Nutraceutica e nutrigenetica: vi piace l’idea?
Mentre la scienza ricerca le regolarità dei fenomeni, in modo da ottenere un criterio che le permetta di applicare le conoscenze apprese ad altre situazioni simili, la naturopatia scientifica ricerca l’individualità e la singolarità di ogni individuo, in quanto ritiene che ogni essere umano sia assolutamente unico, e che le cure debbano adattarsi ad esso, in maniera non codificabile, e senza poter fare affidamento sulla regolarità del fenomeno.
Per questo le cure mediche e farmacologiche si “somministrano” ai pazienti, mentre quelle naturopatiche si fanno “provare” per verificare che funzionino. In medicina le cure, infatti, sono già state oggetto di ricerca e sperimentazione clinica, per cui si applicano avendo alle spalle dati oggettivi di efficacia e affidabilità. Ma esse non sono somministrate in vista del benessere globale della persona, quanto piuttosto solo per ripristinare una condizione di omeostasi, a livello organico, non umano.
In naturopatia, invece, le cure si “provano” perché non esiste il modo di garantirne l’efficacia o la produzione di un certo specifico effetto, dal momento che esse si basano sul presupposto che esse, olisticamente, producono effetti diversi nella interazione con ogni paziente, e persino con lo stesso, curato in tempi diversi.
Questo concetto è bene evidente nel campo della scienza dell’alimentazione, anche se i nutrizionisti non se ne sono accorti. Infatti, la scienza della alimentazione o della nutrizione umana afferma che, per esempio, in base a precise sperimentazioni e dati oggettivi, un certo alimento produce effetti benefici sull’organismo. Tuttavia, medici, dietologi e nutrizionisti non spiegano come mai quello stesso alimento produce effetti diversi su soggetti diversi, e mentre può essere benefico per qualcuno, produce effetti indesiderati, allergie o reazioni avverse in altri.
Quindi, solo una scienza miope può davvero pensare di applicare agli esseri umani gli stessi dati di conoscenza, senza rendersi conto che ogni caso è diverso, e che la cura delle persone, a differenza della manutenzione delle motociclette, richiede un approccio olistico, e non solo scientifico.
In ambito scientifico, infatti, una volta individuate le leggi, si passa ad indagare sul perché della regolarità che esse esprimono. Si formulano allora delle ipotesi che hanno lo scopo di spiegare, in modo chiaro e non contraddittorio, i fatti osservati, lasciandone eventualmente prevedere degli altri da verificare in un secondo tempo. L’osservazione e l’esperimento rappresentano quindi sia il momento iniziale sia quello finale del lavoro dello scienziato.
Oggi grande importanza assumono i modelli matematici astratti i quali, senza conferire all’oggetto di studio un valore di rappresentazione concreta della realtà, sono in grado tuttavia di calcolare con esattezza come dovrebbero evolvere determinati fenomeni.
La efficacia pratica da essi dimostrata, grazie anche alle possibilità forniteci dai computer capaci di eseguire con estrema rapidità lunghissimi e complicatissimi calcoli, ha indotto alcuni studiosi a considerare i modelli matematici come i soli provvisti di autentica dignità scientifica.
Si è giunti, quindi, all’avvento delle scienze umane basate sulla elaborazione di dati statistici tramite computer. Già da alcuni anni tutte le dietiste non elaborano più le diete per i pazienti, ma le lasciano elaborare e stampare dai loro programmi informatici, limitandosi ad inserire i dati del paziente.
La nutraceutica, la ricerca genetica o anche quella sulla attività e la salute del microbiota, con l’ausilio indispensabile del computer, stanno per restituirci diagnosi e valutazioni sul nostro stato di salute sempre più raffinate e sofisticate. Ciò permetterà di trasformare gli esseri umani in macchine al servizio della medicina, in quanto gli esseri umani (i cui organi difettosi saranno sostituiti come pezzi di ricambio), non dovranno nè potranno più dover fare scelte nella loro vita, di nessun tipo.
Un computer stabilirà in maniera scientifica quali scuole il bambino dovrà frequentare e quale professione svolgere, in base ai dati del suo codice genetico, la funzionalità del suo cervello, il suo Q.I. e il suo profilo psicologico; tutti noi potremo andare al ristorante senza dover fare quelle noiose scelte sul menù, perché un computer, analizzando la nostra impronta costituzionale, fisiologica e di personalità (racchiusa in un chip impiantato sottopelle) deciderà al posto nostro che cosa e quanto possiamo mangiare, in relazione alle esigenze del nostro organismo, non alle nostre.
L’evoluzione scientifica va in questa direzione, quella naturopatica va da tutt’altra parte. Certo, la prima garantirà una vita più lunga e in salute, ma viene spontaneo chiedersi se davvero essa potrebbe qualificarsi come “vita” e non come semplice “funzionamento”.


