Fiori di Bach: uccidere per migliorare lo stato dell’umore? Scuola Superiore di Counseling in naturopatia.
Fino a che punto, sotto il profilo etico, è lecito sopprimere intenzionalmente una forma di vita allo scopo di migliorare la condizione di benessere di un’altra?
Che i fiori, appartenenti al regno vegetale, siano organismi dotati di vita, con un metabolismo, una fase di nascita, crescita, decadimento e morte, è un fatto innegabile. Meno scontato è il principio secondo cui la vita abbia un valore in termini assoluti, o non esistano, invece, diversi livelli di vita, ognuno gerarchicamente inserito all’interno di una scala, dalla forma di vita meno nobile e sacrificabile a quella da rispettare ad ogni costo.
Per coloro che credono in Dio, e in genere in qualche forma di spiritualità, la vita dovrebbe essere considerata assolutamente sacra e oggetto di rispetto non solo in quanto tale, ma perché riflesso o manifestazione di una entità trascendente e superiore. È questo il caso dei seguaci della floriterapia di Bach, i quali utilizzano i relativi rimedi non perché forniti di proprietà biochimiche e farmacologiche utili per la cura di alterazioni del metabolismo o dello stato di salute in generale, ma in quanto “riequilibratori”, a livello di armonia universale, tra Dio e le sue creature. Che il buon Dio abbia attribuito all’uomo, secondo le Sacre Scritture, il potere di soggiogare, sottomettere e utilizzare le altre forme di vita per i suoi scopi, è, per chi crede, un fatto innegabile. Che questa autorizzazione, però, possa essere utilizzata senza alcun criterio, e sia soggetta soltanto al capriccio dell’uomo, è invece piuttosto dubbio.
Si consideri che nel passaggio dal Paradiso terrestre a clima temperato, in cui Dio aveva praticamente imposto all’uomo di essere vegetariano (In Genesi 29 e 30: “Poi Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo. A tutte le bestie selvatiche, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde»), si passa a intraprendere il lungo cammino del progresso tramite la conoscenza razionale nel deserto, il luogo da cui tutto ebbe inizio (“Ora la terra era informe e deserta” (Genesi 2). Qui la sopravvivenza sarebbe difficile senza una integrazione alimentare a base di proteine animali, data la scarsità di cereali, frutta e verdura. Per questo, dopo il diluvio universale Dio si adegua a queste esigenze nutrizionali, suggerendo, o prescrivendo, una dieta tipicamente carnivora: In Genesi IX, 3, : “Quanto si muove e ha vita vi servirà di cibo”. Si osservi, dunque, che secondo il Dio in cui il dr. Bach credeva, la soppressione di una forma di vita era legittima solo se essa fosse stata necessaria alla sopravvivenza, cioè come cibo. Chi autorizza, dunque, a sopprimere la vita di fiori, giovani getti, piante e germogli, quando in gioco non c’è la sopravvivenza fisica, ma solo uno stato d’animo alterato (e neppure in maniera patologica, altrimenti il problema sarebbe di competenza medica)?
Perché mai, per un credente, dovrebbe essere eticamente corretto sopprimere intenzionalmente una qualsiasi forma di vita – come è un fiore – solo per poter vincere la propria ansia, apparire meno timidi o gestire i sensi di colpa? Per un credente, la vita, in qualsiasi forma, dovrebbe essere sacra e inviolabile, e a maggior ragione se essa debba essere soppressa solo per soddisfare un bisogno non vitale dell’uomo. Accettando l’idea di uccidere forme di vita non per la propria sopravvivenza, ma solo per migliorare la propria condizione di salute psicologica, si apre logicamente la porta all’ingresso di altre libertà, come quella di uccidere anche gli animali, e, perché no?, anche altri esseri umani, a condizione che essi siano considerati inferiori e sacrificabili in quanto non degni di essere considerati creature di Dio. Una bella contraddizione, non trovate? Siamo cioè costretti a riconoscere, se utilizziamo i fiori di Bach, che tutte le forme di vita sono uguali, ma alcune sono più uguali; oppure, se volete, che i fiori, “tra le più belle creature di Dio”, siano caratterizzati da una vita che non merita di essere rispettata come la nostra, ma può essere sacrificata dai produttori di questi rimedi a vantaggio dei consumatori. In altre parole, in aperta contraddizione con qualsiasi principio etico, i seguaci dei fiori di Bach, come ogni credente, ritengono che la loro vita sia più importante di quella delle creature vegetali, e che queste possono essere sterminate industrialmente per produrre rimedi per disturbi lievi. Di qui ad accettare di estendere il principio anche agli animali, il passo è breve, e infatti è già stato fatto. Quindi, la fede in Dio non esclude che la vita che Egli ha creato sia classificabile in categorie diverse, alcune degne di rispetto assoluto, altre sterminabili a nostro piacimento. E se un giorno questi credenti ritenessero che anche certi esseri umani, pur essendo creature di Dio, siano da considerare inferiori, e possano quindi essere agevolmente sacrificati in vista del nostro benessere di individui eletti e privilegiati?
Per esempio, cosa accadrebbe se qualcuno sostenesse che il miliardo di persone che vivono al disotto della soglia della povertà, e che non possono avere accesso ad acqua, cibo e cure mediche, siano sacrificabili?Fortunatamente, si tratta di una domanda retorica, perché niente del genere potrebbe mai capitare, almeno fino a che i sani principi religiosi che impongono il rispetto della vita in ogni sua forma saranno rispettati e diffusi, anche dai seguaci della floriterapia di Bach. Infatti, gli sforzi di tutti noi vanno nella direzione di eliminare attentamente tutte le spese inutili per favorire il benessere di tutte le forme di vita.
Proviamo invece solo a immaginare uno scenario, fortunatamente irreale, in cui persone fondamentalmente sane destinino queste cifre per acquistare fiori di Bach per curare le loro preoccupazioni non vitali, anziché per dare a popolazioni più sfortunate acqua, cibo, istruzione, cure mediche e farmaci per vere e proprie patologie! In questo caso, assurdo, per carità, si accetterebbe, e anzi si agirebbe intenzionalmente per, di mettere al primo posto il nostro benessere rispetto alla vera e propria sopravvivenza altrui. Poichè, infatti, stiamo analizzando il nostro comportamento all’interno di un contesto specifico, che è quello della cura delle malattie, in questo caso, di fronte alla scelta tra spendere i nostri soldi di persone sane e benestanti per la seria ricerca scientifica e per le cure di patologie mortali, rispetto a quella di spenderli per la cura del nostro benessere psicofisico con rimedi scientificamente illusori, si opterebbe per questa seconda soluzione. Fortunatamente, a nessuno passerebbe mai per la testa di agire in questo modo!
Oppure immaginiamo solo per un momento cosa significherebbe se le cifre colossali che migliaia di persone ogni anno spendono per seguire corsi che illustrano i benefici di questi rimedi floreali, fossero destinate alla ricerca scientifica! Pensate allo spreco di risorse, e al comportamento poco etico di queste persone, le quali dimostrerebbero di non essere veri credenti. In fondo, l’ultima nostra preoccupazione è quella di non avere sufficienti fondi e risorse per affrontare i veri bisogni dell’umanità, e specialmente della parte più debole di essa. Perché mai dovremmo preoccuparci di coloro che muoiono di dissenteria, o che vivono in paesi dove avanzano la desertificazione, la povertà e le malattie, se noi possiamo rivolgerci al nostro farmacista per comprare fiori di Bach e assumere alcune gocce di Rescue Remedy ogni qual volta qualcosa di traumatico, come un episodio di stitichezza, ci accade? Perché mai dovremmo rinunciare agli enormi benefici che questi rimedi ci offrono, per convertire la relativa spesa in fondi destinati a ricercare scientificamente gli strumenti per migliorare le condizioni di vita di creature che vivono lontane da noi, e che oltretutto, a differenza dei fiori, non sono neppure così belle? Il nostro diritto alla ricerca della felicità è superiore a quello alla vita di altre creature, anche perché, se non esistessero rimedi “alternativi” e di tendenza come i fiori di Bach, l’umanità si troverebbe in balia di patologie non curabili altrimenti, come le intolleranze verso i fagiolini o l’ansia di affrontare un esame!
Insomma, passi l’idea della misericordia divina e della dignità della vita di tutte le creature, come ben sapeva S. Francesco, ma che noi si debba rinunciare ad arricchire le aziende di produzione di rimedi omeopatici o floriterapici solo perché, con quelle stesse cifre, si potrebbero fornire farmaci e cure vere, efficaci, per salvare e migliorare la vita di milioni di persone, è pretendere davvero troppo! La cura del nostro benessere che questi rimedi ci garantiscono vale pur il sacrificio della vita di creature che, oltretutto, non apprezzano e non se ne fanno proprio niente di rimedi omeopatici e di fiori di Bach!
