La resistenza ad adottare il pensiero razionale è una caratteristica della mentalità magico-omeopatica, per cui è inutile che ci rivolgiamo ai fedeli sostenitori e seguaci dell’omeopatia sperando in un confronto sui contenuti. Vogliamo solo proporre, invece, a chi voglia mettere alla prova le proprie capacità di ragionamento sillogistico, e abbiano quindi un minimo di spirito critico, la seguente prova, fondata su queste premesse logiche:
- l’omeopatia è una medicina, e come tale si occupa della cura delle malattie.
- essa agisce con un approccio fondato sul principio della cura tramite il simile, la diluizione infinitesimale del preparato e la dinamizzazione.
- L’omeopatia non presenta effetti collaterali e controindicazioni di sorta.
- il suo costo è bassissimo, quasi inesistente, specialmente alle diluizioni omeopatiche che permettono di agire più profondamente sul disturbo, in quanto, tecnicamente, la percentuale dell’unico ingrediente che ha un costo commerciale, il principio attivo, è talmente bassa da essere, nella maggior parte dei casi, persino non più rilevabile scientificamente. In altri termini, il suo costo di produzione sarebbe così basso che i farmaci omeopatici potrebbero essere venduti a prezzi centinaia o migliaia di volte inferiori.
Attendiamo, naturalmente, cortese contestazione a queste nostre proposizioni, fondate, a quanto ci risulta, su fatti incontestabili. Se però, come pensiamo e come anni di loro sottoposizione al giudizio del pubblico ci hanno confermato, esse possono essere sostanzialmente condivisibili, chiediamo ai nostri gentili lettori di proseguire nel ragionamento che proponiamo, considerando attentamente le seguenti affermazioni.
Date le premesse di cui ai punti 1,2,3,4, i sostenitori dell’omeopatia sostengono l’esistenza di prove incontrovertibili circa la sua efficacia. Noi, come tutta la comunità scientifica internazionale, abbiamo solo conoscenza, tramite gli stessi omeopati, di studi che, per l’eccessiva approssimazione e per la mancanza di rispetto dei requisiti imposti dalla moderna ricerca scientifica, sono tutt’altro che incontrovertibili. Ma non è questo il punto. Vorremmo soltanto, adottando il punto di vista e l’opinione degli omeopati, e cioè il fatto che le cure omeopatiche sono efficaci, che si considerassero le seguenti affermazioni che ne discenderebbero logicamente, fondate sul sillogismo di tipo deduttivo:
- se le cure omeopatiche fossero davvero efficaci, potrebbero essere tali nei confronti di almeno una malattia che non è suscettibile di cure da parte della medicina scientifica. Il che, non è vero, ma attendiamo cortese smentita.
- Se le cure omeopatiche fossero davvero efficaci, potrebbero esserlo nei confronti delle stesse malattie curate con la medicina allopatica. Anche questo non ci risulta.Infatti,
- se fossero efficaci nei confronti anche di una sola malattia, dovrebbero esserlo almeno con un grado di efficacia pari, se non superiore, a quello del corrispondente farmaco o della cura allopatica (altrimenti, non potrebbero definirsi utili, e non avrebbero ragione di esistere).
- A parità di efficacia, il buon senso, il codice deontologico medico e ragioni di convenienza (non solo clinica, ma commerciale), dovrebbero far preferire la cura omeopatica a quella allopatica, in quanto essa è sicuramente:
- meno costosa
- presenta meno effetti collaterali
- presenta meno controindicazioni
- è spesso meno invasiva e comoda nella sua somministrazione.
- non è soggetta ai costosissimi trial, che richiedono anni o decenni di sperimentazioni, che la legge richiede perché un farmaco possa essere considerato tale e posto in commercio.
- Non richiede ulteriori costose ricerche, perché tutto ciò che serve per curare tutte le malattie è già stato inventato, o scoperto, dal fondatore dell’omeopatia alla fine del settecento, e i rimedi, da allora, sono rimasti gli stessi.
- Non esistono motivi validi per rifiutare la cura omeopatica, sotto il profilo, etico, politico, economico, o clinico.
Se queste premesse sono corrette, come ci è sempre stato dimostrato dalla mancanza di contestazioni, fondate sugli stessi principi della logica da noi seguiti, è dimostrato in modo inequivocabile che le cure omeopatiche, nonostante le affermazioni contrarie (che a questo punto si debbono considerare false o perlomeno scorrette) non hanno né una efficacia superiore, né la stessa efficacia di nessuna cura allopatica.
Se così non fosse, le cure omeopatiche sarebbero da preferire obbligatoriamente a quelle allopatiche in quanto, a parità di efficacia, esse presentano minori effetti indesiderati o negativi in genere. Affermare, quindi, che le cure omeopatiche sono efficaci almeno quanto quelle allopatiche, e osservare, al tempo stesso, come esse non abbiano mai sostituito, come logica e deontologia avrebbero imposto, nessuna cura allopatica per nessuna malattia in nessuna parte del mondo, significa propagandare affermazioni logicamente scorrette. Non esiste, infatti, nessun motivo che impedisca a un metodo di cura, per quanto privo di dimostrazione scientifica circa le modalità di produzione dei suoi effetti, che non debba obbligatoriamente essere utilizzato, qualora esso si dimostri superiore ad altro, o altrettanto efficace, ma privo di quegli effetti collaterali che altri metodi in uso portano con sé.
Si consideri, poi, che se ciò che affermano solo gli omeopati fosse vero, circa l’efficacia dei loro metodi di cura, la logica condurrebbe anche a una denuncia implicita, ma inevitabile, della colpevole superficialità della classe medica che ha rifiutato di utilizzare, per secoli, le cure omeopatiche, a quanto pare meno dannose ma altrettanto efficaci, configurando, implicitamente, una collusione criminale tra classe medica e case farmaceutiche, tesa a somministrare cure che comportano effetti collaterali anche gravi, fino alla morte dei pazienti, per interessi contrari a quelli della salute pubblica.
La realtà è semmai, a nostro parere, quella contraria, e cioè che le cure omeopatiche si reggono solo sull’ignoranza o sull’interesse economico di medici e aziende di produzione dei relativi rimedi.
Naturalmente, il nostro ragionamento è applicabile a tutti i metodi di cura alternativi che sostengono di poter curare malattie o disturbi, senza essere mai riuscite, in forza della loro efficacia inequivocabile e manifesta, a dire dei loro sostenitori, a soppiantare l’utilizzo dei metodi scientificamente fondati. Qualunque terapeuta serio e fornito di una coscienza, il quale sia convinto dell’efficacia di una cura che non ha dimostrato di esserlo a seguito di sperimentazione scientifica, potrebbe prescrivere o somministrare la cura solo gratuitamente, col consenso informato del cliente, in modo da effettuare, perlomeno, una ricerca personale che possa arricchire la conoscenza del rimedio.
Il problema delle medicine alternative e del danno che recano al progresso dell’umanità nasce da un problema psicologico: i modelli operativi interni di chi si è rifugiato nel pensiero magico impediscono di sostenere una discussione fondata sui fatti e sulla razionalità. Nessun seguace delle medicine alternative è mai stato in grado di confutare le argomentazioni degli scienziati, o di qualunque persona di buon senso sufficientemente avvezza al confronto su basi razionali e non magiche, semplicemente perché si è sempre rifiutato di leggerle e di riflettere su di esse.
Nessuno ha mai preso in esame i passaggi logici del ragionamento che abbiamo esposto, ma tutti si sono rifugiati in argomentazioni dialettiche pretestuose, rifiutandosi di affrontare la realtà dei fatti. Se lo facessero, si troverebbero infatti in una spiacevolissima condizione di incoerenza cognitiva, che li potrebbe portare, per essere risolta positivamente, a mettere in dubbio i fondamenti stessi della loro fede. Ma quando gli interessi economici o professionali, come quelli degli omeopati, sono così forti da condizionare pesantemente la loro stessa visione della vita, il rispetto per la logica e per la realtà dei fatti, quello per gli altri e la propria coscienza passano agevolmente in secondo piano.
Da sempre i seguaci di queste medicine rifiutano il confronto attraverso una strategia infantile, che si basa sulla recitazione, a mò di mantra o di preghiera, di una serie di luoghi comuni: una interpretazione obsoleta e superficiale dei principi della filosofia della scienza, il richiamo a quelli di religioni o filosofie orientali, il riferimento salvifico del deus ex machina della meccanica quantistica, la quale permette di affermare tutto e il contrario di tutto. Essi non analizzano le argomentazioni altrui per valutarne i punti deboli: essi sanno perfettamente che le argomentazioni dei loro avversari non sono contestabili sul piano della razionalità, e allora oppongono ad essa la fede in ciò che essi si sono abituati a credere. Per farlo, essi spengono la loro razionalità e accendono il pilota automatico che recita un copione imparato a memoria, snocciolando con molta arroganza e prosopopea una serie di dogmi parascientifici o di banalità scientifiche (anche i raggi x sembravano magia prima di essere accettati dalla scienza!, oppure “nulla avviene per caso!”). Il fatto è che per gli adepti delle medicine alternative si tratta semplicemente di recitare, come una preghiera, quello che per loro è un semplice atto di fede, che non ha richiesto nessuna faticosa elaborazione.
Infatti, una analisi psicologica della personalità del seguace o del praticante di medicine alternative mostra un tratto comune: tutti hanno la tendenza ad opporre alle argomentazioni fondate su fatti scientificamente e logicamente argomentati una massa eterogenea e disordinata di nozioni e considerazioni superficiali che dovrebbero, nelle intenzioni, accreditare l’idea di una loro superiorità intellettuale e culturale.
Con un atteggiamento didascalico e tono paternalistico, per esempio, gli omeopati, impossibilitati a ribattere alle infinite critiche che essi si attirano, amano riversare sui malcapitati interlocutori una serie di affermazioni ispirate ad ancora più vaghe e confuse nozioni di storia e filosofia della scienza, richiamandosi sempre a un passato idilliaco nel quale i rigidi criteri imposti oggi alla ricerca scientifica non esistevano. Quando poi hanno esaurito i pochi argomenti a loro disposizione, (probabilmente imparati a memoria nel corso di un seminario apposito organizzato da una delle loro associazioni), resta sempre l’argomento più scontato della più pessima dialettica, e cioè quello che vorrebbe distruggere l’argomentazione dell’avversario opponendo le prove che anche le idee di quest’ultimo non sono inattaccabili.
Per esempio, uno degli argomenti preferiti dagli omeopati è quello di opporre alla critica rivolta all’inefficacia delle loro cure, il fatto che anche i farmaci allopatici non hanno un’efficacia assoluta, o persino sono più dannosi che utili. La più usata in assoluto è forse la banalità con cui si accusano coloro che invocano l’aderenza al metodo scientifico, e cioè che non tutto ciò che non è tangibile e misurabile non esiste, propinando una lezioncina con atteggiamento didascalico che vorrebbe giustificare l’efficacia dell’omeopatia sulla base dell’efficacia dei raggi x o degli antibiotici, strumenti di diagnosi o di cura che la scienza non conosceva fino a che non li ha scoperti. È disarmante la povertà culturale e intellettuale di questi personaggi, i quali, messi alle strette, non possono far altro che giustificare l’assurdità delle loro affermazioni ricorrendo al trito e ritrito argomento del riconoscimento, da parte della fisica moderna , dell’esistenza di forze e particelle prima sconosciute. Il che permetterebbe, nelle loro intenzioni, di sorvolare sulle differenze tra fisica teorica e pratica clinica omeopatica, e dare per scientificamente provato ciò che non è.
Il loro ragionamento infantile, che viola le regole più elementari della logica aristotelica, può essere sintetizzato nel seguente modo:
· I rimedi omeopatici producono effetti non misurabili scientificamente
· La scienza impone che gli effetti siano misurabili
· La stessa scienza, però, dedica molte delle sue risorse alla ricerca di fenomeni che non sono ancora stati descritti e misurati
· Anche l’omeopatia si fonda sull’uso di rimedi la cui modalità di azione e la cui efficacia non è stata ancora descritta e misurata
· Quindi, l’omeopatia è una scienza anche se i suoi effetti non sono ancora stati descritti e misurati
Questo assurdo ragionamento è destinato a cadere se solo l’omeopata di turno si trova di fronte una persona di semplice buon senso. Caduta quindi la possibilità di approfittare dell’ignoranza altrui, forte del proprio prestigio di medico, l’omeopata cambia totalmente strategia e persino terreno di gioco: l’omeopatia non è una scienza perché i suoi effetti non possono essere misurati scientificamente. Tuttavia, essa funziona.
L’incredibile debolezza di mente di coloro che da anni sostengono queste ridicole argomentazioni impedisce loro di comprendere come il fatto che un fenomeno “funzioni” all’osservazione empirica non gli impedisce minimamente di “funzionare” anche se sottoposto a una rigorosa e controllata sperimentazione, salvo che si tratti di semplice inganno o illusione. Il motivo per cui il metodo e il pensiero razionale e scientifico richiedono di sottoporre a una attenta sperimentazione ogni fenomeno nasce dal fatto che si vuole evitare che quel”funzionamento” osservato non sia frutto del caso o di cause che nulla hanno a che fare con quella che noi ipotizziamo essere invece l’unica responsabile. Questo è quindi il motivo per cui nessun sostenitore dell’efficacia delle medicine alternative ha mai avuto il coraggio di presentarsi a un Comitato scientifico per sottoporre ad esso il proprio sistema di cure. E dire che tali comitati, come quello istituito dal Cicap, sono pronti ad offrire un milione di euro a chiunque possa dimostrare la verità delle proprie affermazioni paranormali.
Rimane, tra i tanti sotterfugi cognitivi e gli artifici dialettici che gli omeopati cercano di utilizzare per difendere posizioni indifendibili, l’ultima spiaggia: il ripiegare su una visione della cura che non sarebbe rivolta alla malattia, ma a disturbi, disarmonie, squilibri, oppure a procurare benessere. In questo caso, ben vengano tutte le tecniche che, purché coerenti col principio primum non nocere, siano rivolte alla cura della salute e del benessere. Ma esse sono le tecniche di rilassamento, di meditazione, di ginnastica, oppure le terapie su base psicologica, tutti sistemi di cura della salute che non hanno nulla di magico, si fondano su evidenze scientifiche e non sono da considerarsi medicine alternative. A questo punto, a cosa servono queste ultime, se non a mantenere in vita questo squallido carrozzone tenuto in piedi solo per vili interessi economici, e a sottrarre risorse alla psicologia e alle tecniche realmente efficaci per la cura del benessere?