risultato è proporzionale alla fatica, alla complessità delle esperienze che portano alla risoluzione del dramma.
Crediamo, creiamo e crediamo di creare.
Quali sono i giochi più belli da bambini? Credere e creare. Credere d’essere qualcuno di Grande, forse un re o una regina, magari un supereroe, altre volte un mago. Figure potenti, che possano oltrepassare i comuni mortali. Creare un castello, un mondo, una pozione magica.
Avete mai provato a costruire una torre insieme ad un bimbo? Lo avete mai visto piangere quando, all’ennesimo cubetto, la costruzione crolla? Avete provato a consolarlo, raccontandogli che la rifarete tale e quale? Non serve a nulla, quella torre, quella torre, aveva qualcosa di speciale, non potrà essere replicata, quella torre non esisterà più, l’essenza, cresciuta di cubetto in cubetto, è svanita nel crollo per sempre.
Siamo meravigliosi e appassionati creatori d’essenze. Vediamo Madre Natura in un campo di grano, il diavolo industriale in una zolletta di zucchero, lo spirito divino in un’ampolla d’acqua, l’energia creatrice nei frutti della terra. Abbiamo creato Dei a nostra immagine e somiglianza, per poterli meglio avvicinare, nelle forme e nelle gesta.
A chi di noi non piace creare? Forse a nessuno, ma solo alcuni riescono a tendere all’onnipotenza, alla più vicina somiglianza con il Creatore, colui che dà la Vita partendo dal fango.
Poteva la medicina alternativa, non contemplare nelle sue illuminate fila, ispirati creatori d’essenze curative? Certo che no, i più illustri? Gli spagirici. La spagiria è la massima espressione del godimento creativo-delirante, l’essenza di un onnipotente orgasmo. Frutto di enormi sacrifici, anni di studio su libri esoterici, destinati a pochi eletti, la spagiria, attraverso complesse procedure, è l’arte di separare, dissolvere, purificare e riunire, per dar vita a rimedi attraverso cui riconquistare il benessere naturale.
L’affascinante mondo delle trasformazioni non può non conquistare l’attenzione di chi si occupa di cambiamenti.
Noi, non possiamo non credere, ma possiamo scegliere, magari dopo aver pensato, a cosa credere.
Possiamo credere che triturare occhi di drago e zampe di pipistrello, sia la base per la purificazione, oppure possiamo porre alcune nostre convinzioni davanti al tritarifiuti, e con forza gettarvele dentro, aspettare e comprendere ciò che accade. Il processo di cambiamento ha, così, inizio.
Possiamo credere che, dalla riunione d’elaborate polveri più o meno organiche, possa nascere un rimedio metafisico, oppure possiamo guardare alle nostre risorse per far nascere il nostro rimedio, la nostra relazione con l’ambiente in cui viviamo, una relazione nuova.
Possiamo credere che il cambiamento possa iniziare bevendo un intruglio segreto oppure essere consapevoli che, se non diamo un forte scossone alla caserma delle nostre credenze, nulla cambierà.
Possiamo credere che qualcuno ci aiuterà a sistemar tutto, oppure imparare a conoscersi.
Avete mai visto un bimbo che inizia a camminare da solo?
La mamma lo ha sempre tenuto per mano. Prima, addirittura, aveva passato la sua intera vita seduto sul seggiolone, sdraiato sulla culla o legato ad un passeggino. Poi, un giorno, spinto da un’inconsapevole forza, si ritrova in piedi…per un attimo. Ha cancellato le convinzioni che lo rappresentavano seduto, adesso crede di poter andar oltre. Giorni e giorni di continue prove ed esercizi, sforzi grandiosi per arrivare al momento in cui… lascerà la mano della mamma.
Guardatelo. È fermo, un po’ tremolante….osservate le sue espressioni… nel momento in cui inizia a fare il primo passo e si prepara a camminare, a muoversi da solo. Alza un piedino…piano piano…lo lascia qualche istante sollevato, ondeggia, sembra non farcela, forse cadrà… e invece… appoggia il piedino per terra, un attimo infinito di sicurezza: ha fatto il suo primo passo, ora cammina da solo. Guardate le sue espressioni, la luce dei suoi occhi. Riuscite a vedere la straordinaria soddisfazione, l’immensa felicità impressa nel suo viso? Ciò che ora vedete si chiama Vivere!
È vero, si, siamo nati per credere ma, possiamo crescere pensando, nella consapevolezza che gli sforzi per camminare da soli potranno essere impegnativi, ed i risultati saranno la Nostra Vita.
Ricordate il viso del bimbo al primo passo: siete Voi!
