Omeopatia: disonestà intellettuale e morale
Bene, signori, questi sono i miei principi.
Se non vi piacciono, ne ho degli altri.
Groucho Marx
A fronte dei numerosi casi di denunce e condanne a carico di omeopati, responsabili di morti di pazienti sottoposti alle loro cure inutili, si sta consolidando all’interno della categoria un movimento d’opinione che mira a diffondere una idea della omeopatia come di tecnica di cura complementare, e non più di medicina utile per tutte le patologie.
Infatti, la strategia degli omeopati, oggi, consiste nel dichiarare di utilizzare l’omeopatia come primo “tentativo”, come una “prova” che, se funziona, va bene e porta acqua al mulino sempre più sgangherato degli omeopati; se non funziona, è comunque priva di rischi, purché si intervenga immediatamente con una cura davvero efficace . Peccato che la cura davvero efficace sia quella allopatica contro la quale essi si ponevano, giudicandola pericolosa per la salute del paziente e meno efficace di quella omeopatica. In pratica, pur senza dichiararlo, essi continuano a utilizzare l’omeopatia solo per patologie lievi, pronti ad abbandonarla immediatamente a favore della medicina allopatica appena esse si aggravino.
In questo modo l’omeopata riconosce apertamente di sottoporre i suoi pazienti a cure probabilmente inutili, consistenti nel somministrare loro farmaci omeopatici per lievi patologie autolimitanti (ossia che si curano da sole grazie ai meccanismi di auttoguarigione dell’organismo). Se, però, questi meccanismi si dimostrano insufficienti, egli ricorre alla medicina che fino a un momento prima aveva considerato centrata su un approccio sbagliato e scorretto.
La mancanza di principi morali degli omeopati è un deficit necessario per poter esercitare questa pseudo medicina. Stupisce che essi si mettano ancora una volta in ridicolo rinunciando senza alcuna giustificazione all’approccio pseudomedico che hanno sposato, per ricorrere a quello che hanno da sempre contestato. Non è vero, infatti, come essi sono costretti oggi a dichiarare, che le due medicine possano coesistere. L’omeopatia, infatti, non ha mai provato di essere più efficace della medicina scientifica per nessuna patologia al mondo.
Quindi, se si vuole affermare la possibilità di un primo intervento medico su una patologia tramite i farmaci omeopatici (riservando a quello veri la cura vera e propria), bisognerebbe perlomeno dimostrare la loro utilità ed efficacia, in maniera oggettiva. Poiché essi non hanno mai potuto farlo, allora tanto vale che si adotti, come primo intervento, qualsiasi pseudo medicina o pratica che sia potenzialmente utile per combattere una patologia: il sacrificio di un pollo, la preghiera, l’urinoterapia, la meditazione, ecc.
Anche sotto il profilo intellettuale, quindi la posizione degli omeopati è inaccettabile: in pratica, la strategia omeopatica attuale consiste nel non assumersi mai la responsabilità del proprio operato di omeopata e di riconoscere la superiorità della medicina contro la quale si battono solo quando la loro cura, rivolgendosi a patologie serie e di maggiore gravità, si riveli ancora una volta inutile.
Se, infatti, le patologie che curano guariscono da sole (gli omeopati non sanno e non possono giustificare come i loro farmaci agiscano) essi hanno buon gioco nel rivendicare all’efficacia dell’omeopatia e del loro intervento terapeutico la guarigione. In questo modo essi possono dichiarare di aver incrementato il numero di successi terapeutici dell’omeopatia. Ma se, come spesso, e drammaticamente avviene, gli inutili farmaci omeopatici e l’effetto placebo non sono in grado di alleviare i sintomi o di combattere una malattia seria, allora essi passano disinvoltamente alla medicina allopatica, e omettono di inserire tale loro insuccesso terapeutico tra i fallimenti delle cure omeopatiche. Facile, e sicuro, no?
In questo modo, essi possono continuare a ingannare il prossimo portando a favore dell’efficacia della loro pseudoscienza i soli casi di successo, omettendo, in maniera riprovevole, di elencare i casi di insuccesso.
Ma sorge spontanea anche un’altra considerazione. Poiché non è mai avvenuto l’inverso, ossia che un paziente che resisteva alle cure allopatiche per una malattia seria, sia improvvisamente guarito grazie alle cure omeopatiche (salvi i soliti falsi casi miracolosi e aneddotici, privi di verificabilità), possibile che essi non riescano a comprendere come, a quanto pare, essi stanno somministrando da due secoli farmaci inutili? Possibile che il loro narcisismo, e il loro portafoglio, li induca a vivere una vita professionale all’insegna della disonestà morale e intellettuale?
Questa posizione assunta dagli omeopati farà sicuramente scuola nell’ambito di tutte le medicine alternative: da oggi tutti i guaritori, i naturopati e i ciarlatani potranno “provare” in prima battuta le loro cure inutili e ridicole, e poi, in caso di evidente inefficacia delle stesse, suggerire di rivolgersi a un medico serio. In ogni caso, infatti, essi otterranno il risultato di non assumersi la responsabilità per la salute dei loro pazienti, se affidati alle cure della medicina scientifica, e invece di attribuire alle proprie qualità di guaritore i casi di successo, senza mai neppure accennare al fatto che tali casi si siano prodotti per ben altri motivi che il loro operato irresponsabile.
