Legge Lombardia discipline bionaturali
La dichiarazione ufficiale dei Ministeri dello Sviluppo economico e di quello della salute, e le recenti pronunce della Corte di Cassazione, le quali hanno confermato il fatto che la naturopatia (e le discipline che in essa confluiscono) è pratica pseudomedica, suscettibile di configurare il reato di abuso della professione medica se svolta da personale non abilitato, non intimorisce tutte quelle scuole e organizzazioni che da decenni lucrano su questo business, continuando ad illudere il prossimo.
Nonostante l’evidenza contraria, espressa più volte dalla Corte Costituzionale, è ancora in atto, solo nella Regione Lombardia, l’iniziativa abilmente sfruttata a livello pubblicitario e propagandistico che consiste nell’istituire un inutile registro di operatori di discipline bionaturali, i quali non potranno mai essere regolamentati, perchè ogni nuova professione deve essere regolamentata da una legge dello Stato, non da una legge della Lombardia.
La legge è inutile perché le discipline bionaturali non esistono: esse sono solo un elenco di innumerevoli pratiche pseudomediche prive di logica, di metodo, di etica, di contenuti e scopi definibili scientificamente, e lo scopo della Legge lombarda è solo quello di assecondare le esigenze commerciali di quelle organizzazioni che traggono vantaggi economici dal prospettare ai più sprovveduti una specie di “riconoscimento”regionale”, il quale dia un qualche conforto psicologico (in mancanza di vero supporto legislativo), a persone psicologicamente e culturalmente deboli.
Dal 2005 ad oggi, essa non ha prodotto nulla, tranne l’iscrizione di poche centinaia di “operatori” di ogni tipo, convinti di ricevere in questo modo una legittimazione e un riconoscimento che non esistono, a fronte del fatto che, solo in Lombardia, tali discipline sono praticate da parecchie migliaia di “operatori” , nella anarchia più assoluta.
L’iniziativa non si è estesa, come era nelle sue intenzioni, ad altre regioni, anche perchè inutile, illusoria e fondata sul nulla, ossia su una definizione di discipline bionaturali nelle quali è possibile far rientrare di tutto, (o nulla), e per le quali è impossibile definire ambito di applicazione, fondamento scientifico e competenze. Che lo Stato italiano regolamenti la professione di operatore reiki, come nelle intenzioni di questa inutile legge regionale, è ovviamente impossibile. Che lo faccia una Regione, che non può legiferare in materia di professioni, è ridicolo e potenzialmente pericoloso.
Tuttavia, sono sempre numerosi coloro che, in mancanza di serie ed effettive conoscenze e competenze, pensano di poter svolgere una professione priva di contenuti, di contorni, di metodo e di etica, semplicemente accadendo a una procedura burocratica che attribuisca loro un qualche inutile titolo regionale. Inutile, perchè è la stessa legge a renderlo noto dichiarando che esso non attribuisce abilitazioni o diritti e non impedisce che quelle stesse discipline possano essere oggetto di pratica profesionale anche se al di fuori della disciplina della legge in questione. Insomma, ancora una volta, abbiamo smascherato il tentativo dei soliti speculatori del business delle medicine alternative.
