Esame sesta lezione (Fiori di Bach e tecniche energetiche e spirituali)- Allievo: Prof. Paolo Gera
Università Popolare di Scienze della Salute Psicologiche e Sociali (Uni.Psi)
Scuola Triennale in Scienze naturopatiche
Esame sesta lezione
(Si prega di inviare questo documento ai fini della valutazione corredato di data e nome dell’allievo).
Data 18/03/2012 Allievo PAOLO GERA
- Redigere una sintesi del contenuto della dispensa nella quale illustrare e argomentare il proprio punto di vista sulla relazione tra religioni e medicine alternative, evidenziando pro e contro delle diverse posizioni in materia.
Marc Bloch, nel suo fondamentale libro “ I Re taumaturghi”(1924), illustra il fenomeno del tocco della scrofola. Già dal Medioevo i sovrani francesi ed inglesi, dopo essere stati unti e quindi investiti del loro potere regale, si dedicavano alla guarigione di file interminabili di persone affette da scrofolosi con il semplice tocco delle mani. La formula che accompagnava il rito era “ Il re ti tocca, Dio ti guarisce”. Il re dopo aver posto per ore le mani su croste purulente usava l’accortezza di lavarsi… ebbene, l’acqua rimasta nel bacile era ugualmente richiesta dai malati che se ne abbeveravano sperando in una fulminea guarigione. Nello stesso anno in cui il grande studioso francese analizzava con estrema lucidità razionale i rapporti, tra dogma, credenze popolari ed influenze sulla vita materiale, Edward Bach presentava ad un congresso medico la sua innovativa scoperta, i “nosodi”, prodotti omeopatici, dunque estremamente diluiti, ottenuti, guarda caso, da tessuti patologicamente infetti! Non so se le boccettine recassero sull’etichetta il motto “Il re ti tocca, Dio ti guarisce”…Bach perfezionò un metodo maggiormente appetibile da un punto di vista commerciale,la floriterapia, che conta oggi milioni di seguaci nel mondo. Ma quello che ci interessa sottolineare in questo modello di ‘antropologia terapeutica’ è l’accredito divino con cui una persona anche non accreditata da un punto di vista strettamente scientifico, può presentare credenziali assolutamente incontestabili. Se la fede è un puro atto di relazione in cui non possono intervenire strumenti di spiegazione razionale, ecco che il tipo di terapia che ha ascendenze dogmatiche e religiose non ha bisogno di verifiche scientifiche sperimentali. Ci si crede e basta. Sono le guarigioni miracolose operate da Gesù Cristo e dai santi, sono l’emanazione diretta del ‘mana’ che alcune persone in diretto contatto con l’energia primordiale e divina dicono di mettere a disposizione dei disagiati e dei malati di ogni tipo. I santoni conoscono la tecnica per compiacere il divino ed accedere a questo tipo di sapere. “ La caratteristica della magia è l’attribuzione di efficacia a rituali minuziosamente osservati senza indagare il nesso causale tra rito ed effetto”, scrive il sociologo Weigert, da voi giustamente citato. I Veda sono i libri sacri in cui migliaia di pagine, come spiega Calasso nel suo libro “L’ardore”, descrivono minuziosamente le tecniche assolutamente non modificabili dei rituali. Molti naturopati prescrittivi non fanno che riproporre questo antico modello facendo presa sui retaggi atavici e superstiziosi che ancora ci catturano, sui meccanismi paranoici per cui si pensa di salvaguardarci dal destino con la ripetizione perfetta dei gesti.
Un principio unico, dunque, si diceva. L’affermazione di Nietzsche, ripresa poi da Hillman e Galimberti, che gli dei sono morti e si sono trasformati in malattie, attesta un cambio radicale di scena: prima – Nietzsche si riferisce ovviamente alla Grecia dei culti dionisiaci – gli dei vivevano fra gli uomini ed erano percepiti come le esperienze dell’ebbrezza, del panico, del silenzio e del riso. La morte non era un dramma se la vita era vissuta nella sua pienezza. Gli dei si allontanano sotto i colpi mortali del monoteismo ( riecheggiamento dell’Uno vitalistico presente nei miti delle origini) e rimane un principio lontano ,comunemente non più attingibile all’umanità, a cui potranno accedere soltanto certe persone che non hanno perso il contatto. Ecco la grande mistificazione delle medicine alternative, ecco il pericolo costante che incombe sulla pratica anche del naturopata più accorto. Nel rapporto di relazione fra paziente e guaritore si produce un transfert per cui il medico è in un certo senso sempre investito del crisma dei ‘re taumaturghi’. Ma a non essere attenti viene a stabilirsi anche un controtransfert, per cui il guaritore, magari involontariamente, pensa che il suo rapporto con l’altro non possa sfociare altro che nella guarigione. L’insegnante vede gli individui sotto forma di alunni, il commerciante sotto forma di clienti, il generale sotto forma di soldati ( o di morti). La grande sfida terapeutica dovrebbe risiedere nel seguente paradosso: il medico non dovrebbe vedere gli individui sotto forma di pazienti e la sua attività sotto forma di cura. Il counselor in naturopatia scientifica dovrebbe liberarsi dall’assillo di risolvere casi. Io credo che accanto al demone del guadagno, esista un demone altrettanto forte che è quello della potenza egotica che ci convince di avere la soluzione vincente per ogni caso. E’ lo stesso demone quotidiano che non ci fa ascoltare le ragioni e parole degli altri, convinti che le nostra parole e le nostre ragioni siano più forti e superiori. Vedere l’uomo e la salute in una chiave olistica significa raggiungere la consapevolezza che ognuno degli altri ha in sé la possibilità della ricerca e della soluzione. I naturopati non possono essere altro che il sottile bastoncino rabdomantico nella mano di questo ‘ognuno’.
Si scorgerà una sorgente e poi la si perderà, si troverà l’acqua per smarrirla di nuovo e così via, fino a ciò che Edelman chiama “la fine dell’esperimento”. Nella ricerca antroposofica c’è una visione deterministica che mi disturba proprio perché non prescinde da una concezione religiosa e fideistica, non si fa a meno di Dio, che secondo Dawkins è un mezzo veramente superficiale per rispondere alle domande difficili ed inquietanti dell’esistenza, ma lo si trasforma nella ricerca imprescindibile della perfezione umana. Ho una visione un po’ più pessimistica della cosa. Sono d’accordo con il teologo Tillich, che ha vissuto l’età del Nazismo e dei lager, che in questa età dell’angoscia bisogna principalmente trovare “il coraggio di esistere”. Nell’affiancarmi nella ricerca del paziente cercherei piuttosto di capire quali sono gli ostacoli all’ascolto delle sue esigenze profonde ed alla realizzazione del suo carattere.
“ Qual è la sola colpa imperdonabile che posso commettere nella mia vita? Si domanda Lacan alla fine del suo commento ad Antigone. Quella di non aver agito conformemente al mio desiderio, quella di aver ceduto sul mio desiderio”.( M. Recalcati, Ritratti del desiderio, 2012, p.151). Ma il desiderio per non esporsi al tormento delle delusioni e per provare a realizzarsi deve conoscere perfettamente le condizioni del tempo in cui si vive. La sfida olistica non deve limitarsi all’individuo, ma comprendere i campi sempre più allargati dove si inserisce la sua esistenza, l’ambiente intorno, la società. La sfida olistica è principalmente una sfida politica.
- Quale è il ruolo della floriterapia alla luce del panorama della cura della salute nel mondo occidentale?
La floriterapia si colloca accanto ad altri rimedi pseudoscientifici nel variegato panorama della naturopatia mondiale. La fetta di mercato che si sono aggiudicati i famigerati fiori di Bach è decisamente abbondante e si basa nella cieca fiducia data al metodo elaborato dall’ispirato’ medico inglese nei primi anni del 1900. In Inghilterra era un periodo propizio per le allucinazioni : Conan Doyle se ne andava per i boschi di Cottingley alla ricerca di fatine che qualche bambino diceva di avere avvistato e cercava addirittura di fotografarle. Chissà se avrà inciampato in Edward Bach che carponi cercava tra l’erba i suoi famosi 38 rimedi floreali… Il panorama con cui si giustifica il metodo Bach è il solito, proprio di altre cento branche della naturopatia: la natura come tempio incontaminato di rimedi efficaci e mai nocivi, il fanatismo con cui gli adepti seguono la dottrina di un guru o di un santo, con tanto di biografia da ‘leggenda aurea’ a disposizione, l’idea che una traccia infinitesimale di un prodotto incida realmente sulla salute senza riferirsi minimamente ad un ‘effetto placebo’. Levy-Bruhl spiega chiaramente che le elaborazioni del cosiddetto pensiero magico, che accomuna tribù primitive e civilizzati regressivi,risiede in una struttura cognitiva prelogica che rifiuta il principio di non-contraddizione e invece dunque di accettare prove empiriche del metodo con cui si procede, lo colloca in una sfera intoccabile di natura spiritualistica e dogmatica. Nessuno dunque ha mai dimostrato scientificamente – e figuriamoci se poteva farlo – se realmente centaury cura la scarsa volontà e rafforza la personalità o elm sconfigge il pessimismo e dà l’energia necessaria per superare gli ostacoli. Nello schema ‘stato d’animo bloccato’ – ‘stato d’animo trasformato’ si riflette una visione antroposofica per cui l’uomo nella sua totalità dovrebbe tendere verso una non ben precisata perfezione, accanto ad una ispirazione tratta dalle medicine orientali per cui nel corpo umano o meglio nel suo organismo sottile, esisterebbero dei centri energetici ( i chakra ad esempio) dal cui ristagno o dal cui stappamento risulterebbe la cattiva o buona salute degli individui.
Resta il fatto che la floriterapia ( Bach e tutti quelli che si sono a lui ,mi verrebbe da dire, commercialmente ispirati) è di gran moda, le gocce somministrate seguendo una magica numerologia, vengono date anche ai bambini perché tanto male non fanno. Purtroppo, come succede anche con l’omeopatia, questo espone i bambini a rischi seri se di fronte ad una malattia conclamata si tergiversa con il Rock water, piuttosto che affidarsi alla medicina ufficiale. Ma praticare i fiori di Bach è un’etichetta di tipo sociale. L’appartenere ad una ‘minoranza conoscitiva’, come afferma Peter Berger, serve a dissimulare carenze spirituali profonde e a dare un tocco di alternatività a riti che restano profondamente borghesi. Come una volta le dame del Settecento e dell’Ottocento avevano in borsetta la boccettina dei sali per i loro spettacolari svenimenti, oggi la Louis Vuitton contiene il telefonino superaccessoriato e il flaconcino del Rescue Remedy, per quando si va in crisi di panico perché nei ‘messaggi’ non è ancora comparso l’sms a cui si teneva tanto…
- Fornire una spiegazione plausibile, se esiste, del fatto che siano disponibili sul mercato così tanti sistemi di cura basati sui fiori.
Fiori di Bach, fiori australiani, dell’Alaska, sudafricani, sardi…da un punto di vista di una dimostrazione scientifica e medica non esiste spiegazione plausibile alla incredibile varietà di fiori terapici comparsi sul mercato. Il mercato stesso e le sue strategie spiegano invece benissimo il meccanismo. Più si vuole vendere, più occorre , tenendo ferma l’omogenità di una prodotto , andare verso una diversificazione dei sottoprodotti.
E’ un sistema di differenziazione che il neocapitalismo, con la marcata sottolineatura della merce come feticcio, conosce assai bene. Uno stesso prodotto, tante diverse etichette con leggere sfumature che rendono il prodotto diversamente appetibile. Oggi provo questo, domani quello, ma se mi stufo c’è anche l’altro prodotto con nuove e bellissime e colorate confezioni. Nella nostra società gli ‘ enti-prodotti ’ devono essere costantemente moltiplicati per esercitare una costante fascinazione sul popolo dei consumatori. Figuriamoci se questa strategia non dovrebbe funzionare con un mondo variegato e affascinante come quello dei fiorellini! Le anime belle degli adepti della naturopatia sono profondamente colpiti dalla varietà delle loro forme aggraziate e dei colori, anche se l’elaborazione del farmaco deve catturare l’essenza del fiore, piuttosto che confermarne la realtà. Bach è Platone ed i suoi seguaci i cultori neoplatonici dell’idea disincarnata! Ricordate la poesia di Emily Dickinson? “ To make a prairie it takes a clover and one bee,/ One clover, and a bee,/ And revery/ The revery alone will do/ if bees are few”. “ Per fare un prato ci vuole un trifoglio e un’ape/ un’ape, un trifoglio/ e l’immaginare./ Se le api sono poche,/ basta soltanto l’immaginare”. Mi sembra una poesia che sintetizzi perfettamente lo spirito dell’omeopatia e dei Fiori di Bach.
- Esprimere la propria opinione, e argomentarla, circa il ruolo delle tecniche energetiche, come cromoterapia e cristalloterapia, nella cura della salute.
Un comportamento legato a sensazioni del tutto personali è raccogliere un sasso su di una spiaggia, passarlo fra le mani, sentirne la levigatezza, attraversare un bosco e lasciarsi affascinare e catturare dai colori che ci circondano. A me è successo, in un accesso di sentimento panico, di abbracciare una quercia e di sentirmi rinfrancato dal gesto. Ma si trattava di un gesto in sé, del tutto spontaneo, non legato a prescrizioni rituali che mi erano state indicate da uno sciamano il cui indirizzo avevo trovato su facebook. Certe pratiche triviali ( anche se spacciate di possedere doti elevatissime di spiritualità) lavorano su questo traslato: da un gesto comune e del tutto involontario si passa al materiale o all’elemento verso cui l’azione era indirizzata, attribuendo al materiale/elemento qualità magico- terapeutiche. Succede con i cristalli che si possono toccare e manipolare( addirittura inghiottire secondo alcune pratiche aberranti) e succede con i colori ed il discorso di guarigione riguarda a questo punto un semplice movimento di percezione. Cristalloterapia e cromoterapia indicano ancora una volta passaggi epocali e la crisi antropologica ancora insuperata ad essi collegati. Cristalloterapia, cromoterapia, floriterapia segnalano la nostra distanza da un mondo rurale che probabilmente, attraverso l’urbanizzazione, si è abbandonato troppo in fretta , ma i cui legami ancestrali ci stringono ancora fortemente nel corpo e nella mente. Il malessere o lo stress urbano vengono identificati con lo spazio urbano e non con i meccanismi psicosociali di alienazione che da questo si sviluppano. Se passiamo 8 frustranti ore al giorno in un ufficio con le pareti grigie , è abbastanza stupido attribuire il nostro disagio psicologico al colore grigio che ci circonda. E’ una semplice metafora. I promotori della cromoterapia passano invece da un livello simbolico ad un livello reale e sostengono che la contemplazione dei colori realmente possa avere un’influenza sul nostro stato di salute. E’ un processo di identificazione ovviamente guidato dai sistemi di potere politico ed economico che creano accanto al mondo cittadino un altro mondo illusorio, naturale, edenico verso cui far fuggire pensieri e bisogni. Il percorso ha le sue interessanti variabili. Su un elemento del tutto naturale come il mare, vengono costruite città galleggianti che ai fruitori alla ricerca di vacanze da sogno sembrano vere consorzi ideali ,all’insegna della rimozione dello stress ed in cui la routine riguarda essenzialmente la ripetizione di pratiche gratificanti. Sottocoperta, l’alienazione esiste eccome, ed ha il volto di tutti i lavoratori che tengono in piedi la lussuosa baracca con turni massacranti e posizioni lavorative non regolamentate. All’inizio della rivoluzione industriale, il movimento luddista aveva identificato la condizione di terribile disagio dei primi proletari con l’introduzione della meccanizzazione nelle fabbriche e di conseguenza John Ludd e seguaci si infilavano nottetempo nei capannoni per distruggere le macchine. Li impiccarono. Ora, non basta la fuga dalla città per eliminare i rapporti alienati e generatori di nevrosi che il sistema capitalistico ci impone, eppure – ma come ho detto fa parte della costruzione di una Disneyland a cui come bambini abbocchiamo – vediamo nella Natura uno spazio sacro e antico a cui vorremmo ritornare per una nostra magica rigenerazione e tutto ciò che vi è custodito, persino i sassi, è sinonimo di benessere e di guarigione.
Sarebbe interessante un’indagine che testasse il consumo di prodotti o la pratica di certe tecniche energetiche della naturopatia dentro e fuori le aree metropolitane. Quale sarebbe il risultato?
