L’omeopatia funziona sempre! (dal libro: Psicopatologia dell’omeopatia)
Anche se i suoi sostenitori si guardano bene dall’ammetterlo, è noto che le uniche alterazioni dello stato di salute su cui l’omeopatia sembra “funzionare”, per usare la loro terminologia non scientifica e infantile, sono quelle autolimitanti. Si tratta di quei disturbi, ben noti alla medicina, che tendono a scomparire da soli.
L’omeopatia gioca su uno straordinario trucco cognitivo: essa opera solo su malattie che, come dicevamo, tendono all’omeostasi naturalmente, come la maggior parte dei lievi disturbi dei bambini, i piccoli disturbi respiratori o metabolici, vaghe alterazioni dello stato di salute non meglio identificate. Se essi non venissero curate con nessun rimedio o sistema di cura, questi disturbi tenderebbero a scomparire in poco tempo (magari per ripresentarsi in un secondo momento), ma una piccola percentuale di essi, per vari motivi e variabili intervenienti, che l’omeopata ignora, possono evolvere in malattia, aggravarsi o creare complicazioni. In questi casi il medico omeopata, con un gioco di prestigio degno di un grande trasformista, si tramuta di nuovo in medico allopatico, e applica cure serie, somministra farmaci, prescrive esami approfonditi. Negli altri casi, che rappresentano circa il 95% del totale dei casi che vengono presentati agli omeopati, la malattia scompare da sola, e allora l’omeopata ha buon gioco nell’attribuirsene il merito.
In più, si consideri che i rimedi omeopatici, non avendo nessuna efficacia terapeutica, non hanno neppure effetti indesiderati. Cosa chiedere di più a un mediocre medico che non è capace di curare le malattie vere, se non di dedicarsi a lievi disturbi che scompaiono da soli, attribuendosi però il merito della guarigione, e senza neppure il rischio di danneggiare il paziente a seguito di una diagnosi e di una cura sbagliata? Ecco perchè l’omeopatia si diffonde tra i medici di basso profilo.
dr. Mario De Rossi
