L’inganno dell’omeopatia: come difendersi. UNIPSI
Come noto, la maggior parte dei farmaci omeopatici, o quelli che rappresentano la quota maggiore in termini di fatturato per le relative aziende, sono in realtà semplici rimedi allopatici diluiti (https://www.naturopatiatorino.org/stodal-boiron-uno-sciroppo-contro-la-tosse-che-non-cura-la-tosse-magia-omeopatica.html
http://www.sisb.it/arnigel-boiron-a-cosa-serve-sisb/).
In risposta alle domande poste da alcuni nostri allievi, vogliamo qui sottolineare un altro aspetto ingannevole di questa pseudo farmacologia. È noto, infatti, che il farmaco omeopatico dovrebbe contenere, in forma diluita, una sostanza che, assunta in dosi ponderali da una persona sana, dovrebbe produrre i sintomi della malattia che intende curare. Questo è il principio del “simile”.
Invitiamo i nostri lettori a richiedere a tutti gli “omeopati” di loro conoscenza la documentazione relativa alla sperimentazione che deve essere stata necessariamente effettuata su persone sane per verificare se, effettivamente, le sostanze assunte hanno prodotto i sintomi della malattia per cui il farmaco omeopatico viene indicato.
Naturalmente, per rispetto verso l’intelligenza del prossimo, tale documentazione non può consistere in aneddoti, riferimenti a dati che l’omeopata non ha a disposizione “ma che qualcuno avrà sicuramente”, e, se si trattasse di vera e propria sperimentazione scientifica, occorre che essa sia stata correttamente condotta su campioni rappresentativi della popolazione “sana”, ossia centinaia di persone, in numerosi trial condotti in doppio cieco e con randomizzazione, da diverse equipe (non costituite da personale delle aziende omeopatiche), in diversi tempi e in diversi luoghi.
Naturalmente, non esiste niente di tutto questo, ma vogliamo che i nostri lettori verifichino direttamente con gli omeopati l’esistenza e la perpetuazione di questo inganno. Come da sempre affermiamo, o gli omeopati sono ignoranti, perché non sanno neppure di somministrare farmaci per i quali non esiste alcuna sperimentazione, nemmeno condotta da loro, (e allora non dovrebbero certo esercitare la professione di medici) oppure sono in malafede, con l’aggravante di spacciare rimedi inutili sapendo che sono tali.
Il Comitato scientifico dell’Università popolare di scienze della salute attende da circa vent’anni almeno una sola prova di quanto richiesto agli omeopati. Attendiamo fiduciosi, da qui all’eternità, che qualcuno ci fornisca tali prove.
A proposito: poiché gli omeopati sono persone diversamente intelligenti, nessuno di loro, leggendo tale articolo, si farà sfiorare dal dubbio che un fondamento di verità nelle nostre affermazioni ci sia e che la loro pseudofarmacologia sia fondata su basi poco solide e piuttosto superficiali (per usare un eufemismo). Non potranno farlo perché, a differenza di noi che siamo persone libere, gli omeopati, sull’omeopatia, ci campano, e quindi sono costretti a credere in essa anche contro ogni evidenza.
Guido A. Morina

