In occasione del centocinquantesimo anniversario della pubblicazione dell’”Origine della specie” di Darwin, il dibattito tra creazionisti ed evoluzionisti ha visto in prima fila scienziati e intellettuali a difendere una delle teorie scientifiche più rivoluzionarie (e scomode), della storia della scienza. Dietro alle argomentazioni scientifiche e dogmatiche che si contrappongono c’è in gioco, in realtà, molto di più della semplice affermazione di una teoria. Quello che fa paura del diffondersi delle idee evoluzioniste è infatti la visione della vita, e del rapporto dell’uomo con essa, che esse sottendono: una vita che può fare a meno dell’esistenza di Dio, e che, come già era avvenuto per la posizione della terra con la rivoluzione copernicana, non pone più l’uomo, come creatura di Dio, al centro dell’universo.
Che le posizioni dei creazionisti siano indifendibili sotto ogni profilo, è un dato che diamo per scontato, talmente ridicole e infantili sono le loro argomentazioni. Quello che è pericoloso, a nostro parere, è l’atteggiamento di coloro che, pur condividendo la visione evoluzionista della vita, non riescono a capacitarsi del motivo per cui il creazionismo debba essere semplicemente accettato come un diverso modo di vedere le cose. Lungi da noi il pensiero di imporre idee e censurarne altre, ovviamente. Sarebbe ora però, a nostro parere, di smetterla di accettare qualunque posizione, anche la più assurda e indifendibile, in nome del pluralismo delle idee, perché le idee sono tali solo se si sottopongono al confronto razionale e scientifico, altrimenti si tratta solo di posizioni dogmatiche e di atti di fede. In ogni relazione dialettica resta sempre valido il principio secondo cui “contra principia negantem non est disputandum”, per cui il progresso della conoscenza è possibile soltanto se il confronto avviene su un piano di parità e sulla base di principi comuni. Se, come è proprio dell’atteggiamento creazionista, ogni discussione non può prescindere dal fatto che ciò che ci circonda è frutto di un imperscrutabile disegno divino, diventa inutile qualsiasi confronto. Vorremmo solo portare l’attenzione del lettore sui pericoli che derivano dl solito atteggiamento di giustificazione, di finta comprensione, di lassismo intellettuale, che da anni ci vede attivi, in una battaglia culturale senza quartiere contro i talebani e i fondamentalisti della verità.
Dietro alla mentalità che condivide le idee creazioniste, o quella che ritiene che esse siano assolutamente innocue, si nasconde, infatti, una visione dell’uomo che, se solo fosse davvero maggioritaria nel mondo occidentale, non avrebbe consentito, per nessun motivo, l’espressione di quella libertà di pensiero che invece caratterizza il pensiero scientifico.
Il mondo dei creazionisti è un mondo dove la fede, e non la ragione e il confronto delle idee, deve prevalere su tutto. Il mondo dei creazionisti è un mondo fermo, immobile, stabile al centro dell’universo, immutabile nei suoi dogmi, chiuso ad ogni opinione differente, refrattario al dubbio e persino alle prove dell’evidenza contraria. Vi pare un mondo dove varrebbe la pena vivere?
Dietro al creazionismo, visto sotto il profilo psicologico, c’è la fede e la difesa ad oltranza dello status quo, il patetico e infantile tentativo di costruirsi un mondo artefatto a misura delle nostre paure, nel quale tutto è già stato scritto, persino la sua fine, con conseguente resurrezione. Grazie alla fede nel disegno divino, la nostra responsabilità nella direzione da dare alla vita e all’evoluzione non passa solo in secondo piano, ma si annulla per lasciare spazio alla conservazione contro il rinnovamento, alla reazione contro la rivoluzione. Cosa c’è di più comodo, per le menti deboli, di un mondo dove una precisa gerarchia di persone “più uguali di altre”, grazie alla comunicazione diretta con Dio, può guidarci imponendoci il suo modo di vivere e di pensare?
Questo atteggiamento è lo stesso che ritroviamo in tutte le forme di fede che si contrappongono alla ragione e al pensiero scientifico, che ritroviamo nello scontro etico sul significato della vita e della morte, o in quello che vede la ricerca scientifica ostacolata da dogmi privi di aderenza alla ragione e alla realtà dei fatti, fino alla fede nelle medicine alternative.
È sorprendente osservare come lo stesso, identico copione che riconosciamo nel dibattito sull’evoluzionismo sia riprodotto in quello tra liberi pensatori da una parte e schiavi del dogmatismo delle medicine alternative dall’altra.
Si consideri, infatti, che anche nella fede in esse si ravvisano gli elementi di negazione del rispetto per l’uomo che ritroviamo nelle argomentazioni dei creazionisti. In primo luogo, l’idea comune a questi atti di fede, è quella secondo cui non occorre pensare, dibattere, confrontarsi, fare ricerca, e tantomeno è permesso modificare alcunché dell’impianto dottrinario iniziale, sul presupposto che esso è perfetto, ed è perfetto senza bisogno di verifica, solo perché esso è frutto della illuminazione divina. C’è uno strano parallelismo tra i dogmi delle diverse religioni e quelli delle medicine alternative: in entrambi il fondamento di ogni attività umana è ravvisabile concretamente in qualche misterioso e leggendario sacro testo, nel quale tutto è già stato scritto, e che non può essere oggetto di revisione e di critica.
In entrambe, il continuo rimando a conferme e convalide di tali dogmi che si pretende provengano proprio dalla scienza mostrano una visione retrograda e una mentalità confirmatoria che il pensiero scientifico ha già bollato come inutile e perniciosa da secoli. Una qualunque ipotesi può essere razionalmente e legittimamente sottoposta al vaglio della critica solo se è falsificabile (secondo il famoso principio di Popper), mentre se essa è costruita in modo da essere inattaccabile e impermeabile ad ogni critica, significa che essa è un atto di fede, e non una ipotesi scientifica. Sorprendente come la nemica dei dogmi, la scienza, venga invocata ad ogni piè sospinto quando si cerchi una legittimazione al di fuori della cerchia dei fedeli.
I creazionisti espongono con orgoglio le prove scientifiche proposte da scienziati e professori universitari creazionisti, le quali dimostrerebbero che l’universo è stato creato poco più di quattromila anni fa. Lo fanno nelle loro trasmissioni televisive (si veda la TBNE e il suo programma settimanale: “Creazione nel ventunesimo secolo”) e nel loro “museo della creazione”. Ogni giorno, milioni di dollari che potrebbero essere utilizzati per approfondire la nostra conoscenza sono letteralmente sprecati per difendere contro ogni evidenza idee obsolete che hanno il solo scopo di mantenere i fedeli sottomessi e incapaci di utilizzare la loro intelligenza critica.
Il messaggio implicito è sempre lo stesso: “Non pensate, non ragionate, non fatevi assalire dal dubbio. Ci siamo noi, che pensiamo al posto vostro, e non abbiamo dubbi perché la nostra attività intellettuale è semplicemente tesa a mantenere ferme le nostre credenze”.
Anche i sostenitori delle medicine alternative non si stancano di trovare conferme (strano che non abbiano mai trovato una smentita, contro ogni logica statistica) alle loro fantasie infantili, citando ricerche condotte da loro seguaci, privi di particolare credito e reputazione in ambito scientifico, e che non risultano mai essere state condotte in maniera corretta. Essi non sanno, o fanno finta di non sapere, che la filosofia della scienza è universalmente concorde da decenni sul fatto che una teoria non diventa più “vera” perché confermata da nuove osservazioni, e che il rispetto per la ricerca scientifica della conoscenza impone che ogni teoria venga sottoposta alle critiche più spietate da parte dei suoi oppositori, e non certo alle conferme dei suoi sostenitori.
I seguaci delle medicine alternative si rifanno ai testi dei Veda indiani, a quelli sparsi che raccolgono l’ingenua filosofia della medicina tradizionale cinese, o all’”Organon” di Hanehmann, il fondatore dell’omeopatia. In tutti questi casi, si tratta di testi che non sono sottoposti alla verifica scientifica, ed elaborati in un’ epoca in cui il nascente pensiero scientifico era ancora surclassato da quello magico. Ecco che allora i loro sostenitori, che ambiscono il riconoscimento della comunità scientifica sopra ogni cosa, si affannano a cercare improbabili e infantili collegamenti con tutto ciò che ai loro occhi ingenui possa apparire una conferma scientifica delle loro teorie.
Si osservi come gli scienziati creazionisti sono personaggi di secondo piano all’interno del mondo accademico e scientifico, così come i sostenitori delle medicine alternative, rappresentati da mediocri medici privi di una solida reputazione, e noti solo all’interno dei loro circoli privati di fedeli. Allo stesso modo, i pretesi testi che dovrebbero giustificare la fondatezza delle teorie creazioniste sono privi di ogni fondamento razionale e scientifico, ma le loro prescrizioni devono essere seguite per fede. Lo stesso dicasi per le medicine alternative: nessuna verifica e sperimentazione scientifica, ma aderenza assoluta a ciò che è stato tramandato da menti illuminate di un lontano passato. Il rifiuto per la verifica scientifica si accompagna al giubilo festante degli ingenui sostenitori delle medicine alternative, sempre pronti a individuare conferme delle loro ipotesi in qualsiasi disciplina scientifica, a cominciare dalla meccanica quantistica, la quale, per la sua incomprensibile complessità, ben si presta a fungere da riprova teorica di ogni assurda teoria.
L’ingenuità e l’infantilismo di questi personaggi li porta a considerare come prova scientifica il semplice collegamento tra alcuni aspetti delle loro strampalate teorie e alcuni principi ricavati in maniera approssimativa da discipline talmente complesse che un semplice riferimento ad esse è sufficiente per approfittare a mani basse dell’ignoranza e della credulità popolare. “Ci sono numerose prove che dimostrano inequivocabilmente…” Quante volte abbiamo sentito o letto affermazioni di questo tipo? Eppure, alla prova dei fatti, queste prove non esistono, o sono state interpretate a proprio uso e consumo, o si riferiscono a ricerche prive di ogni validità scientifica. Tant’è vero che, nonostante le affermazioni dei loro sostenitori, tutta la scienza e tutte le persone serie proseguono nella ricerca della conoscenza ignorando totalmente i proclami di coloro che sostengono tali credenze, siano esse il disegno creazionista divino o la fede nelle medicine alternative.
L’ostacolo al progresso e all’evoluzione culturale dell’uomo è oggi rappresentato da tutti quei sistemi culturali che negano la ricerca della conoscenza attraverso la consapevolezza, e propugnano il ritorno a modalità di pensiero primitive: la fede, cioè, in tutte le sue forme. Tutte le volte che ci viene richiesto di accettare e sottometterci a una certa visione della realtà senza che di essa venga fornita una dimostrazione, ma solo un dogma, ci troviamo di fronte a un preciso attacco a quanto di più importante è stato realizzato nel corso dell’evoluzione: l’uso della ragione. Il fatto che, nel corso dell’evoluzione, alcune forme di vita siano passate da una esistenza condotta secondo schemi riflessi e reazioni istintive, a una in cui ogni nostro comportamento può e deve essere sottoposto al vaglio della nostra coscienza e della nostra ragione, significa a nostro parere che tale conquista, il confronto razionale tra le idee, deve guidare la nostra relazione col mondo, perché è una forma di progresso rispettosa degli altri e che sfrutta appieno le nostre conquiste intellettuali. E allora, perché mai dovremmo accantonare la ragione per far spazio a pure e semplici credenze, l’adesione alle quali riporterebbe l’umanità a una condizione di barbarie?