Naturopatia e le erbe per la salute: amore per la natura o solo per se stessi? -Scuola Superiore di Counseling in Naturopatia.
La conoscenza del mondo delle erbe e delle piante rappresenta da sempre uno dei temi di maggiore interesse per tutti coloro che amano l’approccio naturale alla salute. Corsi di fitoterapia, di riconoscimento delle erbe, di erboristeria applicata alla salute quotidiana sono seguiti con interesse e passione da milioni di persone, tutte pronte a dichiarare un amore puro e incondizionato per il mondo vegetale.
Siamo sicuri che sia proprio così? Bene, noi vi proponiamo una diversa lettura del fenomeno. Al di là delle dichiarazioni formali, tese ad accreditare una immagine di sé come di persona colta e specialmente fornita di una illuminata mentalità ecologica ed ecologista, è evidente, se solo riflettete un attimo, che l’interesse per le piante officinali o medicinali non ha niente, ma proprio niente a che vedere con la natura e il rispetto delle sue risorse. Al contrario, esso si configura molto più prosaicamente come interesse egoistico per la propria salute, perseguito a spese di altre forme di vita.
A nessuno di coloro che proclamano il loro amore per la fitoterapia, interessa nulla della vita delle piante nel senso etologico o culturale del termine: che una certa pianta viva e si riproduca secondo certe caratteristiche, che instauri una particolare relazione con l’ambiente e con le altre forme di vita, che abbia o meno una sua storia legata alla storia dell’uomo interessa soltanto nei limiti in cui essa possa essere utilizzata per la cura della patologie umane.
L’amore per il mondo vegetale dei naturopati ed erboristi in genere è solo egoistico amore per sé stessi, talmente egoistico che queste persone non si sono mai chieste come mai, per curare il loro disturbo, esse dovessero uccidere una forma di vita vegetale. Perché di questo si tratta: le piante non sono amate per se stesse e per il piacere che donano a chi, come alcuni esseri umani tra cui chi scrive, amano godere della loro presenza, della loro vista, dei loro profumi. Tutti i cultori delle erbe sono interessati ad esse solo ed esclusivamente per le loro virtù terapeutiche. Non ci si faccia ingannare dai patetici richiami storico-mitologici, spesso citati in spagiria, con i quali le aziende del settore infarciscono i loro prontuari terapeutici. Si tratta solamente di un strumento in più per vendere un prodotto, attraverso la suggestione indotta dalla sua storia relativa ai benefici che la tal pianta ha portato all’uomo nel corso della sua storia. Chi mai frequenterebbe un corso che insegna a riconoscere le piante, ne illustra le caratteristiche per il solo piacere di arricchire la propria conoscenza? Non certo tutti coloro che affollano i corsi di erboristeria, spagiria e fitoterapia organizzati dalle scuole di naturopatia, i quali non desiderano altro che sapere per la cura di quali disturbi ogni pianta è indicata.
Questa concezione del ruolo delle piante affonda le sue radici in una mentalità prescientifica e medievale che solo la naturopatia tradizionale e le medicine alternative si ostinano a mantenere in vita per puri scopi commerciali. Essa, infatti, è ancora legata a una visione della vita che è stata ormai rifiutata da secoli e che era all’origine della cosiddetta “Teoria della grande catena dell’essere” utilizzata dai primi naturalisti per giustificare l’idea che vi fosse un disegno divino alla base del mondo naturale (Si veda in proposito: Smith, C.M., Sullivan, C. (2008). I falsi miti dell’evoluzione. Bari:Dedalo Edizioni, www.edizionidedalo.it). L’intero universo era considerato invariabilmente fisso e si attribuiva alla volontà di Dio la creazione di qualsiasi essere vivente, ognuno dei quali aveva uno scopo ben preciso, ma sempre funzionale all’interesse dell’uomo. Sembra impossibile che ancora oggi, quando la scienza e la teoria evoluzionista hanno fatto piazza pulita di queste concezioni contrarie persino alla dignità dell’uomo, si continui a diffondere un’idea antropocentrica aberrante della natura posta al servizio dell’uomo. Eppure, solo le nostre Scuole (si veda anche : http://www.scuoladicounselingtorino.it/) propongono una visione delle cure naturali come eticamente ed ecologicamente corretta, mentre tutte le Scuole di naturopatia tradizionale continuano a sostenere una concezione medievale ed eticamente primitiva della relazione uomo/ambiente (si veda, tra gli altri siti in proposito: http://www.naturopatia.it/; http://www.naturopataonline.org/; http://www.naturopatiaitaliana.it/; http://www.naturopatia.org/;
Creazionismo ed evoluzionismo sono d’accordo su pochissimi punti: uno di questi è che l’uomo, per sopravvivere, ha bisogno di uccidere altre forme di vita. Ci sono voluti decine di migliaia di anni perché una minoranza di persone che si credono elette, abbia preso in considerazione la possibilità di non alimentarsi con alimenti che richiedevano il sacrificio di animali. Le piante, invece, possono essere sterminate senza pietà. E infatti, perché dovremmo provare pietà per le piante? Conosco molti vegetariani che non sopportano il pensiero di far soffrire gli animali, e che quindi mangiano pesce e non carne. La sfortuna dell’evoluzione! Se i pesci avessero imparato a urlare sputando sangue, invece che limitarsi a dimenarsi in silenzio quando sono catturati, forse godrebbero di maggiore rispetto. Ma che dire delle piante? Molti animalisti e vegetariani si stupiscono di notare che anche esse sono forme di vita. Ma la vita, contrariamente a quanto essi proclamano, non è, a quanto pare, un valore assoluto. In un film di Woody Allen una ragazza che a tavola aveva dichiarato di essere vegetariana risponde all’interlocutore che le chiede se la sua scelta è motivata dall’amore per gli animali: “No, è che io odio i vegetali”. Pensateci.
Ci rendiamo conto che, almeno fino ad oggi, e probabilmente ancora per molti anni, la sopravvivenza dell’uomo non potrà essere garantita attraverso un’ alimentazione di sintesi, che faccia uso di sostanze prelevate dal mondo minerale come gli idrocarburi, per costruire artificialmente cibo che non abbia una origine organica. A quel punto il problema etico si sposterà verso la tutela del mondo minerale, il quale a tutt’oggi non gode di alcun particolare interesse morale e non sembra creare particolari problemi etici.
Tuttavia, una cosa è cercare di soddisfare un bisogno biologico primario legato alla sopravvivenza con rispetto e intelligenza, cercando di evitare sofferenze e soppressioni di vite inutili, a e altra cosa è non interrogarsi neppure sul significato del gesto con cui, per curare un disturbo non grave e non mortale come una moderata ritenzione idrica, per esempio, sia necessario e anzi ammirevole uccidere delle forme di vita vegetali.
Anche se può sembrare strano, le piante, come gli animali, non sono per nulla state messe a disposizione dell’uomo da Dio, perché egli ne facesse quello che voleva. Tutte le forme di vita, compreso l’uomo, sono il frutto di un processo evolutivo in relazione all’ambiente, del quale tutti fanno parte con uguale “dignità” e diritti”. Le piante non sono nate e non si sono diffuse ovunque per soddisfare un bisogno dell’uomo: questa visione che mutua il più superficiale antropocentrismo con la più bieca propaganda religiosa, costituisce l’alibi pseudoculturale di tutti coloro che nascondono la loro paura per la propria salute dietro uno sbandierato e falso amore per la natura. La “superiorità” in senso evolutivo dell’uomo sulle altre forme di vita è tale solo se essa tiene conto delle esigenze di queste ultime a godere (a modo loro, naturalmente) dell’ambiente in cui si sono evolute. In questo ambiente l’uomo ha preso il sopravvento, ma è giunto a un limite storico-evolutivo in cui è ora che cominci a prendere in considerazione il fatto di liberarsi dalla schiavitù dello sterminio di altre forme di vita per garantire la propria sopravvivenza.
In conclusione, ci stupisce profondamente come un legittimo interesse verso la cura di patologie umane, di per sé ovvio e banale nella sua caratteristica di bisogno naturale primario, debba essere mascherato con una squallidissima propaganda ideologica diffusa tra i sedicenti amanti della natura. Se davvero amassimo la natura e il mondo delle forme di vita vegetale cercheremmo di evitare, dove e quando possibile, di dover uccidere altre forme di vita, dal momento che la maggior parte dei malanni che vengono curati con la fitoterapia sarebbero prevenibili ed evitabili adottando uno stile di vita più sano e corretto. E invece, persone che non si curano della salute del loro corpo, della mente e dello spirito, sono sempre pronte a fare uso di piante per qualsiasi disturbo, anche il più stupido e lieve. E si fanno chiamare naturopati.
