Naturopatia: responsabilità penale e morale
Che la naturopatia insegnata dalle scuole commerciali di naturopatia sia un colossale business, definitivamente e ufficialmente dichiarato come pratica sovrapponibile a quella medica dal Ministero della Giustizia, è un dato di fatto, da quando alcune associazioni di naturopati sono state escluse con tale motivazione dalla possibilità di accedere all’elenco della legge n° 4 del 2013.
Inoltre, si consideri come la Corte di Cassazione ha stabilito che: “ciò che caratterizza l’attività medica, per la quale è necessaria una specifica laurea e un’altrettanto specifica abilitazione, è la “diagnosi”, cioè l’individuazione di un’alterazione organica o di un disturbo funzionale, la “profilassi”, ossia la prevenzione della malattia, e la “cura”, l’indicazione dei rimedi diretti ad eliminare le patologie riscontrate ovvero a ridurne gli effetti. Sicché non ha rilievo la circostanza che queste tre componenti della professione medica siano effettuate in base a tecniche o metodi non tradizionali, come quelli omeopatici o naturopatici, in quanto ciò che rileva è che siano poste in essere da soggetti che non hanno conseguito la prescritta abilitazione medica. Invero, deve riconoscersi la possibilità del libero svolgimento di un’attività come quella dei naturopata ovvero di quelle rientranti nel novero della medicina alternativa, tuttavia tali attività non possono mai sostanziarsi “in atti tipici della professione medica”: più precisamente, ad un soggetto privo dell’abilitazione medica è concesso svolgere tali attività – in presenza dei requisiti prescritti -, purché non esegua diagnosi di malattie, non prescriva rimedi terapeutici e non somministri farmaci, perché in questo caso la sola circostanza che si tratti di metodiche alternative, pur se riconosciute dalla legge, non consente di ritenere lecito l’esercizio di un’attività corrispondente a quella medica da parte di chi non ha le competenze tecnico-scientifiche formalmente asseverate a seguito dei conseguimento dell’abilitazione” (cfr., Sez. 6, n. 34200 del 20/06/2007, Mosconi; Sez. 6, n. 16626 del 04/04/2005, Di Lorenzo; Sez. 6, n. 30590).
E’ chiaro, quindi, che se l’ingenuo naturopata dichiara di intervenire su squilibri energetici, sta formulando una diagnosi ( seppur “alternativa”), e, a maggior ragione se, seguendo le indicazioni fornitegli dalla scuola di naturopatia, tale diagnosi è effettuata ricollegando, per esempio, un segno rilevato con l’analisi dell’iride a una predisposizione a patologie, specifiche o genericamente individuate. Così come compie un atto medico suggerendo rimedi, ancorché naturali o integratori, o applicando tecniche di manipolazione di qualsiasi tipo, rivolte alla cura di una patologia ( per quanto mascherata, come sempre, sotto la forma di “squilibrio”)
E’ tuttavia in atto il tentativo di alcune scuole di legittimare l’attività del naturopata tradizionale, evidentemente di tipo medico, tramite il riferimento pretestuoso e piuttosto patetico ad alcune (pochissime) sentenze non sfavorevoli in qualche modo a naturopati, omeopati e guaritori vari.
Naturalmente, queste squallide organizzazioni non citano mai i ben più numerosi casi di denunce e sentenze che hanno condannato questi naturopati per abuso della professione medica, per abuso della credulità popolare, quando non per truffa.
Tuttavia, quello su cui vogliamo portare l’attenzione del lettore è un altro aspetto, incomprensibile a causa delle limitate capacità cognitive e mancanza di senso morale, da parte di persone e scuole che diffondono tali notizie.
Il problema non è se la pratica della naturopatia, del massaggio, della riflessologia, la prescrizione sotto forma di suggerimento di integratori integri o meno (a deciderlo è sempre il giudice) la fattispecie di reato. Il problema è che gli aspiranti naturopati dovrebbero fare i conti, prima di tutto, con la loro coscienza, col loro senso di responsabilità e dei propri limiti.
Chiedetevi, tramite un breve esame di coscienza, quale sia lo spirito, l’intenzione, la motivazione che spinge persone prive di sufficienti conoscenze e competenze mediche, oltre che di abilitazione, a svolgere atti medici (perché di questo si tratta, anche se questi squallidi affaristi li spacciano e li camuffano come “terapie energetiche”).
Il problema è un problema di coscienza, prima che di giurusprudenza penale: per quale motivo le persone si rivolgono a naturopati, iridologi e guaritori vari? Per riequilibrare uno squilibrio energetico individuato dalla loro parrucchiera, esperta reiki? Per far girare i chakra nel verso giusto e in sincronia? Per favorire l’ottimale funzionamento energetico dell’organismo in menopausa?
Non è forse vero che i clienti dei naturopati rivolgono ad essi la richiesta di curare patologie e disturbi, in alternativa alle cure mediche?
Quindi, dopo esservi fatti attrarre dalla pubblicità della naturopatia come futuro sbocco lavorativo, rispondete, ma in coscienza, a questa domanda: quello che vi accingete a praticare è un insieme strutturato di pratiche che non sono riconducibili a quelle di cura, igiene, prevenzione, mantenimento e miglioramento dello stato di salute di competenza medica?
Se vi viene insegnato l’utilizzo di erbe e funghi medicinali, di tecniche manipolative, riflessologiche o meno, credete che lo scopo sia quello di agire sull’energia universale, o non quello di curare specifiche patologie?
Se vi viene insegnato l’uso dell’analisi iridologica, pensate davvero che si tratti di strumento per prevenire squilibri energetici, dal momento che tutti i manuali vi insegnano a ricollegare i segni non a energie universali, ma a organi e apparati in sofferenza?
Cosa c’è di diverso in quello che fanno i naturopati, da quello che con maggiore conoscenze e competenze, potrebbe fare qualunque medico, utilizzando gli stessi strumenti?
Quali conoscenze e competenze, in coscienza, ritenere di possedere dopo aver assistito ad alcune conferenze su questi temi, per prendervi cura della salute delle persone?
E, per finire, ma se scuole e personaggi da anni impegnati nel pubblicizzare la naturopatia come futuro sbocco lavorativo continuano a promettere una regolamentazione della materia, che mai ci sarà, e a giustificare il loro operato facendo riferimento a sentenze in materia penale, non pensate che sotto ci sia solo la cura del proprio business?
Che cosa hanno fatto, queste scuole e questi personaggi, in trent’anni, oltre che incassare migliaia di euro prospettando futuri sbocchi lavorativi a migliaia di persone che sono state deluse dal loro superficiale e ingannevole insegnamento?
Qual’è il prestigio della naturopatia a livello internazionale? Quali sono i suoi esponenti che dialogano con quelli della comunità scientifica internazionale? Quale’è il programma di studi della naturopatia, ufficialmente e universalmente condiviso? Quali sono i suoi precisi contenuti, che la distinguano dalla somma delle innumerevoli pratiche da guaritori e ciarlatani in circolazione?
Da trent’anni le stesse scuole continuano a pubblicizzare la naturopatia come futuro sbocco lavorativo, ma essa resta un pio desiderio, collocato in un futuro sempre meno definito, mentre essi si arricchiscono sulla vostre spalle.
Se essi sono costretti a giustificare la legittimità della pratica naturopatica, significa che queste persone non hanno una coscienza e calpestano quotidianamente il senso morale e il rispetto verso il prossimo per curare i loro sporchi e ingannevoli interessi.
