Replica della società Guna al nostro articolo sull’inganno dell’omeopatia.
Pubblichiamo volentieri, integralmente, la richiesta di rettifica della società Guna relativa al nostro articolo visibile alla pagina (e la ringraziamo per la sua cortese richiesta di precisazione, assolutamente legittima e benvenuta):
Di seguito ad essa, le nostre considerazioni in merito.
Ringraziamo la redazione del Vostro sito per aver acconsentito a pubblicare questa nostra precisazione in ordine al vostro articolo “Le prove scientifiche incontrovertibili dell’efficacia dell’omeopatia: dimostriamo l’inganno”, articolo l’identità del cui autore è sconosciuta. Contrariamente a quanto da Voi sotteso, la nostra azienda non ha mai promosso ne promuoverà mai azioni legali o di diffida verso chi liberamente esprime le proprie opinioni sul web: l’unico nostro interesse è di rappresentarvi una realtà “altra”, quella degli oltre 11 milioni di italiani che utilizzano con successo farmaci non convenzionali per curare e soprattutto prevenire malattie, e soprattutto quella dei 20.000 medici iscritti all’Albo che – con un saggio atteggiamento “complementare” – li prescrivono.
Il vostro articolo è però gravato di molte inesattezze, tanto da farne più che un lavoro di approfondimento giornalistico una presa di posizione squisitamente ideologica, che esula da dati di esperienza clinica. Vi dimostriamo il perché.
Il volume “Omeopatia-Omotossicologia. Le prove scientifiche dell’efficacia” nella parte di analisi sinottica raccoglie 13 studi e non 12 come riportato erroneamente. Il volume è stampato a spese della divisione editoriale di GUNA, e questo è dichiarato con chiarezza, ma è elaborato integralmente dall’AIOT, Associazione Medica Italiana di Omotossicologia, attualmente la più rappresentativa a livello nazionale nel campo della Medicina Omotossicologica ed Omeopatica, che, oltre ad essere impegnata nella ricerca, ha contribuito alla formazione di oltre 15.000 medici e 5.000 farmacisti Italiani. Inoltre, dedicate tutto l’articolo a contestare uno studio specifico: viene da chiedersi come mai vi siate soffermati su questo solo lavoro, dimenticando gli altri 200 citati nel volume, parte più significativa di quasi 950 lavori esaminati.
Lo studio da Voi criticato si riferisce al trattamento di gonartrosi e non prevede il controllo con gruppi placebo, semplicemente perché l’uso del prodotto omotossicologico è confrontato con l’Hyalart (acido jaluronico), farmaco allopatico la cui efficacia terapeutica nella terapia della gonartrosi è stata dimostrata attraverso studi clinici controllati ed è accettata a livello internazionale, cosa che rende del tutto superato il controllo vs placebo (peraltro ben poco etico in una patologia invalidante come la gonartrosi primaria: significherebbe lasciare i pazienti del gruppo di controllo senza una terapia adeguata).
Anche la mancanza di doppio cieco, a una lettura non falsata da malizia, è più che comprensibile, e la si deve a una precauzione utile a non rischiare di falsare l’esito dello studio: sia il medico arruolato sia il paziente, infatti, grazie alle evidentissime differenze delle caratteristiche organolettiche dei 2 preparati oggetto di studio avrebbero facilmente identificato a priori sia l’uno che l’altro, condizionandone probabilmente il risultato.
In merito alle testate scientifiche stupirà sapere che “Orthopädische Praxis” è una rivista a carattere squisitamente ortopedico molto popolare e apprezzata dagli specialisti ortopedici di lingua tedesca, soprattutto in Germania, paese in cui la ricerca in Ortopedia è molto avanzata. Ma forse stupirà ancora di più sapere che se non ci sono state altre testate scientifiche a ripubblicare lo studio questo lo si deve al fatto nessuna rivista medico-scientifica – com’è noto – pubblica ciò che è già stato pubblicato, a meno che non si tratti di semplice traduzione.
Ai lettori più smaliziati precisiamo che lo Zeel® T è un farmaco prodotto dalla tedesca HEEL e distribuito in Italia da Guna. Guna peraltro – contrariamente a quanto Voi affermate – non è affatto presente commercialmente in Germania o Austria. Inoltre il lavoro clinico sullo Zeel® T è stato realizzato nel paese teutonico semplicemente perché il farmaco viene in quella nazionale utilizzato con successo da oltre 50 anni.
Ancora: non si comprende come mai i 103 pazienti che hanno portato a termine il trial non siano sufficienti a dimostrare l’efficacia del prodotto, dato che 57 casi di gonartrosi primaria trattati con Zeel® T fiale rappresentano una casistica il cui numero va oltre le attuali metodologie “Golden Standard”.
Per non parlare della diversa posologia tra farmaci omeopatici e allopatici: essa è propria della natura del farmaco stesso e non può pertanto esserci un’equivalenza quantitativa. Fermo restando che in omeopatia non è importante la “quantità” somministrata” quanto piuttosto la frequenza di somministrazione, l’equivalenza sussiste ed è data dal periodo di cura totale con i due medicinali: le indicazioni di dosaggio vengono date dai produttori, che piaccia o no, e da nessun altro, e questo è vero per i farmaci omeopatici come per quelli allopatici.
Sempre sui dosaggi, quelli riportati dal Vostro articolo poi non sono neppure corretti, in quanto Zeel® T fiale è stato iniettato in ciascun paziente per un totale di 10 volte (non di 100!) e Hyalart per un totale di 5 volte (non di 25!).
C’è poi un’affermazione del vostro redattore, in merito alla finalità dello studio, che sarebbe “solo di non inferiorità “ del rimedio rispetto al farmaco: la non inferiorità di un farmaco low dose vs il corrispondente allopatico di riferimento (Hyalart è il farmaco di riferimento per la terapia della gonalgia primaria!) indica uguaglianza terapeutica, e non ci pare affatto poca cosa, se consideriamo che il farmaco low dose è del tutto privo di effetti collaterali.
Poco oltre, in merito all’Arnica Montana, la presenza di tracce ponderali di principio attivo metterebbe a Vostro dire in discussione l’intera medicina omeopatica, ma nessuno ha mai sostenuto che l’effetto dell’Arnica si esplichi secondo il principio omeopatico del simile. Inoltre le minime quantità presenti si riferiscono all’estratto della pianta (diluizioni decimali) in cui i principi attivi sono presenti in misura ancor più ridotta. Arnica montana, comunque, è solo 1 dei 14 componenti di Zeel® T, uno dei medicinali low dose più venduti al mondo e presente sul mercato da più di 50 anni. Si osservi inoltre che l’autore del vostro articolo potrebbe – se fosse in buona fede – risolvere facilmente il proprio dilemma sulla definizione di farmaco omeopatico o allopatico da attribuire allo Zeel® T se sapesse che le diluizioni degli unitari componenti Zeel® T fiale sono pubblicate in “Ordinatio Antihomotoxica et Materia Medica”, che non espone medicinali omeopatici classici, bensì omotossicologici complessi in diluizione. Rileviamo anche una contraddizione profonda in quanto espresso dall’autore sulle proprietà anti infiammatorie dell’Arnica quando usata in dosi massicce, secondo il principio allopatico, senza che si interroghi sul perché le stesse proprietà agiscano anche dosi bassissime come succede in omeopatia…
L’accusa poi di “pratica magica” rivolta ironicamente alla Dinamizzazione (il trattamento al quale vengono sottoposti i farmaci omeopatici e omotossicologici nella fase di produzione) rende infine carta straccia il lavoro di tanti illustri fisici – quali quelli che fanno capo all’equipe del Premio Nobel per la Medicina Luc Montagnier – che stanno lavorando per comprendere come la Dinamizzazione permetta al principio attivo diluito nell’acqua di mantenere efficacia anche qualora esso sia contenuto in misura infinitesimale. Peraltro, anche la ricerca su Pulmonary sull’efficacia di low dose medicine nel trattamento di asma allergico nei topi (sui quali è ovviamente impossibile riscontrare effetto placebo) portata a buon fine dall’equipe del Prof. Rumio dell’Università di Milano conferma la funzionalità di prodotti diluiti e dinamizzati, a fronte dell’inefficacia di prodotti diluiti e non dinamizzati
Infine, sia nell’articolo originale che nella traduzione italiana (La Medicina Biologica, 1997/2; 11-16) gli autori sono indicati anche secondo i propri titoli accademici e/o mansioni professionali: uno di essi, il Dr. H. Metelmann è ricercatore c/o la Biologische Heilmittel della Heel GmbH di Baden Baden. Il dato è pubblicato ed evidenziato, non è stato nascosto od omesso come voi surrettiziamente e maliziosamente vorreste dare ad intendere!
Potremmo discutere ancora a lungo sulle inesattezze della Vostra presa di posizione come anche sull’efficacia o meno del paradigma medico non convenzionale, ma in conclusione ci piacerebbe immaginare una discussione basata su un onesto e schietto confronto di competenze, e non una discussione ridotta a mero e improduttivo scontro ideologico. Non possiamo che augurarci che in futuro questi temi possano essere affrontati con maggior cognizione di causa: come speriamo di aver reso evidente con questa nostra risposta, un’analisi superficiale mal si presta alla disamina di temi delicati quali quelli che riguardano la salute dei pazienti.
Da parte nostra confermiamo la piena disponibilità al dialogo, e cogliamo l’occasione per invitare tutti i medici interessati all’argomento a visitare il nuovo portale www.pro.guna.it sviluppato proprio per condividere con i professionisti della salute le ricerche scientifiche di più recente pubblicazione: riteniamo infatti che solo al medico competa l’analisi delle strategie terapeutiche più idonee per tutelare la salute del proprio paziente, a volte allopatiche, a volte non convenzionali, a volte le une e le altre in armonica sinergia.
Grazie per il tempo che avete dedicato a leggere questa nostra replica.
La società Guna è, in quanto azienda di produzione e di commercializzazione di prodotti, una azienda sulla cui correttezza, onestà, trasparenza, rispetto per la normativa, compresa quella fiscale, non ci è mai passato per la testa di sollevare il minimo dubbio, neppure diluito infinitesimamente. Logico che essa difenda il suo prestigio, la sua immagine e anche la sua produzione e attività commerciale, contro le quali, ripetiamo, non abbiamo nulla. Ci siamo limitati soltanto ad osservare che affermazioni straordinarie richiedono prove straordinarie e che gli studi pubblicati nell’opuscolo da essa edito non presentano queste caratteristiche. Dopodiché, dovendo vendere prodotti omeopatici, essa farà tutto il possibile, nel pieno rispetto del lecito, ovviamente, per difendere la sua fonte di esistenza, e cioè il fatturato che essa produce con la vendita di prodotti omeopatici. La nostra, invece, è solo una piccola associazione di persone libere, che non devono a tutti i costi difendere alcunché, e sono in attesa da decenni che qualcuno li convinca, con la logica e i dati, che l’omeopatia non è una straordinaria bufala che illude da due secoli persone troppo sprovvedute per accorgersi della sua inconsistenza come pratica medica. Restiamo dell’idea, forse blasfema, che se Dio esistesse, semplicemente si mostrerebbe in maniera incontrovertibile. Così continuiamo a pensare che se l’omeopatia fosse efficace, semplicemente avrebbe soppiantato da due secoli i corrispondenti farmaci allopatici, così carichi di dannosi effetti collaterali. Apprezziamo molto il tono pacato e molto rispettoso con cui ci è stata richiesta questa precisazione, che pubblichiamo immediatamente, e i responsabili della Guna ci perdoneranno se, secondo la nostra personalità, priva di supponenza e cattiveria, ci permettiamo di esprimere le nostre idee con un tono spesso dissacratorio, provocatorio e ironico. Nulla di personale, insomma.
Ci rendiamo conto che la lettura del nostro articolo, la replica e la controreplica siano adatte solo agli addetti ai lavori.
Cercheremo di riassumere i termini della questione. Da anni la nostra associazione diffonde una idea della salute legata alla consapevolezza della necessità di adottare stili di vita sani e adattivi verso il cambiamento tramite la correzione dello stile di vita e dell’atteggiamento mentale, anziché il ricorso indiscriminato a farmaci di qualsiasi tipo.
Tra di essi, però, quelli omeopatici sono, non solo a nostro parere, quanto di più contrario al rispetto per il buon senso, il metodo scientifico e l’intelligenza dei consumatori. Abbiamo in particolare criticato un opuscolo della Guna, società che produce e vende, tra l’altro, prodotti omeopatici, la quale da anni continua a proporre una martellante pubblicità circa l’esistenza di prove incontrovertibili dell’efficacia scientificamente dimostrata dell’omeopatia. Tra di esse spiccano dodici studi ritenuti dall’azienda in questione particolarmente rappresentativi della categoria “prove incontrovertibili dell’efficacia dell’omeopatia”. Poiché essi si riferiscono tutti a patologie lievi, dal decorso fluttuante, e comunque poco significative per la salute dell’umanità, abbiamo analizzato, più in particolare, il primo di questi studi, riscontrando tali e tante difformità rispetto alle regole della sperimentazione scientifica, da farci pensare che anche tutti gli altri fossero dello stesso tenore. La Guna ha voluto replicare, e abbiamo pubblicato la sua replica ben volentieri (e lo faremo sempre, naturalmente). Si osservi come, non essendo seguaci professionali dell’omeopatia e di altre pratiche magiche, abbiamo certamente affermato alcune inesattezze, di cui ci scusiamo. La replica della Guna, invece, non ammette alcuna deviazione rispetto alla fede nell’omeopatia. Tutto quello che abbiamo scritto, ma proprio tutto, è per usare l’eufemismo della Guna, inesatto; tutto quello che la Guna afferma, invece , è aderente allo spirito del verbo divino, a non ammette cedimenti e ammissioni di inesattezze, incongruenze, affermazioni azzardate.
Essa ci conferma tutto quello che avevamo sostenuto, con una supponenza cui peraltro siamo abituati, ribadendo, più o meno consapevolmente, come tutto lo studio sia viziato da tali e tanti errori metodologici, e non solo, da rendere la sua pubblicazione, per chi voglia tutelare la propria immagine, una impresa suicida. Ribadiamo che lo studio in questione non è mai stato citato da nessuna rivista scientifica di rilievo internazionale, tranne che dalla rivista edita dalla società Guna.
Lasciamo comunque al lettore il compito di giudicare.
Infatti, ecco in sintesi quanto emerge dalla replica della Guna:
- La Guna si assume il diritto di rappresentare, con la sua replica, il punto di vista di 11 milioni di cittadini i quali sarebbero tutti, consapevolmente e con cognizione di causa, sostenitori delle medicine alternative e dell’omeopatia. In base a quali dati, non ci è dato sapere. Grave, per un ufficio stampa, e ancora più grave arrogarsi il diritto di rappresentare consumatori che non sono per nulla portatori di una verità altra, fino a prova contraria.
- dalla replica emerge che la Guna considera assolutamente equivalenti i farmaci omeopatici e gli omotossicologici, tant’è vero che non si premura di qualificare il farmaco e lo inserisce all’interno di quelli indifferentemente testati come farmaci omeopatici e omotossicologici. Il che è evidentemente una dimostrazione di illusionismo terapeutico. Infatti, uno stesso rimedio, per esempio Arnica montana alla sesta diluizione decimale, può essere considerato indifferentemente farmaco allopatico se lo si considera un fitoterapico molto diluito; un omeopatico, se lo si utilizza secondo la regola del simile; un omotossicologico se lo si considera un rimedio allopatico omeopatizzato (una assurdità tutta da dimostrare); nel caso specifico, non si vede perchè il rimedio debba essere considerato omotossicologico, e cioè in base a quali principi noti alla scienza, e come sia possibile che medici allopatici come sono gli omeopati possano prescrivere, spesso all’interno dello stesso rimedio, un farmaco convenzionale allopatico insieme a un omeopatico (che cura in base a un principio opposto) e anche un omotossicologico (che cura in base a un principio talvolta simile, talvolta opposto a quello omeopatico). Ripetiamo: si tratta a nostro parere di giochi di illusionismo terapeutico utili nella pratica di ciarlatani e imbonitori per confondere le idee del prossimo.
- Il volume (secondo noi un’opuscolo) riporterebbe, secondo la Guna, tredici studi e non dodici, come da noi dichiarato. Abbiamo provveduto a riportare su questa nostro articolo la pagina del sito della Guna in cui compare, come chiunque può osservare, l’elenco di dodici e non tredici studi. Grave, per un Ufficio stampa.
- Non si comprende quale possa essere, in ogni caso, l’importanza di una precisazione circa il numero di tredici anziché dodici studi. Anzi, forse, dodici studi mal condotti danneggiano l’immagine già danneggiata dell’omeopatia meno di tredici.
- Poiché il tema in questione era l’efficacia dell’omeopatia, la citazione relativa alla formazione a medici e farmacisti condotta dalla Guna è assolutamente ininfluente, e suona solo come poco elegante pratica pubblicitaria.
- Poiché la nostra è una associazione di persone libere, non stipendiate, come, pensiamo, nel caso dell’autore della replica, da nessun azienda, non abbiamo nessun rapporto di sudditanza e di dipendenza nei confronti di nessuno. Tra l’altro, abbiamo molto altro da fare che passare in rassegna i 200 o 950 altri studi citati dalla Guna, dal momento che noi, a differenza dell’autore dell’articolo, non siamo pagati da nessuno per compiere un lavoro lunghissimo e faticosissimo. In ogni caso, quando l’analisi di un solo studio mostra tali e tante violazioni dei principi del buon senso, del rispetto per il prossimo, per la ricerca scientifica seria, non ci sembra neppure un abile mossa strategica invitarci a procedere nell’analisi degli altri studi.
- Non ci risulta che i disegni di ricerca escludano il controllo con gruppo placebo quando si confronta un farmaco convenzionale con uno omeopatico. Se lo si fosse fatto, si sarebbe potuto osservare come il gruppo placebo presentava probabilmente valori simili a quelli del rimedio omeopatico.
- Il fatto che non si sia potuto adottare l’accorgimento standard del doppio cieco viene giustificato dalla possibilità di riconoscimento delle caratteristiche organolettiche dei due preparati: trattandosi di infiltrazioni al ginocchio, probabilmente questo significa che la scienza omeopatica ritiene che esistano papille gustative anche nel ginocchio degli esseri umani. L’omeopatia è fonte di continue sorprese.
- Anche se chi scrive non avesse studiato per cinque anni la lingua tedesca, non era particolarmente difficile comprendere come “Orthopädische Praxis” fosse una rivista specialistica in ortopedia. Quello che si contestava era il fatto che una delle prove, a livello mondiale, della efficacia incontrovertibile dell’omeopatia fosse pubblicata in tedesco su una rivista tedesca, a diffusione tedesca. Un po’ poco, per le roboanti dichiarazioni degli omeopati, dal momento che la ricerca scientifica si pubblica in inglese e in tutto il mondo.
- Ci sembra francamente piuttosto ridicolo che il farmaco in questione sia utilizzato con successo in Germania da oltre cinquant’anni. Non sapevamo che il “successo” fosse un criterio utilizzato in medicina scientifica, e neppure riusciamo a immaginare altro modo per misurarlo se non tramite il calcolo del fatturato da esso sviluppato nella sua vendita in Germania. Ma la scienza non dovrebbe fornire prive di efficacia, anziché suggerire successi di vendita?
- Accettiamo con cristiana pazienza le implicite insinuazioni circa la nostra ignoranza, alimentata, probabilmente, da una nostra intelligenza ben al di sotto della media, ma la replica conferma quello che avevamo segnalato, e cioè che tale studio sia stato pubblicato solo su una rivista tedesca e, guarda caso, dalla Guna, che commercializza i prodotti della azienda tedesca, produttrice del farmaco in questione in Italia). Quando uno studio dimostra l’indimostrabile, e cioè che da oggi i malati di tutto il mondo, per ora quelli di gonartrosi, almeno, possono fare a meno dei tossici farmaci convenzionali, perché possono ottenere lo stesso effetto con un farmaco privo di qualsiasi effetto indesiderato, ci si sarebbe aspettato che anche l’Almanacco Topolino, le riviste di motociclismo e di arti marziali pubblicassero questo articolo. Anzi, ci stupisce che tutte le televisioni del mondo non abbiano interrotto i loro programmi per permettere ai vari capi di governo di diffondere immediatamente al mondo la straordinaria notizia. Invece, dal 1996, nulla, proprio nulla.
- Chiediamo scusa per non aver chiarito come la società Guna, che edita il “volume” in questione, non ha sedi in Germania. In cambio, le ha la società Heel, i cui prodotti essa distribuisce in esclusiva in Italia. Quanto questa precisazione fosse importante per difendere la tesi dell’efficacia dell’omeopatia, e delle prove incontrovertibili di essa, non ci è chiaro ancora adesso. Ma, non essendo credenti seguaci dell’omeopatia, comprendiamo di essere ritardati mentalmente. Prima o poi ci arriveremo anche noi.
- L’equivalenza cui ci riferivamo, a una attenta e non maliziosa lettura, si riferiva al fatto che i criteri per confrontare i due farmaci, e quindi la loro equivalenza, sono stati ideati dagli autori della ricerca in base a considerazioni ignote. Per quale motivo il farmaco omeopatico, che agisce tramite una informazione immateriale, dovesse essere somministrato per infiltrazioni e non in gocce, con una frequenza quattro volte superiore al farmaco, non ci è chiaro. Salvo confermare il nostro sospetto, e cioè quello che le infiltrazioni avessero lo scopo di attivare una reazione endorfinica, indipendente dall’azione del farmaco.
- L’autore della replica ci tiene a precisare che, in quanto affetti da carenza dell’enzima che permette la digestione delle assurdità omeopatiche, non siamo probabilmente in grado di fare conteggi elementari circa il numero totale di infiltrazioni dei due farmaci. Siamo stati costretti a riportare la pagine del sito della Guna da cui risulta, ci sembra, che avevamo anche qui pienamente ragione. E dire che nessuno ci paga per dedicare così tanto tempo a cercare di aprire gli occhi dei consumatori su pratiche chiaramente inutili!
- Siamo poi assolutamente deliziati di sapere che il rimedio omeopatico vanta, a detta della Guna una assoluta equivalenza rispetto al farmaco convenzionale. Ci permettiamo di far osservare che ciò è evidentemente falso nei fatti, dal momento che in tutto il mondo si continua ad usare il farmaco convenzionale in misura enormemente superiore a quella di questo rimedio.
- Tutt’a un tratto, lo studio che doveva dimostrare l’efficacia dell’omeopatia diventa un o studio su un farmaco low dose. Probabilmente, una volta che si è diffusa l’evidenza dell’inefficacia dell’omeopata, i medici che non si rassegano a fare il loro mestiere e vogliono a tutti i costi utilizzare rimedi magici si sono portati verso un suo adattamento alle esigenze di mercato. Ora l’omeopatia viene mescolata con fitoterapia, omotossicologia, floriterapia, oligolitoterapia, omeosinergia, medicina antroposofica e, come dicevamo, tutto quanto fa spettacolo (si veda, in proposito :https://www.naturopatiatorino.org/omeopatia-e-omotossicologia-illusionismo-terapeutico-a-danno-dei-pazienti-uni-psi.html). Siamo certi, naturalmente, che sia possibile studiare il modo di produrre effetti di un farmaco a dosi molto inferiori a quelle oggi utilizzate (lo si è fatto, per esempio, con la pillola anticoncezionale) ma non si vede perché mescolare tanti rimedi che dovrebbero agire uno secondo il principio del simile e gli altri del contrario, e poi presentare il risultato finale come prova dell’efficacia dell’omeopatia.
- Ci interessa pochissimo sapere che il rimedio sia considerato omotossicologico e non omeopatico: ma perché non specificarlo, avvisando, quindi, che il volume non raccoglie i casi di prove dell’efficacia dell’omeopatia, ma quelle della omotossicologia, e basta? In pratica, la Guna ci vuole far sapere che il rimedio da essa utilizzato per dimostrare l’efficacia incontrovertibile dell’omeopatia non è un omeopatico, non ha nulla di omeopatico, e se anche lo avesse, quello che le interessa è l’azione della parte “low dose”. A noi sembrano, più che pratiche di ricerca farmacologica, pratiche commerciali pure e semplici. Anche perché, ci sembra evidente che quello che si vende, di tutte le pratiche magiche in commercio, è solo l’omeopatia, perché funziona benissimo al posto del placebo e permette enormi guadagni sul nulla. L‘omotossicologia e le sue infinite filiazioni, è invece un prodotto che non è mai decollato e che si vende pochissimo. Peccato, perché la presenza in esso di un minimo di principi attivi e la rinuncia alla magico pratica della cura col simile, qualche effetto potrebbe anche produrlo, purché non si pensi di utilizzarlo per malattie serie.
- Resta la conferma che il principio della dinamizzazione, da noi definito magico, è confermato come tale anche dall’autore della replica, il quale non può fare altro, come è tradizione tra gli omeopati, che fare riferimento a studi di persone serie, i quali, però non hanno nulla a che fare con quelli riportati dalla Guna. Se tali ingenui artifici dialettici non provenissero da seguaci della fede omeopatica, penseremmo a disonestà intellettuale, anzichè alla semplice ignoranza dei principi di base della dialettica e della logica. Sta di fatto che l’autore ammette che gli studi di Montagnier “stanno lavorando per comprendere…”. Il che significa che non lo si è ancora compreso. E allora, come è possibile che da due secoli gli omeopati utilizzino rimedi basati su un principio che essi ammettono debba ancora essere dimostrato, e parlino di prove incontrovertibili dell’efficacia dell’omeopatia? E perché citare a sostegno di essa, studi di fisica che, con l’efficacia dei rimedi omeopatici non hanno nulla a che fare?
- La Guna ci conferma che non esistono altri studi seri sugli effetti della dinamizzazione, perché riesce a citare solo uno studio condotto su alcuni topi (per gli omeopati, i topi sono equivalenti alle persone?), citando una ricerca “portata a buon fine”. In linguaggio scientifico, non esistono ricerche portate a buon fine, ma solo ricerche che abbiano portato a risultati significativi. Quando lo studio preliminare sui topi citato, dopo il necessario decennio di sperimentazioni cliniche, porterà a un farmaco efficace anche sull’uomo, ne riparleremo. Citare ora questo studio, a sostegno dell’efficacia dell’omeopatia è francamente una presa in giro.
- Siamo lieti che, come ciliegina sulla torta, la Guna ci confermi quello che era solo un sospetto relativo a un dato che ci era sfuggito, ma che, guarda caso, trova conferma: almeno uno degli autori dello studio, personaggi che non ambiscono al Nobel, nonostante l’importanza attribuita dalla Guna a questo studio, è un dipendente al servizio della società che produce il farmaco in questione. Non ci sembra di dovere aggiungere nulla.
In conclusione, restiamo tutti col fiato sospeso in attesa di sapere che fine abbia fatto la scoperta che emerge in maniera così inequivocabile da questo studio; ci piacerebbe sapere come mai non sia stato replicato; quali sono le condizioni di quegli stessi pazienti a distanza di tempo (pratica poco di moda in omeopatia, e invece assolutamente imposta dal buon senso e dalle regole della ricerca scientifica); come mai il farmaco in questione ha un certo “successo” nei paesi dove esiste una rete commerciale che lo pubblicizza tramite medici e farmacisti, ma che, nonostante questo, non solo non esiste praticamente in altre parti del mondo (dove le persone soffrono anch’esse di gonatrtrosi), ma resta anche un farmaco di nicchia, rispetto a quello convenzionale, nonostante gli sforzi commerciali e pubblicitari per diffonderne il consumo. Bè, se gli studi che ne confermano l’efficacia sono questi….
Ci permettiamo soltanto di fare osservare come consideriamo offensivo per l’intelligenza del lettore che una società, sufficientemente ricca da essere dotata di un Ufficio Stampa, si permetta di prendere in giro il prossimo suggerendo che il suo unico interesse sia quello di esporre, a quanto pare, a persone poco intelligenti e ignoranti, un altro punto di vista, e di arrogarsi il diritto di rappresentare le opinioni di 11 milioni di italiani (oltretutto, con la supponenza di pensare che i loro interlocutori vivano fuori dal mondo e non conoscano il punto di vista che contestano). Forse questa società pensa davvero che a nessuno venga in mente che il suo principale interesse è quello di vendere i suoi prodotti e di difendere il suo fatturato dal discredito argomentato che su di essi gettano persone che non ne possono più di essere prese in giro? Non riescono, gli omeopati, ad immaginare che sia possibile che la maggioranza della popolazione mondiale non usi l’omeopatia perchè la considera inutile, e non perchè è limitata intellettivamente?
Naturalmente, le nostre considerazioni, come più volte abbiamo ricordato, non sono rivolte a chi ha fatto della fede in una pseudoscienza la ragione della propria vita, e solo uno stupido potrebbe pensare che un azienda che vende un certo tipo di prodotto possa mai prendere seriamente in considerazione anche solo una critica portata non all’azienda, ma all’efficacia del prodotto in sè. I nostri articoli sono rivolti a persone libere, che non debbano credere in nulla, e non a coloro che devono credere a tutti i costi in una fede. Persino la replica al nostro articolo ne è la riprova: quando nulla, ma proprio nulla delle decine di nostre affermazioni trovano riscontro, essendo tutte bollate con l’antico artificio dialettico di “ideologismo”, la questione del confronto si chiude, ovviamente. Questo è il motivo per cui la scienza medica non si occupa neppure di contestare le fantasie omeopatiche e mostra una straordinaria indifferenza verso l’omeopatia, come per tutte le pratiche magiche. Noi ce ne occupiamo soltanto perché il lavoro psicologico, di counseling e di relazione di aiuto, richiede la conoscenza delle modalità anomale di utilizzare l’inferenza umana, e gli omeopati ci offrono gli esempi migliori.
A conferma della nostra affermazione, secondo cui ci si trova di fronte a casi in cui si abbandona (pur restando convinti di aderire ad esso) il ricorso al pensiero logico-scientifico e si adotta quello magico infantile, facciamo osservare come i dati forniti dagli omeopati, e che li riguardano, sono completamente diversi tra loro. Come i bambini, giocano anche sui dati! Nella replica della Guna, infatti, si legge: “l’unico nostro interesse è di rappresentarvi una realtà “altra”, quella degli oltre 11 milioni di italiani che utilizzano con successo farmaci non convenzionali per curare e soprattutto prevenire malattie, e soprattutto quella dei 20.000 medici iscritti all’Albo che – con un saggio atteggiamento “complementare” – li prescrivono”. A prescindere dalla intollerabile supponenza con cui gli omeopati vorrebbero aprire gli occhi agli infedeli, si legga quanto i colleghi omeopati della Società Italiana di omeopatia e Medicina integrata riferiscono circa la solita diffusione dell’omeopatia: “L’omeopatia è una metodica clinico-terapeutica che ha una tradizione di quasi due secoli. Migliaia di medici l’hanno praticata e la praticano tutt’oggi e milioni di pazienti hanno avuto e continuano ad avere benefici dall’uso di questi farmaci in tutti i Paesi del mondo. Solo in Italia, che non è una nazione in cui si utilizza molto questa terapia, sono 7000 i medici che prescrivono rimedi omeopatici e l’8,2% della popolazione si cura con essi. Con un po’ di umiltà ogni medico potrebbe avvicinarsi ad una metodica che lo arricchirebbe e che potrebbe arrecare tanto sollievo ai suoi pazienti.(http://www.siomi.it/faq.htm#4.).
Si osserverà che la strategia dialettica è sempre la stessa, cioè sostenere la tesi dell’efficacia di una cura sulla base della sua diffusione e “gradimento” (come se si trattasse di una marca di birra, e non di farmaci) e non della sua efficacia, ma i dati forniti sono completamente diversi. Se la stessa coerenza e precisione viene adottata nella predisposizione di disegni di ricerca che vorrebbero confermare l’efficacia di queste cure “alternative”, sembra legittimo qualche dubbio circa la loro attendibilità. Il ricorso a inferenze scorrette e ad euristiche prive di fondamento è evidente nel riferimento all’argomento storico (chissà perchè una cura dovrebbe essere efficace solo perchè utlizzata da secoli: se questo fosse un argomento corretto, allora dovremmo seriamente prendere in considerazione pratiche come l’astrologia e la cartomanzia, dal momento che sono ancora più antiche e pià diffuse dell’omeopatia). Niente da fare, gli omeopati non si accorgono di copririsi di ridicolo con le loro stesse mani.
Purtroppo, ancora una volta, il dato fondamentale che tutti si aspettano, e cioè quello relativo alla misurazione dell’efficacia di questo “sollievo” continua a non essere fornito. Quello che ci viene fornito in abbondanza è il dato relativo alla completa inattendibilità di tutte le affermazioni degli omeopati, che non si accorgono neppure di contraddirsi tra loro, e non sono neppure in grado di mettersi d’accordo sui dati da fornire al pubblico, a sostegno propagandistico della loro attività.
E’ altresì davvero desolante osservare come gli argomenti a favore dell’omeopatia, e cioè solo quelli relativi alla sua diffusione e gradimento, siano gli stessi che gli astrologi e i cartomanti utilizzano a sostegno della loro pratica magica: anche l’astrologia si pratica da millenni e si diffonde sempre più, tra tutti gli strati della popolazione. Sono molti di più dei seguaci dell’omeopatia gli italiani che fanno ricorso a cure magiche e molti di più gli operatori del settore. L’unica differenza è che non la praticano i medici, e questa è l’unica fondamentale differenza tra le due pratiche.
Come sempre, invece di fornire dati di fatto, si continua ad arroccarsi sulle proprie posizioni e ad esordire con le solite, scontate affermazioni ricavate dal ricorso al pensiero magico, secondo cui chi non crede è condizionato ideologicamente, non ha una mente aperta, è ignorante, è superficiale, mentre gli omeopati, che credono, hanno dalla loro una massa di utenti e consumatori che è, tra l’altro, proporzionalmente sempre la stessa da due secoli, e che, notoriamente, usa l’omeopatia senza conoscerne i principi e solo in alternativa o sinergia al farmaco allopatico, per patologie che tendono a risolversi da sole, o a non risolversi, come nel caso della gonartrosi, di cui all’articolo in questione. Quindi, se il nostro condizionamento ideologico non ci impedisce di ragionare, abbiamo di fronte la prova incontrovertibile dell’efficacia di un rimedio omeopatico pari a quella del farmaco allopatico. Quindi, secondo la logica, nessuno più al mondo utilizza dal 1996 il farmaco allopatico, costoso, gravato di effetti collaterali, e sostituibile da un rimedio facile, economico, privo di effetti collaterali, di cui abbiamo anche la prova incontrovertibile della sua efficacia. Ci sarà ancora qualche reazionario tradizionalista, tra i medici e gli ortopedici in particolare, che continua a prescrivere farmaci allopatici? la logica lo escluderebbe. Eppure….
Invitiamo quindi i lettori, liberi da condizionamenti ideologici, a osservare come la stessa replica si basi, innanzitutto, sull’argomento ingannevole tanto caro agli omeopati: ancora una volta, con ossessiva monotonia, si cerca di accreditare l’efficacia della pratica non attraverso la dimostrazione della sua efficacia, che ancora manca, ma col solito, trito e ritrito argomento della diffusione di questa pseudomedicina. La quale resta sempre di nicchia da due secoli, e comunque ha una diffusione pari a quella della cugina astrologia. Anche l’astrologia, e il ricorso alla magia in genere, infatti, presenta la stessa diffusione dell’omeopatia, ma, forse perchè gli astrologi non sono medici e non hanno alle spalle società dai profitti miliardari come le aziende omeopatiche, nessuno di loro si sogna di pubblicare i numerosi studi sulla efficacia incontrovertibile della magia nella cura di tutte le malattie.
Sinceramente, non ci è chiaro l’accanimento con cui la Guna tiene a precisare di non essere l’autrice diretta degli studi in questione, cosa che non ci siamo mai sognati di pensare nè di scrivere. Che il nostro articolo sia gravato di molte inesattezze (come quella che gli studi effettuati sarebbero tredici e non dodici!!!) sembra dimostrare, nelle stesse parole utilizzate, che esso è o può essere, nella sostanza, assolutamente corretto, ricco di spunti di riflessione e di critiche, queste sì incontrovertibili, alla efficacia dell’omepatia, salvo, appunto, alcune inesattezze. Altrimenti, invece che di inesattezze, si sarebbe dovuto dimostrare, con dati e non con riferimenti autoreferenziali, l’efficacia di questi rimedi, come la scienza medica fa da decenni.
Dopodichè, con tutto il rispetto per il nostro gentilissimo interlocutore della società Guna, siamo costretti a lasciare al lettore la valutazione delle repliche, che, a nostro parere, non aggiungono nulla, se non alcune precisazioni assolutamente ininfluenti, al tema sollevato, e cioè che, come dimostra l’evidenza, continuano a mancare le prove dell’efficacia di questa medicina. In compenso, ci viene segnalato che gli studi cui noi ci riferiamo, non sono dodici ma tredici, e pubblichiamo, quindi, la pagina dell’opuscolo della Guna che riporta il numero di dodici, cui ci siamo riferiti. Comunque, è a chiunque evidente che, quando a sostegno dell’efficacia di una certa farmacologia alternativa, gli argomenti di discussione vertono su questi particolari, oltretutto sconfessati dall’evidenza, si conferma il principio secondo cui “contra principia negantem non est disputandum”.
La Guna ci conferma, in pratica, tutto quello che abbiamo scritto, salva la precisazione, che tale società ritiene rilevante, che lo studio cui ci riferiamo aveva per oggetto un farmaco che essa non produce ma commercializza. In effetti, senza precisarlo, ci siamo riferiti alla azienda tedesca che essa distribuisce in Italia. Ma la sostanza della inefficacia del farmaco non cambia. Tra l’altro, non ci siamo soffermati solo su questo articolo, il quale è un estratto del libro “Omeopatia, se la conosci la eviti” e che prosegue nell’analisi degli altri studi, tutti relativi a disturbi poco seri o per i quali il rimedio omeopatico non ha mai dimostrato, nella pratica, di essre almeno altrettanto efficace di quello allopatico. Incapaci di confrontarsi con la dura realtà dei fatti, e cioè che anche il farmaco in questione, alla prova dei fatti, resta un farmaco di nicchia, gli omeopati non sembrano turbati dall’evidenza del fatto che, dal 1996 ad oggi, nonostante il rimedio omeopatico che abbiamo preso come riferimento abbia dimostrato, ma solo secondo gli omeopati, la sua efficacia non inferiore al farmaco allpopatico, su una patologia che tende naturalmente ad essere fluctuating e su un solo campione di studio, non risulta che, nel mondo, o in nessun Paese al mondo, il relativo Ministero competente abbia dato indicazioni circa l’uso preferenziale di questo farmaco rispetto al corrispondente allopatico.
Coerente con quella che noi riteniamo una alterazione della percezione della realtà, è la solita affermazione secondo cui il farmaco omeopatico “è utilizzato con successo da oltre cinquant’anni in Germania”. Solo questa alterazione, a nostro parere, giustifica il fatto che persone sicuramente di intelligenza superiore alla nostra non comprendano che i farmaci non si usano con successo, ma sono efficaci o meno. Con successo si vendono libri o dischi, non farmaci.Se co fosse equivalenza tra succeso ed efficacia, il farmaco della Heel sarebbe utilizzato non con successo, ma con efficacia evidente, in tutto il mondo, e non solo, praticamente in Germania.
Ci dispiace essere apparsi maliziosi nell’insinuazione secondo cui la ricerca in questione presenta qualche conflitto di interessi evidente: peccato che avessimo ragione, dal momento che, almeno uno dei ricercatori è un dipendente della società che produce il farmaco in questione. Non è tollerabile, sotto il profilo etico, non mettere in evidenza questo fatto, il quale dimostra come le ricerche omeopatiche non possono essere prese seriamente in considerazione dalla comunità scientifica.
Ancora oggi, gli omeopati continuano ossessivamente a parlere di apprezzamento e di diffusione dell’omeopatia, ma non esiste ancora una sola malattia curata con pari efficacia dall’omeopatia rispetto alle cure tradizionali. Gli omeopati sono bravissimi nello scovare Ospedali in Bielorussia o cliniche in Guatemala che fanno largo uso dei loro rimedi, ma non si sono mai posti la domanda fondamentale, che metterebbe a rischio la loro coerenza cognitiva: ma se davvero i farmaci omeopatici sono efficaci almeno come gli allopatici, come mai da due secoli si diffonde la moda dell’omeopatia, ma non la cura di nessuna patologia con i farmaci omeopatici? Non saremmo tutti, ma proprio tutti più felici di curarci con farmaci che non costano nulla, privi di effetti collaterali, senza controindicazioni, non invasivi, e che, specialmente, producono gli stessi benefici dei famigerati farmaci allopatici? Inutile aspettarsi una risposta. Come sosteniamo da anni, quello che impedisce agli omeopati di confrontarsi con la realtà sono problemi psicologici di debolezza cognitiva. Pur non avendo nulla a che fare con la dignità e l’intelligenza di una persona, ammettere di essere psicologicamente deboli, tanto da rifugiriarsi nel culto di una antica farmacologia alternativa, non è facile.
Tra le inesattezze, siamo costretti ancora una volta a pubblicare proprio la pagina da cui abbiamo tratto i dati, a dimostrazione del fatto che, probabilmente, come sosteniamo da sempre, gli omeopati non sanno neppure quello che fanno: il lettore confronti la rettifica della Guna:
Sempre sui dosaggi, quelli riportati dal Vostro articolo poi non sono neppure corretti, in quanto Zeel® T fiale è stato iniettato in ciascun paziente per un totale di 10 volte (non di 100!) e Hyalart per un totale di 5 volte (non di 25!), con la pagina da cui abbiamo tratto i dati, e tragga le sue conclusioni. Se non fosse che le inesattezze che ci vengono imputate sono o ininfluenti, o persino scorrette, dovremmo riconoscere di essere stati superficiali e animati da spirito ideologico. Invece, lasciamo al lettore la valutazione dei dati e il giudizio finale. Naturalmente, per noi che non crediamo nell’omeopatia, cinque inflitrazioni una volta la settimana, con una durata dello studio di cinque settimane, fanno esattamente 25 , ma non siamo mai stati molto ferrati in questi complessi calcoli matematici, e siamo pronti a rettificare.
Poiché i pazienti erano informati circa la natura del farmaco che stavano assumendo, si presume che fossero anche, se non favorevoli, almeno possibilisti circa la sua efficacia (chi scrive, per esempio, non si sottoporrebbe di certo a una sperimentazione omeopatica), creando quindi i presupposti per un effetto placebo che, infatti, è dimostrato dall’equivalenza delle terapie a confronto. L’efficacia,infatti, come si rileva anche dalla pagina soprariportata, si riferisce a una valutazione soggettiva dei pazienti, e relativa a un dato non misurabile come il dolore o la sensazione di rigidità articolare. Un dato davvero troppo povero per essere preso in considerazione seriamente, figurarsi per assurgere a uno dei dodici (o tredici) studi sinottici riportati non da noi, ma dalla Guna, come dimostrazione dell’efficacia incontrovertibile dell’omeopatia.
Si osservi (è interessante sotto il profilo psicologico), la seguente affermazione dell’autore della replica:
Rileviamo anche una contraddizione profonda in quanto espresso dall’autore sulle proprietà anti infiammatorie dell’Arnica quando usata in dosi massicce, secondo il principio allopatico, senza che si interroghi sul perché le stesse proprietà agiscano anche dosi bassissime come succede in omeopatia…
Insomma, ripetiamo, l’omeopatia, di cui l’opuscolo contestato vorrebbe dimostrare l’efficacia, si basa, tra l’altro, sul principio del simile: se lo si vuole abbandonare in favore di quello della semplice diluizione, dimenticando la pratica magica della succussione (cioè lo scuotimento del rimedio) lo si faccia, ma si smetta di parlare di omeopatia. Ma è un altro aspetto che è interessantissimo sotto il rpofilo psicologico: osservate come gli omeopati non riescano a uscire dalla loro mentalità autoreferenziale: la medicina omeopatica funziona perchè i medici omeopati, sulle loro riviste omepatiche, lo sostengono. infatti, come al solito, si danno per scontati dati che sono di pura fantasia come il fatto che le stesse proprietà agiscano in dosi bassissime (ma non dovevano esere infinitesimali?) in omeopatia. Che confusione mentale!.
Insomma, abbiamo un rimedio sperimentato nel 1996, il quale a distanza ormai di sedici anni, non è mai stato oggetto di ulteriori sperimentazioni. Abbiamo scritto che lo studio viene pubblicato dalla società Guna, che ha un legittimo interesse commerciale (essendo la distributrice italiana del prodotto) a diffondere questo dato, il quale, però, non prova assolutamente nulla. Il rimedio è uno strano mix di fitoterapico, omeopatico e omotossicologico, ma viene presentato all’interno di una campagna pubblicitaria che vorrebbe dimostrare l’efficacia INCONTROVERTIBILE dell’omeopatia.
Esso, però, non rispetta i principi dell’omeopatia, e però ne dimostrerebbe l’efficacia anche perché, riducendo l’omeopatia all’uso di sostanze allopatiche fortemente diluite, anche un premio Nobel (non per la medicina omeopatica. A proposito, come mai non ne esistono?) sosterrebbe la necessità di incoraggiare studi sulle diluizioni dei farmaci non omeopatici. Meno male che il nostro mestiere è quello di indagare sui misteriosi percorsi della mente umana, perchè sfido chiunque a seguire questi contorsionismi omeopatici mantenendo la propria coerenza mentale.
Tornando allo studio in questione, la Guna ci conferma che lo studio è unico e mai ripetuto, che l’articolo è pubblicato solo su una rivista diffusa in Germania, e non nel resto del mondo, che comunque in Germania essa è diffusa (ma lo sanno, gli omeopati, che gli articoli scientifici devono essere scritti in inglese, e per avere un qualche peso, essere pubblicati o avere un impact factor a livello internazionale?) e che gli autori della sperimentazione sono persone rispettabili. C’era bisogno di questa precisazione? E dove stanno le nostre inesattezze?.
La mentalità omeopatica continua a giocare sulla autoreferenzialitò, essendo fondata sul pensiero magico-infantile: alla nostra considerazione che gli autori dello studio non sono certo luminari di livello mondiale, la Guna ci conferma il dato, ricordando che essi sono noti e apprezzati nel loro ambiete, Non si capisce in base a quale esenzione o privilegio, poi, i farmaci omeopatici non debbano essere sperimentati contro placebo (oggi i problemi etici ne limitano l’uso, ma all’epoca dell’articolo, questi problemi non erano così importanti, tant’è vero che esistono migliaia di studi di farmaci contro placebo, anche su quella patologia, aventi la stessa data dello studio in questione). Così come ci sembra che si faccia finta di non sapere che se è vero che cinquanta pazienti cui sia stato somministrato il farmaco sono un dato significativo, quello che non è accettabile è che il dato, così apparentemente eclatante, non sia stato confermato da numerose, evidenti, ulteriori sperimentazioni dello stesso preparato miracoloso, in altri Paesi, da parte di altri ricercatori, in condizioni controllate. La Guna ci conferma che il rimedio è presentato come prova dell’efficacia dell’omeopatia, ma non è omeopatico. Confonde la dinamizzazione con la diluizione, e continua a fare riferimenti ipotetici a ipotetici studi che confermerebbero, qualora venissero effettuati, non si sa che cosa.
E’ stato chiarito a tutti che il prof. Montagner, dopo i due premi Ignobel assegnati all’omeopata Benveniste, è invece un premio Nobel che non ha mai sostenuto nè l’efficacia nè il fondamento dell’omeopatia, ma si è occupato di semplici diluizioni, che col principio del simile (fondamentale, ma che quando non fa comodo gli omeopati tendono a dimenticare) non ha nulla a che fare. Il fatto che la dinamizzazione sia una pratica magica non è detto irinicamente: è un dato di fatto, dal momento che non esiste nessuno studio serio che comprovi l’efficacia di questa pratica, tranne uno sui topi che forse era meglio, per rispetto verso la ricerca scientifica, non citare. L’abitudine, pessima, di invocare personaggi che confermerebbero l’efficacia dell’omeopatia dall’alto dei loro titoli (il premio Nobel Montagnier) è un’altra pratica poco seria, perchè non esiste, nella maniera più assoluta, nessuno studio al mondo che dimostri e che trovi applicazione nella pratica relativo alla dinamizzazione omeopatica. Confondere la ricerca di base, ancora agli inizi, in questo settore, con le prove scientifiche dell’efficacia della pratica della dinamizzazione significa, come sempre, confondere quello che si desidera con la realtà dei fatti.
L’organizzazione mentale omeopatica segue strade tortuose: il fatto che, come l’autore della replica sostiene, esistono pochi studi che stanno cercando di dimostrare l’esistenza di un fenomeno significa che il fenomeno non è ancora dimostrato. Quindi, che cosa c’entra con la pratica omeopatica collaudata da due secoli il fatto che esistano sperimentazioni relative agli effetti di forti diluizioni che non hanno ancora dimostrato nulla, e tantomeno hanno avuto applicazioni pratiche? Perchè l’omeopatia non sospende la sua azione in attesa che queste dimostrazioni arrivino? Non è così che si comportano gli scienziati seri e specialmente i medici seri? Possibile che si sia così sprovveduti intellettualmente da non accorgersi che questo significa ammettere che l’omeopatia, da due secoli, agisce senza che esista ancora la dimostrazione della sua efficacia, per ammissione inconsapevole dei suoi stessi sostenitori?
Quando sarà dimostrata la leggenda della memoria dell’acqua, allora si potrà cominciare a verificare il suo effetto sulla cura omeopatica. Ma, fino ad allora, poichè essa non è stata ancora dimostrata, significa che l’omeopatia ha operato nella cura di patologie su una semplice ipotesi. E’ una pratica frequente tra gli omeopati e deontologicamente riprovevole, in mancanza di argomenti seri, quella di gettare fumo negli occhi, convinti che tutti siano completamente sprovveduti, tramite riferimenti impropri e ridicoli a ricerche appena abbozzate e disegnate in altri settori e poi dichiarando che esse confermano la pratica magica omeopatica. Ripetiamo, non esiste nessuna dimostrazione scientifica che permetta di convalidare la pratica omeopatica della dinamizzazione, anche perchè, anche se si fa finta di non saperlo, essa consiste semplicemente nello scuotimento del flacone contenente il rimedio omeopatico, sulla base di criteri e modalità misteriose e magiche (ah, dimenticavamo, tranne che su alcuni topi in un unico studio che non prova nulla di definitivo). Resta il fatto che attenderemo, e per almeno altri due secoli, che da queste ricerche emerga qualcosa di serio in ambito clinico. Finora, nulla.
Insomma, è veramente sorprendente osservare l’uso sistematico di ipotesi ad hoc, tutte abilmente confezionate per giustidficare prove che non ci sono: l’evidenza, anche nella risposta al nostro articolo, è che il farmaco che fa parte di dodici o tredici cui si fa riferimento per dimostrare l’efficacia dell’omeopatia, non è un farmaco omeopatico, o comunque contiene sostanze e principi attivi non omeopatici, il che impedisce, secondo il buon senso, e non solo secondo la corretta pratica di ricerca scientifica, di poterlo considerare omeopatico. In più, l’evidenza dimostra che esso, nonostante abbia dimostrato tale efficacia in quello studio, a quanto pare non è efficace, dal momento che è utilizzato solo dalla minoranza dei medici omeopatici.
Come si vede, confrontarsi con coloro che negano la possibilità di sbagliarsi, che tacciano chi li critica di ristrettezza mentale, ideologismo, inesattezze, senza mai sottoporre a verifica le basi delle loro credenze, è un esercizio impegnativo, che non conduce a nulla. Non ce ne vogliano, quindi, gli omeopati, se anche noi, come tutta la scienza seria, continuiamo a ignorarli, salvo studiarne i processi mentali e inferenziali per motivi professionali, e se continuiamo a rivolgerci alla maggioranza di persone che non sono vittime di questa illusione pseudoscientifica. Confrontarsi con una associazione di cacciatori per discutere dell’etica della vita e del rispetto per il mondo animale, per esempio, è un esercizio altrettanto inutile.
Guido A. Morina
(Autore dell’articolo e della maggior parte di quelli pubblicati, e comunque sempre responsabile del proprio operato e di quello dei suoi colleghi, come si evince dalla pubblicazione, in apposita sezione del sito, di tutti i dati e del curriculum del Presidente responsabile dell’associazione e dei suoi colleghi).


