La naturopatia, come l’astrologia, non è una professione riconosciuta. Scuola Superiore di Scienze naturopatiche.
Non c’è nessun motivo per cui la naturopatia debba e possa essere riconosciuta per legge. Non c’è nessun motivo perché il riconoscimento presuppone la definizione di ciò che si vuole riconoscere, e i confusi e contraddittorii riferimenti alla naturopatia come scienza medica da inserire nell’ambito professionale sanitario, oppure, all’opposto, di disciplina non sanitaria e non medica da inserire nell’ambito della consulenza, impediscono qualsiasi tentativo serio di riconoscimento.
Si consideri, infatti, che per giungere al riconoscimento legislativo di una nuova professione è necessario che siano state realizzate tutte le fasi che lo caratterizzano, come è avvenuto, per esempio, per il riconoscimento della professione di psicologo, e cioè (Gulotta: Il codice deontologico degli psicologi, p.23):
- l’esistenza di una specifica attività lavorativa
- la riconosciuta necessità di una formazione professionale
- la costituzione di associazioni professionali
- il riconoscimento di una protezione legale
- la dotazione di un codice etico
Ora, è evidente che nel caso della naturopatia manca, già al punto 1, la stessa esistenza di una attività lavorativa specifica e ben definibile, in quanto nella definizione di naturopata rientra tutto ciò che non è medicina scientifica, dai massaggi alle cure con preghiere e invocazioni alla divinità, dalla diagnosi astrologica o iridologica alla cura con acque miracolose, apparecchiature di biorisonanza, energie invisibili, ecc.
Neppure è chiaro a cosa serva l’attività del naturopata e quale bisogno venga a soddisfare. L’attività di prevenzione, di mantenimento e miglioramento della salute è un atto medico che la classe medica riserva in esclusiva a sé stessa, anche quando ha per oggetto il benessere e non la malattia (basti pensare, per esempio, alla medicina e chirurgia estetica). Neppure si può affermare che al naturopata spettino attività di cura della salute in senso “olistico”, come la depurazione o disintossicazione emuntoriale, perché non si vede perché tali pratiche non possano essere praticate da medici, ben più competenti dei naturopati. La cura di lievi disturbi, per i quali non è richiesto necessariamente l’uso dei farmaci, dovrebbe essere di competenza medica, se solo si smettesse di volerla attribuire ai naturopati, e si orientassero i disegni di legge in proposito a tale estensione di competenza ai medici e ai farmacisti, anziché a naturopati improvvisati. L’educazione alla qualità della vita e alla modificazione adattiva dello stile di vita è invece attività del Consulente della salute, secondo l’indirizzo naturopatico dell’unica scuola seria che forma esperti nella materia, cioè la Scuola Superiore di Scienze naturopatiche, ma essa non si basa, come in naturopatia, su diagnosi o terapie magiche e pseudoscientifiche, o sulla somministrazione di rimedi o cure naturali ad ogni piè sospinto, con ossessione e accanimento terapeutico “olistico”, quanto sulla conoscenza e la consapevolezza di sè.
Altra cosa è, come da anni sosteniamo, l’attività di consulenza professionale, la quale si limita a fornire informazioni relativamente alle linee guida del corretto comportamento alimentare, lecita e potenzialmente praticabile da chiunque, in quanto non destinata alla prescrizione di un programma dietetico personalizzato (si vedano in proposito le due sentenze della Corte di Cassazione che hanno escluso dall’attività medica “la consulenza nutrizionale in un centro di rieducazione alimentare” Cass. Se.VI 20 giugno-6settembre 2007, a conferma aggiornata delal Sentenza 34200, Sez.VI, 30 luglio 2001, n. 29961).
L’unico vero motivo per cui da trent’anni si diffonde la falsa idea che la naturopatia sia in corso di riconoscimento è dato dall’interesse economico delle scuole di naturopatia tradizionale, allo scopo di dare dignità, visibilità e ufficialità alle pratiche magiche e inutili che esse insegnano. Per esempio, continuare a spacciare l’iridologia, mai utilizzata in nessuna parte del mondo come sistema diagnostico, come un serio metodo di indagine sulla salute della persona, è una bufala che copre di ridicolo i suoi pochi sostenitori, e si giustifica solo per l’interesse di personaggi che prosperano insegnando facili tecniche poco impegnative e poco serie come questa, e arricchendosi con la vendita dei relativi iridoscopi.
Dr.ssa Barbara Ghisalberti
Farmacista
