C’è un modo molto semplice per smascherare gli innumerevoli ciarlatani e imbonitori o pseudo terapeuti in circolazione: verificare se ciò su cui dichiarano di agire sono ” squilibri” energetici o a carico di determinati organi, sistemi o apparati. Se una cura agisce su uno squilibrio, anziché su una patologia, si tratta sicuramente di una bufala, di una truffa, di una manifestazione di ignoranza e stupidità degli autori di tali affermazioni. Per inchiodarli alle loro responsabilità penali, infatti, basta pretendere che essi mettano a disposizione i dati oggettivamente verificabili che dimostrerebbero l’esistenza, e specialmente il livello di tale squilibrio, visto che esso, per definizione , deve potersi misurare in termini di distanza da un livello considerato di “equilibrio”, in maniera oggettiva. Altrimenti, chiunque potrebbe dichiarare di aver rilevato uno squilibrio e di aver agito su di esso riequilibrandolo.
Gli squilibri energetici sono quindi l’astuta quanto infantile trovata dei naturopati per eludere le disposizioni di legge in materia di reato di esercizio abusivo della professione medica, ma ricadendo in quello, forse più odioso, di abuso della credulità popolare. Con questo termine, infatti, i naturopati si riferiscono evidentemente a una condizione non definibile, non misurabile e non diagnosticabile oggettivamente, in quanto basata su una condizione che di per sé non significa nulla, cioè quella energetica. Il riferimento teorico-filosofico-religioso all’antica tradizione delle medicine orientali non ha naturalmente alcun significato, in quanto, se per squilibrio si intende malattia o alterazione dello stato di salute, in Occidente l’unica figura autorizzata legalmente ad occuparsene è solo il medico, sia che lo si chiami squilibrio, sia che lo si chiami per quello che realmente è, e cioè malattia. Altrimenti, per evitare l’accusa di esercizio abusivo della professione medica, sarebbe necessario che si dimostrasse che tale squilibrio non è solo un modo diverso di definire la malattia, ma anche una condizione diversa e non assimilabile ad essa.
Il fatto è che, anche se si potesse dare tale dimostrazione, occorrerebbe anche dimostrare che tale squilibrio non ha nulla a che vedere con la condizione di salute psicofisica della persona, e cioè che tale squilibrio non ha nessuna possibilità di alterare lo stato di salute, perché se così non fosse, si ritornerebbe alla constatazione che tramite il riequilibrio si agisce sulla salute, attività che solo il medico può effettuare. È possibile, quindi definire lo squilibrio energetico, il “campo di disturbo”, o qualsiasi altra definizione pittoresca dell’alterazione dello stato di salute, come qualcosa ontologicamente, fisiologicamente e terapeuticamente diverso da una qualunque patologia? Oppure, in altri termini: per quale motivo, se non per migliorare lo stato di salute della persona affetta da “squilibrio”, si dovrebbe intervenire su di esso? Infatti, a rigor di logica, se lo squilibrio non causa problemi di salute, di malessere, di alterazione a livello psicofisico, non si vede allora in cosa mai possa consistere, e quindi per quale motivo ci si dovrebbe rivolgere a un naturopata per riequilibrarlo.
Se invece esso produce una alterazione dello stato di salute, allora la sua diagnosi coincide con quella medica e la cura, prestata da chi non è medico, è esercizio abusivo della professione medica.
In ogni caso, se non si vuole incorrere in maniera plateale nel reato di abuso della credulità popolare, se non di truffa, è necessario che coloro che dichiarano di intervenire su uno squilibrio per riequilibrarlo, se anche non sapessero come definirlo, dimostrino di non ingannare il prossimo permettendo una verifica di quale sia il livello di squilibrio riscontrato, e permettendo il confronto con il livello di equilibrio ripristinato a seguito del proprio intervento. Altrimenti siamo di fronte a una situazione veramente imbarazzante, che si configura non solo come un reato, ma come un comportamento eticamente ignobile.
Il dato si aggrava quando si parla non di semplice squilibrio, o di squilibrio energetico, ma lo si riferisce a organi o apparati. Sono diffusissime le affermazioni relative a “cure di competenza naturopatica” che tendono al riequilibrio del sistema immunitario, per esempio. Ci sono scuole che insegnano l’uso della micologia in naturopatia, o micoterapia, pubblicizzando il fatto che certi funghi agiscano producendo un riequilibrio del sistema immunitario. Che cosa c’è di diverso, dal punto di vista dello sprovveduto paziente di questi ciarlatani, tra uno squilibrio del sistema immunitario e un suo deficit, alterazione o patologia ?
In questo caso gli autori di tali affermazioni, evidentemente ignoranti, in mala fede, o astuti ciarlatani, devono dimostrare in base a quali parametri, criteri o strumenti di misurazione possano riferirsi a tale squilibrio proprio con riferimento a un sistema complesso come quello del sistema immunitario. Essi sono costretti sempre ad ammettere di basarsi su impressioni personali o su dati forniti da valutazioni soggettive, a seguito di una sorta di diagnosi su segni somatici, oppure di dati emessi da apparecchiature, le quali, tuttavia, non sono verificabili in base a criteri condivisibili. Per esempio, il fatto che una apparecchiatura priva di validità e affidabilità scientifica rilevi un certo “squilibrio” deve poter essere confrontato con una valutazione che emerge dall’utilizzo della stessa apparecchiatura da parte di altro “terapeuta” in base a criteri di oggettività. Tutto questo non accade mai.
Sorvoliamo sul fatto che, in mancanza di dimostrazione oggettiva e ripetibile, la diagnosi relativa a squilibri localizzati in entità di fantasia come i chakra e i meridiani, sono atti di ciarlataneria pura. Se così non fosse, infatti, dovremmo logicamente riconoscere credibilità e dignità di terapeuti anche ad astrologi e cartomanti, o a coloro che effettuano diagnosi col pendolino da radioestesista o con fondi di caffè. In tutti questi casi, infatti, gli strumenti e i metodi diagnostici hanno lo stesso fondamento scientifico di quelli utilizzati dai naturopati e affini.
Sempre sotto il profilo diagnostico, si osservi come, nel consueto e patetico tentativo di sgusciare tra le larghe maglie della legge, la naturopatia ha ripescato dal bidone dell’immondizia della storia tutti i metodi diagnostici e di classificazione umana che potessero darle un’aura di scientificità. Si osservi come la classificazione degli esseri umani in diatesi, tipi o costituzioni, ottenibile tramite una osservazione ingenua e superficiale, integri comunque la fattispecie di esercizio abusivo della professione medica, in quanto non costituisce altro che il grottesco tentativo di definire lo stato di salute del soggetto attuale, quello costituzionale o quello tendenziale, senza alcuna base empirica né dimostrazione scientifica.