Controindicazioni: i fiori di Bach fanno male.
Perché i fiori di Bach fanno male alla coscienza.
Rassicuriamo i nostri lettori e gi allievi delle scuole UNIPSI: i fiori di Bach fanno male soltanto a coloro che vogliano analizzarne il significato con intelligenza critica e con gli opportuni strumenti cognitivi e culturali. Ma persone psicologicamente, culturalmente e intellettualmente equilibrate non assumono certo fiori di Bach.
Coloro che non vogliono riflettere neppure sulla eventualità che i fiori di Bach fanno male non riusciranno a procedere oltre le prime righe di questo articolo o, se vorranno dimostrare di sapersi concentrare nell’analisi di un testo, giungeranno al termine senza averne compreso nulla. Forse, perché è vero che i fiori di Bach fanno male, e queste persone li assumono.
Gli aspetti etici che dovrebbero guidare qualsiasi attività umana, compresa naturalmente quella terapeutica, sono totalmente ignorati nell’ambito delle medicine alternative. Chi ha una coscienza viva e vitale, non spenta dal bisogno di curare i mali dell’umanità per cercare di risolvere i propri problemi personali, non può non accorgersi del danno che essi producono a carico della dignità e dell’intelligenza umana.
Al di là del fatto che, in quanto chiaramente inutili, i fiori di Bach fanno male al portafoglio ( ma non a quello dei loro astuti preparatori, spacciatori e prescrittori), vorremmo qui invitare il lettore a una breve riflessione relativa alla violazione che la pseudo medicina denominata fiori di Bach determina nei confronti dei principi etici fondamentali della relazione con il prossimo.
Si consideri che, secondo i loro sostenitori, questi rimedi andrebbero ad agire non su patologie, quanto su veri e propri aspetti del comportamento umano, e cioè su determinate modalità con cui le persone si rapportano con se stesse e con gli altri. Si tratta di una di quelle forme di medicina di tipo personologico, e cioè di quella che si rivolge a curare la persona individuando il rimedio che più si adatti alla sua personalità. L’omeopatia unicista, per esempio, si diletta inutilmente nell’individuare il singolo rimedio più adatto per la persona in relazione, appunto, con le sue caratteristiche di personalità. Ma torniamo ai fiori di Bach: come si diceva, essi pretenderebbero di andare a modificare la modalità con cui una persona si rapporta con la propria realtà quotidiana, e cioè a modificare il suo comportamento. Questi rimedi, come noto, in realtà, agiscono illusoriamente su un solo fattore tipicamente umano: la paura, nelle sue diverse modalità e specificazioni. Che la paura si manifesti come indecisione, come eccessiva preoccupazione per il futuro o come attrazione verso il passato, che determini un’eccessiva estroversione della persona oppure la sua tendenza alla solitudine, comunque è sempre sulla paura che questi rimedi vorrebbero andare ad agire.
A questo punto sorge spontaneo chiedersi in base a quale titolo, con quale diritto, con quali competenze una persona che ha seguito un corso di poche ore sui fiori di Bach pretende di andare a modificare il comportamento di una persona, il quale, a sua volta, è evidentemente il risultato della costruzione della sua personalità in base a tutte le sue esperienze di vita. Una prima controindicazione all’uso dei fiori di Bach e una conferma del fatto che i fiori di Bach fanno male, sta nel fatto che essi sono “prescritti” da persone incompetenti o da rari medici altrettanto incompetenti e che hanno tradito i principi della loro professione
Sotto il profilo etico, dunque, ci si chiede con quale presunzione e colpevole ignoranza si voglia modificare, ammettendo per assurdo che ciò sia possibile attraverso l’uso di questi rimedi, il comportamento umano. Il primo comportamentismo, in psicologia, agli inizi del secolo scorso, conduceva sperimentazioni di questo tipo, ma specialmente su topi e piccioni.
I floriterapeuti pretenderebbero di prendersi cura delle persone andando a modificare quello che è praticamente immodificabile, e cioè il frutto dell’elaborazione di tutte le esperienze di vita della persona le quali hanno via via costruito i diversi tratti del suo carattere e la sua personalità. Anche se fosse possibile, è eticamente improponibile andare ad agire sulla modificazione della personalità umana senza la costruzione di una relazione terapeutica, per la quale, tra l’altro, occorre per legge l’abilitazione alla professione di psicologo psicoterapeuta. Quindi, i fiori di Bach fanno male alla dignità della persona.
Quando si sostiene di curare la tendenza della persona a prendersi eccessivamente cura del prossimo, per esempio, non si sta banalmente cercando di ovviare a un inconveniente e ridurre una sofferenza fisica, come nel caso del medico che deve fermare un’emorragia o ricucire una ferita, ma ci si sta arrogando il diritto di andare a modificare la personalità unica della persona, oltretutto senza che il terapeuta ci metta nulla di proprio, senza che esista una vera e propria partecipazione al processo di guarigione, senza che vi sia la consapevolezza, specialmente, del motivo per cui la persona agisce in quel modo che il terapeuta vuole modificare. Quindi, i fiori di Bach fanno male.
È evidente, ma non per i floriterapeuti, a quanto pare, che la floriterapia offende profondamente la dignità della persona; essa neppure si rende conto che il comportamento sul quale vuole andare ad agire non è un virus, una ferita o un’infiammazione, ma è il modo in cui una persona, legittimamente, ha costruito il proprio rapporto con il mondo. Tutti i cosiddetti “squilibri” su cui i fiori di Bach andrebbero ad agire, quindi, non sono disturbi isolabili dalla persona e dal suo ambiente. Il fatto che la floriterapia li concepisca in questo modo rivela il tipo di impostazione mentale dei suoi adepti, tipicamente allopatica, volta alla rimozione delle cause della sofferenza senza comprenderla e senza coglierne il significato per il singolo individuo. I floriterapeuti agiscono con rimedi assolutamente inutili nello stesso modo in cui operano i medici allopatici il cui approccio al paziente i floriterapeuti criticano, in quanto isola la malattia disinteressandosi del contesto.
Questo è appunto ciò che fanno coloro che somministrano i fiori di Bach. La persona agisce e si comporta in un certo modo, per quanto disfunzionale e spiacevole o fonte di sofferenza per la persona stessa, non perché è stata posseduta da una entità proveniente dall’esterno, ma perché quello è il modo in cui quella persona ha costruito la sua modalità di relazionarsi con l’ambiente. Questa modalità va rispettata e non si può pretendere di modificare un comportamento che non è staccato dalla personalità dell’individuo ma è il frutto di essa. Naturalmente, considerazioni di questo genere richiedono un livello culturale e il possesso di strumenti cognitivi e intellettivi che le scuole di floriterapia non forniscono.
Chi volesse, però, approfondire questo tema, potrà trovare ulteriori spunti di riflessione all’interno dei nostri siti.
www.naturopatiaonlineunipsi.it
www.scuoladicosunelingtorino.it
www.naturopatiatorino.org
