I biologi “nutrizionisti”, la prescrizione di diete e la pratica medica.
Biologi “nutrizionisti”, la prescrizione di diete e la pratica medica.
Biologi “nutrizionisti”. Quella dei biologi “nutrizionisti” come quella di naturopata o di consulente in nutrizione e dietetica, è una delle tante nuove professioni che aspirano ad essere riconosciute all’interno dell’ambito sanitario. Si tratta di professioni che hanno in comune il fatto di non essere regolamentate da una legge che ne definisca i contenuti e i limiti di competenza professionale, ma che si sono attribuite ambiti di applicazione diagnostica e terapeutica autonomamente. In questi casi, quando altre categorie professionali denunciano l’invasione nel loro ambito di competenza, qualsiasi persona seria che si senta coinvolta dovrebbe innanzitutto riflettere se, effettivamente, l’attività non riconosciuta che sta svolgendo sia in conflitto di competenza con altre, e poi chiedersi se l’orgogliosa rivendicazione della propria competenza, dato il conflitto evidente, sia motivata da un sincero e diffuso interesse da parte dei fruitori di questa attività (i cittadini) oppure dal proprio interesse personale.
L’attività di consulenza, così come insegnata dalle nostre scuole, è libera e legittima: non è così l’attività di diagnosi e cura di disturbi metabolici e di somministrazione di diete da parte dei biologi.
I biologi “nutrizionisti” e la legislazione in materia . Nel caso dei biologi sedicenti”nutrizionisti”, osserviamo con preoccupazione l’attuale loro tendenza a ritagliarsi uno spazio (non richiesto da nessuno) all’interno della terapia medica. Non bastava la loro pretesa di sostituirsi al ben più qualificato medico nella prescrizione di diete. Ora, grazie al sostegno di un personaggio politico di alto profilo morale e intellettuale come l’on. Scilipoti, essi si spingono fino a chiedere di potersi affiancare ai medici nella pratica dell’agopuntura e, in genere, della medicina non convenzionale. “Il Forum, in previsione per settembre, vuole delineare il mansionario del biologo nutrizionista con competenze di agopuntura e medicina non convenzionale, ristretto esclusivamente al proprio ambito professionale”. “Sarà questa – Conclude l’On. Scilipoti (IDV) – la figura del biologo del III millennio”.(http://www.domenicoscilipoti.it/?p=1252).
Quello che ci chiediamo è, al di là della necessità della tutela degli interessi economici, di lobby e di prestigio di quei biologi che non si rassegnano a svolgere il lavoro per cui sono stati formati, se ci si rende conto che non esiste, se non per accontentare gli interessi di determinate categorie professionali, l’esigenza di affidare a professionisti che non siano medici tali pratiche. Non c’è carenza di medici in Italia, e non c’è alcun motivo per cui i biologi, o, peggio, i naturopati, debbano sostituirsi o affiancarsi ad essi nella cura delle malattie. Non c’è nulla che il biologo nutrizionista non faccia o non voglia fare in ambito clinico, a cominciare dalla prescrizione di diete, che non possa essere fatto, con maggiore competenza clinica, dal medico. Non c’è nessuna pseudoscienza, a cominciare da omeopatia e agopuntura tanto care all’on. Scilipoti, che non possa essere praticata da un medico con maggiore competenza di un biologo.
Invece che dedicare il loro tempo alla ricerca di strategie per poter esercitare competenze che non appartengono loro, queste categorie non riconosciute di professionisti dovrebbero chiedersi quale lacuna vadano a colmare con il loro operato.
I biologi “nutrizionisti” sostengono che esista un bisogno diffuso della loro professionalità, che non è garantito dalla classe medica? Lo provino. Ma se tale esigenza non è sentita, per quale motivo, se non il loro interesse personale, essi dovrebbero svolgere una attività diagnostica e terapeutica che è indiscutibilmente riservata ai medici?
É utile affiancare all’operato del medico dietologo e dei dietisti anche quello dei biologi nutrizionisti”? Lo provino.
E’ possibile prescrivere diete senza aver condotto tutti i necessari accertamenti clinici e di laboratorio (di competenza esclusivamente medica) per accertare lo stato di salute o malattia del paziente? la legge e la giurispudenza , oltre al buon senso, affermano il contrario.
E’ lecito e corretto che i biologi “nutrizionisti” prescrivano rimedi naturali perchè essi agiscano su disturbi, malattie, o perchè modifichino il metabolismo del paziente? Non ci risulta.
Ma allora, se il biologo non è abilitato dalla legge a intervenire direttamente sulla salute del paziente, perchè ostinarsi a prescrivere diete, rimedi, integratori? Forse le diete dei biologi “nutrizionisti”non creano problemi di nessun tipo?
E se anche il biologo lavorasse in collaborazione o sotto la tutela di un medico compiacente, quale vantaggio deriva ai cittadini da questa doppia, inutile scomposizione di compiti, dal momento che esistono medici specialisti in scienza dell’alimentazione che possono assommare in un’unica figura professionale la competenza del medico generico e del biologo “nutrizionista”?
Il problema è che la battaglia di queste categorie (ci riferiamo anche ai naturopati tradizionali, coi quali i consulenti del benessere non hanno nulla a che fare) che ambiscono a un riconoscimento legislativo delle loro competenze, è una battaglia di retroguardia che si fonda su una visione della cura di tipo biomedico e riduzionistica, secondo la quale la salute della persona è riconducibile al corretto funzionamento dei suoi organi e in genere del suo metabolismo. Chi conosce tale fisiologia sarebbe quindi autorizzato ad agire sulla salute delle persone. Che nel 2011 ci siano naturopati che la pensino così non è sorprendente, data l’inconsistenza di contenuti della disciplina, ma che biologi, cioè scienziati, pensino davvero che la conoscenza dei processi biochimici sia sufficiente per intervenire sulla salute di una persona, come se il suo stile di vita, la sua salute generale, le cure mediche cui si è sottoposto o che segue attualmente, e i fattori psicologici non abbiano alcuna rilevanza, è francamente preoccupante per il destino della ricerca sulla salute. Se si ritiene ancora oggi, come Lavoisier, che la vita sia una funzione chimica, allora autorizziamo anche i farmacisti, i chimici, i veterinari che dimostrino di aver superato un esame di scienza dell’alimentazione o di nutrizione, a prescrivere diete e a praticare agopuntura e medicina non convenzionale.
Il fatto che i biologi “nutrizionisti” abbiano studiato, durante il loro percorso accademico, materie come anatomia, fisiologia e patologia umane, e che possano operare su tessuti o su animali di laboratorio, non è assolutamente equivalente alla possibilità e alla legittimità di operare sulle persone.
I biologi “nutrizionisti” pretendono di lavorare sulle persone, non su tessuti in vitro o topi di laboratorio. Conoscere il funzionamento del corpo umano non equivale a conoscere il modo corretto ed efficace di prendersi cura di una persona. Le persone non sono cellule, organi o processi biochimici, isolati dalla storia, dalla sfera psichica e dalla personalità dell’individuo. Quali competenze possono vantare i biologi nutrizionisti nella loro pretesa di prendersi cura di persone, e non di processi biochimici?
Anche le ormai innumerevoli professioni sanitarie (infermiere, fisioterapisti, igieniste dentali, ecc.) hanno dovuto superare esami universitari nelle stesse materie di competenza medica dei biologi. A questo punto, perché non autorizzare le infermiere, per esempio, alla prescrizione di diete? Forse la loro competenza è inferiore quella dei biologi “nutrizionisti”? Lo si dimostri. E, logicamente, perché non riconoscere la legittimità della pratica dell’agopuntura alle infermiere che a questo tipo di pratiche invasive sul corpo dei pazienti sono abilitate, a differenza dei biologi? E perché, allora non estendere a tutto il comparto delle professioni paramediche sanitarie, più a contatto con i pazienti di quanto lo siano i biologi, la pratica delle medicine non convenzionali, a cominciare dall’omeopatia?
In conclusione, riteniamo (o meglio, la legge, incontestabilmente dispone) che il biologo possa prescrivere diete solo se sotto il controllo del medico, e cioè non autonomamente, come libero professionista. Ma allora, se il biologo vuole operare come libero professionista, o lo fa alle dipendenze, sotto il controllo e la responsabilità di un medico, oppure egli può legittimamente operare, ma solo come consulente, non come prescrittore di diete e di rimedi che, se non hanno la denominazione di farmaci, con questi ultimi condividono pienamente le finalità allopatiche. L’attività di consulenza, così come la nostra Università Popolare propone da anni, è una attività professionale di alta qualificazione che non implica alcuna invasione del campo di attività della medicina, e fornisce un aiuto competente serio, di tipo informativo e non prescrittivo, ai problemi di salute delle persone. Perché i biologi nutrizionisti non lo prendono in considerazione? Perché, invece che dare alle loro indubbie competenze in materia l’arricchimento della conoscenza del counseling, essi preferiscono restare a coltivare il loro orticello biochimico, limitandosi a ripetere per tutta la vita quello che hanno studiato all’Università? Pigrizia, poca voglia di rimettersi in gioco, comodità di seguire strade già battute, facilità e remuneratività nella prescrizione di diete per il dimagrimento, mancanza di basi culturali e di apertura mentale verso un concetto di dieta più ampio di quello biomedico?
I biologi “nutrizionisti”: una interpretazione della legge a loro uso e consumo.
Il problema che poniamo ai biologi, e che ci stupisce molto che non si pongano loro per primi, è un problema di responsabilità morale, professionale, e anche penale: non importa quanto il biologo conosca la materia della scienza dell’alimentazione e che sappia preparare diete meglio di un medico: il fatto è che la legge impone che l’azione diretta sul metabolismo sia di responsabilità del medico, perché questa figura professionale è l’unica che si assume la responsabilità della salute del paziente. E’ il medico, non il biologo, che prima di prescrivere diete o integratori deve accertarsi delle condizioni di salute del paziente, delle patologie pregresse o in atto, delle cure cui è sottoposto, dei farmaci che assume e delle possibili complicazioni. E’ il medico, e non il biologo, che deve assumersi la responsabilità di intervenire clinicamente sul paziente nel caso che la dieta produca qualche effetto indesiderato, o modifichi l’assorbimento o l’azione dei farmaci che il paziente sta assumendo, o causi qualunque tipo di complicazione o di disagio. Troppo comodo limitarsi a prescrivere diete lasciando al medico la responsabilità di verificare la loro compatibilità con le cure cui il paziente sia sottoposto, o le possibili interazioni con farmaci. Per fare un solo esempio banale, se il biologo prescrive un rimedio a base di alghe per attivare il metabolismo e la funzione tiroidea, egli sta compiendo un atto medico, per il quale la legge non gli attribuisce responsabilità né competenza. Tant’è vero che se il paziente manifestasse qualche disturbo, è il medico che deve assumersi la responsabilità di valutare e riparare il danno, mentre il biologo può continuare a prescrivere diete ad altri.
Per finire, siamo costretti a un ultima, scoraggiante considerazione: dopo decenni di dibattito e diffusione di una coscienza della salute intesa finalmente in senso biopsicosociale, ecco che i biologi, attribuendosi la qualifica di nutrizionisti, combattono una battaglia di retroguardia per ritagliarsi uno spazio non nella cura della persona, ma in quella del sovrappeso, campo di applicazione più facile e redditizio. La dieta è da essi ancora concepita come è per i dietisti, e cioè una somma algebrica di calorie, nutrienti, grammi e posologie senza alcuna considerazione per tutto l’universo che circonda il paziente, a cominciare dalla sua vita psicologica, affettiva, sociale. Questi sono gli aspetti che interessano i consulenti della salute, i quali non hanno nessuna intenzione di invadere l’ambito di competenza di altre categorie e ritengono di poter fornire, sotto forma di consulenza e non di prescrizione, un fondamentale contributo alla salute dei cittadini.
I biologi “nutrizionisti”, invece, vogliono limitarsi alla cura del metabolismo prescindendo dalla cura della persona, con ciò configurando il reato di esercizio abusivo della professione medica, e non prendono in considerazione l’unica strada seria che darebbe alle loro indubbie e apprezzabili competenze un nuovo sbocco professionale, al di fuori dell’ambito sanitario: quello della consulenza della salute. Probabilmente, però, come per i medici, la loro formazione impedisce loro di prendere in considerazione fenomeni diversi dal Ciclo di Krebs e dagli elenchi di componenti nutrizionali dei vari alimenti, o i processi enzimatici e metabolici in genere. il fatto che la persona cui vogliono prescrivere una dieta abbia bisogno di ben altro che una serie di prescrizioni di natura biochimica, purtroppo, è un pensiero che essi sembrano rifiutare.
Peccato. Ci consola il fatto che alcuni biologi nutrizionisti, fortunatamente, si siano resi conto di come la loro professione non possa limitarsi a riprodurre quella di medici e dietisti, ma debba e possa evolvere nella cura della persona, intesa in senso biopsicosociale. Non ci interessa, naturalmente, pubblicizzare i nostri corsi, anche perché la nostra Università Popolare vuole mantenere dimensioni umane e intrattenere un rapporto umano e professionale con pochi allievi motivati, per cui i pochi biologi nutrizionisti che frequentano i nostri corsi soddisfano appieno le nostre esigenze didattiche e di gratificazione professionale. Peccato, ripetiamo, che gli altri biologi “nutrizionisti” abbiano preferito la via più facile e economicamente redditizia di ingrossare le fila di coloro che concepiscono la cura della persona come semplice prescrizione biochimica. Forse un pizzico di umiltà, di consapevolezza dei propri limiti e della responsabilità che impone il prendersi cura di una persona, e non del suo metabolismo, può condurre i migliori di loro ad avvicinarsi allo studio e alla formazione in materia di counseling della salute, anziché spingerli in massa a combattere per un riconoscimento legislativo di una loro competenza medica, che non verrà mai, fino a che esisterà la classe medica separata da quella dei biologi.
