Prevenzione e consulenza del benessere
La prevenzione è termine che in naturopatia tradizionale viene da sempre utilizzato per definire una delle principali attività del naturopata. In realtà, in materia di salute, la prevenzione è esclusiva competenza medica, per cui è necessario che si comprenda molto bene quando tale attività configura abuso della professione medica (come avviene in naturopatia tradizionale) e quando, invece, il termine prevenzione si riferisce una legittima attività di consulenza del benessere. Il consulente professionista del benessere non utilizza mai il termine prevenzione, ma quello più appropriato e legittimo di promozione del benessere, perché in materia di salute e benessere il termine prevenzione è necessariamente legato a quello di alterazione dello stato di salute e il consulente del benessere si occupa di qualità della vita e mai di malattie, nemmeno in prevenzione.
Se si forniscono a una persona informazioni, consigli o suggerimenti che siano esplicitamente e specificamente rivolti a prevenire o ridurre le probabilità di insorgenza di una malattia specifica (magari sulla base della dichiarata familiarità con la stessa da parte del paziente) o di determinate categorie di malattie, la prevenzione è un atto medico a tutti gli effetti.
Se, invece, per prevenzione si intende, con termine più appropriato, una attività responsabile e consapevole di presa in carico della propria salute, e se le informazioni oggetto della consulenza non si riferiscono ad atti, cure e rimedi utili per contrastare in qualche modo una patologia, allora ci si trova di fronte a una tipica consulenza del benessere, la quale ha lo scopo di rendere la persona più consapevole della necessità di prendersi cura di sé dal punto di vista del miglioramento della qualità della vita.
In pratica: se si suggerisce il consumo di determinati alimenti o l’assunzione di determinati rimedi, integratori nutrizionali od erboristici, in quanto la persona soffre di una determinata patologia e vuole prevenirne l’aggravamento, o se tali suggerimenti sono rivolti a contrastare la possibile insorgenza di una malattia o categoria di malattie (si pensi alle malattie degenerative tumorali) in base al contenuto, in tali alimenti o rimedi, di specifici principi attivi o sostanze utili per combattere tali patologie, allora l’atto è un atto medico e chi lo compie va incontro al reato di abuso della professione medica. Ciò vale per i classici suggerimenti alimentari relativi ai cibi aventi proprietà antiossidanti, o di ” rinforzo del sistema immunitario” o antinfiammatori, ecc.
Ciò è tanto più evidente se tali suggerimenti costituiscono il nucleo della consulenza prestata e se l’attività svolta dal naturopata è continuativa.
Al contrario, se i suggerimenti sono in realtà una informazione su basi scientifiche che aiuti la persona a informarsi ( e non semplicemente a seguire pedissequamente i suggerimenti che le sono stati forniti) circa le proprietà degli alimenti, da scegliere in relazione a gusti, preferenze individuali da rapportare a una corretta, sana e variata alimentazione che prescinda dalla finalità di prevenire patologie, allora questa è la consulenza in materia di benessere che è pienamente legittima, tanto più se, come le nostre scuole insegnano, qualsiasi informazione che venga fornita sia, per precauzione, corredata della raccomandazione a sottoporla all’esame e alla valutazione del medico.
S ricordi che i suggerimenti in materia alimentare e nutrizionale sono dati medici a tutti gli effetti (la Sesta Sezione penale della Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20281/17 (pubblicata in data 28 aprile 2017), ha affermato che anche l’attività consistente nel fornire suggerimenti alimentari, se esercitata da soggetti sprovvisti di titoli abilitanti, come quella di dietista o biologo, è suscettibile di sanzione penale, per “esercizio abusivo della professione” proprio per le possibili ricadute nei confronti degli utenti.).
Se tali suggerimenti hanno lo scopo di prevenire patologie, o se essi entrano all’interno di un programma di stile di vita orientato a prevenire patologie cui la persona sia eventualmente predisposta, essi costituiscono abuso della professione medica, perché ciò presuppone una sorta di diagnosi e costituisce una attività di prevenzione medica.
Quindi, se si suggerisce al cliente il consumo, per esempio, di crocifere per il loro contenuto di molecole utili per prevenire malattie tumorali, si sta compiendo un atto medico.
Se, invece, si informa la persona sulle proprietà di tutti gli alimenti, e la si introduce alla conoscenza di vari regimi dietetici e del significato dell’alimentazione e dei singoli alimenti in chiave psicosomatica, allora non si sta facendo prevenzione, ma informazione scientifica e formazione al benessere. L’attività del consulente del benessere non avrà maiper oggetto, quindi, prevenzione e cura di alterazioni dello stato di salute, ma un programma di promozione dello stile di vita che prescinde da esse, all’interno di un programma alimentare che la persona elaborerà autonomamente e sempre sotto la valutazione del medico curante, programma all’interno del quale le crocifere rientrano in quanto alimenti sani e utili per la salute e il benessere del corpo.
Perchè la consulenza del benessere possa essere qualificata come tale, tuttavia, è ancora necessario che non si mascheri, sotto la forma di consulenza “naturopatica”sulla qualità della vita, una attività di suggerimenti dietetici e di rimedi o integratori. Il consulente del benessere deve aiutare il cliente a conoscere se stesso in modo da rendere più facile sia l’individuazione dello stile di vita più appropriato alla sua personalità, sia per mettere eventualmente il medico in condizione di aiutarlo meglio a prevenire e curare eventuali patologie. Ma l’attività di consulenza, a differenza di quella di naturopati, operatori olistici e nutrizionisti, è una attività di formazione che presuppone attività e non passività nel cliente. Quest’ultimo deve impegnarsi a studiare, a informarsi, a tenersi aggiornato, a leggere le etichette di ciò che consuma e a conoscere pro e contro di tutte le sue scelte. Questa è una attività positiva, propositiva, costruttiva, a differenza di quella passiva del paziente del medico o del naturopata.
