Se la naturopatia non è riconosciuta, come mai avranno fatto fino ad oggi i naturopati a esercitarla legalmente?. Scuola Superiore di Counseling in naturopatia.
Invitiamo i gentili lettori ad alcune semplici riflessioni in materia di (illusorio) riconoscimento della naturopatia e, specialmente, prima di iscriversi a una scuola di naturopatia “riconosciuta”.
Il riconoscimento di una professione implica il fatto che essa sia definita con chiarezza nei suoi contenuti e competenze. Basta scorrere le centinaia di siti che pubblicizzano scuole di naturopatia di ogni tipo per rendersi conto che ciò non è possibile. Il naturopata sembrerebbe un esperto in tutto e in niente, in pratiche religiose orientali e esoteriche come in scienza dell’alimentazione, in patologia medica come in colloquio con gli angeli, in medicina cinese, tibetana, australiana, pakistana e delle isole Svaalbard.
Ci si chieda cosa hanno fatto, fino ad oggi, le migliaia di diplomati in naturopatia italiani. Se davvero la naturopatia offrisse seri sbocchi lavorativi, dovremmo trovare naturopati che lavorano in cliniche e strutture ospedaliere, pubbliche e private; ogni centro benessere, ogni centro estetico o sportivo, ogni palestra e ogni studio medico privato dovrebbe avere il suo bravo naturopata in servizio a tempo pieno, e i naturopati professionisti dovrebbero essere numerosi almeno quanto gli psicologi, con studi privati in tutte le città. Verificate se le cose stanno davvero così, altrimenti cominciate a pensare che vi stanno prendendo in giro. Infatti, se si ha voglia di indagare prima di giungere alle conclusioni che più ci piacciono, si scopre che di queste migliaia di diplomati, pochissimi svolgono effettivamente tale attività. La stragrande maggioranza è tornata a fare il lavoro che faceva prima, o a occuparsi delle faccende di casa.
Altrettanto sorprendente è notare come circolino ormai da decenni le stesse leggende metropolitane su alcuni naturopati non meglio identificati i quali avrebbero sempre la coda di clienti davanti al loro ambulatorio. Sorprendente, perché i naturopati o non esistono e fanno la fame per alcuni anni prima di rinunciare, oppure sono delle specie di star internazionali. La mancanza di una via di mezzo equilibrata è tipica del pensiero infantile, e testimonia soltanto, ammettendo che esistano naturopati di successo, che tale professione è sempre stata praticata senza il minimo riconoscimento di legge, e probabilmente da personaggi che praticano come guaritori “aggiustaossa” o sciamani, piuttosto che come veri e propri professionisti della salute.
Resta la curiosità di sapere chi siano questi sedicenti naturopati di successo, così come attendiamo da anni una risposta alla seguente domanda:
“Quante sono, quali sono, dove sono e cosa insegnano le leggendarie università di naturopatia e di omeopatia così diffuse nel mondo? Quanti allievi le frequentano? Quali materie sono insegnate? Sono pubbliche o private? Perchè, se sono così diffuse e famose, non ci risulta che nessuno, tantomeno coloro che dirigono o insegnano in scuole di naturopatia, abbia mai conseguito una laurea in tali “università”? Avete mai chiesto ai titolari, direttori e insegnanti di famose scuole di naturopatia come mai nessuno di loro possiede una laurea in una di queste università, invece che dare per scontata la loro esistenza? O ancora: “quali sono, quanti sono e dove sono gli ancora più leggendari ospedali omeopatici? A noi risulta che esista un ospedale a Londra con soli otto posti letto, il London Homeopatic Hospital, nel quale, però, la maggior parte delle cure prestate non sono omeopatiche ma paramediche, fisioterapiche, dietetiche e osteopatiche. Eppure, secondo i sostenitori delle medicine alternative, dovrebbero essere migliaia! E come mai, tra le migliaia di medici omeopati in italia, nessuno si è mai sognato di aprire un ospedale omeopatico? Oppure ce ne sono tanti, e non ce ne siamo accorti?
Comunque, anche se, come in realtà è, i naturopati attivi e in regola con la normativa fiscale sono pochissimi, ciò non è certo dipeso dalla mancanza di riconoscimento legislativo, perché quelli che lavorano come naturopati rilasciando regolare ricevuta fiscale non hanno potuto certo beneficiare di questo tanto agognato titolo legale di “naturopata”. E allora, come si spiega il fatto che essi, anche se pochi, esercitino questa attività nel pieno rispetto della legge? Forse perché non è il titolo che conta, ma la qualità della loro preparazione e competenza, la quale non si acquisisce certo frequentando le ridicole scuole di naturopatia tradizionale. Quindi, questo leggendario riconoscimento promesso da decenni dalle scuole di naturopatia, a quanto pare, non è assolutamente indispensabile per esercitare tale professione. Salvo che non si pensi (ma non posso pensare che i miei lettori siano così ingenui e sprovveduti) che l’eventuale riconoscimento apra le porte del lavoro, specialmente in una situazione come quella attuale, e che i naturopati vengano assunti in massa, per legge, nelle ASL e nelle strutture pubbliche.
La falsa credenza circa il riconoscimento della naturopatia in altri paesi è, appunto, assolutamente falsa, perché le diverse situazioni non sono paragonabili. L’heilpraktiker tedesco è poco più di un infermiere professionale, e studia medicina più che naturopatia. Negli Stati Uniti la naturopatia è praticamente sconosciuta, ed esistono pochissime scuole private di livello universitario, le quali prevedono un percorso di studi in medicina, con l’aggiunta di conoscenze in materia di rimedi naturali. In alcuni paesi europei, la naturopatia, come da noi, non è neppure presa in considerazione dalla legge, mentre altri la riconoscono molto genericamente come pratica alternativa o complementare, da esercitare nel rispetto delle competenze professionali, né più né meno di ciò che in Italia, o in Francia, per esempio, è consentito tacitamente. Ricordiamo che è assolutamente falso che la naturopatia sia riconosciuta , per esempio, in Gran Bretagna: essa è semplicemente permessa, come in Italia, per il fatto che questo Paese di antiche tradizioni democratiche non prevede il riconoscimento e la regolamentazione legislativa delle professioni, per cui anche la professione di psicologo, per fare un solo esempio, non è neppure regolamentata per legge.
In altre parole, là dove la naturopatia è riconosciuta dalla legge, tale riconoscimento è generico, lo stesso che la legge può concedere ai cartomanti e alle escort professioniste, senza mai fornire criteri e regole precise circa il contenuto e le competenze di questa attività. Il tanto citato caso del Portogallo dovrebbe aprire gli occhi agli aspiranti naturopati, perché la legge che ne prevede la figura è ancora oggi lettera morta, per mancanza di contenuti e di consenso circa i limiti di competenza della professione, aperta a tutte le interpretazioni, compresa la cura con pratiche di magia nera. In nessun paese al mondo, comunque, tale disciplina è regolamentata nei suoi ambiti di competenza, né esiste al mondo alcun Albo o federazione legalmente riconosciuta di naturopati. Quindi, anziché continuare a chiedervi in quali paesi la naturopatia è riconosciuta, perché non vi chiedete come mai essa non è insegnata in nessuna università del mondo?
O preferite fare finta di non sapere che una professione che pretenda di occuparsi autonomamente della salute dei cittadini deve essere insegnata attraverso un iter definito dal Ministero dell’Istruzione e di quello della Salute, e prevedere un preciso percorso accademico? E’ accaduto così per tutte le professioni sanitarie e parasanitarie, e anche per la psicologia. Perché mai i naturopati dovrebbero sfuggire a questa regola? Informatevi, prima di iscrivervi a una scuola, se esiste una qualche facoltà universitaria che insegni la teoria e la pratica clinica dell’iridologia, della chinesiologia, dei fiori di Bach o della cristalloterapia. Non fatevi ingannare da situazioni anomale come quella del Master in naturopatia dell’università La Sapienza di Roma, peraltro di durata annuale, il quale non è altro che una panoramica dei diversi sistemi di cura, compresi quelli che non avranno mai neppure la dignità di essere definiti tali. Infatti, nell’ambito dei limiti di autonomia didattica, le università possono dedicare corsi allo studio di materie di ogni tipo, come l’astrologia, le pratiche di magia nera, l’urinoterapia, la naturopatia o i rituali di sacrifici umani, ma ciò non significa che le relative pratiche siano riconosciute e regolamentate dalla legge, ma solo che la conoscenza del loro significato (e non certo la loro applicazione clinica) è utile anche all’uomo moderno.
Quando avrete scoperto che nessuna facoltà universitaria al mondo insegna come formulare diagnosi con iridologia o lettura dell’aura, e men che meno a curare malattie con colori e cristalli, e vi sarete chiesti come mai, allora forse capirete perché i furbi imprenditori che vendono diplomi in naturopatia continuano a illudervi prospettando riconoscimenti legislativi che non verranno mai. O siete così ingenui da pensare che un percorso formativo accademico possa essere paragonato all’insieme di ridocole conferenze tenute da medici “alternativi” nelle scuole di naturopatia tradizionale?
Ricordate che la storia della medicina insegna che là dove esiste una possibilità seria e concreta di cura, prima o poi la classe medica se ne approprierà in esclusiva. Quando una pianta dimostra davvero di essere utile contro certe patologie, essa diventa un farmaco di competenza medica, non certo naturopatica.
Da ultimo, si consideri che la naturopatia è un tale insieme confuso di pratiche e discipline, che essa permette a chiunque di fregiarsi di tale titolo, qualunque sia il tipo di attività pseudoterapeutica che svolge: quando si sente parlare di naturopati di successo, con la coda di clienti fuori dalla porta, alle persone di buon senso sorge almeno il sospetto che la loro attività abbia qualche caratteristica anomala, salvo scoprire che essi, in realtà, praticano massaggi o tecniche di magia “energetica”, che attirano i clienti proponendo diagnosi fondate sul quadro astrale o pretendono di curarli con pozioni magiche di vario tipo. Quando non sconfinano in attività di competenza medica o psicologica, i naturopati più seri hanno buon gioco nel prospettare cure naturali, dolci e non invasive, ma il loro successo dura pochissimo. Infatti, salvo che non si sia abili ciarlatani o si svolga una attività di competenza medica illegalmente, gli amici, i parenti, gli amici degli amici e dei parenti scompaiono, perché tutti scoprono che, al di là dell’effetto placebo, non si curano le patologie con strumenti che la medicina conosce perfettamente, ma ha abbandonato per manifesta inutilità.
Per quale motivo nessun medico serio, pur conoscendoli meglio di un naturopata, non cura con i fiori di Bach? Pensate davvero che ciò avvenga per ignoranza, chiusura mentale e stupidità della classe medica? O non è ora che proviate a pensare che i medici non usano queste forme di cura solo perché manifestamente inutili?
Nel nostro piccolo, da anni indichiamo come unica alternativa a queste pratiche magiche che vanno sotto il nome di naturopatia la consulenza scientifica in materia di cura della salute e del benessere. Ma il nostro è un percorso che richiede impegno, apertura mentale e forte motivazione. Per molti, è più facile comprarsi un diploma di naturopatia, e sperare per il resto dei loro giorni che una qualche legge li riconosca e li arricchisca senza fatica.
