Dr. Guido A. Morina: Assocounseling e il Valleri: a cosa servono?
Il Valleri, Presidente di Assocounseling, che vanta come unico titolo quello di Counselor accreditato dalla stessa Associazione di cui è Presidente.
Assocounseling e il Valleri. A cosa servono?
Da molti anni ci chiediamo quale sia l’utilità di varie associazioni di categoria, federazioni, comitati che operano nell’ambito delle professioni non riconosciute senza avere, a nostro parere, alcun interesse per la definizione dei contenuti, del metodo, degli scopi di queste nuove professioni, ma apparentemente, a nostro parere, molto interessati ad accreditare e ad accreditarsi allo scopo di riscuotere le quote degli associati. Associazioni che non fanno ricerca e non insegnano nulla, ma si limitano a lanciare proclami in ogni sede possibile e immaginabile, e specialmente in quella di altre associazioni autoreferenziali, ai fini della tutela di una categoria professionale che continua a non esistere, proprio perché non definita in maniera autonoma nei suoi contenuti; associazioni che si occupano di psicopatologia e non di salute, che usano il linguaggio clinico, psichiatrico, che sembrano più interessate alla politica e alla burocrazia che al significato della relazione d’aiuto, e che discutono, dibattono, si citano e si riconoscono a vicenda apparentemente al solo scopo di giustificare la propria esistenza.
Assocounseling e il Valleri. Come mai non si sono accorti che il counseling che “accreditavano” non aveva contenuti autonomi e si configurava come pratica psicologica? In tutti questi anni di attività di tali enti non ci sembra che siano stati fatti passi avanti concreti per la definizione del ruolo e del significato autonomo della figura del counselor e, anzi, l’attività giurisprudenziale ci sembra che confermi continuamente come il counselor tenda a svolgere una attività che non gli compete, e cioè di sostegno psicologico o di psicoterapia breve. Le stesse scuole di Counseling tradizionale, infatti, prive di un impianto teorico, di un metodo, di una visione del significato della professione, non possono far altro che qualificarsi, ricopiando, anche nella loro denominazione, gli indirizzi delle scuole di specializzazione in psicoterapia, come “scuola di counseling ad indirizzo gestaltico, sistemico, junghiano”, e così via, e centrando la loro attività sulla diagnosi psicopatologica e psichiatrica.
In particolare, abbiamo sottolineato come, a nostro parere, la professione di counselor, così come difesa (con scarso successo anche in ambiente giudiziario dalle sue associazioni di categoria), non sia nient’ altro che una fotocopia sbiadita della professione di psicoterapeuta e operi all’interno di un paradigma e di un modello teorico tipicamente clinico, biomedico, psichiatrico, più interessato a patologie e disturbi psichici che a quello di cui il counselor dovrebbe occuparsi, e cioè della ricerca del miglioramento della qualità della vita attraverso lo sviluppo delle risorse umane, e non certo lo studio delle” nuove dipendenze patologiche” di cui sembra occuparsi il Valleri, presidente di una di queste associazioni. È evidente che tali associazioni di categoria (e altri enti, secondo noi, inutili anch’essi, ad esse collegati) non possono far altro che difendere in ogni modo la loro esistenza citandosi, accreditandosi, complimentandosi a vicenda tra loro, che è tutto quello che sembrano in grado di fare, dal momento che non sembra che essi si siano particolarmente preoccupati di dare al Counseling una forma, un metodo, dei contenuti, che lo rendano qualcosa di diverso dal sostegno psicologico e dalla psicoterapia breve. Noi, nel nostro piccolo, abbiamo fatto proprio questo, senza organizzare simposi e costituire associazioni e comitati, ma semplicemente diffondendo una cultura della salute anziché quella della malattia cui sembrano legati Associazioni e personaggi come Assocounseling e il Valleri.
Il fatto che il Valleri sia membro di vari enti, associazioni e comitati dai nomi altisonanti, ma non citi alcuna attività nell’ambito della relazione d’aiuto, di cui il counselor dovrebbe occuparsi, fa pensare che il Valleri sia fondamentalmente un addetto alle pubbliche relazioni più che un esperto in Counseling. Il Valleri non riporta su nessun sito che lo riguarda i dati relativi ai suoi studi e ai titoli da lui conseguiti in ambito accademico, e si qualifica solo come trainer counselor accreditato da Assocounseling cioè dalla stessa associazione per la quale svolge l’attività di presidente.
Poiché nel suo articolo denigratorio nei nostri confronti Assocounseling e il Valleri si scagliano contro la nostra dichiarazione di accreditare e riconoscere autonomamente le nostre scuole e i nostri iscritti, senza illudere nessuno circa la natura privata e autoreferenziale, ma responsabile, di tali riconoscimenti, il suo accreditamento ingenuamente autoreferenziale ci sembra perlomeno bizzarro. Sorprendentemente è anche docente di diritto presso un “centro di ascolto e orientamento psicoanalitico”, il che farebbe pensare al fatto che il Valleri sia laureato in giurisprudenza, ma anche uno psicologo con specializzazione in psicoterapia. Ma questi dati non risultano, e ci sembra che possa sorgere legittimamente il sospetto che questo personaggio, il Valleri, si occupi di scienze giuridiche e psicologiche senza avere particolari competenze né titoli che giustifichino tale ruolo. Il Valleri si qualifica anche come membro del comitato scientifico della” rete nuove dipendenze patologiche”.
Assocounseling e il Valleri: ma cosa c’entra con il counseling, la psicopatologia che tanto vi interessa? Noi ci siamo semplicemente chiesti: ma quale attinenza può avere il counseling con l’orientamento psicoanalitico? Come è possibile mescolare una relazione d’aiuto volta a migliorare la qualità della vita della persona al di fuori dell’ambito sanitario e psicoterapeutico con la psicoanalisi, scienza, o pretesa tale, nata in ambito medico, per opera di un medico, sviluppata e diffusa da medici, per curare disturbi e malattie di competenza medica, come tali riservata solo a medici e psicoterapeuti? E’ deontologicamente corretto che una persona che non sembra posseder alcun titolo per insegnare, sia “docente” in un corso che si richiama a competenze psicoterapeutiche che egli non possiede e nulla hanno a che vedere con il counseling? Come si può difendere la posizione di questi personaggi e delle loro associazioni, se essi proclamano l’autonomia della loro professione ma poi non sanno far altro che richiamarsi a contenuti, metodi, impianto teorico e finalità di altre professioni?
E qui possiamo giungere finalmente al nodo della questione, e cioè che il presidente di una associazione di categoria di professionisti la cui attività non è né riconosciuta né regolamentata dalla legge, ma che pretendono di svolgere una attività di tipo psicologico e psicoterapeutico senza essere né psicologi ne psicoterapeuti e senza invadere l’ambito di competenza di queste due categorie professionali, mostra di avere poco a che fare con il Counseling e molto con la psicoterapia, poco con l’ascolto empatico e molto con la cura di disturbi psichici di competenza psichiatrica e psicoterapeutica. In altre parole, ci sembra che gli stessi interessi di Assocounseling e del Valleri mostrino quello che da sempre sosteniamo circa l’attività di associazioni di categoria e personaggi come appunto l’Assocounseling e il Valleri, le quali non ci sembra, ma questa è una nostra opinione, che abbiano alcuna ragione di esistere se non quella di giustificare in qualche modo l’attività di persone che svolgono una professione già svolta da altre categorie professionali abilitate per legge dallo Stato, semplicemente attribuendosi una differente qualifica e svolgendo tale attività in forma breve.
Naturalmente, e questa non è soltanto la nostra opinione, anche in ambito giurisprudenziale (il Valleri è un esperto di diritto e lo saprà benissimo) è stata più volte sottolineata l’equivoca attività svolta dai counselor, la quale si qualificherebbe non come una professione autonoma ma come la semplice imitazione mal riuscita di un’attività di sostegno psicologico o di psicoterapia breve. Dal canto nostro sosteniamo, nel nostro piccolo, e senza la prosopopea e l’arroganza del Valleri, il ruolo di una attività di consulenza in materia di salute che si occupi di salute, appunto, e non di psicoterapia, di etichette psichiatriche, di “dipendenze patologiche”. Che cosa c’entrano le dipendenze patologiche con l’attività di counseling? E se c’entrano qualcosa, questo non significa che il counselor svolge un’attività che dovrebbe essere svolta dalla psicoterapeuta? In altre parole, noi riteniamo che il counselor debba occuparsi di salute e non di malattia ed è questo il motivo per cui ci chiediamo per quale motivo debbano esistere associazioni di categoria che cercano di giustificare l’esistenza di figure professionali come i counselor i quali svolgono nient’altro che l’attività di psicoterapeuti.
Tutto qua. Molto semplicemente, vorremmo avere la libertà di sostenere sul nostro sito, senza che la foto del suo Presidente sia sbattuta in prima pagina su un altro sito, senza sua autorizzazione (qualificandolo come “il Morina” nel testo, anziché come il dottor Morina, a puro e gratuito titolo dispregiativo) che, a nostro parere, associazioni come Assocounseling non hanno nessuna ragione di esistere se non quella di riconoscersi, accreditarsi e giustificarsi a vicenda organizzando convegni, simposi, seminari, dibattiti, tavole rotonde, conferenze, costituendo comitati, collegandosi ad altre associazioni, federazioni, enti anch’essi, a nostro parere, totalmente inutili, solo per giustificare la propria esistenza.
Possibile che Assocounseling e il Valleri servano solo a organizzare eventi, conferenze, simposi e assemblee che celebrano l’attività di Assocounseling e il Valleri?
A fronte dell’inconsistenza della professione di counselor come professione autonoma rispetto a quella di psicologo e di psicoterapeuta, ci sembrano francamente esagerate le centinaia di iniziative, apparentemente propagandistiche e pubblicitarie, l’organizzazione di dibattiti, le continue discussioni circa il proprio diritto a svolgere un’attività che ci sembra già svolta molto bene da altre categorie professionali, e specialmente la miriade di enti praticamente tutti autoreferenziali dei quali non comprendiamo, francamente, l’utilità.
In tutti questi anni, molte più persone di quelle iscritte a queste associazioni di categoria hanno svolto l’attività di counseling in maniera legittima, dimostrando come l’iscrizione a tali associazioni di categoria non costituisca né un titolo preferenziale, né un requisito per lo svolgimento dell’attività di counselor.Ma allora, Assocounseling e il Valleri, a cosa servono?
Il fatto che molti ingenui psicologi mancati frequentino costosissime scuole di counseling per imparare semplicemente a svolgere in maniera approssimativa l’attività di psicoterapeuti ci sembra l’unico motivo che giustifichi, ripetiamo, in persone ingenue e di non elevatissimo livello culturale, l’esigenza di tutelarsi di fronte al rischio di essere denunciati per esercizio abusivo della professione di psicologo o di psicoterapeuta. Per cui, l’unico motivo per cui debbano esistere associazioni e personaggi come Assocounseling e il Valleri, sembra proprio quello di permettere a persone che non sono psicologi e/o psicoterapeuti di svolgere quella stessa attività in forma camuffata e mascherata con effetti, a nostro parere, non soltanto inutili, ma dannosi.
Cosa può fare un’associazione che vive dei contributi dei suoi associati i quali si iscrivono ad essa superando persino un esame (anch’esso sembra imitare, almeno negli scopi, l’esame di Stato di abilitazione per psicologi) quando qualcuno, ci pare legittimamente, metta in dubbio l’utilità e la stessa esistenza di una professione dai contorni non ben definiti, ma che si richiamano tutti alle competenze di altre categorie professionali? Ovviamente, continuerà a cercare di dimostrare l’utilità di questa professione anche di fronte all’evidenza contraria. Non ci sembra, infatti, che esista l’esigenza da parte dei cittadini e della società della figura del counselor così come intesa da tali associazioni. Ma questo, come sempre, è il nostro parere che, per quanto sgradevole e sgradito perché mette in dubbio l’utilità del lavoro di Associazioni e personaggi come Assocounseling e il Valleri, ci sembra dovrebbe essere tollerato con rispetto, e non con derisione.
A proposito: ora che un parere ministeriale ufficiale ha escluso Assocounseling dall’elenco delle associazioni di cui alla legge n° 3 del 14 gennaio 2013, Assocounseling e il Valleri non ridono più. Non solo, e lo chiediamo ai residui associati di questa associazione: ma siete sicuri che Assocounseling e il Valleri abbiano reso un buon servizio alla categoria del counselor?
Guido A. Morina
