Nuove bufale in naturopatia: è di moda la dermoriflessologia.
Il modello analitico delle medicine alternative.
di Guido A. Morina
Giustificazioni e argomentazioni a sostegno dell’esistenza, della validità, dell’utilità e dell’efficacia delle medicine che non sono in grado di dimostrare tali proprietà a seguito di verifica scientifica, rispondono tutte ad alcuni principi e regole molto semplici e basilari che costituiscono un vero e proprio modello, cioè uno schema standard applicabile indifferentemente a tutte le medicine alternative.
Per giustificare l’efficacia di un sistema di cura senza sottostare alle normali verifiche richieste per essi, è necessario utilizzare strategie alternative che facciano leva sul pensiero magico, infantile, analogico, spostando l’attenzione del pubblico dalla dimensione razionale a quella esclusivamente emotiva.
Innanzitutto, un sistema di cura alternativo deve trovare il suo fondamento in qualche cultura antica, oppure esotericamente sconosciuta ai più, la quale viene recuperata ad opera di alcuni personaggi che, proprio come Prometeo che donò il fuoco agli uomini, si occupano in maniera disinteressata di divulgare tale segreto all’umanità. Una medicina alternativa deve quindi fondarsi sui principi e le regole di forme di cura dimenticate perché inutili, come quelle popolari e tradizionali, preferibilmente dell’estremo Oriente, in quanto è in quest’area del pianeta che si concentrano, secondo la mentalità infantile, le più importanti tendenze spirituali umane.
Si ricordi sempre che alla base di ogni argomentazione a sostegno delle medicine alternative c’è sempre il riferimento al soddisfacimento di un bisogno infantile di conforto, e quindi il richiamo a un passato mitico, a un’età dell’oro in cui i nostri antenati avevano compreso già perfettamente le regole che governano l’universo.
Quando non è possibile un riferimento ad antiche medicine tradizionali, o quando non è conveniente per gli scopi che si prefigge il divulgatore del nuovo sistema di cura, occorre porsi sempre, comunque, in alternativa all’impostazione culturale e scientifica occidentale, ed escogitare un rimedio, o un vero e proprio sistema di cure, utile, praticamente, per la cura di tutte le patologie. A questo punto si tratta di spiegare il motivo per cui, se tale sistema non si fonda su complesse e lunghe ricerche scientifiche, ma solo su una semplice intuizione, esso non abbia mai prodotto risultati evidenti nè si sia mai diffuso. È importante, allora, per ribattere a questa possibile obiezione, sostenere con forza l’esistenza di un potere occulto, malefico, di una plutocrazia giudaico massonica che avrebbe tenuto nascosto, per biechi interessi economici e di potere, cure indubbiamente efficaci allo scopo di assoggettare l’umanità al volere di pochi individui. È questa, per esempio, la tesi di fondo che giustifica la diffusione della “nuova medicina germanica” di un anonimo psichiatra tedesco, tal Hamer. Questa forma di medicina, in particolare, sarebbe rivolta alla cura di malattie incurabili, in particolare i tumori, e non ha mai mostrato di avere la benché minima efficacia. Eppure, la speranza che qualcuno possa avere scoperto il segreto della guarigione da malattie incurabili resta sepolta nel cuore di ognuno di noi ed emerge in maniera più evidente in coloro che sono troppo deboli per affrontare la realtà dei fatti e si attaccano a qualsiasi speranza possa essere loro offerta. Questo è uno dei motivi, tra parentesi, per cui consideriamo vergognoso e offensivo nei confronti della dignità e del rispetto che si deve a coloro che soffrono, divulgare idee fondate solo sulla speranza.
Questi nuovi sistemi di cura devono essere divulgati da una persona competente in materia. Quindi, deve trattarsi di un medico, il quale, in quanto tale, assurge a vero e proprio martire, in quanto sottoposto ad angherie, derisione e operazioni di boicottaggio da parte della classe cui appartiene, evidentemente invidiosa del fatto di non essere riuscita ad escogitare per prima un sistema di cura così efficace. Si tratta di ciò che era avvenuto per l’omeopatia, ideata di sana pianta e senza alcuna verifica scientifica da un medico tedesco che operava alla fine del settecento, Hanhemann, per l’oligoterapia, diffusasi in parte del mondo occidentale grazie all’intuizione di un oscuro medico francese, tal Menetrier, della terapia con i sali di Schussler, dal nome dell’omonimo medico tedesco, che operava nel 19º secolo (e quindi all’oscuro di tutte le conoscenze che la medicina scientifica ha acquisito praticamente soltanto a partire dalla data della sua morte). Ma si potrebbe continuare all’infinito, citando l’inventore dell’iridologia, il medico ungherese von Peczely, il medico inglese Bach, il medico austro-ungarico Steiner, o i leggendari medici dell’ex Unione Sovietica, tra i quali spicca un certo Nesterov, autore di altrettanto leggendari studi di medicina quantistica. Più recentemente, la prassi di alcuni medici (tutti accomunati da loro bassissimo profilo in ambito clinico e di ricerca medica, e cioè personaggi non certo brillanti sotto nessun punto di vista) di inventare un nuovo sistema di cura, si è principalmente trasferita in ambito dietetico. Sono innumerevoli i medici che tutti i giorni lanciano sul mercato la loro dieta esclusiva e definitiva.
Anche l’Italia, terra in cui magia, e specialmente superstizione, sono ancora molto diffuse, ha dato i natali a personaggi che non hanno dato alcun contributo al benessere dell’umanità, ma che hanno consentito ai loro scaltri sostenitori di divulgare come fossero vere e proprie terapie scientifiche pratiche prive di ogni fondamento. Il neurologo Flavio Gazzola, per esempio, ha cercato di divulgare con scarso successo alla fine del secondo millennio un sistema diagnostico di sua invenzione, la Visologia, consistente nella mappatura della struttura del viso, dalla quale poter ricavare utili indicazioni circa la predisposizione a patologie. Si tratta di una rivisitazione dell’idea lombrosiana secondo la quale sarebbe forse stato possibile individuare la predisposizione al crimine dalle semplici fattezze di un individuo, qui applicata in chiave pseudo medica. Ancora più recentemente, ad opera di due personaggi totalmente privi di ogni competenza scientifica o terapeutica, si è proceduto alla rivisitazione del “pensiero” e dell’”opera” di un oscuro, oscurissimo medico italiano vissuto nella prima metà del secolo scorso, tal Calligaris, il quale viene pomposamente definito come neurologo, senza far osservare come la neurologia degli inizi del novecento è stata completamente rivisitata e superata dalle acquisizioni scientifiche che sono state rese possibili dalle moderne tecnologie di neuroimmagine, a partire da qualche decennio dopo la morte di questo oscuro neurologo. Anche questo sistema di cura, la dermoriflessologia, si fonda sul pensiero analogico e su una mappatura, l’ennesima, del corpo umano, o meglio dell’epidermide, che rivelerebbe qualsiasi patologia nascosta, ma consentirebbe anche di formulare affidabili previsioni meteorologiche.
La strategia, come si diceva, è sempre la stessa. Che due coniugi privi di qualsiasi competenza scientifica diffondano l’idea di una mappa della pelle umana che consentirebbe la diagnosi di qualsiasi patologia sarebbe stato poco credibile. Ma se si fa riferimento a studi leggendari compiuti da un leggendario medico in un’epoca leggendaria, e si arricchisce la terapia di aneddoti e di suggestioni circa la perdita rocambolesca e misteriosa dei manoscritti e degli studi, finalmente recuperati per essere divulgati al mondo, allora il gioco si fa più facile.
Come è facile osservare, si fa leva sulla dimensione emotiva e affettiva della ricerca scientifica: anche se i personaggi in questione sono stati delle assolute nullità nella loro professione, anche se le loro ricerche e i loro studi non sono mai stati presi in considerazione da nessuno, il richiamo alla sfera affettiva porta a pensare che essi fossero comunque individui in buona fede, desiderosi di liberare l’umanità dai suoi mali, e che quindi, come tali, meritano di essere presi in considerazione di non essere dimenticati. Specialmente chi ha vissuto una esperienza personale emotivamente molto forte, di delusione, di frustrazione, di sconfitta, sente di dover sostenere l’operato di personaggi che, in qualche modo, considera vicini alla propria sensibilità e personalità. Dichiararli dei falliti, come effettivamente sono, significherebbe riconoscere lo stesso atteggiamento di disprezzo nei confronti di se stessi. Per questo motivo è evidente che solo il rifugio all’interno di una personalità di tipo narcisistico consente di superare l’angoscia che nasce dal riconoscimento di non essere persone particolarmente stimate. Troppo difficile scoprire la cura di qualche patologia, anche lieve, che mostri di essere più efficace di quelle offerte dalla medicina ortodossa. L’unica strada per vedersi riconosciuti, è quella di collocarsi volontariamente all’interno di una nicchia narcisistica, fatta di personaggi ignorati e disprezzati dalla comunità scientifica e dal mondo.
Dal punto di vista storico e statistico, in ogni caso, si consideri che non risulta che sia mai esistita una cura dimostratasi più efficace di quelle utilizzate a seguito di sperimentazione di ricerca scientifica, se si esclude il recupero dell’uso delle sanguisughe per determinate patologie, o quello dell’elettroshock in casi eccezionali. Resta il fatto che nessuna straordinaria intuizione di qualche medico “alternativo” ha mai dimostrato di avere la benché minima utilità.
Ma ritorniamo al nostro modello analitico: una volta sgombrato il campo dalla possibile obiezione circa la mancanza di supporto scientifico della cura alternativa che si vuole proporre (“l’ha ideata un medico, quindi, ha un sicuro fondamento scientifico), si può procedere a divulgare qualsiasi ipotesi fondata sul pensiero analogico, e cioè, normalmente, su una mappatura di pura fantasia del corpo umano. L’idea che il nostro corpo, e preferibilmente la sua parte esterna, possa essere specchio della condizione fisiologica e patologica dell’organismo, ha sempre attratto gli esseri umani, i quali si sono presto accorti che si trattava del metodo più facile, seppur totalmente inutile, per cercare di comprendere il funzionamento dell’organismo, dal momento che l’analisi della sfera psichica presentava difficoltà evidentemente molto superiori.
L’obiezione che non esistano dimostrazioni scientifiche dell’efficacia di queste cure viene facilmente superata adottando il pensiero infantile e spostando l’attenzione dell’interlocutore dalla dimensione razionale a quella emotiva: si tratta di sostituire alle rigorose analisi cliniche, effettuate secondo precisi criteri scientifici, le ben più affascinanti testimonianze di guarigioni delle quali, però, non esiste traccia documentale.
Spesso queste terapie cercano di difendersi dall’accusa di inefficacia, specialmente quando i loro sostenitori vengano messi alle strette e richiesti di fornire almeno uno straccio di prova, adottando altre strategie ad hoc. Una di queste, per esempio, consiste nel sostenere che il loro sistema di cura è tuttora oggetto di ricerca. È questo, per esempio, il caso dell’omeopatia, la quale, a distanza di oltre 200 anni, non è mai riuscita a dimostrare alcunché a causa, dicono i suoi sostenitori, della mancanza di interesse per una seria ricerca scientifica da parte del bieco mondo della medicina ortodossa e delle case farmaceutiche. Così, di fronte alla ovvia obiezione che tali cure alternative non mostrano di essere effettivamente efficaci, perché altrimenti si diffonderebbero immediatamente per la loro manifesta utilità, è facile opporre la giustificazione che tali cure sono ancora oggetto di ricerca, non scientifica, ma a livello privato, ad opera di oscuri scienziati o ricercatori che prima o poi potranno divulgare al mondo le loro scoperte in maniera definitiva e inequivocabile.Un’altra strategia consiste spesso nell’utilizzare l’argomentazione dialettica del “mal comune, mezzo gaudio”. Poiché, si sostiene, non esistono prove inconfutabili a sostegno di tutti i sistemi di cura utilizzati dalla medicina scientifica, poiché non esiste al mondo nulla di certo, poiché tutto è opinione o illusione, allora diventa legittimo divulgare qualsiasi sistema di cura, anche se privo di fondamento, purché esso funzioni. Naturalmente, tale “funzionamento”, non è mai tale da giustificare l’interesse della popolazione, ma solo di quello dei sostenitori di queste cure, che restano sempre una esigua minoranza, accomunata dalla credenza che alcune guarigioni aneddotiche possano equivalere a prove di efficacia scientifica.
Sotto il profilo ideologico, il sostenitore delle medicine alternative è costretto ad adottare un profilo permissivista: tutto, qualsiasi ipotesi, qualsiasi fantasiosa teoria, merita di essere presa in considerazione. Se non lo si facesse, si frustrerebbero le speranze di tutti coloro che, psicologicamente e intellettualmente deboli, non si rassegnano di fronte all’evidenza e alla impossibilità, alla luce delle conoscenze attuali, di una cura di certe patologie. Ammettere che ci sia un fondo di verità in qualsiasi bizzarra ipotesi relativa a strumenti e metodi di guarigione alternativi, significa lasciare acceso un lume di speranza in persone fondamentalmente rimaste fissate allo stadio infantile, nel quale ci si aspetta che qualcuno, autorevole e competente, si occupi dei nostri bisogni.
