Crioterapia e Naturopatia. Un illusorio sistema di cura pseudoscientifico. Scuola Superiore di Counseling in Naturopatia.
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Crioterapia sicuramente benefica, ma solo per chi l’ha inventata e la vende.
“Le pratiche qui descritte non sono accettate dalla scienza medica, non sono state sottoposte alle verifiche sperimentali condotte con metodo scientifico, o non le hanno superate. Potrebbero pertanto essere inefficaci o dannose per la salute”.
Fonte Wikipedia: avvertenza alla voce; “cromoterapia”.
Wikipedia.
Il colore è una frequenza elettromagnetica che noi definiamo e riconosciamo come tale in base al fatto che abbiamo sviluppato recettori specifici che trasmettono l’informazione al sistema nervoso centrale. Come ogni informazione, essa modifica necessariamente la struttura e la funzione con la quale entra in comunicazione e, nel caso specifico può produrre l’attivazione di specifici circuiti neurali, i quali hanno imparato ad associare a una certa frequenza l’induzione o il rinforzo di altri processi neurali in grado di modificare lo stato d’animo di fondo, se pur in maniera spesso inconscia e molto ridotta. Newton,Von Helmholtz, e persino Goethe, affascinati da questo fenomeno, lo hanno già descritto alcuni secoli fa, e da allora il colore è stato oggetto di studi principalmente nel campo delle neuroscienze, per essere poi applicato in molti settori della nostra vita quotidiana, ma mai a scopi strettamente terapeutici.Non ci risulta, infatti, che esistano studi condotti in ambito medico, i quali abbiano mai dimostrato l’efficacia del colore nella cura di qualsiasi malattia. Che esso influisca, come dicevamo, se pur in maniera lieve, sullo stato dell’umore e persino sulla capacità di concentrazione, è un dato di fatto, e il colore è spesso abituato come supporto terapeutico in ambito psicologico, come nella psicoterapia psicodrammatica; che con esso si possa curare, cioè alleviare una sofferenza o disagio, o migliorare in maniera statisticamente significativa la condizione di benessere, non ci risulta. Tantomeno, per esempio, si può affermare senza incorrere nel ridicolo che, per esempio, il trattamento col colore ha funzione antidepressiva. Nonostante le temerarie affermazioni prive di ogni fondamento secondo cui “Mandel scoprì attraverso varie intuizioni che la luce colorata proiettata su punti precisi del corpo poteva migliorare e guarire diverse malattie” non ci risulta che il fondatore della inesistente pratica della cromo puntura (e del relativo “modello esogetico”?, questo Mandel (noto solo al pubblico dei suoi ingenui seguaci, ma completamente sconosciuto in ambito scientifico e clinico), abbia mai prodotto alcuno studio serio circa l’efficacia terapeutica di questa terapia.
Qualcuno dovrà pur spiegare a questi personaggi che il rispetto per il prossimo e per la verità scientifica esige che i metodi di cura delle malattie richiedono sperimentazioni scientifiche, e non “intuizioni”. Altrimenti, chiunque sarebbe libero, come purtroppo questi casi dimostrano, di inventarsi qualunque stupidaggine a scopo terapeutico, inventandosi di sana pianta successi terapeutici e guarigioni sulla base delle propri intuizioni, non controllate da nessuno. Per esempio, qualcuno potrebbe considerare puri ciarlatani coloro che diffondono queste psudoterapie sulla base delle proprie intuizioni, e invece preferisce attendere da chiunque al mondo ne sia in possesso, di fornire le prove scientifiche di queste affermazioni. Del resto, è sufficiente leggere le farneticanti banalità new age contenute nel sito sopra citato, per rendersi conto che ci troviamo di fronte all’ennesimo, patetico tentativo di qualche ingenuo e poco evoluto personaggio frustrato di attribuirsi un’aura di pseudo scientificità misticheggiante alle spalle di persone ancora più ingenue e ignoranti di loro. Tantomeno ci risulta che nella letteratura scientifica internazionale esistano studi che abbiano dimostrato un effetto terapeutico significativo dimostrabile a seguito di applicazione di luci o di sostanze colorate su parti del corpo del paziente, e meno ancora che qualche effetto sia stato prodotto concentrando determinate frequenze su punti di agopuntura, meridiani, o altre entità di fantasia ch la scienza ha da tempo escluso dalla ricerca seria.La materia è affascinante, e come la cura con altri fenomeni quali l’acqua, la musica, il potere magico di fiori e piante, affascina da sempre coloro che rifiutano di filtrare attraverso la razionalità e i dati scientifici ciò che evoca esperienze emozionali. Questo è l’unico motivo per cui, ancora oggi, l’astutissimo Mandel e le astute Scuole di naturopatia che vendono i suoi corsi riescono ancora a sopravvivere, approfittando dell’ignoranza di “docenti” a quanto pare privi delle più elementari conoscenze nell’ambito dei principi e della metodologia della ricerca scientifica.
Infatti, da parte di alcuni personaggi abili nel fiutare il business fondato sull’ignoranza e la credulità popolare, la realizzazione di corsi che insegnino l’uso del colore a scopo terapeutico è sicuramente considerato una facile e inesauribile fonte di guadagno, perché, come sempre avviene in questi casi, può giocare su un equivoco che ogni persona di buon senso è in grado di svelare. Ma poiché essi si rivolgono a persone che hanno rifiutato il buon senso per rifugiarsi nella illusoria sicurezza delle terapie magiche, il problema, neppure quello di coscienza, non si pone.
Il colore, come ogni manifestazione naturale o artistica cui l’uomo ha imparato ad associare una condizione di rilassamento, serenità, benessere, è sicuramente, ma solo da questo ristretto punto di vista, uno strumento terapeutico. Proprio come lo è fare una passeggiata col proprio cane ai giardini, andare in bicicletta nel parco coi propri figli, ascoltare un concerto o visitare una pinacoteca.
L’equivoco su cui giocano i venditori di corsi new age è approfittare della nostra naturale tendenza ad enfatizzare il ruolo di fattori che pensiamo possano darci benessere, lasciandoci credere che l’effetto prodotto da questi fenomeni, se abilmente guidato da un terapeuta, può agire davvero come strumento terapeutico e curare vere e proprie malattie. Il che, alla luce dei fatti, è falso.
Specifiche frequenze elettromagnetiche possono, sotto il rigoroso controllo medico, frantumare calcoli attraverso il corpo, o produrre sollievo da infiammazione con i raggi ultravioletti. Altre frequenze sono utilizzate per effettuare radiografie o bioimmagini (raggi x o positroni, per esempio). Ma tutto questo non ha nulla a che fare con il colore, quanto con l’utilizzo, su basi rigorosamente scientifiche, delle proprietà delle forze nucleari o elettromagnetiche. Studi approfonditi di medicina e di fisica sono necessari per mettere a punto e utilizzare terapie fondate su queste forze, e non sono certo alcuni weekend condotti da persone prive persino di tale conoscenze di base che possono insegnare la cromoterapia.
In altre parole, l’inganno insito nella promessa di cura attraverso il colore è sempre il solito: far credere in una sostanziale coincidenza tra presenza di effetti e loro significatività sul piano terapeutico. La percezione del colore, come ogni stimolo, produce effetti, ma che questi arrivino al punto di favorire in maniera significativa la guarigione da una patologia, è una affermazione priva di ogni fondamento. Il fatto che un farmaco, un rimedio, una qualunque forma di cura produca effetti osservabili o misurabili scientificamente non significa che conseguentemente e obbligatoriamente questi possano essere utili per gli scopi che ci prefiggiamo, cioè la cura di disturbi o malattie. Per esempio, è innegabile che moltissimi rimedi naturali hanno effetto sul nostro metabolismo, sotto il profilo qualitativo, in modo simile o sovrapponibile a quello dei farmaci. Il problema si pone quando, dal riconoscimento della presenza di questi effetti (in vitro, di solito) si passa alla sperimentazione sull’uomo (perché è questa che ci interessa). Qui si scopre che, sì, è incontestabile che quella sostanza produca effetto sul metabolismo, ma del tutto insufficiente per essere efficace nei confronti del disturbo che si vuole alleviare. Per fare un esempio banale: è innegabile che l’arpagofito contiene principi attivi in grado, potenzialmente, di alleviare il dolore. Ma se, nella pratica clinica, nelle dosi in cui è sopportabile e metabolizzabile senza effetti collaterali, esso produce una riduzione dell’intensità del dolore non superiore al 3%, noi abbiamo ottenuto effettivamente e in maniera scientificamente incontestabile la prova della sua efficacia sul dolore, ma il rimedio è praticamente inutile, perché la sua significatività ai fini dello scopo che ci proponevamo (una riduzione di almeno il 30%) non si è realizzata.
Quello che abbiamo descritto è l’equivoco su cui giocano da decenni tutti coloro che sopravvivono o si arricchiscono nel mondo dei rimedi naturali, la cui strategia consiste sempre nell’enfatizzare gli effetti di un rimedio a livello teorico, ma non sono mai in grado di dimostrare la loro minima utilità ed efficacia sul piano clinico. (E, del resto, basta ragionare un attimo: se così fosse, medici e aziende farmaceutiche si sarebbero già appropriati da subito del rimedio e della possibilità esclusiva di prescriverlo. Ma possibile che ci siano ancora così tanti ingenui “naturopati” o aspiranti tali che pensano davvero che i componenti della classe medica e delle multinazionali del farmaco siano talmente stupidi, ignoranti e sprovveduti, da lasciarsi sfuggire la possibilità di curare prescrivendo o mettendo sul mercato rimedi naturali, privi di effetti collaterali e altrettanto efficaci dei farmaci?)
Tornando invece al campo delle energie e al colore, qui lo stesso ragionamento appena esposto è perfettamente applicabile allo stesso modo: il colore, come ogni stimolo, produce effetti scientificamente incontestabili anche sul nostro metabolismo. Esso è certamente utile, per esempio, in tonalità molto precise (oggetto di studio da parte di neuro scienziati, e non certo di alcuni furbi “naturopati”) come sfondo sulle pareti delle stanze in cui soggiornano persone affette da depressione o disturbi d’ansia. Ma la loro significatività, ai fini della guarigione, è praticamente nulla: essi contribuiscono, ma in minima parte, a indurre uno stato di rilassamento e di relativa serenità. Il colore, come ogni stimolo, è certamente oggetto di studi scientificamente supportati anche da parte di neuro ingegneri, i quali devono utilizzarlo in funzione degli scopi che i loro committenti si propongono in campo commerciale, del marketing, della comunicazione e della pubblicità, ma tutto ciò non ha nulla a che fare, come si vorrebbe invece far credere, con la terapia. La scelta di un certo abbinamento di colori da utilizzare su una etichetta commerciale può richiedere approfonditi studi psicologici, perché indubbiamente essa può influire sul comportamento d’acquisto, e cioè sulla psiche dei clienti. Ma sostenere che indossare una sciarpa di un certo colore protegge dalle malattie da raffreddamento, o che illuminando con una luce colorata un certo punto del corpo si riequilibrino i meridiani e si riporti la salute là dove mancava è una boiata pazzesca di fantozziana memoria.
Purtroppo, come dicevamo, chi approfitta dell’ ignoranza e della credulità altrui c’è sempre, perché esisterà sempre chi ha bisogno di farsi illudere per cercare (inutilmente) di alleviare una propria condizione di sofferenza psicologica.
Nonostante quanto affermato da coloro che propongono questi corsi, non esistono prove scientifiche dell’efficacia della cura di malattie tramite i colori, anche perché, usando il semplice buon senso, se solo essi si fossero dimostrate utili nella cura di qualsiasi disturbo, e dato il loro costo irrisorio e la facilità di utilizzo, sarebbero da tempo utilizzati in tutto il mondo, e non invece semplicemente insegnati in corsi new age.
Come sostenitori di una medicina (intesa in senso lato), che curi attraverso la ricerca del benessere tramite l’adattamento attivo e consapevole alla vita, non possiamo che indignarci, ancora una volta, per questo ennesimo, squallido tentativo di illudere tanti sprovveduti aspiranti naturopati, che in perfetta buona fede, e assistiti da ignoranza della materia e dei principi etico filosofici della terapia, frequentano corsi in cui astutissimi e scaltrissimi personaggi riescono a vendere loro, insieme a una serie di fantasie pseudoscientifiche (ingannandoli spudoratamente circa la loro efficacia terapeutica), anche inutili pratiche magiche.
Perché, in realtà, quello che vien spacciato come un corso per la formazione di terapeuti, è di solito l’esposizione di una serie di nozioni che, o sono evidenze scientifiche talmente scontate da essere banalità acquisibili su qualunque serio libro che si occupi dell’argomento, o sono pure e semplici invenzioni fantastiche, legate a promesse di guarigione altrettanto fantastiche.
Il tutto, condito dal supporto di strumenti “indispensabili” per la terapia, come “penne “ per la cromo puntura o amuleti magici venduti a cifre pazzesche, e costituiti di semplici pietre o metalli colorati su cui gli astuti venditori hanno impresso intriganti disegni geometrici (come al solito, queste proposte da ciarlatano sono presentate come scientificamente fondate e utili per potenziare l’effetto del colore). Mentre l’umanità attende inutilmente di sperimentare concretamente i benefici di questa ennesima terapia, forse alcuni cominciano a rendersi conto che essa è utile soltanto per chi la vende.Sul piano dei principi che regolano la cura della salute, l’aspetto che più ci preme sottolineare è il seguente: anche questa pseudoterapia, come quasi tutte le medicine alternative, non si fonda sulle qualità umane, sulla competenza, esperienza, capacità professionale del terapeuta, sviluppate e continuamente perfezionate in anni o decenni di serio lavoro su sè stessi, e poi sugli altri. Anche questa terapia si fonda sulla ben più facile somministrazione di stimoli provenienti dall’esterno, e che non richiedono alcuna partecipazione ed elaborazione consapevole da parte di entrambi, cliente e terapeuta. Il cliente, il quale deve semplicemente sottoporsi a questo ennesimo e inutile rituale, ed essere sufficientemente ingenuo e suggestionabile da convincersi dei suoi effetti benefici. Il “terapeuta” il quale deve solo imparare a memoria una serie di nozioni di fantasia e applicare un protocollo la cui esecuzione non richiede intelligenza, conoscenza, capacità empatica e relazionale, capacità di analisi, di organizzazione dei dati che emergono dalla relazione, capacità di cogliere il reale problema del cliente, ecc.
Noi proponiamo, da sempre, un approccio più serio alla relazione terapeutica, nel quale gli effetti benefici della cura non dipendono da rituali o dall’illusione dell’efficacia di forze che non si conoscono, ma dalla persona del terapeuta. Quando ciò che si somministra non è scientificamente descritto e dimostrato come fattore utile a produrre in maniera misurabile un miglioramento dello stato di salute, significa che esso viene utilizzato per il suo significato simbolico, o come placebo, o come semplice supporto per la terapia vera e propria. Questa presuppone che il terapeuta sappia condurre la relazione terapeutica, e questa capacità dipende a sua volta dalla padronanza di un complesso patrimonio fatto di studi, di esperienza, di elaborazione personale e culturale, e non certo la semplice applicazione di alcune nozioni o tecniche apprese durante un corso. In altri termini, l’effetto della cura dipende dalla persona che usa il colore come semplice supporto alla terapia vera e propria, e non dal colore in sé, privo dell’effetto della relazione empatica.
In conclusione, siamo di fronte all’ennesima pratica magica per ciarlatani spacciata per terapia a sfondo scientifico, l’unico tipo di offerta che la maggior parte delle decotte e squalificate scuole di naturopatia può ancora proporre, in quanto incapace di proporre un serio percorso di formazione, il quale richiederebbe competenze, livello culturale e apertura mentale che esse non possiedono.
Come è nostra abitudine, si attende cortese smentita, non attraverso le solite citazioni new age o i soliti riferimenti a teorie o evidenze scientifiche prive di fondamento. Non pretendiamo che qualcuno ci spieghi come questa terapia agisca sulla salute dell’uomo producendo effetti terapeutici dimostrabili. Pretendiamo però da chi spaccia corsi di formazione destinati alla cura della salute e supportati da affermazioni relative alle evidenze cliniche dell’efficacia di queste terapie, che ci venga dimostrato se questi effetti si producono, in che misura e come possono essere ricollegati in maniera inequivocabile alla somministrazione di questo tipo di cura. Per comodità del lettore, tutto ciò può essere riassunto nelle seguenti due domande:
· Quali sono e dove sono reperibili gli studi scientifici che dimostrerebbero l’efficacia terapeutica della cromoterapia (ci riferiamo a ricerche cliniche pubblicate su riviste scientifiche di rilevanza internazionale, e non certo riviste di medicine alternative)?
· Quali sono le malattie o i disturbi (scientificamente classificati e diagnosticati come tali) su cui essa ha agito con successo?
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