Cephil: Come un farmaco allopatico diventa omeopatico
Cephil: Come un farmaco allopatico diventa omeopatico
Le opinioni di UNIPSI (Università Popolare di Scienze della Salute Psicologiche e Sociali) sugli inganni delle medicine alternative e dell’omeopatia.
Con questo breve articolo vorremmo richiamare l’attenzione dei nostri affezionati lettori verso una delle più straordinarie trovate di marketing che la fantasia omeopatica è riuscita ad elaborare negli ultimi anni.
Il Cephil è un farmaco (in libera vendita in Francia, ma non in Italia), che è considerato – almeno da parte dei cultori e dei seguaci dell’omeopatia, persone illuminate e che non confondono mai le loro scelte con quelle del popolo – un rimedio omeopatico di efficacia straordinaria. In realtà, esso “funziona” solo perché è un farmaco allopatico come tutti quelli contro cui l’omeopatia si scaglia quotidianamente nella sua battaglia di retroguardia. Cephil, infatti, lungi dall’essere un farmaco omeopatico, non è nient’altro che quella che, a livello popolare, viene definita l'”aspirina francese”. È noto che le anime più semplici sono portate a considerare con maggiore benevolenza e attenzione ciò che proviene dall’estero e possibilmente da luoghi lontani, rispetto a ciò che è disponibile in casa nostra. Poiché questo prodotto non è distribuito in Italia, esso assume quindi, agli occhi dei seguaci dell’omeopatia, una automatica straordinaria efficacia terapeutica. In realtà, esso non è nient’altro che aspirina, ossia un farmaco allopatico per antonomasia, in quanto contiene 330 g di acido salicilico (per intenderci, contro i 400 dell’aspirina con vitamina C distribuita in Italia) ma con l’aggiunta di una quantità non indifferente di caffeina e insieme a una spruzzata di rimedi omeopatici alla quarta diluizione centesimale.
Il prodotto, quindi, viene qualificato come omeopatico per puri interessi commerciali ( in modo da sottrarre il mercato gigantesco dell’aspirina al monopolio delle grandi multinazionali del farmaco e convogliarne almeno una certa quota di mercato verso il popolo disinformato dei seguaci dell’omeopatia), pur essendo un farmaco allopatico a tutti gli effetti, in quanto i suoi principi attivi, in quantità non certo infinitesimale, sono gli stessi di qualunque farmaco a base di acido acetilsalicilico. Si consideri, tra l’altro, che persino la componente omeopatica di questo prodotto ha sempre svolto, in realtà, una funzione tipicamente allopatica. Per esempio, il gelsemium, pianta particolarmente diffusa in Nordamerica (e presente nel Chephil alla quarta diluizione centesimale), ma di cui non esiste una sperimentazione scientifica seria, è sempre stata utilizzata dalle popolazioni locali come antipiretico. Quindi, in funzione tipicamente allopatica e non certo omeopatica.
In conclusione, ci troviamo di fronte all’ennesimo inganno dell’omeopatia: un farmaco che contiene sostanze di sintesi aventi funzione antinfiammatoria e antipiretica viene spacciato come omeopatico pur presentando le stesse caratteristiche e gli stessi scopi del corrispondente farmaco allopatico. In più, ancora una volta, si spaccia come omeopatica la funzione tipicamente allopatica delle piante diluite “omeopaticamente” in modo da giustificare la qualifica di omeopatico del prodotto.
Sappiamo benissimo che i fedeli seguaci dell’omeopatia, abili arrampicatori su specchi, sapranno trovare migliaia di giustificazioni, una più infantile e improbabile dell’altra, per cercare di dirimere la dissonanza cognitiva che queste nostre semplici considerazioni creano in ogni persona dotata di buon senso. Tuttavia, ricordiamo che gli omeopati, seppur sicuramente di intelligenza superiore alla media, sono anche sicuramente “diversamente intelligenti”.
Talmente “diversamente intelligenti” da rendere incomprensibile alle persone meno dotate come noi il fatto che essi proclamino l’efficacia miracolosa dell’intervento omeopatico ma al tempo stesso le relative aziende produttrici continuino a produrre rimedi allopatici, come le tinture madri della Boiron. Ma come, prima si afferma che la medicina omeopatica cura qualsiasi malattia tramite il principio del simile, denunciando gli effetti collaterali indesiderati dei farmaci allopatici, e poi si somministrano ai pazienti rimedi che agiscono secondo il principio contrario, ossia proprio quello allopatico? Non è un’assurdità logica, metodologica e scientifica la somministrazione di farmaci che agiscono in base a criteri opposti, ma sulla stessa patologia e sulla stessa persona? Un po’ come se un ristorante vegetariano, proclamando le ragioni etiche di tale scelta, presentasse all’interno del suo menù anche un interessante elenco di carni e pesce fresco.
Insomma, oltre che “diversamente intelligenti” ci sembra che gli omeopati siano anche astutissimi sul piano commerciale.

