La terapia centrata sul cliente non si è mai occupata molto di problemi di psicopatologia. Piuttosto, specialmente nella forma del counseling ad indirizzo naturopatico, essa tende a produrre, con la piena partecipazione attiva del cliente, una vera e propria trasformazione della personalità di quest’ultimo.
La modificazione e la crescita della personalità nel corso della terapia sono spiegate facendo riferimento costante ad una “forza di base” presente nel cliente (quella che Rogers definisce. “tendenza attualizzante”) la quale è la forza essenziale che è all’origine della crescita e dello sviluppo di ogni persona.
Nel mondo della medicina popolare, magica o alternativa, questo concetto è espresso facendo riferimento alla cosiddetta forza vitale, o Chi, o prana, i quali sono tutti modi simbolici di rappresentare quella che oggi, più correttamente, è descritta come l’insieme delle risorse psicofisiche dell’individuo. Nel counseling psicologico, questa forza è una forza regolatrice che permette alla persona di selezionare, in modo gerarchicamente ordinato, le esperienze vitali, ma risiede nell’individuo stesso, è sua precisa responsabilità e non discende da nient’altro e da nessun altro se non dalla sua volontà di guarigione, per quanto possa essere meglio espressa con l’aiuto della guida di un terapeuta.
La differenza con l’approccio primitivo e magico delle antiche medicine popolari sta nel fatto che esse, per mancanza di strumenti di analisi e di elaborazione psicologica, trasferivano la cura della persona all’intervento esterno di un deus ex machina, a entità magiche e a rituali di riconciliazione con il soprannaturale, cui si garantiva sottomissione, negando per forza di cose il ruolo dell’individuo nel processo di crescita e di guarigione. Quest’ultimo era affidato all’intervento di entità esterne, che era necessario ingraziarsi tramite rituali di sottomissione. Non per niente le cure alternative si fondavano (e si fondano purtroppo tutt’ora) sulla fede nell’esistenza di entità o dimensioni trascendenti e superiori. Si pensi appunto alla divinità trasferita nella forma indistinta, mutevole e articolata del prana o del chi, oppure la forza misteriosa di origine divina profusa e imprigionata nei fantastici fiori del Dr. Bach o nei rimedi omeopatici; o ancora, ed è sotto gli occhi di tutti, la forza guaritrice divina racchiusa nelle piante, la quale per la scienza fitoterapica è l’insieme delle componenti biochimiche e l’interazione tra principi attivi, mentre per i seguaci della fitoterapia magica è ancora una entità che si vuole mantenere misteriosa, la quale agirebbe in base ad altrettanto misteriosi principi.
Secondo Rogers, fine della terapia è quello di creare le condizioni favorevoli che permettano a questa forza di operare, così’ che la persona possa crescere verso la propria autorealizzazione (Maslow). Se il counseling psicologico è centrato sul singolo problema contingente, quello ad indirizzo naturopatico estende l’ambito di analisi e di terapia all’intera personalità del cliente, così come essa si manifesta attraverso il suo stile di vita. Ciò significa che il counselor dovrà individuare insieme col cliente quali siano le risorse su cui egli potrà contare per modificare, secondo quanto il cliente è in grado di fare, l’ organizzazione dei suoi modelli operativi interni, i quali si riflettono nell’organizzazione del suo tempo, nella gestione della sua salute e in generale nella sua visione del significato della vita. E’ su questa forza di base, che non ha nulla di misterioso, al contrario di quanto ancora credono dogmaticamente i naturopati tradizionali, che si fonda la terapia stessa. Non su sostanze o rimedi esterni, non sulle straordinarie capacità di guarigione del terapeuta, tantomeno sulla fede in alcunchè. Il processo di guarigione è quindi condotto dal cliente stesso, sotto la guida non direttiva del counselor, e implica una reciproca fiducia tra terapeuta e cliente, circa la possibilità di modificare in positivo la situazione che è all’origine del problema. Questa modificazione nasce dalla consapevolezza e dalla conoscenza del proprio mondo interiore, delle risorse disponibili, dei limiti e delle difficoltà di ognuno. spetta al counselor portarle in superficie, alla coscienza del cliente, attivando la forza di volontà, la motivazione, la determinazione che nascono dalla fiducia in sè stessi e nell’altro.