La nostra difesa a oltranza del metodo scientifico non significa che chi scrive pensi che solo ciò che è spiegabile in termini scientifici meriti attenzione. Tutt’altro: proprio la considerazione che nonostante non si fondi su niente di scientifico, la medicina alternativa possa produrre effetti benefici sulla salute, è alla base delle motivazioni che ci hanno spinti a questa lunga analisi del problema: è chiaro che esiste un mondo inesplorato molto più vasto e complesso di quanto possiamo anche soltanto immaginare. Quello che ci preme sottolineare è il fatto che non è l’oggetto della conoscenza, ma il modo di raggiungerla che deve seguire regole precise per poter condurre allo scopo. Non si vuole cioè affermare che non esistano processi a noi attualmente sconosciuti di guarigione, che non esistano proprietà della materia o della mente in grado di modificare la realtà e di produrre miglioramenti oggettivi dello stato di salute. Al contrario, proprio perché siamo convinti dell’importanza di indagare il più seriamente e profondamente possibile questi aspetti, riteniamo che l’unico modo di farlo sia quello scientifico. Se progresso umano c’è stato, in termini di acquisizione di nuova conoscenza, di cura della salute, di miglioramento delle condizioni di vita e così via, questo è stato merito di una ricerca fondata sulla razionalità e sulla consapevolezza, mentre nessun progresso in senso filogenetico è imputabile alla religione, alla magia e all’irrazionale. Questi aspetti sono fondamentali per la nostra crescita individuale: l’arte, per esempio, si fonda sull’irrazionale, sull’esaltazione del sentimento e dell’emozione rispetto alla ragione. Ma anche la scienza si fonda spesso sull’irrazionale, nel senso che solo attraverso l’insight, cioè un processo intuitivo, sono stati fatti molti passi avanti in questo campo. Lo dimostra l’intuizione di Einstein, che ipotizzò la sua celeberrima teoria della relatività immaginandosi a cavallo di un raggio di luce, oppure Crick e Watson che ricordando il gioco di costruzioni del “Meccano” con cui si divertivano da piccoli ebbero l’intuizione della struttura del DNA. Ma perché ciò che nasce dall’intuizione e dall’irrazionale abbia un significato nella vita degli esseri umani e costituisca fonte di progresso, è necessario che sia tradotto in termini comprensibili e pratici, cioè logici e razionali. Così è stato necessario riportare nello scritto la parola divina, in modo che questa sia diffusa, in un linguaggio che deve essere prima tradotto e poi interpretato. Così per la creazione artistica, che nasce nella mente e nell’inconscio dell’artista, ma deve essere tradotta e resa fruibile agli altri in un’ operazione che necessariamente la depaupera del suo significato originario trascendente. Non esiste cioè una rivelazione soprannaturale che non sia stata costretta ad essere tradotta da un uomo: ciò vale per i Vangeli come per il processo di guarigione fondato sulle virtù terapeutiche dei fiori secondo l’intuizione del dottor Bach. A modo loro, anche tutta la medicina tradizionale cinese o quella indiana dell’Ayurveda sono applicazioni pratiche di principi e visioni religiose della realtà: i meridiani e i punti dell’agopuntura, oppure i chakra, sono presentati come oggettive rivelazioni divine, ma nascono evidentemente dalla mente di un uomo o di pochi uomini particolarmente illuminati o “sintonizzati” con una dimensione trascendente e sistemica.
In tutti questi casi, i tentativi di tradurre esperienze mistiche, illuminazioni e intuizioni a contenuto simbolico, visioni di realtà e dimensioni soprannaturali in applicazioni pratiche si sono rivelate un fallimento: è dubbio, a mio parere, che un qualsiasi progresso sia stato portato al benessere concreto dell’umanità dalle religioni (le quali sono tante quante sono le medicine alternative, mentre, se si trattasse, come affermano, di verità dovrebbero essere una sola) o dalle infinite teorie a base mistica che si sono succedute. Ancora oggi, il beneficio portato all’umanità da tutte le medicine non scientifiche non solo non è provato, ma i fatti dimostrano che non c’è stato. Altrimenti queste discipline non sarebbero sempre più relegate a motivo di curiosità e ripiego per una minoranza di medici e terapeuti tra i quali non è mai emerso un solo personaggio degno di nota.
Quello che si vuole affermare, quindi, è il fatto che la speculazione e l’indagine verso ciò che non è dimostrato scientificamente, verso l’irrazionale e lo spirituale, è non solo legittimo ma doveroso. Se però si pretende di passare dal piano della speculazione individuale alla sua applicazione pratica, a vantaggio della comunità, devono essere osservate alcune garanzie e regole: ciò che si afferma deve fondarsi su una teoria scientificamente provata, oppure, in casi eccezionali, garantire la sua validità attraverso i risultati, pur in mancanza di dimostrazione del meccanismo di funzionamento. È il caso, già citato, della legge di gravità: a tutt’oggi nessuno scienziato al mondo è in grado di fornirci una spiegazione del suo funzionamento: si ipotizza solo l’esistenza di particelle leggendarie come i gravitoni o di forze non meglio identificate. E questa è scienza, anzi si tratta di uno dei principi di base universalmente accettati della scienza. Da questo punto di vista, nessuno è in grado di spiegare esattamente in base a quale principio, forza o elemento la forza di gravità agisca, esattamente come nessuno sa spiegare come agisca l’omeopatia. Ma la differenza sta nel fatto che nel primo caso, la legge, in attesa di essere falsificata, è tutt’ora valida, perché funziona. Possiamo provare infinite volte a lasciar cadere qualunque oggetto e questo sempre cadrà
. L’omeopatia, invece, non funziona, e nessuno è mai stato in grado di provare quando, quanto, come, con quali soggetti e per quali patologie funziona. Si consideri, a riprova di quanto affermiamo, il caso di farmaci che sono stati scoperti per
serendipity: pazienti sottoposti a cure risultano migliorare in disturbi che non erano oggetto specifico della cura stessa. Qui la scienza si attiva cercando una spiegazione, e spesso scoprendo che il farmaco, inefficace o dannoso per la cura di una certa patologia, poteva invece essere utile in un’altra. Ma ciò a seguito di sperimentazione rigorosa, non in base ad affermazioni di principio.
Quando nel corso delle nostre lezioni di counseling in naturopatia si affronta questo argomento, nasce sempre tra gli allievi l’obiezione secondo cui anche nella scienza come nella medicina alternativa non c’è nulla di certo e che quindi entrambe meriterebbero lo stesso rispetto sulla base del fatto che la loro efficacia, misurata sul “funzionamento”è sempre dubbia. Per questo siamo abituati provocatoriamente a chiedere se qualcuno tra il pubblico è disposto a scommettere qualunque cosa sul fatto che la matita che teniamo in mano non cadrà se la lasciamo cadere. E poi chiediamo di darci una dimostrazione di funzionamento altrettanto certo, utilizzando principi, metodi e strumenti non scientifici.