Ancora sulla dermoriflessologia: solo inutile, o anche dannosa? UNIPSI
Ancora sulla dermoriflessologia: solo inutile, o anche dannosa?
Sembra impossibile che un insieme di tecniche fondate sul nulla, totalmente prive di fondamento scientifico e che permettono, tra l’altro, di formulare previsioni del tempo piuttosto precise toccando il braccio della persona, possa destare l’interesse di persone diverse dagli psichiatri e dagli studiosi delle anomalie del comportamento umano.
Pubblichiamo la risposta del nostro collega Andrea Bongiorno alla replica della signora Fumagalli in materia di dermoriflessologia. Ci rendiamo conto dell’impegno che comporta la lettura delle argomentazioni e controargomentazioni di cui stiamo trattando, ma invitiamo il lettore a formarsi un’opinione su questa terapia, rappresentativa di quelle contro cui da decenni combattiamo ritenendole pure e semplici illusioni, nocive per i loro fruitori.
Chiunque è libero di praticare e diffondere le attività che preferisce, ma non può confondere la ricerca scientifica e la cura di patologie con le proprie fantasie e credenze. Se si vuole insegnare ad indagare circa la possibilità di modificare la personalità degli individui e i loro stati mentali, oppure ad effettuare attendibili previsioni del tempo, è necessario evitare di apparire come ciarlatani vendendo corsi che abiliterebbero allo svolgimento di una professione senza che di essa si conoscano i fondamenti, i contenuti, gli scopi, in quanto essi, come dichiarano gli autori di questa pessima iniziativa, sono totalmente oggetto di ricerca a livello non scientifico, ma personale e privato.
Nella sostanza, questa dermo-riflessologia non sarebbe nient’altro che l’ennesima riproposizione di una tecnica di cura fondata sul pensiero analogico in grado di produrre effetti straordinari, per la maggior parte di competenza medica e psicologica. I codici deontologici di queste due categorie professionali prevedono entrambi che sia assolutamente vietata la diffusione di pratiche terapeutiche che non siano fondate su sufficienti sperimentazioni ed evidenze scientifiche e cliniche. Non è questo il caso della dermo-riflessologia. Se essa, quindi, è un passatempo, non si vede perché debba essere presentata anche come una scuola per terapeuti collegata ingannevolmente con un riconoscimento del CONI, e cosa essa abbia a che fare con la pratica terapeutica.
Guido A. Morina
Gentile Signora Samantha Fumagalli,
vorrei ringraziarla per l’attenzione dimostrata verso il mio articolo, ho avvertito la sua passione, non deve essere stato semplice difendere con garbo una credenza così tanto importante.
Ho incontrato, ed acquistato, il vostro libro durante le ricerche per una piccola tesi sulla pelle, la cui bibliografia vi poneva al centro di un parterre di tutto rispetto:
- – Anzieu Didier (1985) – L’ io-pelle – Borla
- – Anzieu Didier (1990) – L’ epidermide nomade e la pelle psichica – Cortina Raffaello
- – Anzieu Didier (1994) – Il pensare. Dall’io-pelle all’io-pensante – Borla
- – Bassi Roberto (1996)- Psiche e pelle. Introduzione alla dermatologia psicosomatica – Bollati Boringhieri
- – Cagnoni Matteo (2012) – Se la pelle parlasse –Tecniche Nuove
- – Castano, Miani, Busia (2006) – La pelle, l’apparato tegumentario –Sepem
- – Debray R., Belot R. (2009) – Psicosomatica della prima infanzia –Astrolabio
- – Fantini Maristella, Gentile Aldo (2004) – Come un guscio la pelle. L’influenza psichica nelle malattie dermatologiche – Ananke
- – Fiocca Marilisa (2012) – Educarezze –Sovera Edizioni
- – Fumagalli Samantha, Gandini Flavio (2011) – Dermoriflessologia. Dialogare con l’inconscio attraverso la pelle – Amrita
- – Lemma Alessandra (2005) – Sotto la pelle. Psicoanalisi delle modificazioni corporee – Cortina Raffaello
- – Micali G., Innocenzi D. (2011) – Le basi della dermatologia –Springer
- – Montagu Ashley (1971) – Il linguaggio della pelle – Verdechiaro,
- – Pennazzi Giulia (2004) – La pelle del bambino –Tecniche Nuove
- – Pennazzi Giulia (2011) – La pelle e i cosmetici naturali –Tecniche nuove
- – Riza Rivista n.63 anno 2012-08-01 Mente Corpo,
- – Ulnik Jorge (2005) – La pelle in psicoanalisi – Astrolabio Ubaldini
– Zanardi A. (2005) – Psicosomatica della pelle – Tecniche Nuove
Ricordo d’aver iniziato a leggerlo con sano entusiasmo. Non ha idea quanto mi sarebbe piaciuto credere alla Dermoriflessologia, sognavo d’essere un dermoriflessologo parlante con l’inconscio, ma, aimè, ha prevalso….il pensare anziché credere, meglio ancora, non mi piace credere senza pensare. E, se una credenza non è nient’altro che un’aspettativa moltiplicata per una probabilità di successo, ci separa il valore di un numero, i numeri che danno valore alle ricerche e le ricerche scientifiche che esprimono la probabilità di successo.
E’ stato stimolante leggere la sua lettera, mi ha dato l’opportunità di riflettere ulteriormente su alcuni aspetti della persuasione e dell’autoinganno…le sue argomentazioni sono, apparentemente, molto convincenti.
Non volendo eludere alcuna sua osservazione, per comodità espositiva, userò direttamente il suo testo prima di ogni relativa risposta e/o commento.
“ Lei fa parte del Comitato scientifico UNIPSI, sono certa, quindi, che saprà che per dimostrare la validità o meno di una metodologia è opportuno sperimentare e verificare. Il professor Giuseppe Calligaris era medico e neurologo specializzato in psichiatria, nonché professore universitario, e ha iniziato le sue ricerche sulla sensibilità cutanea su suggerimento del professor Mingazzini, famoso neurologo del ‘900 e preside della facoltà di Neurologia dell’Università La Sapienza di Roma. Calligaris ha dedicato gran parte della sua vita alle ricerche sulla sensibilità della pelle e ai riflessi che le stimolazioni cutanee producevano. Ha scritto e pubblicato quasi trenta volumi sui suoi studi.”
Sono assolutamente d’accordo con lei…per dimostrare la validità di una metodologia è opportuno, ed io aggiungo necessario, sperimentare e verificare, cioè conoscere e applicare il metodo scientifico. Il metodo scientifico, però, non è un’onorificenza accademica né un premio a punti. Un sistema di controllo e verifica di una sperimentazione, la valutazione e validazione di una metodologia non ha relazione con titoli di studio di chi la esegue, tantomeno con il numero di libri pubblicati: dovremmo, secondo lei, considerare scientifici i tarocchi? Il metodo scientifico non è certificato né da una Laurea né da una Cattedra. È un modo di pensare che trascende “il laboratorio”. Lo studio delle variabili, la riproducibilità dei rapporti di causa-effetto, la stima delle probabilità superiori al caso, sono uno stile di pensiero che esige il massimo rigore in una sperimentazione, senza comunque mai abbandonare una mente pensante.
Detto ciò, facciamo un po’ di chiarezza. La consecutività dei suoi due periodi “Lei fa parte…” e “Il professor Giuseppe Calligaris…” , credo voglia convincere il lettore, cioè me, circa la scientificità della ricerca e metodologia Calligaris. A supporto la citazione dei titoli accademici, la vicinanza con il professor Mingazzini e le numerose pubblicazioni.
E’ giusto che si sappia che non esiste alcun nesso di causalità tra i titoli accademici del Dottor Calligaris e la scientificità delle sue relative affermazioni. Non è una questione personale, è un concetto valido per chiunque. Non è la convinzione dell’autore che determina la scientificità dell’affermazione, ma il metodo, il protocollo di validazione, il rispetto delle regole universalmente riconosciute dal mondo accademico che ne accredita il valore. Riguardo, poi, al Professor Mingazzini, noto e stimato neurologo, autore di numerose pubblicazioni scientifiche….vorreste forse indurre a pensare ad una collaborazione tra i due professori? Nella sua biografia, sufficientemente dettagliata per menzionare i collaboratori più vicini, non è citato il Dottor Calligaris, nè alcuna ricerca riconducibile alla Dermoriflessologia. In ogni caso, studiare nella migliore Scuola Guida d’Italia, non rappresenta, per il futuro, impedimento alla guida in stato d’ ebbrezza!
Cara Signora, ciò che spesso la gente confonde è la differenza tra quello che vuole che succeda con quello che è realmente in grado di provocare e, se l’evento desiderato arriva, conclude di averlo fatto accadere. Le cito un esempio tratto da un libro che ho iniziato a leggere: “Una volta ho avuto occasione di osservare un bambino, ricoverato per
un diabete giovanile. Non era confinato a letto, ma doveva restare in ospedale abbastanza a lungo per controlli, dati gli sbalzi imprevedibili del livello di glucosio nel sangue. Per combattere la noia dell’ambiente ospedaliero, ben presto prese l’abitudine di andare su e giù con l’ascensore. Anzi, decise di fare il ragazzo dell’ascensore: piazzato davanti alla pulsantiera, lasciava che i passeggeri premessero da soli il pulsante del piano, ma appena l’ascensore si fermava premeva il pulsante «apriporta» e poi, quando l’ultimo passeggero era sceso, quello «chiudiporta». E la porta, obbediente, si apriva e si chiudeva. I frequentatori abituali tolleravano ovviamente questo comportamento insolito, capendo bene che il bambino aveva bisogno di credere che ci fosse qualcosa, per quanto piccola, che fosse sotto il suo diretto controllo, e nessuno ebbe il cuore di dirgli che l’apertura e chiusura dell’ascensore era del tutto automatica – né lui l’ha mai indovinato da solo. Dato che la porta si apriva e chiudeva regolarmente ogni volta che lo voleva, il ragazzino ne concludeva, erroneamente, che fossero le sue azioni a produrre l’effetto.”
Questo processo è un caso particolare di una più generale fallacia del ragionamento, precisamente la ricerca di esempi che confermino credenze preesistenti. Per vedere come funzioni il procedimento, prendiamo l’idea diffusa che sia possibile curarsi da soli di gravi malattie mediante il pensiero positivo. Molti credono che le malattie siano causate soprattutto dallo stress e che chi riesce a mantenere un atteggiamento positivo possa esercitare un controllo sui processi somatici, scacciando il male. Che tipo di prove spinge le persone a far propria questa idea? Esempi di controllo mentale sullo stato di salute sono a portata di mano di chiunque: il mercato è invaso da libri e riviste sulla salute che riportano i casi di malati di cancro apparentemente guariti grazie al pensiero positivo, l’antropologia è ricca di esempi di sciamani che operano guarigioni magiche. Questi esempi positivi costituiscono una lettura quanto mai convincente, ma l’errore logico sta proprio qui: sono tutti casi positivi.
Supponiamo di voler determinare scientificamente se sia possibile guarire malattie gravi mobilitando atteggiamenti e pensieri positivi. Che cosa c’è bisogno di sapere? Chiunque riconosce immediatamente la necessità di trovare esempi di malati che hanno cercato di curarsi col pensiero e ci sono riusciti. Insistendo un po’, forse si riesce a tirar fuori anche l’osservazione che sarebbe utile sapere quanti ci hanno provato senza successo. Quello che sfugge alla maggior parte della gente è che per avere un’idea precisa sull’argomento c’è bisogno almeno di altri due tipi di dati: quanti di quelli che non hanno fatto nessun tentativo di curare col pensiero una malattia incurabile sono guariti lo stesso e quanti invece sono morti. In altre parole, per dimostrare che sia possibile sopravvivere a una malattia grave se ci si sforza efficacemente di controllarla, c’è bisogno di tutti e quattro questi tipi d’informazione.
Purtroppo il mondo è pieno di malati che hanno lottato valorosamente per guarire, ma alla fine hanno dovuto soccombere. E chi ha lavorato a lungo con malati cronici sa bene che molti sopravvivono per anni senza mettere in atto alcuna particolare strategia: spesso queste persone sono non meno meravigliate del medico, della famiglia e degli amici di trovarsi ancora in vita cinque o dieci anni dopo una diagnosi che le dava per spacciate in pochi mesi.
In breve, è logicamente scorretto concludere che si possa controllare una malattia mediante la forza del pensiero e della volontà, solo perché è facile trovare esempi apparentemente favorevoli. Quando uno è costretto a passare in rassegna tutti i dati esistenti, e non solo i casi positivi che sembravano così convincenti, i giudizi diventano più sfumati e gli entusiasmi si attenuano.
Con questo non si vuol dire che sia impossibile migliorare il proprio stato di salute mantenendo un atteggiamento positivo e ottimistico: non abbiamo ancora un verdetto definitivo in materia. Ma il punto è un altro: il punto è che la gente “vede” le sue credenze confermate in un’informazione incompleta che la induce prematuramente a trarre le conclusioni desiderate, senza rendersi conto che anche tutto l’insieme di dati che non ha considerato sia altrettanto rilevante.
“Forse era un tantino “visionario”, condizione necessaria ma non sufficiente, per portare avanti un lavoro del genere (ma d’altronde lo era anche Leonardo Da Vinci e molti altri scienziati che hanno reso possibile ciò che i più ritenevano impossibile!), ma è riduttivo “banalizzare” una vita intera di ricerche in un articoletto sulle previsioni atmosferiche. Mi scusi la franchezza, ma scartare certe possibilità mi sembra frutto di pregiudizio e non di mentalità aperta e scientifica.”
Mi inchino di fronte all’immaginazione creativa ed anche alla “più semplice” serendipità. Saper andare e vedere oltre, è ragione di crescita per l’uomo, capacità di sviluppo e apprendimento filo- ed ontogenetico.
Scuso la sua franchezza, la capisco. Posso percepire gli insulti oltre il suo garbo, li comprendo. Difendere la propria identità, i valori in cui si crede è una reazione….oserei dire scientifica! Riconosco essere riduttivo “banalizzare” una vita intera in un articoletto sulle previsioni atmosferiche, ma che c’entra? Non avrà pensato che ne faccia una questione personale? Non mi sognerei mai di giudicare la vita di chicchessia, ma le azioni si, soprattutto se ritengo che possano nuocere.
Io non ho l’abitudine di scartare “le possibilità”. Esse, in quanto tali, hanno la loro relativa probabilità di successo. Non mi sforzo di richiamare nessun pregiudizio, non spetta a me pre-giudicare la possibilità che l’epidermide mi comunichi pioggia a catinelle, spetta a voi comunicare al mondo le vostre scoperte: non le vostre convinzioni, i vostri pensieri desiderativi, ciò che vi piacerebbe si realizzasse, ma ciò che scientificamente è la Dermoriflessologia. Possibile che in tutti questi anni di ricerche non siate riusciti a realizzare una sperimentazione con un protocollo scientifico? Come mai, il professor Calligaris, è stato allontanato dalla comunità scientifica? Complotto? La risposta è “banalmente” sul vostro sito: “[…]Calligaris fornì un’ampia documentazione ricavata dagli esperimenti effettuati, per stilare una casistica dettagliata e verificabile. L’entusiasmo della ricerca e la meticolosità nella conduzione degli esperimenti rendevano assai interessanti i risultati, i quali purtroppo non erano corredati dalle procedure di trasferimento nella
pratica delle teorie esposte, se non in casi sporadici. Ben conscio di questa parzialità, lo studioso, oltre a difendersi dagli attacchi degli scettici (argomento che sarà costantemente presente nei suoi libri) sollecitava l’intervento di specialisti che portassero avanti la sperimentazione e che trovassero la conferma o la smentita alle sue scoperte. Purtroppo la richiesta di collaborazione non ebbe alcun seguito pratico, bensì sfociò in un clima di quasi assoluto scetticismo che provocò l’inizio del processo di emarginazione di Calligaris.” .
Quanto al mio ingresso nella categoria “ristretti mentali”, non so che dirle, il mio giudizio sarebbe di parte. Rimango, però, affascinato da come l’elasticità possa contemplare affermazioni prive di logica. Se desidera così tanto l’abbraccio di Galilei, anziché perdere tempo a rispondere al mio articolo, si procuri un piano inclinato, inizi a far scorrere le sue Ideali Sfere di Credenza, le osservi una, due, dieci, cento volte. E, se scoprisse che non rotolano, potrebbe accorgersi che non sono sfere, ma catene, e lei, immobile a difendere la sua vita nell’eterna fatica di Sisifo.
“Sempre per rispondere al suo articolo, vorrei precisare che la ricerca non è giunta a conclusione, perché le strade aperte dal professor Calligaris sono tantissime e molto ancora si può scoprire sulla sensibilità cutanea e la riflessologia. Strade che sono aperte a chiunque abbia voglia di percorrerle.”
Mi inginocchio e chiedo scusa. Ho capito d’aver sbagliato a scrivere che la ricerca si è finalmente conclusa, anch’io non sono immune al pensiero desiderativo!
“Non esiste un marchio per la ricerca, come non esiste copyright sulle scoperte scientifiche. E noi, con i nostri libri, abbiamo semplicemente voluto portare alla luce delle scoperte che sono alla portata di tutti. Chiunque lo desideri può sperimentare liberamente e autonomamente ciò che è scritto nei nostri libri e in quelli di Calligaris. Non è assolutamente vero che, come scrive lei, le aree sulla pelle devono essere “correttamente consultate da specialisti diplomati”. Chi segue i nostri corsi può fornire un aiuto agli altri, ma ognuno può operare da sé. Anzi, noi promuoviamo da sempre l’autonomia e non abbiamo mai vincolato i risultati alla frequentazione dei nostri seminari né di un dermoriflessologo specializzato. È vero, invece, l’esatto contrario! Se ha letto i nostri libri avrà visto quante volte sproniamo i lettori a provare, sperimentare e verificare in prima persona, a non credere per fede, ma a sottoporre a verifica. Un monito che ripetiamo sempre, a costo di risultare noiosi.”
Mi sto impegnando a seguirla nelle sue argomentazioni, e, a me, l’idea di un Dermoriflessologo specializzato piace. Meglio un medico “fai da te”, o uno che ha seguito un corso di specializzazione? Io non andrei mai da un Dermoriflessologo che non abbia appeso alla parete il vostro diploma….
Anni e anni di verifiche….ma se non le pubblicate, quant’è grande il suo cestino?
“Quanto al brano del libro da lei scelto, forse ha volutamente trascurato che quella delle previsioni atmosferiche è una parte “giocosa” della materia, e che per noi l’aspetto più importante è quello di promuovere il benessere complessivo, la possibilità di polarizzare l’attività onirica per una miglior conoscenza di se stessi e la focalizzazione attraverso la cute di sentimenti e stati d’animo positivi. Tutto ciò al fine di aiutare l’auto-conoscenza.”
Lei mi sta confondendo…prima mi ha dato del mentalmente ristretto, reo d’aver scartato la possibilità delle previsioni atmosferiche, ora mi accusa d’aver trascurato che sono solo un gioco. Sono dubbioso. Quindi sono andato a rileggere il capitolo incriminato, la cui frase iniziale è: “L’enorme mole di lavoro svolta dal Calligaris nel mappare le corrispondenze riflessologiche cutanee si estende anche a facoltà di precognizione e di radioestesia.” Dov’è la parte divertente? Forse ha confuso il capitolo….perchè in effetti l’argomento che, nel libro, consigliate di prendere con ironia è quello di “Un’assicurazione sulla vita” ( cap. XVIII ), cioè: “L’effetto della stimolazione [sulla Placca dell’Istinto di Conservazione, ndr], è quello di rinforzare l’istinto di sopravvivenza, eliminando, con la metabolizzazione degli insegnamenti connessi, gli ostacoli che impediscono una completa espressione del sentimento.”. Ma anche qui, le mie ristrette vedute, mi impediscono di coglierne l’ironia, mi spiace.
“Nessun invito a frequentare corsi o a rivolgersi a personale specializzato. Mai!”
Male, molto male! Voi siete in possesso di conoscenze dai più ignorate, di così rilevante importanza per la salute ed il benessere psico-fisico che non possono essere nascoste. Avete l’obbligo morale di richiamare Tutti ai vostri corsi, ed anche di rivolgersi a personale specializzato, per salvaguardare le persone più persuadibili, da impostori. Chi meglio di un Dermoriflessologo Diplomato potrà stimolare correttamente la Placca dell’Educazione: “Gli effetti prodotti dalla stimolazione sono: l’insorgere di una spontanea predisposizione ad atteggiamenti cortesi, civili e corretti nei confronti degli altri; la rievocazione di episodi concernenti la propria educazione, sia in seno alla famiglia, sia quella operata dalla scuola, dalla religione, eccetera; il discernimento consapevole degli effetti dell’educazione subita; far comprendere i condizionamenti che contrastano con la manifestazione della propria idea di buona educazione; polarizzare l’attività inconscia, quella del pensiero e quella onirica. La presente Placca non riguarda solamente gli atteggiamenti cortesi e l’etichetta prevista dal Galateo, ma può comportare anche il superamento di tutte quelle norme dell’educazione che rientrano nel campo del “si deve fare così perché si è sempre fatto così”: il risveglio della visione soggettiva del sentimento tende a far sottoporre questi automatismi al vaglio dello spirito critico.”.
Mi rendo conto d’essere fuori luogo, non è il capitolo giocoso, ma ora, mi viene un po’ da ridere…..
“D’altra parte, tutti sappiamo lavarci e pettinarci i capelli da soli, ma i negozi di parrucchieri sono ancora aperti. Offrono un servizio professionale. E non mi sembra che svolgano un lavoro illusorio o truffaldino, le pare? Propongono onestamente un servizio, che chi desidera può utilizzare. Chi non vuole o non può permetterselo si fa la piega a casa propria. Che cosa dovremmo fare di più che offrire a chi lo desidera la possibilità di operare in autonomia? Nemmeno i parrucchieri svelano i loro “trucchi”, eppure noi, onestamente, mettiamo anche quelli nei nostri libri!”
Quanta confusione riassunta in così poche righe…. Le illusioni che evolvono in credenze deliranti non sono più falsificabili, aimè! Lei…voi, non avete in mano uno strumento, avete un’ idea, un desiderio, che ad oggi non ha dimostrato avere alcuna influenza sull’ambiente. Voi state dedicando la vostra vita ad un’illusione….Ciò che mi dispiace è la perdita di consapevolezza che, nelle persone più deboli, potrebbe produrre.
Comunque non voglio sottrarmi, e la seguo nella metafora del parrucchiere. Problema: “Se entrano dal parrucchiere cento persone che desiderano farsi tagliare i capelli, quante , di queste, usciranno con i capelli più corti?”. Se il parrucchiere adempie al suo servizio, le forbici funzionano, e nessuno muore poco prima del taglio, potremmo spingerci a rispondere: “cento!”. Ora, la vostra forbice è la Dermoriflessologia: su cento persone che ignorano il Galateo, quante, sfregandosi il dorso del piede, usciranno convinte d’essere Monsignor Della Casa?
“Infine, mi rammarica un po’ leggere le sue parole “Dermoriflessologia®, un marchio registrato per una iniziativa commerciale, in cui, gli unici “riflessi” scientifici, sembrano economici”. Il nostro è stato un lavoro di ricerca e sperimentazione svolto per lunghi anni in sordina, per interesse e passione personali. Soltanto in seguito (2001) abbiamo divulgato gratuitamente alcune informazioni tramite il sito dell’Associazione Vega, che indirizzava le persone interessate alle pochissime librerie che ancora trattavano i testi di Calligaris (senza nessun ritorno economico per noi o per l’Associazione, nemmeno la tessera associativa!). Nel 2004, ci hanno invitato a partecipare (sempre a titolo gratuito) ad alcuni convegni e lo abbiamo fatto con piacere. Nel frattempo, lavoravamo per mantenerci, perché non viviamo di rendita. Nel tempo, spinti da persone interessate che ci hanno invitato e spronato a far conoscere i nostri studi e quelli di Calligaris, ciò che per noi era una passione è diventato un lavoro.”
La vostra passione non è indice di scientificità. Mi dispiace rattristarla, ma fino a quando la Dermoriflessologia non sarà in grado di produrre risultati scientifici ( mi citi almeno una pubblicazione ), l’unico effetto dimostrabile è che: “[…] ciò che per noi era una passione è diventato un lavoro”, cioè soldi…l’ha scritto lei!
“Risvolti economici, dice? Perché la frequenza all’Università Popolare di Scienze della Salute Psicologiche e Sociali (UNIPSI) è gratuita? Oppure quando entra in libreria le regalano i libri? Quando un’attività diviene un lavoro che occupa l’intera giornata, è indispensabile che permetta almeno la sopravvivenza. Cosa c’è di disonesto in questo? Non hanno risvolti economici tutti i lavori? E il fatto che uno svolga le proprie mansioni con amore, passione e onestà non ne diminuisce il valore, bensì lo aumenta!”
Ma chi ha mai scritto che i soldi sono brutti e sporchi? Non io! Però, c’è un’enorme differenza nel modo di guadagnarli. Mi dispiace molto, ma la passione e l’amore non sono la Pietra Filosofale, e ad oggi, non sono in grado di trasformare un sogno in realtà: vendere illusioni, a me, non piace.
Siete come un iceberg su cui possono infrangersi le vite. Alcune riescono ad evitarvi, altre vi si aggrappano credendosi salve. E poi un lungo viaggio, senza alcun controllo, sperando….che si sciolga il più tardi possibile.
“Quanto alla registrazione della Dermoriflessologia, è stata un’operazione indispensabile per il riconoscimento. Registrazione e riconoscimento della materia e della scuola di formazione non impediscono a nessuno di praticarla nel privato, e garantiscono gli operatori e chi a loro si rivolge. Questo avviene anche per molte altre discipline, come, ad esempio, la Metamedicina®. Anche la Metamedicina è, a suo avviso, “un’iniziativa commerciale dai soli risvolti economici”? Voglio sperare di no.”
Mi ha fatto venire in mente i miei 2 bambini ( 3 e 8 anni ) che si azzuffano dicendoci: “ ….ma anche lui l’ha fatto!”. Conosco le ragioni per cui si può registrare un marchio, credo quasi sempre scientificamente economiche. Ma ciò non toglie o aggiunge valore all’operazione. La registrazione di un marchio, tutela, è oggettivo….non come, putroppo, la frase riportata tra virgolette: “un’iniziativa commerciale dai soli risvolti economici”, che immagino sia riferita al mio articolo…il suo sistema di “copia e incolla” è interpretativo- distorsivo! Quando si riporta una frase “tra virgolette” è buona norma usare le stesse parole e nello stesso ordine….sah, sempre per una questione di scientificità!
Riguardo al riconoscimento, ho un dubbio enorme: quale relazione esiste tra il certificato di riconoscimento a fini sportivi della vostra associazione ACSD Vega (pubblicato sul sito http://www.dermoriflessologia.it/dermo_riconoscimenti.html ) e il significato della frase di presentazione al documento: “Questo importante riconoscimento consente agli operatori che verranno ritenuti idonei in sede di esame di operare”, o ancora il link presente in un’altra pagina “La Scuola di Dermoriflessologia è stata riconosciuta a livello nazionale nelle DBN/DOC dell’ASI/CONI”. Secondo voi, è possibile, che richiami così strutturati e presentati possano indurre il lettore del vostro sito a immaginare che la Dermoriflessologia sia stata riconosciuta dal Coni? Ed in virtù di cotanto riconoscimento, l’operatore Dermoriflessologo Diplomato possa considerare tale disciplina più di quanto sia scientifico pensare?
“Mi permetta ancora una piccola disquisizione filosofica, sebbene non sia pertinente con la Dermoriflessologia. Nel suo articolo, cita le illusioni, riporto testualmente: “Le illusioni ci drogano, cancellano le nostre insicurezze, rispondono alle nostre debolezze, gonfiano le vele delle nostre speranze…”, è sicuro di quanto afferma? Non viviamo piuttosto tutti in una sorta di illusione? La percezione del mondo, degli eventi e degli altri è soggettiva, ne conviene? Gli uomini si formano opinioni diverse in base alle proprie esperienze e spesso una stessa esperienza viene vissuta diversamente da individua a individuo. Chi ha ragione e chi torto? Ci sono persone sopravvissute agli orrori dei campi di prigionia della guerra, e persone che pensano di non poter sopravvivere se non vanno in vacanza un’estate. Chi è drogato di illusioni? Forse il superstite perché ha trovato una ragione per continuare a vivere? Sarebbe bello se le illusioni avessero soltanto la capacità di annullare le nostre paure e insicurezze. Purtroppo, molto spesso, le creano, proiettandoci in un mondo di disperazione e sconforto.”
Amo la filosofia: la mia più grande dote è l’ignoranza. Presentarsi con una disquisizione filosofica giocando la carta del “la mappa non è il territorio”, però, è un po’ debole. Pensi che sono le prime istruzioni che vengono impartite ai venditori di aspirapolveri!
Non mi è chiaro lo sviluppo della sua disquisizione ( colpa della mia ristretta mentalità ). Da un lato sembra voler rigettare la mia affermazione sostenendo che le illusioni aiutano: “…ha trovato una ragione per continuare a vivere”. Dall’altro sostiene che le illusioni possono proiettarci in un mondo di disperazione e sconforto; che è il significato ultimo della mia affermazione! E’ un richiamo ad Eraclito?
Qualora fosse confusa, Signora Samantha, meglio di me conosce la Placca della Chiaroveggenza : “ Quest’area riflessa svolge la sua azione incrementando la capacità, innata in ognuno di noi, di percepire il mondo e la realtà al di là dei tradizionali cinque sensi fisici.” ( Dermoriflessologia, 2010, pag.184 ).
“In fondo, che cosa sono la psicologia e il counseling, se non forme di approccio che aiutano l’altro a osservare un problema da una prospettiva diversa? Qual è l’illusione? Quella che ha creato il problema o quella che la risolve? Perché, siamo onesti, nessuna delle due è vera, e nessuna delle due è sbagliata. Si tratta di punti di vista.”
Definizione di “illusione”( Sabatini Coletti) : percezione soggettiva che non corrisponde alla realtà oggettiva.
Mettere nello stesso pentolone illusioni, punti di vista e prospettive è una ricetta nauseabonda. Potremmo proporre, nell’attività di counseling, la somministrazione di funghi allucinogeni… è grottesco. Sostenere nell’ambito della salute che : “si tratta di punti di vista”, è preoccupante. Se tutto fosse illusione, e quindi non siamo sicuri di niente, allora è possibile divulgare qualsiasi fandonia, e contro corrispettivo, configura esattamente la fattispecie di abuso della credulità popolare, cioè un reato penalmente perseguibile.
“C’è un solo potere che può aiutarci (e sottolineo aiutarci, perché non è risolutivo neanche questo): la conoscenza. Conoscere prima di pensare, parlare, giudicare. Conoscere per formarsi un’opinione più vasta ed esauriente possibile. E anche allora dobbiamo conservare l’umiltà per sapere che potremmo finire ancora sotto l’influsso di un’illusione. Io cerco sempre di ricordarlo a me stessa.”
Ed eccoci al termine del nostro confronto epistolare. Purtroppo, signora Samantha, non sarà l’umiltà a proteggerla dall’ illusioni. Certo, la speranza è l’ultima a morire…ma, “anagrammando” il suo ultimo pensiero, l’impressione è d’essere fermi sul…. pensare di conoscere, parlare senza pensare e giudicare parlando di conoscenza nel potere dell’illusione….
Nulla è più facile che illudersi. Perché l’uomo crede vero ciò che desidera.
Demostene, Olintiche
Strappa all’uomo medio le illusioni di cui vive, e con lo stesso colpo gli strappi la felicità.
Claude Adrien Helvetius, Dello Spirito
Andrea Bongiorno
