La corsa fa male. L’ultimo libro di un medico americano invita a vivere sottoponendosi a cure e controlli medici e a diffidare della ricerca del benessere e dell’attività fisica. Follia o lucido calcolo interessato?
Su “La Stampa” del 18 marzo 2009, si legge una intera pagina di assurdità pseudoscientifiche, dal titolo : “La corsa non rende felici”. L’articolo riporta una sintesi del pensiero di un medico (ancora una volta un medico, l’avreste mai sospettato?), Ronald Dworkin, autore dell’ennesimo tentativo di accreditare una cultura della salute fondata sulle cure mediche e non su una sana ricerca del benessere. La sua affermazione secondo cui “non esiste nell’organismo una rete che unisce emozioni e sensazioni fisiche”, per cui, per esempio, si prova benessere dopo la corsa, ma “solo per il piacere di aver raggiunto la meta” è tale da far tremare i polsi a tutta la scienza moderna, riportandoci a quella visione cartesiana di separazione tra mente e corpo che speravamo fosse stata definitivamente superata da almeno un secolo (Dworkin, 2009).
Non è questo il luogo per analizzare più a fondo, e scientificamente, il contenuto del best seller del medico citato. Già il titolo del suo libro: “Felicità artificiale. Il lato oscuro del benessere”, dovrebbe mettere sull’avviso circa l’intento (disinteressato?) di questo medico a dimostrare quali e quanti siano i pericoli nascosti nella ricerca della felicità non supportata da farmaci e cure mediche. Ci preme soltanto sottolineare come egli, da medico seguace della medicina secondo il Dr. House, abbia ottenuto, grazie all’articolo in questione, di convincere sicuramente milioni di persone circa l’inutilità della cura della salute, giocando sul fatto che, per la maggior parte di noi, è sicuramente più comodo e preferibile vivere nell’ozio una vita piatta e sedentaria, con la prospettiva eventuale di sottoporsi a cure mediche in caso di malattia, piuttosto che imporre a sé stessi, con disciplina, una costante e faticosa attività di cura della nostra salute e di ricerca del benessere psicofisico.