Bufale in naturopatia: la naturopatia riconosciuta in Europa.
Scrivere sul web notizie prive di alcun fondamento, di riferimenti alle fonti verificabili, di almeno vaga aderenza ai criteri del buon senso, sembra essere il passatempo di molti sostenitori (forse interessati), della naturopatia commerciale, quella, per intenderci, che vende a caro prezzo titoli privi di valore legale ma anche di contenuti solidi e scientificamente supportati.
L’Università Popolare di Scienze della Salute Psicologiche e Sociali (Uni.Psi), a tutela del buon nome, dell’immagine di prestigio che le viene riconosciuta, della serietà professionale e del rispetto per la verità e i principi morali legati all’etica e al metodo scientifico in cui si riconoscono il corpo docente, i soci e tutti i suoi allievi, si vede costretta a intervenire nuovamente per esporre le proprie ragioni contro la campagna di disinformazione e di diffamazione nei confronti dell’insegnamento e dell’applicazione dei principi scientifici della naturopatia e del counseling.
Se in Italia esistesse un Ordine professionale dei Consulenti in naturopatia, come da noi sostenuto e proposto (che non potrebbe che condannare l’uso di pratiche pseudomediche da ciarlatani come iridologia, reiki, kinesiologia e altre insegnate dalle scuole di naturopatia tradizionale) le scuole di naturopatia tradizionale e i loro ingenui sostenitori non potrebbero impunemente proclamare l’efficacia terapeutica di tali pratiche. Se in Italia l’Autorità garante per la concorrenza non avesse poteri sanzionatori praticamente nulli, limitandosi a comminare multe lievi dopo molti anni, nessuno potrebbe continuare a diffondere notizie palesemente false, scorrette, ingannevoli, e la nostra come le altre organizzazioni serie del settore avrebbero già denunciato tali comportamenti, lesivi della nostra immagine e dignità professionale.
Da tempo circola una bufala che non è nient’altro che falsa informazione, realtiva alla regolamentazione legislativa della naturopatia.
Sul sito:http://www.cure-naturali.it/professione-naturopata/1729, si legge da tempo, senza che nessuno si sia preso la briga di verificare la verità dei fatti, che: “Tuttavia la naturopatia è disciplinata in 26 dei 27 Paesi europei: solo in Italia siamo ancora a livello di bozza di legge: è del 3 maggio 2010 l’ultima proposta di legge (n.2152) in materia di Regolamentazione della figura di operatore sanitario naturopata”.
Si tratta di affermazione totalmente destituita di ogni fondamento, falsa e suscettibile di ingannare il pubblico circa la reale diffusione e importanza della naturopatia in Europa. Dare informazioni senza citare le fonti reali, senza verificare se esse hanno un fondamento, senza neppure provare ad accertare quale sia la realtà dei fatti, è una pratica che offende il lavoro serio della nostra Università Popolare di Scienze della Salute Psicologiche e Sociali (Uni.Psi) e di coloro che pretendono una informazione chiara, corretta, documentata e rispettosa della realtà dei fatti.
Purtroppo, continuiamo a restare soli, nel mondo ormai quasi esclusivamente commerciale della naturopatia, a sostenere che essa non è un sistema per attirare clienti sprovveduti e ingenui con la promessa di un lavoro facile, redditizio e sicuro, ma un sistema di cura della persona, e non delle malattie, che richiede, perlomeno, il rispetto per la verità dei fatti.
La naturopatia, in realtà, non è autonomamente regolamentata e disciplinata in nessun Paese di Europa (gli Heilpraktiker tedeschi non sono naturopati), non esiste nessuna legge che istituisca e regolamenti attraverso la costituzione di un Ordine professionale quali siano le sue competenze specifiche. Quindi, chiediamo agli autori di questa evidente falsità, di indicare quali siano i Paesi d’Europa in cui la naturopatia è riconosciuta per legge, in base a quale legge, e che cosa regolamenti effettivamente tale legge. Ovviamente, per rispetto verso l’intelligenza dei lettori, pretendiamo che tali riferimenti non siano rimandi ad altri siti Internet che diffondono la stessa falsa informazione, ma alle fonti reali. Noi restiamo in attesa, come sempre, di una cortese quanto argomentata smentita alle nostre affermazioni, che, come sempre non verrà, perchè il dato divulgato dagli autori del sito in questione è evidentemente e clamorosamente falso. Piuttosto, ci chiediamo se essi abbiano mai avuto lo scrupolo morale di considerare il danno che produce diffondere bufale, falsità e vere e proprie stupidaggini, inducendo illusorie speranze nelle persone che non conoscono, a differenza di noi, il tema in questione.
Stupidità, ignoranza o mala fede? Qualunque sia la risposta, in ogni caso, ci auguriamo che i diffusori di falsità mediatiche si mettano una mano sulla coscienza, e la smettano di creare confusione e disinformazione senza assumersi la responsabilità di quanto affermano con tanta sicumera. Non giova alla diffusione di una cultura scientifica della salute continuare a diffondere falsità e a mostrare ignoranza e superficialità su un tema delicato come quello della salute.
Anna Maria Bertotti
