Probabilmente tutti noi siamo ancora immersi nel pensiero magico più di quanto vogliamo credere. I recenti straordinari progressi scientifici ci hanno forse fatto dimenticare alcuni fatti innegabili, a cominciare da quello per cui la nostra cultura risente ancora della mentalità e delle forme di pensiero magiche, perché il pensiero scientifico è in fondo una scoperta recente.
Le medicine alternative, con il loro improvviso riaffiorare di idee che si credevano estinte, ci ricordano quanto realmente siamo vicini all’oscurità e alla barbarie. Fino al secolo scorso i ricercatori scientifici erano individui isolati, che lavoravano affrontando l’indifferenza e spesso l’ostilità degli altri esseri umani. La scienza era, in fondo, un insieme di scoperte fortuite di cui pochi uomini erano al corrente; la divulgazione dei risultati raggiunti era lenta e privilegio di pochi; spesso occorrevano delle generazioni perché la notizia di una scoperta raggiungesse le persone colte; le altre non ne sapevano mai nulla. A fronte dell’esistenza dei
vermi astrali, data oggi per scontata da alcuni naturopati e omeopati
, si ricordi che ancora nel 1675 il dotto gesuita Kircherus catalogava i grifoni e le sirene tra gli animali dell’arca di Noè; e, benché si fosse silenziosamente liberata da questi inquietanti passeggeri, la prima edizione dell’”Enciclopedia Britannica” (1768-1771) non nutriva il minimo dubbio sull’esistenza materiale dell’arca stessa. Gli unici punti che si sentiva in dovere di discutere riguardavano lo stivaggio dei vari animali e la posizione della cabina di Noè (Evans, 1948, p.19).
Non c’è quindi da stupirsi che ricercatori, di solito in buona fede, ancora immersi in questo tipo di primitiva cultura scientifica, potessero elaborare teorie come l’iridologia o l’omeopatia, ma è inaccettabile che scienziati come alcuni medici possano non solo ripescare dal bidone dell’immondizia della storia queste stesse teorie, ma persino riproporle tali e quali a scopo terapeutico.
È il caso, segnalato da Sapolsky, del chirurgo Bernie S. Siegel, secondo il quale il modo più efficace di stimolare il sistema immunitario e di guarire da tutte le malattie sia attraverso l’amore e che le guarigioni miracolose accadono ai pazienti che sono abbastanza coraggiosi da amare. Sapolsky osserva con il solito acume, riferendosi al best seller: “Amore, medicina e miracoli”, scritto da questo personaggio, che “nel corso del libro, ci si accorge che quello in cui Siegel vive è uno strano mondo.(…). Nel suo mondo, i pazienti deceduti fanno ritorno sotto le sembianze di uccelli, esistono paesi senza nome in cui le persone vivono salde per cent’anni e – questa è la migliore – chi ha la giusta spiritualità non solo combatte con successo il cancro ma può guidare automobili che naturalmente si rompono in mano ad altri. Nient’altro che stupidaggini relativamente innocue; gli appassionati di storia potrebbero addirittura sentirsi confortati dal fatto che ci sia qualcuno che mantiene vivo il sistema di credenze dei contadini medievali” (Sapolsky, p. 244)”.
Si osservi, non senza un certo imbarazzo, che l’autore di queste stupidaggini è appunto un rispettabile chirurgo, e che il libro da cui sono tratte queste perle è stato naturalmente un best seller, perché a milioni di persone piace da morire sentirsi dire da una persona autorevole come un medico che la malattia può sempre essere sconfitta con l’amore. Se poi questo amore è quello di un entità che non esiste, come Dio, ancora meglio.
Sulla stessa linea si pone il famigerato e notissimo psichiatra Hamer, autore di una serie di banali considerazioni sul ruolo delle emozioni represse nella genesi del cancro, che tanta presa fanno sulle menti deboli. Quanti ingenui seguaci di terapie new age salutano questo oscuro personaggio come una persona illuminata, quando egli non ha fatto altro che rispolverare e trasformare in una illusoria disciplina paramedica ciò che i filosofi hanno sempre saputo e che gli psicologi hanno sperimentato a partire dagli anni ’80!
(Su questo discutibilissimo personaggio e sui suoi seguaci, si veda il sintetico ma efficace Dossier in: medbunker.blogspot.com). Per esempio, si rifletta su questo breve passo di Platone, risalente, per diritto di copyright, a circa duemila quattrocento anni prima del Dr. Hamer:
“ Corpo e psiche non vanno separati. Eppure molti medici lo ignorano, ed è proprio per questo che sfuggono loro così tante malattie: perché non vedono il tutto”. “Peccato che le stesse menti deboli non riescano ad accettare il fatto innegabile che quelli propagandati da questi personaggi sono ottimi sistemi per vendere libri o per colmare altre carenze, e non abbiano mai portato ad applicazioni pratiche positive. Tutti sono capaci di parlare del ruolo dei sentimenti e delle emozioni nella nostra salute, ma poi, anche e specialmente se ci si presenta come medici, si tratta di guarire con esse gli ammalati. E, a quanto ci risulta, pochi personaggi nella storia sembra ne avessero le relative competenze.
Nonostante tutto questo, facendo leva sulla nostra umanissima debolezza e sulla paura dell’ignoto, è evidentemente possibile convincere milioni di persone circa la possibile sovrapposizione tra il nostro tradizionale universo, faticosamente spiegato con la razionalità e la scienza, e un universo parallelo dove la magia funziona. In questi casi il richiamo ai principi della meccanica quantistica attira le menti più deboli, sempre pronte a fare proprie teorie assurde e incomprensibili ma ben confezionate da persone apparentemente autorevoli, incuranti della provocatoria affermazione secondo cui: “
Posso garantire con assoluta certezza che nessuno comprende la meccanica quantistica”.
Occorrerebbe invece tenere i piedi ben saldi a terra e non farsi trascinare in questo buco nero fatto di ignoranza e presunzione. “
È facile capire perché così tante personalità (tra cui poeti, mistici, filosofi e persino qualche scienziato) abbiano visto nella meccanica quantistica una nuova religione. Ma la “realtà” del mondo quantico non è così semplice” (Satinover, p.220).
Se lo sviluppo fosse a senso unico e la vita psichica non fosse suscettibile di blocchi e di regressioni, il “pensiero magico” probabilmente scomparirebbe totalmente nell’adulto. Tuttavia, osservando gli esempi più frequenti delle diverse forme di “partecipazione” magica, ci si rende facilmente conto di quanto sia facile riconoscersi nell’utilizzo di qualcuna di esse. Non si vede perché questa forma di pensiero non debba essere presente anche nell’ambito delle attività professionali che più di altre sono costrette a confrontarsi continuamente con l’ignoto, l’incomprensibile, lo sconosciuto, come quelle che si occupano della cura della salute degli esseri umani.
Le credenze nei rituali magici e la superstizione sono una manifestazione di un predominio del pensiero magico nella vita mentale, l’espressione del ricorso frequente o costante a capacità pre-simboliche di pensiero, un comportamento che è connesso ad un arresto più o meno parziale nello sviluppo di un simbolismo completo e della teoria della mente. Ma il pensiero magico si attiva anche quando sono presenti capacità simboliche complete, essendo avviato da particolari condizioni in cui il “pensiero logico” non ha a disposizione tutti i dati necessari per operare, come nel caso della conoscenza dei meccanismi che regolano la salute.
L’attività di ragionamento è infatti multideterminata; ciò significa che essa è influenzata sia da fattori generali, quali le capacità logiche possedute, che da fattori specifici individuali, come la preferenza di una modalità di pensiero piuttosto che di un’altra, e infine, in percentuale non meno importante, da fattori situazionali (Bonino, Reffieuna, 1999). Di conseguenza, è possibile individuare diversi esempi di comportamenti guidati dal pensiero magico che ricompaiono in diverse circostanze che si verificano nella vita di tutti i giorni e che implicano principalmente una rottura spazio-temporale nei principi di causalità e lo stabilirsi di una partecipazione. Essi a volte sono attivati nell’impossibilità di operare una stima di probabilità, altre volte sono accompagnati da un errore nel giudizio relativo alla probabilità che un evento si verifichi.
Queste considerazioni sembrano fornire una spiegazione plausibile del ricorso alle medicine alternative da parte degli utenti, necessariamente privi (perlomeno nella maggior parte dei casi), di strumenti culturali e di conoscenze specifiche che consentano loro di valutare serenamente e logicamente l’opportunità di tale ricorso. Diverso è il caso per coloro che queste discipline praticano: nella maggior parte dei casi si tratta di persone, medici e non, che hanno ricevuto una formazione specifica nel settore della cura delle malattie o della salute, i quali si convincono dell’utilità di somministrare cure scientificamente inutili per molti motivi diversi:
· La delusione per una professione che nella pratica si è rivelata più squallida, banale e meno affascinante di quanto pensavano.
· La consapevolezza che anni o decenni di studio li hanno condotti a conoscere, male, una parte infinitesima di ciò che occorrerebbe per curare e guarire davvero con efficacia.
· Il duro confronto quotidiano con l’inutilità delle migliori cure disponibili.
Pratiche magiche e alcune medicine alternative si sovrappongono e confondono nell’azione dei guaritori: è ancora diffuso l’uso di richiedere una diagnosi (una specie di check up) al cosiddetto “magliettologo”, cioè un guaritore che rileverebbe, dall’analisi non strumentale e di laboratorio delle tracce organiche presenti sulla biancheria intima del soggetto, le malattie di cui soffre. Per quanto questa pratica possa sembrare assurda, essa è ancora relativamente diffusa anche oggi, persino nelle grandi città, spesso mascherata dietro l’attività di erborista o “naturopata”.
Non si discostano da questa modalità di espressione del pensiero magico anche alcune tecniche molto note le quali pretenderebbero di osservare e analizzare lo stato di salute del soggetto anziché tramite un oggetto che gli appartiene, attraverso una parte del corpo, la quale quindi rappresenterebbe il tutto in versione ridotta. Ci riferiamo all’antica arte della lettura dello stato di salute praticato nell’antica medicina cinese attraverso la percezione tattile dell’energia che fluirebbe lungo i 12 meridiani che passano nel polso; ma anche la diagnosi effettuata sull’addome, o hara, su cui sarebbero dislocate piccole aree, più o meno cariche di energia, che rappresenterebbero tutti i meridiani.
Ancora più evidente è il pensiero magico su cui si fonda la credenza nelle tecniche cosiddette “riflessologiche”. Queste ultime si fondano sul presupposto esoterico secondo cui la parte rappresenta sempre il tutto, e quindi effettuano una diagnosi basandosi sulla osservazione o la manipolazione di alcune parti del corpo che meglio lo rappresentano totalmente (non si sa perché): nella medicina cinese, la lingua, l’orecchio, il piede o la mano, in quella occidentale, l’iride. Non c’è spazio e luogo, in questa dissertazione, per approfondire l’argomento e per sottolineare come queste tecniche si basino su mappe vere e proprie, che vedono rappresentata la figura umana su queste piccole parti del corpo (di solito, la testa in alto e i piedi in basso, ma c’è chi ha visto la figura umana “arrotolata intorno all’iride
). Neppure è possibile far altro che accennare al fatto che queste mappe sono di solito tante, diverse e in contraddizione tra loro. Ma per chi è orientato verso il pensiero magico, questo fatto è irrilevante, per effetto del fenomeno della resistenza, come sarà evidenziato tra poco.
In questo tipo di tecniche alternative, chiaramente magiche, il malato e la malattia trovano una rappresentazione “alternativa” sotto forma rispettivamente di oggetto che gli appartiene (la canottiera) o più frequentemente di parte specifica del suo corpo; mentre la malattia è rappresentata sotto forma alternativa, non già di processi biochimici, meccanici, termici o elettrici, cioè secondo i principi delle scienze naturali, ma sotto forma di maggiore o minore intensità di energia fluente, secondo una scala di misurazione nota solo all’operatore stesso.
Si incrociano così due piani: quello piatto e orizzontale della localizzazione topografica della parte del corpo affetta da malattia, e quello verticale che misura l’intensità della stessa, cioè la carenza o l’eccesso di energia. Il principio comune a tutte queste pratiche è evidentemente quello di accettare per fede l’equivalenza tra un oggetto legato al corpo o una parte di esso e l’intero corpo umano, e di concepire la malattia come uno squilibrio rispetto a una condizione di equilibrio ipotetica, non data. Secondo questa concezione l’oggetto o la parte del corpo non è solo la rappresentazione o il riflesso dell’organismo, ma è l’ organismo stesso: la mappa è il territorio; così come, nelle pratiche magiche propriamente dette, l’azione magica si ottiene quando si stabilisce una “credenza di corrispondenza” piuttosto che di simbolismo; in questo modo “agire sul simbolo” equivale ad agire sul rappresentato e non invece “come se” si agisse sul rappresentato.
Come abbiamo evidenziato più volte, in linea di principio, il fondamento teorico dell’esoterismo, secondo cui “Come in basso così in alto”, è pienamente ammissibile finché si resta sul piano teorico, perché non è trasferibile immediatamente e semplicisticamente sul piano pratico. È vero che, se vogliamo, esso trova conferma nella biologia, dal momento che da pochi decenni sappiamo che in ogni cellula di un essere vivente sono contenute le istruzioni (genetiche) per riprodurre l’intero organismo. E in effetti, sempre sul piano puramente teorico, le giustificazioni teoriche delle pratiche magiche, religiose, superstiziose, occulte, non sono mai totalmente prive di fondamento. Il fatto che esse richiamino a principi universali che regolano la nostra realtà da una dimensione diversa, posta su un livello diverso (alto/ basso, oppure grande/piccolo) è indubbiamente una considerazione sensata, non illogica e specialmente piena di fascino e intrigante. Da qui a ricavarne delle regole da applicare al nostro livello e nella nostra dimensione reale quotidiana, sulla base non della corrispondenza con le regole del nostro livello, ma solo per una sorta di illuminazione di qualche essere umano, ne corre molto: è l’errore di base delle medicine alternative.
Si veda per esempio il sito: www.iltempio.net.
Citato da Satinover, (2006) p.215, e riferito a uno dei padri della meccanica quantistica, Richard Feynman.
Si veda per esempio il curiosissimo trattato di iridologia di Gilbert Jausas, dal titolo: “L’iridologia rinnovata”(1999), Palermo: Nuova Ipsa editore.