L’unica forma di Counseling legittimamente praticabile: il counseling psicobiologico
Counseling legittimamente praticabile? A quali condizioni? Con quali titoli?
Come è avvenuto nei confronti della naturopatia tradizionale, anche il Counseling tradizionale vede la sua stessa esistenza compromessa da una sentenza del Tar del Lazio la quale, sostanzialmente, qualifica l’attività professionale che costituisce lo sbocco delle scuole tradizionali di Counseling come attività di sostegno psicologico volto alla cura del disagio psichico. Quindi (anche se i counselor tradizionali non hanno alcun interesse a sottolinearlo), attività che può configurare il preciso reato penale di esercizio abusivo della professione di psicologo.
Il counseling tradizionale, rivolto al sostegno psicologico di persone in difficoltà, non ha quindi più ragione di esistere e non è quindi una forma di counseling legittimamente praticabile, salvo che non sia praticato da psicologi abilitati..
Naturalmente, scuole, associazioni di categoria e singoli counselor “clinici” non possono arrendersi così facilmente all’evidenza, perché in gioco ci sono precisi interessi personali, economici e di pseudocategoria ben diversi da quelli legati all’importanza di diffondere una cultura della salute e del benessere attraverso il miglioramento della qualità della vita dei cittadini. I quali, evidentemente, non sentono il bisogno che ad occuparsi della gestione delle loro difficoltà contingenti ed esistenziali siano counselor anziché i ben più qualificati psicologi.
Migliaia di counselor non possono facilmente arrendersi di fronte all’evidenza di aver speso tempo, aspettative e parecchie migliaia di euro nella prospettiva illusoria di svolgere una attività che sarebbe stata regolamentata dalla legge e che non era sovrapponibile a quella dello psicologo e dello psicoterapeuta.
Non è da oggi, ma dal 1996, che l’Istituto di Counseling ad indirizzo psicobiologico ha elaborato un impianto teorico, un metodo e un completo percorso formativo di tipo professionale che concepisce il Counseling come consulenza e non come intervento operativo sulla salute psichica delle persone. In questo senso, il counseling psicobiologico è l’unica forma di counseling legittimamente praticabile perché si configura come consulenza realmente rivolta al miglioramento della qualità della vita delle persone, e perché fornisce, attraverso il colloquio di Counseling, un vero e proprio programma relativo allo stile di vita che considera tutti gli aspetti di essa che, tramite le risorse del cliente, possono condurre a un miglioramento della sua qualità. L’ottica e l’orientamento è quello al benessere, prescindendo totalmente dall’intervento volto a sostenere le persone in situazioni problematiche, di difficoltà, di crisi, di “fasi di passaggio”, tutti ingenui accorgimenti linguistici con cui i counselor cercano di mascherare la loro attività, differenziandola sono formalmente da quella degli psicologi e degli psicoterapeuti, ma che non consentono di qualificare la loro attività come di counseling legittimamente praticabile.
Il Counseling ad indirizzo psicobiologico, totalmente estraneo all’ambito clinico e sanitario, del disagio psichico ed esistenziale, ma indirizzato a fornire una consulenza pratica e globale in ordine allo stile di vita delle persone, nell’ottica del miglioramento della qualità di essa, resta quindi l’unica forma di Counseling legittimamente praticabile, nel senso che possa essere praticata nell’ottica della correttezza etica e professionale e nel rispetto della normativa vigente che punisce coloro che esercitano attività di competenza di altre categorie professionali, seppur mascherandole sotto altra forma o utilizzando termini ed espressioni ingannevoli e illusorie.
Peccato che, proprio per l’importanza e la delicatezza del compito di aiutare le persone a migliorare la qualità della loro vita, i nostri percorsi formativi siano riservati soltanto a coloro che mostrino reale interesse, motivazione, senso morale e di responsabilità, per cui, com’è noto, la commissione didattica è costretta a rifiutare quotidianamente decine di richieste di informazioni e di iscrizione alle nostre scuole da parte di persone semplicemente attratte da una prospettiva lavorativa, ma prive dei requisiti, specialmente morali, richiesti per l’accesso alle nostre scuole. Ci auguriamo e riteniamo che i nostri soci apprezzino questa nostra precisa posizione, rivolta a tutelare l’interesse dei cittadini a una informazione chiara, corretta e responsabile in materia di salute e di benessere
Per leggere l’articolo pubblicato dal Presidente, dr. Guido A. Morina, cliccare qui:
http://www.scuoladicounselingtorino.it/984/

