Scuole e corsi di Naturopatia tradizionale per diventare naturopati… o ciarlatani?
Naturopatia, esercizio abusivo della professione medica e abuso della credulità popolare.
La nostra opinione alla luce della legislazione vigente.
Sul quotidiano “La Stampa” di domenica 31 gennaio 2010 compare l’articolo dal titolo “ Un overdose di omeopatia” a firma di Lisa Santodini. In estrema sintesi, 300 oppositori dell’omeopatia hanno assunto una dose 84 volte superiore di un cosiddetto rimedio omeopatico (Arsenicum album) senza, naturalmente, che questo producesse alcun effetto, nonostante si trattasse, in diluizione infinitesimale, di un vero e proprio veleno. Purtroppo, questo stupido gesto non porta nessun contributo alla battaglia che da anni noi come tanti altri conduciamo per mettere finalmente al bando lo scandalo di una finta farmacologia che non serve assolutamente a niente. Infatti, il principio su cui l’omeopatia si fonda prescinde totalmente dall’utilizzo di principi attivi in dosi ponderali e misurabili. Quello cui fanno riferimento gli omeopati, infatti, sono le cosiddette “dosi infinitesimali”. In altre parole sarebbe il messaggio, l’informazione contenuta nell’acqua o nei granuli omeopatici che produrrebbe l’effetto terapeutico e non la sostanza materiale, cioè il veicolo che la trasporta. Quindi la ” dimostrazione ” di questi 300 scettici, in realtà, rischia persino di portare acqua al mulino degli omeopati, i quali potranno appunto opporre a questa dimostrazione il fatto che la loro cosiddetta terapia si fonda su principi che non sono stati sconfessati da questo esperimento. Il problema è un altro ed emerge dalla intervista, a mò di replica, rivolta a un certo Valter Masci il quale dovrebbe difendere la posizione dell’omeopatia. Innanzitutto, facciamo notare per l’ennesima volta, come i sostenitori dell’omeopatia siano sempre e comunque personaggi di basso profilo e di secondo piano in ambito medico e scientifico. Il dottor Masci in questione è sicuramente uno stimatissimo professionista, ma non ci pare che il suo contributo, come omeopata, al progresso nella lotta alle malattie sia mai stato degno di nota. Egli invece viene presentato come “membro di numerose commissioni ministeriali sulle medicine alternative”, come se queste commissioni avessero un peso scientifico e non fossero invece soltanto il canale attraverso il quale le aziende omeopatiche cercano di pubblicizzare e di diffondere i loro inutili prodotti; e ancora come “vice presidente dell’Associazione internazionale Homeopatia Universalis di Parigi” come se questa associazione internazionale avesse un qualche minimo e documentabile peso in ambito scientifico e culturale (in realtà, si tratta di una delle centinaia di associazioni di omeopati che si confortano a vicenda senza aver mai prodotto il benché minimo risultato scientifico).
In ogni caso questo personaggio è stato intervistato in quanto nella sua persona si abbinerebbe la figura del medico chirurgo allopatico e quella dell’omeopata. Inutile osservare, naturalmente, che le uniche cure efficaci che questo medico ha mai prestato sono certamente quelle che si affidano alla chirurgia e alla farmacologia ufficiale. Infatti, anche questa volta, l’ennesimo omeopata non può far altro che fare riferimento a vaghi casi e aneddoti non documentati, non supportati da evidenze scientifiche e non pubblicati su alcuna rivista scientifica internazionale ma, con molto candore, si limita ad affermare: ” non so spiegare come sia possibile, ma l’omeopatia cura anche con dosaggio minimo. Certo non risolve patologie gravi, tumori, cardiopatie, ipertensione. ” Ancora una volta ci chiediamo e gli chiediamo a che cosa mai possa servire quindi l’omeopatia, perché questa risposta non ci è mai stata fornita da nessun omeopata. Forse, ancora più interessante, è la risposta di questo strano personaggio alla domanda implicita che prima poi viene posta, appunto, a tutti gli omeopati, e cioè: ” se l’omeopatia è efficace, perché, in due secoli, a differenza degli altri metodi di cura che sono nati nel frattempo (antibiotici, farmaci di ogni tipo ecc), non è mai riuscita a dimostrare scientificamente tale efficacia? Ancora una volta, la candida e ingenua risposta del medico in questione è la seguente: ” sono anni che chiedo di organizzare sperimentazioni definitive, negli ospedali e nell’università, per fare chiarezza “. E ancora, alla domanda “perché non si farebbero, secondo lei?”, la risposta scontata è sempre la solita: ” Paura di cambiare. Per una resistenza culturale alle novità che, da sempre, appartiene alla medicina “.
Soffermiamoci un attimo su queste illuminanti affermazioni. Primo: il nostro medico non è forse a conoscenza che i suoi colleghi omeopati, da circa due secoli e con maggiore vigore negli ultimi anni, continuano a millantare l’esistenza di prove incontrovertibili dell’ efficacia dell’omeopatia. In particolare la società Guna, per esempio, produttrice di rimedi omeopatici, ha persino pubblicato un agile libriccino nel quale ha riportato una serie di sperimentazioni scientifiche le quali dimostrerebbero l’incontrovertibile efficacia dell’omeopatia. È persino inutile osservare che queste prove incontrovertibili in realtà sono fondate su sperimentazioni talmente superficiali e contrarie ai principi di base della metodologia e della deontologia scientifica che, in effetti, non sono state neppure presi in considerazione da nessuno scienziato serio. Mai. Del resto si consideri che, come lo stesso quotidiano riporta, il fatturato annuo del settore è di circa 300 milioni di euro. Pochissimo da un certo punto di vista per spiegare il fatto che questi rimedi, a quanto pare, dovrebbero curare praticamente tutte le malattie senza effetti collaterali; moltissimo, se si pensa all’interesse economico e di coloro che su questa straordinaria bufala vivono e prosperano. Insomma, capiamo che gli omeopati non abbiano nessuna remora ad apparire ridicoli e imbarazzanti nella loro ignoranza, ma, perlomeno, che si mettano d’accordo: o affermano che l’omeopatia è stata dimostrata scientificamente efficace, in maniera incontrovertibile, o che mancano studi sufficienti per dimostrare la sua efficacia. Delle due, l’una. Ma non possono continuare a prenderci in giro, sostenendo una tesi oppure l’altra a seconda di quanto ciò sia utile ai loro scopi.
Ora si risponda alla seguente domanda: “perché mai i rimedi omeopatici avrebbero bisogno dell’organizzazione di “sperimentazioni definitive, negli ospedali e nelle università, per fare chiarezza”, mentre tutti i farmaci non omeopatici vengono sottoposti a tali sperimentazioni e, quando superano i loro rigidissimi protocolli vengono posti in commercio e utilizzati in tutto il mondo in strutture pubbliche e private? Il fatto è che la sperimentazione scientifica ha già fatto chiarezza sul problema perché da quando gli omeopati cercano di dimostrare l’efficacia e l’utilità dei loro rimedi è proprio la scienza che definitivamente, ogni volta, ha dimostrato trattarsi di prodotti commerciali con efficacia mai superiore al placebo.
Il secondo punto su cui vorrei portare alcune osservazioni è l’assurda pretesa di attribuire alla arretratezza culturale della categoria dei medici (cui l’intervistato appartiene ma, rispetto ai quali, si sente a quanto pare in una posizione di particolare illuminazione e superiorità) l’ostinata opposizione a sperimentazioni definitive sull’efficacia dei rimedi omeopatici. È assolutamente evidente a qualunque persona di buon senso che tutte le aziende produttrici di farmaci avrebbero tutto l’interesse ad effettuare sperimentazioni di questo tipo se solo esistesse la minima possibilità che queste possano condurre all’affermazione anche di un pur vago, minimo effetto terapeutico dei rimedi omeopatic. Il fatto è che le cosiddette multinazionali del farmaco non sono gestite da stupidi e da sprovveduti. Se al mondo non esiste nessuna ricerca in ambito omeopatico (se non quella finanziata e sostenuta a scopo pubblicitario dalle stesse aziende di rimedi omeopatici) il motivo sta semplicemente nel fatto che nessuno scienziato e nessun imprenditore è così stupido da investire, rispettivamente, il suo tempo, o milioni di euro in una ricerca su rimedi che, in maniera lampante, da due secoli, non hanno mai dimostrato alcuna efficacia. È comunque piuttosto disdicevole l’atteggiamento di questo medico il quale, senza accorgersene, non fa altro che dare degli imbecilli a tutta la categoria dei medici e degli scienziati nonché di tutti coloro che, come noi, si oppongono all’inganno dell’omeopatia.
In realtà il problema non è certo quello della resistenza culturale. Nei due secoli dalla nascita dell’omeopatia la medicina che il nostro medico definisce “resistente dal punto di vista culturale” ha invece accolto al suo interno discipline, tecniche, pratiche, che attingono a diverse branche del sapere (per esempio la fisica e la genetica), e ha persino accettato l’idea rivoluzionaria secondo cui la relazione psicoterapeutica può produrre effetti sulla salute della persona, anche a livello organico. Quindi, ripetiamo, se gli omeopati si decidessero a prendere in considerazione il significato del termine umiltà e ad accettare il fatto che non tutto quello che ci piacerebbe che fosse è ottenibile e utilizzabile a nostro piacimento, forse potrebbero dedicare il loro tempo ad attività meno ridicole e inutili che somministrare inutili rimedi.
A pagina 29 dello stesso quotidiano, Eugenia Tognotti commenta l’iniziativa dei 300 scettici di cui sopra. La giornalista cade nella trappola in cui ogni giornalista non dovrebbe mai cadere e cioè quella di accettare per buoni i dati che vengono forniti dalla lobby degli omeopatì e da tutti coloro che sono interessati a far figurare questo fenomeno più importante e più diffuso di quanto in realtà sia. Per esempio, l’affermazione ” Nè c’è da aspettarsi che si assottigli l’esercito dei pazienti in continua crescita che si rivolgono con fiducia all’omeopatia..”, è un’ affermazione perlomeno incauta e dimostra una certa attitudine a voler guardare con benevolenza al fenomeno descritto. Il termine “esercito” infatti richiama alla mente l’immagine di un popolo sterminato di sostenitori dell’omeopatia mentre, in realtà, se la giornalista si fosse informata, avrebbe in brevissimo tempo compreso come il fenomeno dell’omeopatia in realtà è semmai in continua decrescita e che i i dati con i quali si pubblicizza la diffusione di questa falsa terapia in realtà si riferiscono all’utilizzo di qualsiasi metodo o sistema di cura alternativo alla medicina ufficiale, dall’uso di erbe nelle tisane a quello dei massaggi estetici. Poiché, tra le medicine alternative (disperse in parecchie centinaia di bufale per ciarlatani), l’omeopatia è quella di cui si è appropriata la categoria potentissima dei medici, è nell’interesse dell’omeopatia ricomprendere nell’ambito delle medicine alternative qualunque pratica, anche magica, che faccia lievitare i numeri di questo squallido fenomeno, a tutto vantaggio di coloro, gli omeopati, che di esso rappresentano la fetta più consistente.
Anche l’affermazione “ In Italia ben 6 milioni di persone – per restare prudentemente alla stima più bassa – si affidano a medicine non convenzionali è chiaramente di per sé una stupidaggine se consideriamo che, come la stessa giornalista sottolinea, nell’ambito di queste cosiddette medicine non convenzionali ci sarebbero anche il body work (che cos’è?), i vari tipi di massaggi, la meditazione, la visualizzazione, la musicoterapia, le tecniche di auto aiuto e persino l’iridologia (che non è certo una medicina né ufficiale né alternativa, ma è soltanto un ingenuo e inutile strumento di diagnosi delle malattie). Ci chiediamo ancora una volta: ma perché qualificare come “medicine”, e porle quindi sullo stesso piano della medicina scientifica, queste pratiche per la salute che non hanno lo scopo di curare nessuna malattia, ma solo di prendersi cura della persona? La maggior parte di esse è sicuramente di straordinaria utilità, ma solo per la cura e la prevenzione, non certo per la lotta alle malattie, come invece l’omeopatia si vuole accreditare. In conclusione la giornalista, in ogni caso, sostiene, in fondo, che in realtà l’unico effetto che si può riconoscere all’omeopatia è proprio l’effetto placebo, e cioè l’effetto della suggestione che deriva dal fatto che una persona considerata autorevole come un medico ci mostri fiducia nella nostra guarigione attivando così una serie di meccanismi che la scienza (non l’omeopatia) oggi sta iniziando a studiare con attenzione. Nella prospettiva, finalmente, di poter riconoscere come tutto l’armamentario pseudoscientifico e tutta l’impalcatura commerciale che circonda le medicine alternative possano essere distrutti in favore della considerazione dell’importanza della relazione empatica tra terapeuta e paziente.