Fiori di Bach e floriterapia:l’unico modo legalmente valido di utilizzarli. Uni.Psi. Torino
Introduzione
Dal manuale del corso on-line in Fiori di Bach e floriterapia del dr. Guido A. Morina: “Floriterapia e rimedi energetici e vibrazionali”
Docenti, ricercatori, terapeuti, componenti del Comitato scientifico dell’Università Popolare di Scienze della salute, psicologiche e sociali, hanno dedicato gran parte della loro vita professionale allo studio del significato della salute e del benessere, e non a quello della malattia, cui dovrebbero dedicarsi medici, biologi e farmacisti (a titolo diverso e con differenti competenze e scopi). All’interno di questo percorso, intenzionalmente e consapevolmente condotto al di fuori dell’ambito medico sanitario, un ruolo importante ha giocato per tutti loro lo studio e l’applicazione pratica di tutti quei sistemi di cura che potessero, almeno nelle intenzioni, rivolgersi alla cura della persona anziché del suo disturbo o della sua malattia.
Non c’è voluto molto tempo per constatare come la gran parte dei sistemi di cura che vengono abitualmente fatti rientrare nell’ambito delle cosiddette medicine non convenzionali consistono essenzialmente in tecniche e pratiche alternative a quelle della medicina scientifica, ma aventi lo stesso scopo e significato, e cioè quello di combattere patologie e disturbi di qualsiasi tipo. Non è questo, e non è mai stato, il senso della ricerca che è stata da noi condotta in questi vent’anni per dare di queste differenti forme di cura la dignità di terapie rivolte alla persona, e non ai suoi disturbi o squilibri.
È nostra profonda convinzione, suffragata da molti anni di studio, di ricerca e di applicazione clinica, che qualsiasi modalità di approccio terapeutico alla persona, al di fuori dell’ambito medico scientifico, deve necessariamente agire su un livello diverso da quello della biochimica, della farmacologia, della manipolazione, ed essere piuttosto centrato sulla cura di quelle componenti della salute umana che la new Age definisce energetiche e che in questa sede si preferisce invece riferire alla sfera psichica e spirituale dell’essere umano.
Il termine energia, infatti, può essere facilmente inteso come una sorta di forza misteriosa esterna all’uomo e spesso appartenente a una dimensione spirituale e religiosa, la quale lascia intendere come la ricerca della felicità degli esseri umani debba essere perseguita attraverso il ricorso ad agenti esterni, misteriosi e soprannaturali, nei confronti dei quali è necessario sottomettersi e adottare rituali e pratiche magiche in modo da ottenerne i favori sotto forma di guarigione.
Non è questo, naturalmente, il tipo di approccio alla salute che proponiamo, ma è purtroppo questo quello che viene abitualmente diffuso e praticato come floriterapia o terapia energetica. Dal canto nostro, invece, preferiamo pensare che gli esseri umani abbiano in sé le risorse “energetiche” che consentano loro di ricercare attivamente il benessere, la salute e la felicità, senza bisogno di scomodare le “scoperte” di innumerevoli Maestri spirituali che vorrebbero indicare a tutta l’umanità la via per la salute e la felicità, a condizione che si acquistino i loro specifici rimedi, tutti, a sentir loro, di efficacia straordinaria.
In questo quadro rapidamente delineato si inserisce con prepotenza da pochi decenni l’uso sempre più diffuso di rimedi di tipo floriterapico (il cui fondamento viene spiegato come né scientifico, né analogico, ma energetico o vibrazionale), affidati a persone che spesso si improvvisano terapeuti senza possedere le minime conoscenze in materia. Questi personaggi, che popolano numerosissimi il web e i circoli New Age di medicine orientali e alternative, ritengono, seppure in buona fede, che il richiamo ad energie spirituali racchiuse all’interno di rimedi reperibili in erboristeria o in farmacia possa guarire da qualsiasi disturbo, senza alcun effetto collaterale e senza alcuna conseguenza negativa sulla sfera psichica delle persone.
L’impostazione mentale si richiama chiaramente alla modalità di pensiero infantile ed analogico, secondo il quale utilizzare un simbolo, o totem, che richiama per forma o altre caratteristiche quelle di altro fenomeno, permette di influire su quest’ultimo, anche se lontano nel tempo e nello spazio, e quindi non legato al primo da alcun nesso di causalità, ma solo dalla nostra credenza in tale collegamento. Per esempio, dovendo riscaldare una parte del corpo in mancanza di fonti caloriche specifiche, è possibile appoggiare sulla parte un qualsiasi oggetto, un fiore, un tessuto, ecc., che richiami nel colore e nella forma il sole, perché il principio analogico crei un collegamento tra le due entità, e la suggestione faccia il resto.
Questa situazione, di anarchia terapeutica, di superficialità, di ignoranza e di incapacità di cogliere il reale significato delle diverse forme di terapia, è aggravata dall’interesse economico che ruota intorno alla produzione e commercializzazione di questi rimedi. Infatti, non essendo supportati da una lunga e costosissima ricerca e sperimentazione scientifica, non richiedendo la loro conformità alle rigide regole di produzione e di commercializzazione richieste ai farmaci, avendo un costo di produzione praticamente nullo, chiunque è in grado di “scoprire” nuovi rimedi floreali, energetici e vibrazionali, produrli e commercializzarli attribuendo ad essi le virtù terapeutiche che preferisce. Per questo motivo il lettore troverà un elenco lunghissimo di essenze floreali e non, che abbiamo dovuto necessariamente ridurre e sfoltire, perché i rimedi reperibili sul web e sulle pubblicazioni specifiche ammontano ormai a migliaia.
Un principio molto elementare di economia e di efficienza vorrebbe che, tra queste migliaia di rimedi, un terapeuta che pretende di essere definito esperto in essi li conosca tutti, e sappia spiegare per quale motivo utilizzare nei diversi casi l’uno o l’altro, indicandone pregi e limiti per ognuno. Così non è, perché ci risulta, da un indagine condotta tra gli allievi esperti in floriterapia, che la quasi totalità di essi conosca solo i fiori di Bach, e solo alcuni abbiano qualche esperienza personale o di prescrizione relativa a poche altre essenze floreali.
Una Associazione di ricerca scientifica come l’Università Popolare di Scienze della Salute, Psicologiche e Sociali non poteva non vivere con profonda indignazione e preoccupazione l’uso distorto e non rispettoso della dignità e della salute umana, che da così tante parti viene compiuto e diffuso in nome di puri interessi economici o al fine di produrre ingannevoli e illusori effetti benefici sulla salute delle persone.
La Consulenza in materia di salute e benessere presuppone la conoscenza approfondita dei principi e delle linee guida che regolano l’esercizio delle diverse medicine alternative (o discipline bionaturali). La maggior parte di queste, come la floriterapia tradizionalmente intesa, è costituita di pratiche illusorie, ingannevoli, prive di validità scientifica, e un serio consulente della salute deve conoscerle per poter informare correttamente il suo cliente sull’utilità del ricorso ad esse.
Se quella di cui ci si occupa è terapia, allora essa deve essere ovviamente laica, priva di riferimenti religiosi, altrimenti si entra in un campo che non è quello terapeutico, ma quello dell’assistenza spirituale, degno del massimo rispetto, ma cosa ben diversa da una pratica rivolta alla cura della salute e del benessere della persona. Così, è deprimente osservare come rimedi utilizzati secondo l’approccio allopatico, come i fiori di Bach per la cura di patologie, siano propagandati e insegnati come tali da organizzazioni di vendita di corsi prive di ogni coerenza e competenza scientifica, che si denominano come “Erba Sacra” o “Spazio sacro”, e che diffondono e pubblicizzano, in un unico calderone, pratiche ispirate alle più differenti e contrastanti religioni, purché accomunate dal fatto di non poter presentare la minima efficacia terapeutica dimostrata.
Il sacro, contrapposto al profano, secondo la celeberrima distinzione operata da Durkheim, non ha nulla a che fare con la terapia rivolta alle persone. Per questo motivo, ogni floriterapeuta dovrebbe interrogare la propria coscienza quando applica una forma di cura che trova il suo esclusivo e necessario fondamento, per esempio, nella fede cristiana (nel caso di Bach, probabilmente anglicana), ma volendo attribuire al rimedio scopi e funzioni del tutto simili a quelle di un farmaco, e salvo ricorrere, in base a chissà quali criteri, anche ad altre terapie fondate su principi e presupposti religiosi appartenenti a fedi diverse.
Insomma, se si vuole credere in qualsiasi forma di religione si è liberi di farlo, ma perlomeno con coerenza, e, specialmente, proprio per rispetto per la fede, non svilendo la pratica religiosa alla somministrazione di rimedi da comprare in farmacia (istituzione laica, a differenza dei santuari, ma a quanto pare dotata anche di poteri spirituali, se essa vende a chiunque rimedi fondati su una specifica fede religiosa).
La floriterapia, al di fuori del suo uso tradizionale come pratica da ciarlatani, vanta una lunga tradizione di applicazione empirica circa la sua affidabilità nella relazione d’aiuto, e merita quindi di essere analizzata a fondo. Tuttavia, è ormai definitivamente e unanimemente accertato che non esiste alcuna corrispondenza tra i singoli fiori e gli effetti sull’uomo, su patologie o disturbi psichici e alterazioni degli stati dell’umore.
Il ricorso a un rimedio dal puro significato analogico (in senso molto lato, come si vedrà) e transazionale, tuttavia, è evidentemente suggestivo e come tale può mettere in atto una serie di processi di guarigione, se supportato da cure idonee e dal “prendersi cura” della persona (e non del suo disturbo), da parte del floriterapeuta. E’ in questo senso, e solo in questo senso, che questo corso, dopo una panoramica sulle differenti accezioni della disciplina, fornisce le conoscenze per instaurare, tramite l’elaborazione dello studio del comportamento umano e della sua tendenza naturale alla ricerca del benessere, una relazione empatica utile per la conoscenza reciproca tra terapeuta e cliente, nell’ottica della consulenza sulla salute, che può utilizzare anche la floriterapia come supporto informativo.
Lo scopo che ci si propone, con l’applicazione alla formazione on line delle lezioni che da anni la nostra associazione propone ai suoi allievi tramite la frequenza alle lezioni in aula, è quello di individuare, recuperare e ricondurre nell’ambito di una terapia rispettosa della persona, gli elementi positivi utili ed efficaci per la cura del benessere rinvenibili all’interno di quell’universo confuso e spesso contraddittorio di cui la floriterapia fa parte. Il lavoro che si è compiuto in questi anni è quindi consistito nel portare alla luce tutti gli aspetti legati al pensiero magico e infantile della floriterapia, le sue componenti esclusivamente commerciali o semplicemente legate a una futile moda del naturale e dello spirituale, e di mettere in evidenza l’assoluta inconsistenza dei pretesi effetti terapeutici su patologie e disturbi di competenza medica e psicologica che vengono attribuiti ad essa.
D’altra parte, la diffusione di queste facili e ingenue forme di cura testimonia una esigenza profondamente sentita nella nostra società occidentale, che è quella di prendersi cura della salute in maniera non necessariamente invasiva, allopatica, ed esclusivamente ricondotta alla somministrazione di farmaci di sintesi o alla sottoposizione a cure di tipo chirurgico. A rigore, e a norma di legge, spetterebbe alla psicologia il compito di educare alla conoscenza di un modo diverso di prendersi cura della propria salute, intervenendo in maniera dolce e non violenta sulle risorse positive della persona in modo da innescare gli opportuni stimoli all’avvio di un processo di autoguarigione consapevole.
Come più volte siamo stati costretti ad osservare, però, la psicologia sembra non riuscire a uscire dalla sfera di influenza della medicina allopatica, tant’è vero che essa è considerata tale solo in quanto si occupi di diagnosticare disturbi psichici, e di operare, fondamentalmente, all’interno di ospedali e strutture sanitarie alle dipendenze dei reparti di neurologia e psichiatria. È invece nostra ferma convinzione che tutto ciò che gli esseri umani hanno individuato, nel corso della loro storia, come strumenti utili per prendersi cura della salute, abbia un significato che può essere utilizzato anche nella nostra era ipertecnologica della medicina scientifica. A una sola condizione: che tecniche, pratiche e rimedi non aventi fondamento scientifico siano utilizzati con trasparenza e consapevolezza, con presupposti e finalità diverse da quelle della medicina scientifica, e quindi non rivolti alla cura di patologie, quanto al recupero consapevole di un naturale equilibrio con se stessi e con l’ambiente.
Come si esporrà in maniera più approfondita in questa stessa sede, si consideri come tutti i rimedi che fanno parte dell’universo eterogeneo delle terapie energetiche e vibrazionali, e in primo luogo quelli floreali, sono sempre presentati come fondati su presupposti filosofico-religiosi ricollegabili ad ingenui riferimenti alla filosofia perenne, all’ amore universale, all’armonia dell’universo, a principi religiosi dell’Estremo Oriente, salvo poi scoprire le carte e rivelarsi semplicemente dei farmaci naturali rivolti alla cura di specifiche alterazioni della condizione di salute e di benessere psicofisico.
In questa sede, invece, si vuole recuperare l’efficacia terapeutica dei rimedi utilizzati in chiave simbolica e analogica, oggetti transnazionali che possono fungere da supporto e da strumento per entrare in comunicazione con la persona e per sostenere un processo di cura della salute e di guarigione che non può, però, essere esclusivamente ricondotto all’azione del rimedio stesso. Questo è ciò che si cercherà di illustrare e argomentare nella prospettiva di una profonda revisione del significato della floriterapia e delle terapie energetiche e vibrazionali.
Per finire, alcune doverose precisazioni e avvertenze. Nel corso di questa trattazione ci si riferirà principalmente alla floriterapia, ma solo per comodità del lettore, trattandosi della tecnica più diffusa tra quelle energetico-vibrazionali. Quanto esposto in materia di floriterapia e riguardante gli aspetti filosofico-religiosi, esoterici, simbolici, medico-scientifici, metodologici ed epistemologici si intende possa essere esteso anche alle terapie fondate sull’uso di rimedi che si basano sugli stessi presupposti della floriterapia, e cioè l’uso di supporti materiali prelevati dal mondo esterno, fiori, acqua, minerali, cristalli, vegetali, oggetti colorati, per veicolare energie a sfondo terapeutico, le quali, nella psicologia ingenua dei loro sostenitori, sono rappresentabili sotto forma di “vibrazioni”, anche per cercare di dare ad esse una certa illusoria aura di scientificità, tramite il richiamo alla fisica quantistica.
Inoltre, nell’analisi della floriterapia, saremo costretti a riferirci fondamentalmente a quella di Bach, semplicemente per il fatto che essa è quella su cui esiste la maggiore produzione di materiale, anche se pseudoscientifico, e perché la più disponibile sul mercato. Molte delle forme di floriterapia di cui tratteremo, infatti, sono pure e semplici invenzioni commerciali di singoli individui che le hanno immesse sul mercato locale e sono in cerca di pubblicità e di canali di distribuzione. In realtà, come chiunque può verificare, la quasi totalità del consumo di rimedi floreali è accaparrato dai fiori di Bach, e solo una piccola fetta rimane a quelli australiani, anche grazie al supporto pubblicitario ed economico della struttura commerciale di alcune aziende del settore naturale “alternativo”. Gli altri fiori sono pressoché introvabili, se non in canali di nicchia, i quali non offrono alcuna garanzia che all’interno del flacone ci sia effettivamente quello che è indicato in etichetta.
C’è un ultimo aspetto che vorremmo mettere in evidenza, e che riguarda, questa volta, il terapeuta o in genere chi fa uso a scopo professionale della floriterapia. La validità e l’efficacia di un sistema di cura si misurano anche, indirettamente, dalla serietà, dalla professionalità, dal livello intellettuale e culturale di chi li propone e prescrive.
All’interno di ogni categoria professionale, naturalmente, esistono personaggi di alta levatura morale e intellettuale, competenti, capaci, affidabili, e alcuni altri che danneggiano l’immagine e il prestigio della categoria stessa attraverso il loro comportamento. Gli ordini professionali hanno anche questo scopo, e cioè quello di creare una sorta di sbarramento per l’accesso alla professione, che fornisca alcune garanzie di base sulla preparazione culturale e professionale degli aderenti e di vigilare perché tra di essi non si infiltrino personaggi di dubbio valore morale e professionale.
Tra i medici, per esempio, esiste una categoria di personaggi, tutti di bassissimo profilo, e tutti estranei al mondo della ricerca scientifica seria, che hanno scelto di diagnosticare tramite i segni zodiacali, con il pendolino da radiestesista, e che prescrivono ai pazienti malati di cancro un intervento risolutivo che consiste nel collocare del bicarbonato da cucina sulla massa tumorale per eliminarla, oppure di tenere in un angolo della camera da letto per un mese una radice di zenzero immersa nell’aceto.. Questi sono appunto i personaggi inqualificabili che danneggiano il prestigio di una categoria.
In ambito floriterapico, purtroppo, la categoria è invece innanzitutto composta in gran parte da dilettanti di ogni tipo, spesso persone prive di ogni preparazione scientifica che ritengono, magari dopo un corso costosissimo seguito con una delle tante organizzazioni di vendita di diplomi in circolazione, di essere abilitati a svolgere l’attività di guaritori e di floriterapeuti. In effetti, la floriterapia è facile: imparare a memoria nomi e funzioni dei 38 fiori di Bach, così come li insegnano queste organizzazioni, non richiede più di un weekend di studio, dopodiché basta ricollegare il disturbo lamentato dal cliente al rimedio, e si è fatta una terapia. Poche forme di cura, nell’ambito non convenzionale, sono così diffuse come questa tra personaggi di scarsa competenza in qualsiasi settore che non sia quello commerciale: maghi, astrologi, cartomanti, sedicenti naturopati o dottori in discipline esoteriche o naturopatiche, con titoli altisonanti e lauree conseguite in improbabili Università di Las Vegas o delle Isole Vergini, rappresentano la gran parte dei floriterapeuti in circolazione.
Noi non abbiamo nessuna intenzione di essere accomunati a queste persone. Non è una questione di snobismo, ma soltanto di approccio culturale etico e terapeutico, come cercheremo di illustrare. Per questo motivo riteniamo che l’unico modo serio e professionale ci utilizzare la floriterapia sia quello di distruggerla alla base, nei suoi presupposti, purificarla e ricostruirla su nuove fondamenta, solide, sicuramente meno rivolte alla produzione di guarigioni facili e miracolose, ma perlomeno di cui non ci si debba vergognare.
L’approccio che proponiamo non è per nulla facile, e nessuno si sogna di affermare che la floriterapia che insegniamo, essendo un metodo che utilizza i rimedi come strumenti simbolici, comunicativi e informativi, possa essere appresa in poche ore, come quella tradizionale. Essa implica un percorso di ricerca che deve tenere conto del significato profondo di essa, la cui comprensione è facilitata dallo studio di discipline non facili, come la psicologia, l’antropologia culturale, la metodologia scientifica. A coloro che si siano avvicinati alla floriterapia secondo l’approccio tradizionale noi proponiamo un percorso di disintossicazione che implica impegno e apertura mentale. Non è facile, ma nulla di ciò che vale la pena di fare è facile.
