Anti-age, menopausa, benessere intestinale: abuso della professione medica
Anti-age, menopausa, benessere intestinale sono condizioni fisiopatologiche di competenza medica, non certo naturopatica.
Ci viene segnalata l’iniziativa di alcune scuole commerciali di naturopatia che propongono ai più sprovveduti corsi di chiara impronta clinico-terapeutica, in quanto rivolti alla cura di alterazioni dello stato di salute ingannevolmente pubblicizzate come cura del benessere.
L’attività professionale di prevenzione, cura e mantenimento del benessere del fegato, dell’intestino, del benessere in menopausa, le cure preventive per rinforzare il sistema immunitario, o le cure che rallentano il fisiologico invecchiamento sono materie di competenza medica. Spacciarle come cure naturopatiche significa istigare all’esercizio abusivo della professione medica, o ingannare il prossimo.
Una cosa è fornire una consulenza professionale in materia, ben altra cosa è insegnare a persone che non sono medici a formulare diagnosi circa lo stato di salute e le sue alterazioni delle donne in menopausa, degli anziani, di coloro che lamentano disturbi epatici o intestinali di qualsiasi tipo, o suggerire rimedi per rinforzare il sistema immunitario, suggerimento che presuppone una diagnosi e un intervento medico. Ancora peggio, è esercizio abusivo della pratica medica prescrivere accorgimenti, cure, rimedi naturali e presidi di qualsiasi tipo allo scopo di prevenire o curare le suddette alterazioni dello stato di salute, se pur con rimedi naturali o con pratiche manipolative, quando esse si concretano in manipolazioni rivolte espressamente a curare alterazioni di apparati e sistemi o organi del corpo.
La cura del benessere è tale e non configura il reato di abuso della professione medica se si rivolge alla persona e alla sua condizione generale di benessere, promuovendola attraverso una consulenza che non prescrive nulla, si rivolge allo stile di vita e non alle alterazioni dello stato di salute, e che rinvia sempre, per prudenza e per scrupolo professionale, al controllo e all’esame del medico.
Quando invece si isolano organi come il fegato e l’intestino, sistemi come quello immunitario o cardiocircolatorio, apparati o persino condizioni fisiologiche come la menopausa e l’invecchiamento, o patologiche come il dolore fisico l’infiammazione, e si pretende di curarle con l’alibi ingenuo di promuoverne il benessere, non si fa altro che esercitare abusivamente una professione che spetta solo al medico, unica figura professionale che può legittimamente valutare lo stato di salute della persona e intervenire su di essa. Una cosa, infatti, è promuovere il benessere della persona , altra cosa è promuoverne il benessere, per esempio, intestinale, o riferito alla menopausa. In questo secondo caso, infatti, è evidente e inevitabile che non ci si sta occupando direttamente di benessere, ma di tutte le alterazioni che riguardano la condizione alterata di salute del paziente. Se non si è medici, è un reato.
Parlare di benessere dell’intestino o del benessere in menopausa è un evidente inganno perpetrato ai danni del pubblico più sprovveduto: il benessere, infatti, è una condizione globale che riguarda la persona, non singoli suoi organi o apparati o specifiche condizioni psicofisiche.
Il riferimento al termine benessere è un riferimento obbligato dal fatto che, a seguito delle nostre precisazioni e denunce, pochi si azzardano ancora a insegnare a persone che non sono medici a occuparsi di diagnosi e cura di singoli organi, come l’intestino, o di condizioni complesse di competenza medica come la menopausa o la funzionalità del sistema immunitario. Questi ciarlatani sono quindi obbligati, per vendere i loro corsi, a utilizzare il termine “benessere” ma riferendolo ingenuamente a organi o condizioni che non possono percepire “benessere”. Del resto, occuparsi di benessere in menopausa o dell’intestino significa nient’altro che intervenire su condizioni fisiopatologiche alterandone la funzionalità e la fisiologia, ossia configurando un atto medico, perché non ci si può prendere cura di esse se non somministrando rimedi o praticando cure che vadano a modificare la situazione preesistente (come il famoso drenaggio emuntoriale e le varie cure disintossicanti o depurative, prescritte da ogni naturopata).
Invitiamo quindi caldamente i nostri soci a non farsi attrarre da iniziative commerciali come queste, che gettano discredito sul ruolo e sull’attività dei professionisti del benessere e configurano ipotesi di reato, per le quali abbiamo già preveduto a informare gli organi competenti.
