Forse la macchina più complessa e misteriosa dell’universo sta davvero per svelare definitivamente i suoi segreti? È quanto appunto sostiene Henry Markram che, insieme agli altri 35 scienziati coinvolti nel progetto Blue Brain, stanno facendo una sorta di reverse engineering sul cervello, partendo cioè dal risultato e, analizzandolo, cercare di risalire al progetto.
Per ora sono riusciti a ricostruire al computer una sottile “fetta” del cervello di un ratto, composta da 10mila neuroni e circa 10 milioni di sinapsi, ossia i collegamenti tra i diversi neuroni. Il lavoro comunque è enorme, perché in una colonna neocorticale sono stati individuati oltre 240 tipi diversi di neuroni, ciascuno dei quali può comunicare con migliaia di altri neuroni. Capire come ciascuno di essi parla con l’altro, quali tipi di segnali chimici o elettrici invia e come reagisce al richiamo gli altri neuroni è un’impresa ciclopica. Per darvi un’idea dell’immensità della cosa basti dire che ricostruire la piccola porzione di cervello del ratto ha richiesto il ricorso a uno dei più potenti computer al mondo, il Blue Gene di IBM e stiamo parlando di una fetta del cervello di un ratto, immaginate quindi cosa voglia significare ricostruire per intero un cervello umano.
Lo scopo finale del lavoro, ci dice comunque Markram, è quello di ricostruire per intero la corteccia cerebrale, ossia lo strato superiore del cervello dove si elaborano tutte le informazioni cognitive. Quando ciò sarà fatto sarà infatti possibile ad esempio sperimentare nuovi farmaci attraverso simulazioni, senza più il bisogno di dover usare animali o addirittura i pazienti stessi. Il cervello artificiale, inoltre, potrà essere usato per indagare i meccanismi della memoria e dell’apprendimento e i disturbi psichici.
http://www.pctuner.net/blogwp/2009/7/blue-brain-entro-il-2019-pronto-il-primo-cervello-artificiale/