Sali tissutali o di Schussler non servono a nulla
Avendo concluso, come insegna il marketing delle medicine alternative, il suo ciclo di vita commerciale, il prodotto “sali di Schussler” ha richiesto la solita opera di restyling per essere immesso nuovamente, come novità, sul mercato dei ciarlatani e guaritori “alternativi”. Essi rappresentano ancora oggi un’affascinante curiosità storica perché non trovano applicazione in nessun parte del mondo, tranne nell’insegnamento delle scuole di naturopatia. Essi sono stati rilanciati sul mercato agli inizi del 2000, in particolare dall’azienda Named che li presenta come “sali tissutali”.
Si tratta di sali inorganici che erano stati ideati da un oscuro medico tedesco all’interno dell’ipotesi della terapia catalitica, di moda nella prima metà del secolo scorso, secondo la quale tutte le malattie dipendevano da malattie delle singole cellule (Virchow). I sali sono sali comuni che non soggiacciono alla procedura di diluizione e dinamizzazione omeopatica.
L’idea, straordinariamente ingenua (giustificata in un’epoca in cui la conoscenza scientifica, medica e biochimica era molto limitata, non certo oggi, in cui appare ridicola) si basava sulla credenza che ogni malattia dipendesse dalla carenza di un singolo minerale e che fosse sufficiente reintegrarlo in minima quantità per ripristinare le funzioni fisiologiche dell’organismo.
Basati su analisi della composizione corporea in sali minerali di un secolo fa (le ceneri umane a seguito di cremazione) sono stati utilizzati con “miracolosi effetti” da pochissimi medici alternativi nel secolo scorso, fino a che non si è dimostrato che si trattava di una bufala non più in grado di reggere alla pur sempre viva credulità popolare, perché nel frattempo la scienza biochimica aveva scoperto altri sali che all’epoca non si conoscevano o non si era in grado di rilevare: boro, manganese, iodio, molibdeno, cromo.
Si raccomanda ancora una volta di prestare molta attenzione e di non farsi accalappiare dalle trappole delle scuole di naturopatia che li insegnano ancora: se non siete studiosi e ricercatori di storia della medicina o di antropologia culturale, sappiate che l’efficacia terapeutica di questi prodotti è assolutamente nulla e non suffragata da studi clinici seri, e neppure meno seri. Essi vengono spacciati da medici irresponsabili e privi di coscienza come se fossero farmaci, ma poiché non servono a curare un bel nulla, li si dichiara, come sempre, utili per correggere squilibri fisici o psicosomatici. Che è, come sappiamo, l’espressione che i ciarlatani usano quando sanno di non poter usare il termine che in realtà hanno in mente, ossia “patologia” e quando non sanno formulare una diagnosi seria.
Si consideri che uno di questi sali, nonostante l’altisonante nome latino attribuitogli (Natrum muriaticum), è il cloruro di sodio, ossia il comune sale da cucina, venduto a peso d’oro come “sale tissutale”.
Come sempre, se qualcuno potesse fornirci i riferimenti alle fonti precise degli studi scientifici (trial clinici randomizzati in doppio cieco, contro placebo, naturalmente su umani e su campioni rappresentativi della popolazione umana, non su topi di laboratorio) saremo ben lieti di pubblicarli. In oltre vent’anni nessuno li ha ancora trovati.
Resta il fatto che la loro destinazione d’uso resta rivolta alla cura di patologie, e quindi chi non è medico non può prescriverli, per cui si consigliano gli sprovveduti aspiranti naturopati a non rischiare una denuncia per esercizio abusivo della professione medica.
